NICCOLÒ V, PAPA

NICCOLÒ V, PAPA. - V. RAINALLUCCI, PIETRO di CORVARO.
NICCOLÒ V, PAPA. - V. RAINALLUCCI, PIETRO di CORVARO.

NICCOLÒ V, PAPA. - Tommaso Parentucelli, n. a Sarzana il 15 nov. 1397, m. a Roma il 24 marzo 1455. A servizio, a Bologna, del vescovo N. Albergati, lo accompagnò nelle missioni all'estero, a Roma e Firenze; morto l'Albergati, Eugenio IV, allora a Firenze, lo creò vicecamerlengo e il 22 nov. 1444 vescovo di Bologna dove, essendo la città in rivolta, non poté insediarsi. Mandato dal Papa due volte in Germania, al ritorno dalla seconda missione, nel diec. 1446, ebbe la porpora in premio di aver conciliato col Papa la Lega dei principi elettori. Nel conclave, morto papa Eugenio, al terzo giorno fu inaspettatamente eletto dai 24 cardinali presenti, per la mitezza del carattere, la vita esemplare, l'esperienza diplomatica; grato al suo protettore, prese il nome di Niccolò.

Nel suo non lungo papato si preoccupò anzitutto di spegnere le reliquie dello scisma, già assai ridotto, di mantenere la pace, specie nello stato ecclesiastico, infine di soccorrere Costantinopoli. Con concessioni ottenne che l'antipapa di Basilea Felice V rinunciasse (7 apr. 1449) nel Concilio allora rifugiato a Losanna, e gli ultimi padri 25 si scioglievano. Già N. V, il 19 genn. 1449, aveva fatto bandire per il Natale il Giubileo che ebbe un grande successo; durante l'anno N. V canonizzò S. Bernardino da Siena così popolare in Italia (m. nel 1445); l'anno fu fenestrato dalla peste che infierì nell'estate. Promosse la riforma della vita ecclesiastica, specie in Germania con visite del card. Cusano e di S. Giovanni da Capistrano. Mantenne la pace nel suo Stato, allontanando i condottieri, e specie lo Sforza, ricomprando Jesi, confermando i carni molti signori, graziando i Savelli, gli Orsini, i Colonna, concedendo una larga autonomia a Bologna e a Roma; pagò i debiti del suo predecessore. Il 16 marzo 1452 incoronò Federico III d'Austria imperatore romano. Episodio doloroso per N. V fu la congiura di Stefano Porcarì, da lui già così generosamente perdonato, e lo ferì il rimpianto mostrato dagli umanisti per la sua esecuzione. N. V cercò di soccorrere Costantinopoli, ma la mancata riunione delle due Chiese, le guerre italiane ed europee resero vano ogni suo sforzo. Caduta la città, egli cercò in un congresso a Roma di pacificare l'Italia, ma invano. Negli ultimi due anni la sua attività fu assai diminuita dalla gotta che lo spense nel 1455: è sepolto nelle Grotte vaticane. N. V fu l'iniziatore del mecenatismo papale verso le lettere e le arti; morendo lasciò ben 807 codici latini raccolti in tutta Europa; progettò il rinnovamento della Città Leonina e la sua fortificazione contro le frequenti rivolte di Roma: la ricostruzione di S. Pietro, in conformità alle nuove tendenze artistiche; nella città restaurò strade, acquedotti e monumenti; la morte troncò quasi tutti questi grandi progetti.

Vedi tav. CXVI.

Bibl.: fonti: per la vita di N. V cf. Vespasiano da Bisticci, in Vite di uomini illustri, e B. Platina, in De vita et gestis Pontifical Romanorum ad Sixtum IV, ambedue in molte edd.; G. Manetti, Vita Nicolai V, in RIS, III, II, Milano 1734, coll. 907-60; in: inoltre S. Infessura, Diario della città di Roma, passim, varie volte pubblicato. Opere: Le storie generali della città di Roma, quali quella del Gregorovius, Reumont, ecc.; V. PASTORE, I. con minuta bibl. Inoltre: P. Paschini, Roma nel Rinascimento, Bologna 1940, V. indice; e Fliche-Martin, XV. Parigi 1951, pp. 15-38.