NICCOLÒ DA POGGIBONSI

NICCOLÒ da POGGIBONSI. - Viaggiatore francescano del sec. XIV, di cui si conosce solo quanto egli stesso dice nel suo Libro d'oltremare, scritto in Italia, su appunti presi durante quattro anni di viaggi in Oriente.

Partito da Firenze nel marzo 1346, s'imbarcò a Venezia il 6 apr. dello stesso anno. Tra varie difficoltà raggiunse e visitò la Terra Santa, la Siria, la Caldea, fino a Bagdad, passando poi in Egitto. In 264 capitoli descrive, in volgare italiano, il suo viaggio e i monumenti e luoghi visitati. L'opera fu edita integralmente, dopo edizioni parziali, da Alberto Bacchi, Libro d'Oltremare di fra N. da P. (Bologna 1881), in 2 voll.

Article illustration
(Itri. Andrinos) Niccolò IV, papa - N. IV (minnacchisto insans) alla Vergine imporonata. Musalco di Jacopo Territo (ca. 1293) Roma, abside della basilica di S. Maria Maggiore.

patriarchio e riedificò la cappella del Sancta Sanctorum. Il favore verso i suoi nel distribuir loro uffici ecclesiastici e

NICEA - Sedi episcopali dei vescovi presenti al Concilio di N.

BIBL.: oltre alla citata ed., cf. A. Franco, *Cenni su N. de P., in Esercita*, sulla lettera, relig. in Italia nei secc. XIII e XIV, di G. Mazzoni, Firenze 1905, pp. 208-300 (studio sui codici); Sbarale, III, p. 731; G. Golubovich, *Bibl. biobibl. della Terra Santa e dell'Oriente francese*, V, Quaracchi 1927, pp. 1-27. Alberto Ghinato

NICEA. - Antica città della Bitinia, oggi semplice villaggio, fondata nel 316 a. C., con il nome di Antigoneia, nella Frigia dell'Ellesponto, sul lago Ascanio.

Fu sede dei re di Bitinia e passò sotto la dominazione romana nel 74 a. C.; nel 29 a. C. vi fu eretto un tempo in onore di Roma e di Augusto. Quale governatore vi risiedette Plinio il Giovane nell'anno 111. Rovinata da un terremoto ca. il 112, fu ricostruita da Adriano ca. il 120. Fu incendiata dagli Sciti nel 259 e restaurata da Claudio il Gotico. Il gruppo dei martiri Cosconio, Zenone e Melanippo sono ricordati a N. il 19 genn. nell'*Epitome* siriae e nel *Martirologio geronimiano*; Policarpo nel *Martirologio siriae* è al 27 genn.; al 9 giugno il *Martirologio geronimiano* pone: «in Nicaea civitate Diomedis», come nel *Synax. Constantinop.* (p. 739); la stessa *Passio* di Corda la città di N. (BHG, 2, 548-52). Anche il gruppo di Teodota martire e figli sembra appartenere a N.; il *Martirologio geronimiano* al 2 ag. e al 2 sett. dà «in Bithynia civitate Nicaea Theodota cum tribus filiis». Come la *Passio* (BHG, 2, 1781). Vestigia del culto del martire Neofita, ricordato nel *Sinasario* di Costantinopoli al 21 genn., sono state ritrovate a N. (O. Wulff, *Die Koimesis-, kirche in Nicaea und ihre Mosaiken*, Strasburgo 1903, pp. 20, 182). Non si conoscono i suoi vescovi anteriori alla pace costantiniana. A N. furono tenuti i Concili ecumenici del 325 e del 787. Venne occupata definitivamente dai Turchi nel 1333. Le rovine della chiesa di S. Sofia, a tre navate, indicano almeno quattro differenti fasi costruttive; le murature più antiche risalgono alla primitiva costruzione nella quale si tenne il Concilio del 787; il secondo periodo sembra del x sec.; il terzo periodo risale ai secc. XI-XII; il quarto periodo all'epoca dei Paleologi (XIII sec.).

La chiesa della Dormizione della Vergine (Κοίμησις τῆς Πλαναγίας) fu costruita a cupole, ad imitazione della chiesa di S. Sofia di Costantinopoli. La data della sua fondazione ha dato luogo a molte discussioni e mentre, in un primo tempo, si era ritenuto che fosse sorta dopo il terremoto, tra il 1059-67, in seguito agli studi di Ch. Diehl, O. Wulff, H. Grégoire, Th. Schmitt e G. De Jerphanion, la data si è arretrata tra l'VIII e il x sec. I ruderi però ebbero molto a soffrire della guerra greco-turca. Sull'arco d'apertura dell'abside, dentro un grande cerchio, si erge il trono con suppedaneo; sul cuscino è posato un manto e il libro gemmato; sopra, nel mezzo di una croce da cui partono sette raggi, si libra lo Spirito Santo nimbato in forma di colomba (*insignia Christi*). A guardia del trono, due per lato, stanno le figure maestose di quattro angeli nimbati, alati, stringenti ciascuno un labaro in cui è scritto il trisagio (ΑΙΤΙΟΣ, ΑΓΙΟΣ, ΑΓΙΟΣ). L'abside ebbe una duplice decorazione musiva. In un primo tempo ebbe nel centro una grande croce; in un secondo tempo, dall'alto dell'abside, si sprigionava dalla mano divina un triplice raggio che investiva la Madonna velata stante su ricco suppedaneo, tenendo davanti a sé il Bambino con il nimbocrucigione. Nel pavimento, dietro l'altare, fu riadoperata un'iscrizione del tempo di Michele III (858). In sette monogrammi, o nessi, si leggeva l'iscrizione: «Madre di Dio, ricordati del tuo servo, monaco, presbitero egumeno». Alcuni ritennero che il nome del monaco fosse Giacinto, altri Nautricans. Nella navata la decorazione musiva era del IX o x sec. Il pavimento era a intarsi marmorei e musacii; il nartecce era decorato con musacii del sec. XI.

BIBL.: O. Wulff, *Die Koimesiskirche in Nicaea und ihre Mosaiken*, Strasburgo 1903; R. Ianin, *Niced, Etudes histor. et topogr.*, in *Echos d'Orient*, 28 (1925), pp. 482-90; H. Grégoire, *Le véritable nom et la date de l'église de Dormition à Niced*. Un texte nouveau et décisif, in *Mélanges H. Pirenne*, I, Bruxelles 1926, pp. 171-74; id., *Encore le monastère de Hyacinthe à Niced*, in *Byzantion*, 5 (1929-30), pp. 287-93; Th. Schmitt, *Die Koimesiskirche von Nikaia. Das Bauwerk und die Mosaiken*, Berlin 1927. Enrico Josi

I. PRIMO CONCILIO DI N

Venne celebrato nel 325 per definire la fede contro l'arianesimo, per liquidare lo scisma provocato da Melezio in Egitto e per stabilire definitivamente la data della Pasqua.

I. *Cenni storici*. - Non si conservano gli atti del

Article illustration
Nicca - Sedi episcopali dei vescovi presenti al Concilio di N.

Bibl.: oltre alla citata ed., cf. A. Franco, Cenui su N. de P., in Eureciaz. sulla letterat. relig. in Italia nei secc. XIII e XIV, di G. Mazzoni, Firenze 1903, pp. 298-300 (studio sui codici); Sbaralea, III, p. 731; G. Golubovich, Bib

Concilio, ma è impossibile che non sia stato fatto il verbale di una assemblea così solenne presieduta dall'Imperatore e che doveva aver effetti anche nella legislazione civile.

Del resto ci sono allusioni a tali atti in s. Girolamo (Dial. c. Lucifer., 20), in Teodoro (Hist. ecd., 1, 6) e in Sozomeno (Hist. ecd., 2, 21). Dei documenti ufficiali oggi restano: il Simbolo, i canoni, la lista dei vescovi elencati per province (ed. H. Gelzer-H. Hilgenfeld-O. Cuntz, Patrum nicaenorum nomina, Lipsia 1898) e una lettera sinodica indirizzata alle Chiese di Egitto, Libia e Pentapoli conservata da Socrate e da Teodoro (ed. L. Parmentier [CB, 19], p. 38). Altre fonti importanti del Concilio di N. sono Eusebio di Cesarea, Atanasio, Epifanio, Rufino, Socrate e Sozomeno.

Costantino, divenuto imperatore dell'Oriente dopo la vittoria su Licinio (autunno del 323), ARIANESIMO (v.), sorto alcuni anni prima ad Alessandria ma ormai infiltrati in molte province orientali. Desideroso sempre di concordia, Costantino, poco istruito nella religione cristiana, volle dirimere la contesa invitando al silenzio sia Ario che il vescovo Alessandro d'Alessandria. A questo scopo scrisse due lettere (Eusebio, In Vitam Constantini, 2) una delle quali fu portata ad Alessandria dal vescovo di Cordova, Osio, consigliere di Costantino. Fallito questo tentativo di concordia, l'Imperatore, sentendosi sempre il Pontifex maximus, convocò di propria iniziativa un Sinodo da tenersi a N. e al quale dovevano recarsi, facendo uso del corriere imperiale, tutti i vescovi cristiani (ibid., 3, 4-5; Socrate, Hist. ecd., 1, 5).

Che sia stato proprio Costantino a convocare il Concilio senza chiedere il consenso della Sede Romana si deduce: 1) dal fatto che egli convocò anche di propria iniziativa, prima e dopo N., altri Sinodi (Roma, Arles, Tiro, Gerusalemme); 2) dalle testimonianze positive dello stesso Concilio (Teodoro, Hist. ecd., 1, 9), di Costantino (In Vitam Constantini, 3), di Socrate (Hist. ecd., 1, 8) e di Sozomeno (Hist. ecd., 1, 17). Rufino dice che Costantino prese la decisione «ex sacerdotum sententia» (Hist. ecd., 1, 1), alludendo probabilmente ai consiglieri ecclesiastici imperiali. L'ariano Filostorgio dice che l'idea venne da Alessandro di Alessandria a Osio e da Osio a Costantino (Hist. ecd., 1, 7). Il primo e tardivo documento che fu intervenire Silvestro papa nella convocazione del Concilio è il Liber Pontificalis (ed. Duchesne, I, p. 171; V. anche p. 75). Lo stesso si dice dell'affermazione fatta dal VII Concilio universale (787) a N. Si aggiunge l'impossibilità quasi materiale, per la scarsezza di tempo, di inviare da Nicomedia a Roma una missione imperiale per domandare l'approvazione pontificia. Nel cod. Parigino s.V. 62 (sec. VIII-IX) vi è una versione siriana di una lettera attribuita a Costantino, il quale segnala come luogo di un Sinodo N., accessibile anche agli occidentali. Si tratta di un documento di autenticità molto dubbia. Del resto nessun autore bizantino allude a tale scritto.