AUSTRIA. - Stato dell'Europa centrale, che comprende quasi tutto il versante nord delle Alpi orientali, dal confine svizzero (Vorarlberg) al Burgenland col bacino del Salzach (Salzburg), quello del Mur (Stri), l'alta Drava (Carintia) e la vallata danubiana da Passavia a Bratislava (A. superiore e inferiore).
I. GEOGRAFIA.
Il territorio dell'A. misura, entro le frontiere del 1922, 84 mila kmq., sui quali vivono 7 milioni di ab. (densità: 84 al kmq., superiore alla francese, inferiore a quella svizzera). La popolazione, tutta tedesca (97%), è in grande maggioranza (90,4%) cattolica, con pochi protestanti (4,3%) ed un nucleo ebraico (2,8%).
Stato alpino, quasi tutto montuoso e relativamente povero, si giova della sua posizione di transito (vi si incrociano le vie tra l'Europa slava e balcanica, e fra quella germanica e latina), che pur contrasta con le difficoltà delle comunicazioni (tuttavia conta oltre 25 mila kmq. di strade e 6,8 mila di ferrovie; il Danubio è tutto navigabile in territorio austriaco).
Accanto all'agricoltura (1/5 della popolazione) ed all'industria (1/3), il commercio (1/7) è perciò una delle prime fonti di attività. La produzione cerealicola (soprattutto segale) è insufficiente al consumo; l'allevamento è fiorente (2,2 milioni di bovini), per quanto assai meno che in Svizzera; cospicui i prodotti forestali e non trascurabili le risorse del sottosuolo (lignite, ferro, piombo, zinco, rame, magnesite, ecc.), che alimentano, gli uni e le altre, una industria varia e vivace (mobilità, cartiere, siderurgia, ecc.).
Repubblica federativa dal 1918, è tornata tale nel 1945, dopo la fine dell'Anschluss con la Germania (13 marzo 1938). L'A. per quattro secoli (fino alla prima guerra mondiale) una delle principali potenze europee, non formava un'unità dal punto di vista nazionale, ma solo da quello dinastico. Alla vigilia della prima guerra mondiale, la monarchia austriaca, insieme alla Corona d'Ungheria (unione personale), dominava su oltre 676 mila kmq. e 55 milioni di ab. (300 mila kmq. e 30 milioni di ab. nell'A. propria), dai Sudeti al basso Adriatico e dal Danubio superiore alla Galizia.
Alla fine della seconda guerra mondiale l'A. venne tutta occupata dalle truppe alleate (maggio 1945). Ricostituita (4 luglio 1945) nelle frontiere del 1937, fu divisa in quattro zone di occupazione: la sovietica o nord-orientale (comprende la Bassa A., il Burgenland e l'Alta A. sulla sinistra del Danubio), l'americana o nord-occidentale (comprende il Salisburgo e l'Alta A. sulla destra del Danubio), la francese od occidentale (comprende il Tirolo ed il Vorarlberg) e l'inglese o meridionale (comprende la Carintia, la Storia ed il Tirolo orientale). Queste due ultime zone sono a contatto con la frontiera italiana. Vienna è anch'essa (come Berlino) suddivisa in quattro zone, e sede del comando alleato in A.
Con 1,5 milioni di ab. (2 milioni nel 1939) Vienna, una volta capitale di una grande monarchia, rimane ancora una delle più importanti città dell'Europa centrale. Graz (Stiria), Linz (Alta A.) e Salisburgo superano anch'esse i 100 mila ab.
| Circoscrizioni | Superf. in kmq. | Popol. Val. | Densità | Capitolo (Popol. in 1000 abit.) |
| Vienna | 278 | 1.431.837 | — | Vienna (1548) |
| Bassa Austria | 19.296 | 1.492.846 | 79 | Vienna |
| Alta Austria | 11.994 | 1.197.252 | 100 | Linz (173) |
| Salisburgo | 7.153 | 362.353 | 51 | Salisburgo (106) |
| Tirolo | 12.647 | 401.899 | 32 | Innsbruck (95) |
| Vorarlberg | 2.602 | 187.414 | 72 | Bregenz (18) |
| Carintia | 9.535 | 542.368 | 57 | Klagenfurt (63) |
| Stiria | 16.385 | 1.112.672 | 68 | Graz (220) |
| Burgenland | 3.977 | 271.362 | 70 | Eisenstadt (5) |
| TOTALE | 83.867 | 7.000.003 | 84 | |
Giusseppe Caraci
II. STORIA DEL CRISTIANESIMO.
Oggi con la parola A., s'indica quella regione prevalentemente montuosa, che, stretta fra i territori germanico e cecoslovacco a nord, italiano e iugoslavo a sud, si estende fra l'alto e il basso Danubio e l'Inn, fra l'Enns e la Léitha suoi affluenti di destra, e il Mur e la Drava ad occidente. La Marca orientale con la città di Vienna, fu il cuore dell'A. odierna. Nell'antichità questa regione si identificava pressappoco con il *Noricum* e con la *Pannonia* superiore.
1. Età classica
Alla origine del cristianesimo tutta la regione era sotto il dominio romano.Le popolazioni, prevalentemente celtiche, che formavano in gran parte il regno del Norico, furono assoggettate all'impero tra il 16 e il 9 a. C. e costituirono il *Noricum*, la *Rætia* orientale o Ræzia seconda e la *Pannonia* superiore. La lenta romanizzazione non riuscì a far perdere del tutto il carattere celtico alle popolazioni. Le divinità locali si fusero con quelle dell'impero. Le città più ragguardevoli erano allora *Carnuntum* (distrutta poi completamente dai barbari), ove, nel 193, Settimio Severo fu proclamato im-peratore, e, nel 308, ebbe luogo una conferenza tra Diocleziano e i suoi correggenti; nel 375 Valentiniano III vi si fermò, poco prima che fosse distrutta; *Vindobona* (oggi Vienna): nella città antica si rintraccia ancora il nucleo romano; vi morì, nel 180, Marco Aurelio; *Laureacum* (oggi Lorch, presso Enns) stazione della flotta danubiana; *Lentia* (Lanz); *Ovilava* (Wels); *Iuvavum* (Salisburgo); *Velddena* (oggi Wilten, presso Innsbruck); *Brigantium* (Bregenz) sul lago di Costanza; dove fu anche una stazione della flotta; *Virunum*, non lungi da Klagenfurt, città grande, completamente distrutta; *Teurnia* (Tiburnia), oggi St. Peter im Holz, presso Spital am Drau; *Flavia Solva* (presso Leibnitz), distrutta nel 405; *Aguntum* (presso Lienz), distrutta da una violenta inondazione nel sec. V. cristianesimo, come per le altre religioni orientali, furono Mediolanum, Sirmium, e, per le regioni meridionali importantissimi, Aquileia. Sappiamo che in queste province stanziarono per lunghissimo tempo legioni siriache e italiane; e si trovano anche oggi dappertutto indizi del culto di Mitra, Cibele, ecc. È probabile che il cristianesimo sia penetrato sporadicamente per mezzo di soldati, coloni, commercianti. Non sappiamo perciò quando vi si stabilì l'organizzazione gerarchica; certo Aquileia deve essere stato il primo centro di diffusione del cristianesimo e ciò è confermato anche da leggende locali che assegnano l'introduzione della religione cristiana in queste parti a Ermagora e Fortunato di Aquileia, o a Marco o ad altri discepoli di Pietro.
Risalgono all'epoca di Diocleziano i pochi martiri di cui si ha notizia: fra questi Massimiliano di *Laureacum*, Floriano e 40 soci nello stesso luogo, e Vitortino, vescovo di Petovio (Pettau).
La *Vita* di Severino, apostolo del *Noricum*, ci mette in grado di avere abbondanti notizie dei secc. v e VI. Egli divenne il centro di speranza, per le po-
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### C E G O S L O V A C C H I A
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### I T A L I A
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### I U G O S L A V I A
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### AUSTRIA - Carta ecclesiastica storica.
AUSTRIA
sulle cime dei colli e dei monti, si sono trovati resti di alcuni oratori e chiese paleocristiane, sovrapposte a precedenti templi celtici, e continuate poi, con costruzioni romaniche e gotiche, spesso fino ai nostri giorni. Da notare infine, che gli scavi del 1948 hanno condotto alla conoscenza della prima capitale del No-ricum, situata sul Magdalensberg, a nord del Zollfeld, costruita dopo l'istituzione della provincia (15 d. Cr.), col suo foro, tempio (del Mars Latobius), municipio (?), stazione della prima cohorte Montanorum ecc. Virunum, situata in pianura, era dunque la seconda capitale, creata nel sec. III.
2. Età medievale
a) Primo periodo. - Le regioni austriache dopo Odoacre furono attraversate da Teodorico, per venire in Italia, mentre da ovest si diffusero per le vallate alpestri gli Alamanni e i Baiu- vari. Verso il 510 nella parte orientale si fermarono i Longobardi per circa mezzo secolo. Seguirono le orde degli Avari (verso il 585) assieme alle popolazioni slave, da loro assoggettate, dei Serbi, Croati, Sloveni e i cosiddetti «Alpenslawen», cioè slavi alpini: questi ultimi penetrarono, in gruppi isolati, fino nel Tirolo. Nuclei romani, o piuttosto celtici romanizzati, rimasero certamente dispersi un po' dappertutto. In questo tempo con una prima temporanea dominazione merovingia (dal 550) abbiamo conoscenza della sopravvivenza delle tre sedi di Tiburnia, Celeia e Petovio (lettera dei vescovi della Venezia all'imperatore Maurizio, 591; cf. MGH, Epistulae, I, 17). Per il resto le poche fonti tacciono completamente sullo stato religioso di queste regioni nel sec. VI e VII.Solo con la sistemazione statale della Bavaria abbiamo notizie sulla situazione ecclesiastica. Mentre l'oriente si trasformò lentamente nel cosiddetto «deserto avarico», una certa penetrazione bavarese si diffuse verso le odierne plaghe del Tirolo, della Carintia, della Stiria. Con la chiamata di s. Ruperto e la creazione, a Iuvavum, poi Salisburgo, di un monastero con sede vescovile (S. Pietro) sotto il duca bavarese Teodo, abbiamo, verso il 700, finalmente un punto fisso per la susseguente sistematica irradiazione del cristianesimo nelle Alpi orientali, dove le popolazioni slave immigrate erano ancora pagane; i nuclei romani rimasti, invece, sono stati assorbiti.
Ma la missione cristiana riprese forme sicure e metodi efficaci solo dopo la sistemazione definitiva gerarchica della

Austria - Pienta della basilica cristiana di Duel, presso Feistritz, Carintia, costruita all'inizio del sec. v nel centro di un rifugio romano.
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**Kunstdzennaker, Osterreich, II. Vienna 1935, p. 137)**
**AUSTRIA - Pianta del castro romano (190 d. C.) di Laureanum, oggi Lorch, presso Enns (Alta Austria): 1. pretorio; 2. porta decumanae; 3. porta principale; 4. foro e capitolium della città civile, ove sorse la basilica vescovile dedicata a s. Lorenzo (sec. IV), ogni chiesa del cimitero.**
**polazioni ormai quasi totalmente cristiane e civili di fronte ai nuovi invasori. Fu nei secc. IV e V che ebbero vita le sedi vescovili di Celeia (Cilli) e Petovio (Pettau) il cui vescovo Apriano sottoscrisse al Concilio di Sardica (344); di Laureanum, capitale del No-ricum Ripense (la basilica sta sotto l'odierna chiesa di S. Lorenzo); di Carnuntum (ove una chiesa sorse tra i portici dell'anfiteatro); Tiburnia (col vescovo Paolino al tempo di Severino e la cui basilica sta sotto la chiesa parrocchiale di S. Pietro, mentre quella cimiteriale costituisce oggi uno dei più interessanti monumenti dell'A. romano-cristiana). Per le altre città non sappiamo se erano o meno sedi vescovili: solo scavi futuri potranno dare conferma in questo senso.**
**Gli scavi degli ultimi decenni hanno fatto conoscere una serie di «rifugi» fortificati, situati sulle alture, con chiesa, casa presbiterale e battistero nel centro, con altri edifici, bagni, casematte ecc. intorno, circondate da mura, con una porta, protetta generalmente da due enormi torri. Tutti questi rifugi, della prima metà del sec. V, sono disposti in gran parte lungo la linea della Drava e della Val Pusteria. Da ricordare: Hoischhügel, presso Maglern, l'antica Me-claria; Hemmaberg, presso Globasnitz, nel Iautnal, vicino all'antica Iuenna, con chiesa, consignatorium (?); e battistero; Gratzerkogel, presso St. Michael am Zollfeld, vicino all'antica Virunum, con due chiese, e soprattutto Kirchbichl, presso Lavant, nel Tirolo orientale, vicino all'antica Aguntum; gli scavi dell'A. 1948 hanno mostrato che qui esisteva il più grande rifugio delle regioni alpine orientali finora noto, con una superfice cinta di mura per 2 kmq.; sopra le fondazioni di un tempio celtico-romano del sec. I stava la chiesa del rifugio. Oltre i rifugi esistevano anche dei veri castelli militari, come quello a Duel, presso Paternion-Feistritz, con chiesa a tre navate, casa sacerdotale, col fonte in una stanza, bagni, ecc. Venne fortificata anche Teurnia, divenuta capitale del Noricum mediterraneum nell'ultima fase dell'impero. Tutte queste fortificazioni sembrano aver costituito una specie di limes alpino, a protezione del confine contro le invasioni barbariche. In altre località, soprattutto**
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**da R. Egger, Teurnia, 2a ed. Klagenfurt 1918, p. 77)**
**AUSTRIA - Pianta della basilica cristiana di Duel, presso Feistritz, Carintia, costruita all'inizio del sec. V nel centro di un rifugio romano.**
polazioni
Baviera, per mezzo di s. Bonifacio, il quale, nel 739, un
sotto Salisburgo i vescovati già esistenti di Frisinga e di
Ratisbona, aggiungendone un nuovo, Passavia. Da questo
momento in poi Salisburgo e Passavia sono i grandi cen-
tri propulsori della predicazione cattolica e insieme della
penetrazione culturale germanica fino alle pianure danu-
biane dell'Ungheria. Spetta a s. Virgilio di Salisburgo il
merito di aver procurato, collaborando coi duchi bavaresi,
la costituzione di nuovi centri culturali religiosi e civili,
cioè i primi monasteri, i quali, dotati in seguito di sempre
nuovi territori e fondando essi altre «celle», restarono per
due o tre secoli i pionieri del cristianesimo. Il primo mo-
nastero fu quello di Mondsee (748), cui seguì, nella re-
mota Pusteria, Innichen, oggi s. Candido, e, il più celebre,
nel 777, Kremsmünster, fondato da Tassilone III. Nel
788 la Baviera fu incorporata al regno di Carlomagno.
D'ora in poi la costante politica d'espansione dei re ger-
manici verso le Alpi Orientali, e cioè verso il sud, in di-
rezione dell'Italia creò la marca del Friuli poi di Verona,
e verso l'est la marca orientale (Ostmark). Carlomagno
eliminò definitivamente il pericolo, sempre grave, degli
Avari. Difatti nel 796 fu convocata una commissione ec-
clesiastica, sul Danubio, composta dal patriarca Paolino
di Aquileia, dai vescovi di Salisburgo e di Passavia, per
conferire sul miglior modo di organizzare una missione
in quelle parti. Sin dal 785 sedeva nella sede salisburghese
il celebre Arno, amico di Carlomagno; il quale, creato
arcivescovo nel 798, riunì sotto di sé le sedi di Sabiona,
Frisinga, Ratisbona, Passavia e Neuburg. Nell'811 fu con-
venuto che il confine tra le zone di influenza missionaria
di Aquileia e di Salisburgo doveva essere il percorso della
Drava. Tra Salisburgo e Passavia le delimitazioni avven-
nero solo dopo un secolo, in modo, come pare, pacifico: si
può dire grosso modo che, la Carintia, fino alla Drava, la
Stiria e l'Ungheria fino al Danubio era sotto l'influenza di
Salisburgo, il territorio verso nord sotto quella di Passavia.
Però, in un primo tempo Salisburgo svolgeva le sue missioni
anche in queste parti, come attestano, ad es., i patrocini delle
due più antiche chiese di Vienna, S. Ruperto e S. Pietro.
La missione fu prestabilita nel celebre Sinodo di
Reisbach (799). Per facilitare il governo delle regioni
tanto lontano dalle sedi stesse, fu istituito il corepi-
scopato, salisburghese nella Carintia, passivamente nella
Marca orientale, istituzione che si mantenne oltre il
900. Nell'823 fu fondato l'importante monastero di
S. Floriano; sorsero poi villaggi e piccoli centri, co-
lonie di città, monasteri e vescovati tedeschi, su ter-
ritori donati dai re germanici. Tutto però fu scon-
volto e devastato, durante l'invasione protrattasi per più
di 50 anni, dei Magiari (900-55). Queste orde pa-
gane, al pari degli Unni e degli Avari, devastarono
sistematicamente tutti i paesi vicini (l'Italia in tutta
la valle del Po, la Francia fino alla Siena, e quasi tutta
la Germania), ma soprattutto le regioni alpine orien-
tali. Solo la grandiosa vittoria di Ottone I (955), sul
Lecfield, pose termine alle barbarie magiare e aprì
un nuovo periodo, il periodo della terza e definitiva
cristianizzazione e della completa germanizzazione del-
le Alpi orientali, ad eccezione della plaga più lontana,
verso l'Adriatico, dove rimasero gli Sloveni.
L'unico edificio ecclesiastico rimasto intatto ed an-
cora in uso, di quel secondo periodo, è la chiesa par-
rocchiale di Karnburg, in Carintia, che è la cappella
di un palazzo imperiale (Pfalz) nominato nell'888.
b) Secondo periodo: assetto politico, colonizzazione
e sistemazione ecclesiastica definitiva: secc. IX-XIII. - In
conseguenza dell'invasione magiara, lungo le regioni
danubiane, bisognava incominciare quasi tutto di
nuovo; nell'interno del sistema alpino, e nelle parti
meridionali lo spopolamento e le devastazioni erano
meno gravi. Siccome la vita religiosa è intimamente
congiunta agli sviluppi politici e culturali, si accenna
qui alla storia politica dell'A.
I

Kirntens VI, 1, Klagenfurt 1519, p. 687
da K. Ginzart, Die Kunstdenkmäler
Kürtstens VI. I. Klagenfurt 1930, p. 697)
ASTRIA - Pianta della chiesa parrocchiale di Flattnitz, 1390
m., Carintia, consacrata nel 1173, con cupola romanica,
coro gotico e campanile del sec. XIV.
I territori più colpiti, spopolati o in parte addi-
ritura deserti (la futura A. propriamente detta) furono
sistemati nuovamente come Marca, e, sin dal 976,
dati in feudo alla famiglia dei Babenberg, estintasi
poi nel 1246. Il loro governo durato 270 anni segna
per la parte centrale della futura A., un periodo di
rapido sviluppo culturale, religioso e politico. Leo-
poldo III il Santo (1096-1136) diede largo aiuto allo
sviluppo religioso del paese. Enrico II (1141-77) ebbe
il titolo di duca; la posizione delicata ed il contatto
col mondo orientale, specialmente dopo le prime cro-
ciate, posero il marchesato in una posizione politica
di privilegio quasi indipendente. Vienna vide allora
passare sotto le sue mura molti eserciti di crociati
provenienti da ogni dove, e quasi tutti i signori austria-
ci, con a capo i duchi, andarono in Oriente a com-
battere i Saraceni. L'A. visse fra il sec. XII e il sec. XIII
il suo primo evo d'oro, e Vienna fu nella regione il
centro della cultura germanico-cristiana, specialmente
sotto Leopoldo VI il Glorioso (1198-1230). Dopo la
morte di Federico II (1250) il terribile «interregno»
(1250-73) non solo sciolse ogni vincolo di diritto pub-
blico, ma diede occisione al re boemo Ottokar II di
occupare i territori austriaci (1251). Quando Rodolfo I
d'Asburgo (1273-91) cinse la corona germanica, la
situazione cambiò. Egli, per ristabilire l'ordine pub-
blico, tanto compromesso in tutto l'impero, dovette
non solo combattere tutti i piccoli signorotti, ma so-
prattutto chiedere la restituzione dell'importantissimo
feudo austriaco alla corona. Caduto Ottokar (1278),
Rodolfo prese possesso dei territori dell'impero, ma
nel 1282 concesse il ducato austriaco al suo figli;
d'ora in poi, fino al 1918 (per 636 anni) gli Asburgo
regnarono in A., sviluppando, con felice politica, i
modesti territori iniziali ed acquistando per sé e per
il loro paese l'attestato universale di «A. cattolica».
Segue ora un cenno intorno agli altri territori, che si
unirono poi all'A. propriamente detta. La Stiria, svi-
luppatasi sotto i Traungauer (Stirburg) fu in principio
Marca, elevata anch'essa a ducato, e passata, nel 1192, per
eredità, ai Babenberg. La Carintia, sin dal 1000 ducato
a sé stante, mentre prima era sottoposta alla Baviera,
ebbe duchi di varie case e passò, per eredità, nel
1335 all'A. Più complessi sono gli sviluppi del Tirolo.
L'unione progressiva di varie contee, infedate in prin-
cipio a Trento e a Bressanone, condusse alla costituzione
di un territorio abbastanza grande ed omogeneo che prese
il nome generale di Tirolo e divenne «reichsummittelbar»,
feudo immediato dell'Impero. In seguito a varie vicende
e vie ereditarie anche il Tirolo venne ad unirsi, nel 1363,
all'A. Anche il Vorarlberg ebbe origine da molte pic-
cole contee e signorie; specialmente sotto i conti di
Montfort (1158-1400), divenne un territorio uniforme,
acquistito poi agli Asburgo nel 1390. Si noti infine che il nome di «Österreich, A.» risale al 996, mentre Vienna appare per la prima volta col suo nuovo nome «Venia, Wien» nell'881.
Quanto alla colonizzazione dei territori in parola, le parti a sud, cioè la Carintia e gran parte della Stiria, non ebbero da soffrire tante perdite in uomini e in devastazioni, come le parti settentrionali. La regione piana a aperta verso l'Ungheria era rimasta un vero deserto. È da notare inoltre che molte regioni, specialmente le immense foreste a nord del Danubio verso la Boemia, e anche molte regioni interne alpine, meno accessibili, erano state fino allora pressappoco disabitate. Una delle cure più urgenti quindi fu quella di ripopolare tutta la regione. Ciò fu raggiunto ordinariamente con l'infeudare più o meno vasti territori a signori germanici, a città, ma più spesso a vescovi e a monasteri. Questi, a loro volta, ebbero cura di far fruttare i terreni loro concessi per mezzo di una colonizzazione sempre più intensa. Questo processo può dirsi terminato, in linea di massima, durante il sec. XI; i

in certe parti però, assai impervie, continuò fino al tardo medioevo. Le popolazioni immigranti vennero in massima parte dalla Baviera, ma anch
n certe parti però, assai impervie, continuò fino al tardo medioevo. Le popolazioni immigranti vennero in massima parte dalla Baviera, ma anche da altre parti della Germania. Così l'A. ebbe una popolazione in prevalenza tedesca; ma data la sua situazione di confine, e le vaste relazioni di commercio ci si scambiava di turali, nonché la sua sempre crescente indipendenza e potenzialità, specialmente sotto gli Asburgo, si formò la centrale unità sovietica, tanto che ormai l'uomo «austriaco» per tutta la sua forma mentale, la sua cultura e i precedenti della propria storia, la quale del resto non rinnegò mai le sue origini germaniche, risulta come un tipo tutto proprio e ben distinto dalle altre variazioni del popolo tedesco propriamente detto.
Siccome la popolazione indigena, ed immigrata, era ormai cattolica, con gli sviluppi organici del popolamento erano di per sé dati gli sviluppi dell'organizzazione e della vita religiosa. I due centri dell'organizzazione ecclesiastica rimasero per secoli le sedi di Passavia e di Salisburgo. Ma mentre Passavia, dopo il vano tentativo di salire alla dignità metropolitana (ricordare le famose falsificazioni di Lorch), si contentò di governare le romane parti austriache per mezzo di un «ufficialato» con sede a Vienna, Salisburgo seguì una tattica più elastica; riannodandosi al sistema decaduto dei corcepiscopi, furono istituite sedi vescovi concepite in principio come puri vicariati del metropolitano, i quali riuscirono ben presto però a costituirsi in vere e proprie diocesi, benché piuttosto minuscole, mentre i vescovi rimasero sempre vicari (arcidiaconi) del metropolitano per le parti lontane da Salisburgo. Di qui il fatto curioso: l'arcivescovo di Salisburgo aveva il diritto di nominare egli stesso i suoi suffragani. Questi vescovati supplementari furono: Gurk in Carintia (1072); Seckau in Stiria (1218), Lavant in Carintia (1226). Alla metà del sec. XV per iniziativa dell'imperatore Federico III sorse nella Carniola il vescovato di Lubiana.
Ma la vera gloria imperitura di quell'epoca sono le imprese culturali dei grandi monasteri bavaresi, e massimamente austriaci, feudatari di enormi territori, aperti con paziente lavoro a tutti gli sviluppi della cultura civile e religiosa. Si dovrebbe fare a questo punto tutto un elenco di monasteri benedettini, di Canonici Regolari, di Cistercensi e Premonstratensi.
Se i grandi monasteri austriaci ancor oggi si presentano con un numero, spesso assai rilevante, di parrocchie, completamente a loro incorporate, lo si deve al fatto che quello è stato una volta il territorio dal monastero stesso elevato alla più alta civiltà cristiana.
Le relazioni, sempre vivissime, delle regioni austriache sia con l'Italia che col vicino Oriente, ebbero per conseguenza uno scambio continuo di influssi reciproci culturali, letterari, artistici, commerciali che comportavano un rapido sviluppo generale di tutta quella parte eccentrica della Germania; l'A. divenne, allora, come già accennammo, il vero centro della cultura tedesca, e la corte dei Babenberg a Vienna era più splendida (Walter von der Vogelweide; prima letteratura tedesca, origini delle grandi epopee tedesche, come il Nibelungenlied, ecc.). Qui le radici di quello spiccato senso per ogni specie di alta cultura che rimase sempre il vanto più glorioso dell'A.
Lo storia del cristianesimo in A., in un certo senso, finisce a quest'epoca, la quale ha scritto le più splendide pagine, come testimonia la grandiosa arte ecclesiastica del tempo (v. bibliografia); per i secoli che seguirono fino ai giorni nostri il cattolicesimo austriaco segue pressa poco tutti i movimenti spirituali e culturali europei, con aspetti talvolta specifici e con caratteri propri. Basteranno quindi rapidi cenni per tratteggiare la storia del cristianesimo austriaco fino ad oggi.
3. Età moderna
L'inizio di questo periodo è contraddistinto anzitutto: dalle centenarie guerre contro i Turchi; il pericolo cominciò prima, ma dal 1470 fin verso il 1500 non ci fu quasi mai anno senza violente irruzioni turche fino nel cuore delle province austriache: nel 1520 cade il primo assedio di Vienna, che costerrò tutta l'Europa. Il sec. XVI segna il massimo del predominio turco; l'A. assume in pieno la difesa dell'Europa contro i Turchi, sebbene spesso contrastata dal prorompente protestantesimo, il quale abusò della sua forza politica per estorcere dai reggenti austriaci sempre nuove prerogative, religiose e politiche, in cambio di qualche insufficiente sussidio; e dalla Francia, che non rinunziò mai ad allearsi, occultamente o apertamente, con gli Osmanli. Solo nel sec. XVII, dopo il secondo assedio di Vienna (1683) l'A. riuscì a cacciare finalmente i Turchi dall'Ungheria (e ne ebbe singolare merito Marco d'Aviano, capuccino d'Italia) e a respingerli fin verso i Balcani. Le più belle vittorie che salvarono l'Europa dall'incurbo della Mezzaluna, si legano al nome di Eugenio di Savoia, generale austriaco. La lunga c dura guerra contro il Turco, di carattere anche religioso, portò, specialmente dopo la vittoriosa restaurazione cattolica, ad un grandioso risveglio di tutte le forze religiose e culturali, in modo che gli anni dal sec. XVII alla metà del XVIII segnano, per l'A., con la cultura barocca, una seconda èra d'oro.Il secondo elemento caratteristico dell'inizio di questo periodo è l'irruenza violenta del protestantesimo nell'A. e l'opera della Riforma cattolica. Il rapido sviluppo del luteranesimo nell'A. è stato determinato, come del resto i veementi sviluppi dell'eresia in tutta l'Europa, da un complesso di cause religiose, politiche, economiche, culturali, le quali, verso la fine del sec. XVI, avevano creato, col valido concorso dell'umanesimo, uno stato di tensione generale. Tale tensione diede origine a continue guerre (specialmente tra la Germania e la Francia), con le rivoluzioni interne, vale a dire con le varie sollevazioni di contadini, provocate dalle condizioni economiche radicalmente cambiate dopo le
grandi scoperte e soprattutto con la rivoluzione generale religiosa di Lutero, Calvino, Zwingli, Enrico VIII, ecc. Anche l'A. ebbe molto a soffrire dalle sollevazioni contadine della prima metà del sec. XVI, ma soprattutto per la rapidissima espansione dell'eresia protestante. Specialmente i nobili (spesso per ragioni politiche e per pressioni sul governo, ecc.), più ancora che i contadini oppressi e i ceti medi delle città si orientarono verso la nuova fede. Il clero in quel periodo purtroppo lasciò molto a desiderare. La Chiesa cattolica ritrovò finalmente se stessa e, col Concilio di Trento, rinnovò lo spirito di fede e di santità interna, le forze di resistenza e di rinnovamento di tutta la vita cristiana, del clero prima, e, poi, del popolo. Quest'opera difficilissima, fu un lievito fecondo che dopo qualche decennio di incubazione, verso la fine del sec. XVII produsse nell'A. un rapido risveglio cattolico d'importanza universale. Il merito della riforma cattolica spetta anzitutto ai discendenti siriani degli Asburgo (Carlo di Stiria e Ferdinando) i quali, nella seconda metà del sec. XVI, servendosi soprattutto dei Gesuiti, incominciarono, movendo da Graz, una sistematica opera di riconquista (Università di Graz, collegi, seminari, ecc.) facendo così dell'A. l'avanguardia della riforma cattolica stessa. Qualche volta, per raggiungere lo scopo, si ricorse alla violenza, ma generalmente fu sufficiente la sola forza della persuasione (Martino Brenner, vescovo di Seckau, il «martello» degli eretici!). Nel Tirolo, non mai così invaso come le alt

Austria - Dio crea l'uomo. Particolare dell'affresco del maestro Enrico di Gurk (ca. 1220) - Gurk, Cattedrale, oratorio vescovile.
re province, Sigismondo e Ferdinando del Tirolo incominciarono fermamente ad applicare la Riforma cattolica (Gesuiti, Cappuccini, Università di Innsbruck). A Vienna, e nell'A. propriamente detta, a causa della politica imperiale, fortemente contrastata dai nobili, gli inizi della riforma furono più lenti (s. Pietro Canisio); ma con l'avvento al trono imperiale di Ferdinando di Graz (1619) la sorte della Riforma fu decisa, nel senso di una rapida e quasi completa instaurazione del cattolicesimo nelle posizioni perdute. Gesuiti, Cappuccini, e poi anche Ordini antichi, anch'essi ormai riformati a nuova vita, contribuirono validamente all'ascesa di una religiosità cattolica nuova, rigogliosa, e presto esuberante, la quale pervase soprattutto la vita culturale e artistica del paese. Siamo al secondo periodo d'oro delle grandi abbazie, le quali, quasi tutte, durante i secc. XVII e XVIII, stavano rinnovellando le loro chiese e ricostruendo, spesso con grandiosa splendidezza, le loro case, secondo i dettami dell'arte barocca, divenuta ben presto familiare allo spirito austriaco. Fiorirono allora due grandi Congregazioni benedettine austriache, quella di Salisburgo, e quella di Melk, orgogliose delle loro accademie, Università (Salisburgo), biblioteche, pubblicazioni scientifiche (i fratelli Pez, ecc.).
Ma sin dalla metà di quel sec. XVIII, anche in Austria si fecero sempre più sentire le correnti filosofiche e politiche che pervase allora tutti gli Stati europei; il crescente razionalismo (in Germania sotto forma di illuminismo), le associazioni segrete (massoneria), l'onnipotenza dello Stato (portato al fastigio da Luigi XIV), i regimi polizieschi, l'assolutismo monarchico con tutta la sua sequela di cesaropapismo. Così in Francia si ebbe il gallicanismo di giansenismo, come in Germania si ebbe il febolianismo, in A. il giuseppinismo. Le origini e le tendenze erano identiche; c'erano però delle variazioni, secondo i singoli paesi e le loro specifiche condizioni storiche, politiche, sociali. Nel governo austriaco, dopo le tante guerre (contro i Turchi, contro la Francia, la Prussia) incominciò ad introdursi, in connessione con gli inizi del liberalismo e del mercantilismo in Inghilterra, un nudo utilitarismo economico; si sentì il bisogno di rafforzare la potenza dello Stato, sull'esempio della Francia, della Prussia, ecc.; si giunse così al perfetto assolutismo monarchico, e conseguentemente all'unificazione della struttura statale, sminuzzata da tante province di diversa nazionalità, cultura e confessione: un centralismo, dunque, rigoroso. Tutto questo insieme di nuove forze e direttive non poteva non influire sempre maggiormente sulle relazioni tra Stato e Chiesa. Tutto il sistema cesaropapista di tinta austriaca entrò nella storia sotto la denominazione di «giuseppinismo» (v.), da Giuseppe II (1780-90). La Chiesa austriaca fu staccata quasi completamente da Roma, le fu imposta una formazione (seminari generali) secondo le ideologie correnti; tutto ciò che si stimava inutile agli scopi pubblici dello Stato, fu senz'altro soppresso; tante forme della pietà popolare, pellegrinaggi, feste, confraternite, e soprattutto i conventi «inutili», vale a dire quelli che non facevano scuola o opere di assistenza pubblica, furono aboliti. Fu introdotta la tolleranza religiosa, il matrimonio incorporato nella legislazione civile, creato (del resto grande vanto del giuseppinismo) un sistema di educazione, dalla scuola elementare fino all'Università, tutto razionale ed obbligatorio, ecc. Per quanto fosse stato funesto il giuseppinismo per la Chiesa, per il clero e per la pietà popolare, nondimeno non si possono negare certe sue benemerenze, come, ad es., le nuove e più omogenee circoscrizioni diocesane e parrocchiali, una più ragionevole distribuzione della beneficenza ed altre ancora, benché tradotte in atto spesso ad onta delle procedure canoniche.
4. Età contemporanea - Anche l'A. fu gravemente coinvolta dalle guerre napoleoniche nelle vicissitudini di una Europa scossa dalla Rivoluzione Francese; e come conseguenza naturale di tanti sconvolgimenti, dopo il Con-
