CLEMENTE XIV, PAPA

CLEMENTE XIV, papa. - Giovanni Vincenzo Antonio, figlio di Lorenzo Ganganelli, n. il 31 ott. 1705
CLEMENTE XIV, papa. - Giovanni Vincenzo Antonio, figlio di Lorenzo Ganganelli, n. il 31 ott. 1705

a Sant'Arcangelo di Romagna in quel di Rimini, dove il padre esercitava la medicina, ma la famiglia era originaria di S. Angelo in Vado (Urbania). Entrò tra i frati Minori Conventuali a Mondaino nel maggio 1723 prendendo il nome di fra' Lorenzo e fece la professione il 18 maggio 1724. Compì i suoi studi nel collegio di S. Bonaventura a Roma e prese il dottorato nel 1731. Dopo aver atteso all'insegnamento nei vari conventi dell'Ordine, divenne rettore del collegio di S. Bonaventura nel maggio 1740; nella Pasqua del 1746 Benedetto XIV lo nominò consultore del S. Uffizio. Chiamato nel 1753 e nel 1759 al generalato del suo Ordine, il Ganganelli si sottrasse alla nomina, finché il 24 sett. 1759 Clemente XIII lo creò cardinale di S. Lorenzo in Panisperna, titolo che cambiò più tardi con quello dei SS. Apostoli. Di carattere gioviale e faceto, proclive a transazioni e ad accomodamenti, non ebbe, prima del pontificato, occasione di mostrare animo coraggioso e combattivo, né di affrontare situazioni difficili abbracciando risolutamente un partito.
La lotta che le corti europee conducevano contro i diritti della Chiesa e l'autorità del Papa da una parte e la necessità di arginare il progressivo dilagare dell'irreligiosità nelle classi superiori dall'altra, debbono avere indotto nel suo animo la convinzione che per ovviare a mali peggiori fossi necessario giungere coi pubblici poteri all'estremo limite di condiscendenza, e ciò particolarmente nella questione dei Gesuiti sulla quale si ostinavano particolarmente il Portogallo e le corti borboniche di Spagna, Francia, Napoli e Parma. Da tutti questi paesi i Gesuiti erano ormai stati espulsi in quegli anni. Ma ora si voleva che l'intera Compagnia fosse soppressa dalla suprema autorità pontificia, per le sue colpe, come si diceva, e per essere occasione di continui turbamenti e sospetti nella Chiesa.
Clemente XIII ne aveva presa, invece, risolutamente la difesa, secondo da cardinali, vescovi e principi anche eterodossi che ammiravano nei Gesuiti integrità di vita ed abilità nell'insegnamento, ma provocando in pari tempo clamori e rappresaglie nel campo opposto. Quando egli morì improvvisamente il 3 febbr. 1769, i maneggi per il Conclave da parte delle corti borboniche si impostarono sul proposito di avere un papa favorevole al loro pretesi diritti regi, turbati, dicevano, durante il precedente pontificato, ed in particolare disposto a sopprimere ufficialmente la Compagnia. A questo appunto si impegnarono d'accordo il card. Domenico Orsini quale rappresentante del re di Napoli, il marchese di Auberterre, ambasciatore di Luigi XV, secondato poi dal card. Francesco Gioacchino de Pierre de Bernis, Tommaso Azpuru y Jiménez, uditore di Rota e rappresentante di Carlo III di Spagna, ai fianchi del quale stava Giuseppe Niccolò Azara, agente generale e confidente dell'ex ambasciatore Manuel de Roda, grande nemico dei Gesuiti; sul finire del Conclave ricomparve a Roma anche il marchese de Almada ambasciatore del Portogallo. Fra i cardinali alcuni erano favorevoli ai Gesuiti, come quelli che facevano capo al card. Rezzonico, altri sfavorevoli, altri dubbi, perciò nelle liste che se ne fecero furono elencati quali contrari, buoni, indifferenti; ma esse non erano concordi nei nomi, perché differenti erano i giudizi sulle tendenze di ciascuno; certo mancava fra loro un uomo d'energia e di capacità; secondo Giuseppe II, che fu a Roma durante il Conclave, tra loro c'era tanta poca differenza, che il papa avrebbe potuto eleggersi tirando a sorte.
Giuseppe II propendeva per il Ganganelli che era fornito di dottrina non comune la quale non si restringeva soltanto alle scienze sacre; da frate aveva mostrato ammi
razione verso i Gesuiti, ma poi, probabilmente a causa delle contraddizioni di cui erano oggetto nella stessa Curia, s'era alquanto staccato da loro, pure senza porsi per questo fra i loro aperti avversari; egli avrebbe voluto evitare che per causa loro avessero ad incombere maggiori danni e pericoli alla Chiesa. I cardinali entrarono in conclave il 15 febbr. 1769, ma si dovettero attendere i cardinali francesi e spagnoli prima di giungere ad un'azione definitiva perché gli ambasciatori minacciavano che altrimenti i loro sovrani non avrebbero riconosciuto valida l'elezione; minaccia che ripeterono anche in seguito quando si presentò il pericolo di una elezione non gradita. I maneggi ebbero il duplice scopo di escludere i candidati indesiderabili e di favorire uno che apparisse favorevole alle loro mire ed andarono tant'oltre che parvero coartare la libertà degli elettori, pur senza usare l'esclusiva palese. I giudizi sulla persona del Ganganelli non erano concordi ed anche i tentativi per elevarlo alla tira incontrarono da principio gravi difficoltà. Soltanto dopo che i cardinali spagnoli riuscirono a persuadere il card. de Bernis in suo favore, fu possibile indurre anche i cardinali filo-gesuiti a dargli il loro voto.
Naturalmente lo si era saggiatò a proposito della questione dei Gesuiti e si sarebbe voluto che egli mettesse per iscritto un impegno per la loro soppressione; ma i cardinali spagnoli non riuscirono ad ottenere da lui che una dichiarazione nella quale esponeva il suo parere come teologo: che cioè il Papa con tranquilla coscienza avrebbe potuto sopprimere la Compagnia, purché si osservassero le prescrizioni canoniche ed i dettami della prudenza e della giustizia. Il Ganganelli dopo ciò fu eletto all'unanimità il 19 maggio con il nome di C. XIV; il 28 fu consacrato vescovo ed il 4 giugno fu solennemente incoronato. I rappresentanti delle corti si preoccuparono anzi tutto che vi fossero intorno al Pontefice persone di loro fiducia; da parte sua C. XIV nutrì sempre grande diffidenza sulle persone della Corte e sugli stessi cardinali e si propose di trattare gli affari con grande segretezza; si può dire che godesse la confidenza di lui solo il frate conventuale Innocenzo Bontempi. Egli conosceva troppo bene quali fossero gli interessi che si interessavano fatti intorno alla persona sua. Infatti si cominciò subito ad assediarlo per strappargli la soppressione dei Gesuiti, e per venire ai ferri corti il card. de Bernis il 22 luglio gli presentò in proposito un memoriale combinato insieme con l'Azpuru ed il card. Orsini. C. XIV si propose di tirare le cose il più possibile in lungo: disgraziatamente però in una lettera a Carlo III del 30 nov. 1769 si lasciò sfuggire la promessa di volerlo accontentare, ma di essere sino allora stato frastornato dalla molteplicità degli affari ed aggiunse che gli avrebbe comunicato a tempo debito un piano in proposito. Non fu più lasciato in pace, quantunque, per prendere tempo, mostrasse di favorire la ripresa della causa di beatificazione di Giovanni Palafox di Mendoza, vescovo di Angelopoli nel Messico e poi di Osma, assai desiderata da Carlo III, perché il Palafox, morto sino dal 1° ott. 1659, era stato in lotta con i Gesuiti. Quella causa era stata introdotta nel 1726 sotto Benedetto XIII, il Ganganelli ne era stato ponente durante il cardinalato e per essa si affaccendavano tutti gli avversari dei Gesuiti, sperando che sarebbero rimasti screditati qualora fosse giunta in porto. Poiché sembrava che l'affare della soppressione andasse troppo per le lunghe, in sostituzione dell'Azpuru malato e reputato non abbastanza energico, giunse a Roma il 4 luglio 1772 Giuseppe Moñino, un laico, come ambasciatore di Spagna, con il compito preciso di condurlo a termine.

Le pressioni sul Papa si fecero perciò sempre più forti e risolute; si esigeva duramente da lui che tencese fede al suo impegno; tuttavia egli non cedette così presto, accampando il pericolo di scandalo dei popoli ed il rispetto che si doveva all'imperatrice Maria Teresa ed alle altre potenze che nulla accampavano contro i Gesuiti. Soltanto dopo che anche l'imperatrice ebbe ceduto alle suggestioni della Francia, il Pontefice si decise a dar corso ad uno schema di breve che sino dal 7 febbr. 1773 aveva comunicato al Mofino 'perché lo trasmettesse a Carlo III. Il breve Dominus ac Redemptor però fu firmato da C. XIV, con la data del 21 luglio, soltanto al principio d'agosto; e fu subito pubblicato e si presero i provvedimenti per la sua esecuzione. Del resto già a Roma e a Bologna s'erano prese misure contro i Gesuiti, togliendo loro gli istituti che dirigevano e limitando la loro operosità apostolica. E certo che il Papa cedette solo alla tenace pressione esercitata su di lui e ne rimase amareggiato per il resto della vita; lasciò però le persone dei singoli Gesuiti in balia della commissione cardinalizia incaricata dell' esecuzione del breve.
Un altro atto di condiscendenza ai principi, che destò dolorosa sorpresa nei benpensanti, fu l'omissione nel Giovedì Santo del 1770 della lettura solenne della bolla in Coena Domini che conteneva l'elenco delle censure ecclesiastiche che si incorrevano ipso facto per determinate gravi colpe; ciò però non ne significava la soppressione. Essa era proscritta in quasi tutti gli Stati cattolici perché comprendeva le censure contro i violatori dei diritti della Chiesa.
I negoziati diplomatici di C. XIV furono diretti a riannodare le relazioni con il Portogallo, interrotte nel pontificato precedente, e per le quali dovette concedere il cardinalato a Paulo Carvalho (fratello del marchese ministro di Pombal) che non ne era degno; ed a farsi restituire i domini pontifici di Benevento con Pontecorvo e di Avignone con il contado Venassino occupati da Napoli e dalla Francia come ricatto per ottenere la soppressione dei Gesuiti.
A sensibili premure per l'incremento delle Missioni in Asia, in Africa ed in America, C. XIV aggiunse cure tuttaltro che trascurabili per quanto si riferisce
alle belle arti e alle scienze. Basti ricordare, fra l'altro, la creazione del magnifico museo Clementino al Vaticano, l'acquisto di opere insigni, l'arricchimento della Biblioteca e delle raccolte numismatiche, la protezione accordata ad artisti, scienziati e letterati : molto, poi, spese anche di proprio per migliorie e lavori pubblici nei territori sottoposti al suo governo civile.
Venne a morte il 22 sett. 1774, dopo aver rifiutato di aderire alle insistenti preghiere per la pubblicazione degli undici cardinali che aveva riservato in

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Clemente XIV, papa - Monumento a C. XIV di A. Canova. Roma, chiesa del SS. Apostoli.

petto sino dal 16 apr. 1773; non lasciò testamento e quanto personalmente gli spettava fu consegnato al figlio della sorella; nessuno dei suoi aveva voluto beneficare in vita, tenendosi così lontano da ogni ombra di nepotismo. Priva di fondamento è la voce corsa poco dopo ch'egli fosse perito di veleno; mentre, specialmente durante l'ultimo anno di vita, era stato tormentato da malattie. Nel 1802 la salma fu traslata ai SS. Apostoli ove sin dal 1787 era stato sistemato il superbo monumento funebre del Canova.
Opre. - Il p. Agostino Theiner stampò a Parigi nel 1853 Epistolae et Brevia selectiora di C. XIV, fonte documentaria di primo ordine. Molto sospetta è invece la collezione curata da Luigi Antonio Caracciolo: Lettere interessanti del pontefice C. XIV Ganganelli (1776) in 5 voll., l'ultimo dei quali, stampato a Venezia nel 1779, contiene anche la Diatriba theologica dedicata in onore di s. Ignazio nel 1743. Si ha pure in francese: Lettres intéressantes ecc. stampate a Parigi, in 2 voll., nel 1776. Alcune di queste lettere sono forse inventate di sana pianta, altre interpolate. Una edizione di Firenze 1829, in 2 voll., ha per titolo: Lettere ed altre opere di C. XIV Ganganelli e vi sono aggiunte le Notti in morte di C. XIV Ganganelli di Aurelio de Giorgi Bertola, poemetto in zestine diviso in quattro notti. Finalmente: Lettere belle e discorsi di fra' Lorenzo Ganganelli (apr. 1740sett. 1769) a cura di Cosimo Frediani, stampate una prima volta nel 1845 e poi a Firenze nel 1849 in un volume; quindi a Torino nel 1852 , in 2 voll., con una vita laudatoria edita prima a parte a Roma nel 1847 ed a Firenze nel 1848.

BibL.: Non si può qui riportare tutta la bibliografia a proposito di C. XIV; essa rispecchia del resto i giudizi passionali sulla sua persona e particolarmente sulla soppressione dei Gesuiti; senza contare i pettegolezzi più o meno benevoli che correvano

CLEMENTE XIV - CLEMENTE ALESSANDRINO
già lui vivente nella Curia e che entrarono per larga parte negli scritti e nelle relazioni del tempo. Per gli avversari dei Gesuiti egli è uno dei pontefici più illustri e più benemeriti in ogni campo; per i difensori è uno dei pontefici più infelici, per non dire nefasti. Fra questi ultimi è da mettere il Cretiniano-Joly, Clement et les Féruites, Parigi 1847 (cf. anche di lui Histoire de la Compagnie de Jésus, 1851); fra i primi è da annoverare V. Gioberti nel suo Gesuita moderno, e con molta maggiore moderazione A. Theiner, Storia del pontificato di C. XIV, pubblicata quasi contemporaneamente in tedesco, francese ed italiano (1852-53). Il gesuita p. G. Boero rispose al Theiner, con le sue Osservazioni sopra l'istoria ecc. (Roma 1853 e 1854). Molto aspettata giunse la biografia del Papa compresa nel vol. XVI, 11, del Pastor che ad alcuni parve troppo sfavorevole a C. XIV: ciò provocò una breve polemica nella quale ebbero parte il p. Cicchitto, minore conventuale, ed i gesuiti pp. P. Leturia e G. Kratz. Molto si aspetta dalla pubblicazione di nuovi documenti, ma forse il giudizio complessivo non potrà variare di molto da quanto finora si è detto in proposito da ambo le parti, attenuato si comprende, quanto di eccessivo si è potuto finora scrivere. Pio Paschini