BALBINA, santa. - È sconosciuta al Martirologio geronimiano; appare non come martire, ma vergine e figlia del tribuno Quirino nella Passio leggendaria dei ss. Alessandro, Evenzio e Teodulo (Acta SS. Maii, III, p. 375); non è indicato il luogo del suo sepolcro. Per un’indicazione topografica mal compresa, Floro l’introdusse nel suo Martirologio al 18 giugno; Adone invece al 31 marzo, aggiungendo che era sepolta nel cimitero di Pretestato col padre Quirino. Con la stessa data è nel Martirologio romano attuale.
Portano il suo nome un cimitero suburbano e un titolo urbano.
Il primo era situato sulla via Ardeatina; il papa Marco vi costruì una basilica nella quale venne poi deposto egli stesso (336), com’è attestato dalla Deposito episcoporum e dal Liber pontificalis, nella biografia del
papa Marco; fu restaurata da Gregorio III (731-41), Benedetto III (855-58) e Nicola I (858-67).
Due iscrizioni relative ad acquisto di sepolcri ricor-dano l'una in Balbinis basilica sub teglata (E. Diehl, Inscr. Chr. lat. vet., n. 2143), l'altra una galleria nuova del cimitero sotterraneo in cymiteriu Balbinae in crypta noba (E. Diehl, ibid., n. 2149). Il De Rossi ritenne di poter riconoscere il cimitero di B. poco lontano da quello di Callisto, (Roma sotterranea, I, Roma 1864, pp. 221, 265, 269); così pure il Wilpert nel suo studio topografico sui monumenti cristiani dell'Appia e dell'Ardeatina (in Römische Quartalschrift, 15 [1901], pp. 32-49); ma l'identificazione resta dubbia, sia perché non confermata da ritrovamenti monumentali, sia perché l'antica via Ardeatina usciva dalla porta Ardeatina del recinto di Aureliano, distrutta nel sec. XVI, nel luogo dove il Sangallo eresse il suo bastione (C. Huelsen, in Bull. dell'Ist. archeol. germanico, 9 [1804], p. 320) ed il suo percorso, molto più a destra dell'attuale, si è rinvenuto nel 1933, in occasione delle fondazioni dell'Ispizio di San Michele, a destra del cimitero di Dominilla.
Il titulus sanctae B. appare per la prima volta nel Si-nodo romano del 595; non si sa se esistesse prima o con altra denominazione. Il titolo è situato sul piccolo Aventino presso le terme di Caracalla e la casa di Cilone. L'edificio consta di una grande aula rettangolare composta di tre diverse strutture, con nicchie e abside semicircolare. È incerto se l'attuale chiesa sia un edificio profano della metà a. del sec. IV d. C., ulteriormente adattato per il culto. L'attuale portico (fine sec. XVI) è ingrandimento del precedente; nel 1928 venne compiuto un radicale restauro a tutto l'edificio.
Si riapriono le grandi finestre arcuate disposte sei per lato, tre nella facciata e quattro nell'abside. Si rinveno nelle pareti pitture votive databili tra il IX e il XVI sec., rappresentanti la Madonna in trono tra gli Apostoli Pietro e Paolo, la Crocifissione di S. Pietro, Santi e donatori; si ritrovano le tracce della schola cantorum che è stata ricostruita a spese del card. Verdier allora titolare. Un precedente restauro conservativo era stato compiuto nella seconda metà del sec. XV dal card. Marco Barbo. Notevole il monumento sepolcrale di Stefano de Sardis (m. 1300), opera del marmoraro romano Giovanni di Cosma, trasportato dall'antica basilica Vaticana nel sec. XVII.
È tra le chiese officiate dal Capitolo Vaticano. - Vedi Tav. XLV.
ENRICO JOSI