Enciclopedia Cattolica vol. II, 1949 Geografia Stati, regioni e città

AUSTRIA

English Cita

Noto anche come: tedesco: Österreich; francese: Autriche

AUSTRIA. - Stato dell'Europa centrale, che comprende quasi tutto il versante nord delle Alpi orientali, dal confine svizzero (Vorarlberg) al Burgenland col bacino del Salzach (Salzburg), quello del Mur (Stiria), l'alta Drava (Carintia) e la vallata danubiana da Passavia a Bratislava (A. superiore e inferiore).

SOMMARIO: I. Geografia. - II. Storia del Cristianesimo. - III. Letteratura. - IV. Ordinamenti scolastici. - V. Arte.

I. GEOGRAFIA.

Il territorio dell'A. misura, entro le frontiere del 1922, 84 mila kmq., sui quali vivono 7 milioni di ab. (densità: 84 al kmq., superiore alla francese, inferiore a quella svizzera). La popolazione, tutta tedesca (97%), è in grande maggioranza (90,4 %) cattolica, con pochi protestanti (4,3 %) ed un nucleo ebraico (2,8 %).

Stato alpino, quasi tutto montuoso e relativamente povero, si giova della sua posizione di transito (vi si incrociano le vie tra l'Europa slava e balcanica, e fra quella germanica e latina), che pur contrasta con le difficoltà delle comunicazioni (tuttavia conta oltre 25 mila km. di strade e 6,8 mila di ferrovie; il Danubio è tutto navigabile in territorio austriaco).

Accanto all'agricoltura (1/5 della popolazione) ed all'industria (1/3), il commercio (1/7) è perciò una delle prime fonti di attività. La produzione cercalicola (soprattutto segale) è insufficiente al consumo; l'allevamento è fiorente (2,2 milioni di bovini), per quanto assai meno che in Svizzera; cospicui i prodotti forestali e non trascurabili le risorse del sottosuolo (lignite, ferro, piombo, zinco, rame, magnesite, ecc.), che alimentano, gli uni e le altre, una industria varia e vivace (mobilificio, cartiere, siderurgia, ecc.).

Repubblica federativa dal 1918, è tornata tale nel 1945, dopo la fine dell'Anschluss con la Germania (13 marzo 1938). L'A. per quattro secoli (fino alla prima guerra mondiale) una delle principali potenze europee, non formava un'unità dal punto di vista nazionale, ma solo da quello dinastico. Alla vigilia della prima guerra mondiale, la monarchia austriaca, insieme alla Corona d'Ungheria (unione personale), dominava su oltre 676 mila kmq. e 55 milioni di ab. (300 mila kmq. e 30 milioni di ab. nell'A. propria), dai Sudeti al basso Adriatico e dal Danubio superiore alla Galizia.

Alla fine della seconda guerra mondiale l'A. venne tutta occupata dalle truppe alleate (maggio 1945). Ricostituita (4 luglio 1945) nelle frontiere del 1937, fu divisa in quattro zone di occupazione: la sovietica o nord-orientale (comprende la Bassa A., il Burgenland e l'Alta A. sulla sinistra del Danubio), l'americana o nord-occidentale (comprende il Salisburgo e l'Alta A. sulla destra del Danubio), la francese od occidentale (comprende il Tirolo ed il Vorarlberg) e l'inglese o meridionale (comprende la Carintia, la Stiria ed il Tirolo orientale). Queste due ultime zone sono a contatto con la frontiera italiana. Vienna è anch'essa (come Berlino) suddivisa in quattro zone, e sede del comando alleato in A.

Con 1,5 milioni di ab. (2 milioni nel 1939) Vienna, una volta capitale di una grande monarchia, rimane ancora una delle più importanti città dell'Europa centrale. Graz (Stiria), Linz (Alta A.) e Salisburgo superano anch'esse i 100 mila ab.

CircoscrizioniSuperf. in kmq.Popolaz. Val. 1946DensitàCapoluogo (Popolaz. in 1000 abit.)
Vienna2781.431.837—Vienna (1548)
Bassa Austria19.2961.492.84679Vienna
Alta Austria11.9941.197.252100Linz (173)
Salisburgo7.153362.35351Salisburgo (106)
Tirolo12.647401.89932Innsbruck (95)
Voralberg2.602187.41472Bregenz (18)
Carintia9.535542.36857Klagenfurt (63)
Stiria16.3851.112.67268Graz (220)
Burgenland3.977271.36270Eisenstadt (5)
TOTALE83.8677.000.00384
Bibliografia16 opere
BIBL.: N. Krebs, Länderkunde der Österreichischen Alpen, Stoccarda 1913; M. Hainisch, Die wirtschaftlichen Verhältnisse Deutsch-Österreichs, Monaco 1919; R. Almagü, La nuova A., Firenze 1922; L. Stefan, Neu-Österreich, Vienna 1923; A. Faller, Das neue Österreich, Francoforte sul M. 1924; M. v. Haberlandt, Österreich, sein Land und Volk und seine Kultur, Vienna-Weimar 1927; R. Rungaldier, Österreich, Berlino 1928; N. Krebs, Die Ostalpen und das heutige Österreich, 2ª ed., Stoccarda 1928 (con ricca bibliogr.); I. Nadler-H.R. v. Srbik, Österreich, Erbe und Sendung im deutschen Raum, 3ª ed., Vienna 1936; K. Diwald-Baumann, Österreich, Länderkundliche Darstellung, ivi 1936; N. Lichteneck, Österreich, in F. Klute, Handbuch d. Geogr. Wissenschaft, Wildpark-Poradam 1936; H. Gisteu, Länderkunde Österreichs, Innsbruck 1937; H. Hassinger, Österreich im mitteluropäischen Raum, Vienna 1937; W. Schneefuss, Österreich, Zerfall und Werden eines Staates, Lipsia 1937; B. Granige, Die Bodenschätze Österreichs, Vienna 1947; S. Verosta, Die internationale Stellung Österreichs, ivi 1947.

Giuseppe Caraci

II. STORIA DEL CRISTIANESIMO.

Oggi con la parola A., s'indica quella regione prevalentemente montuosa, che, stretta fra i territori germanico e cecoslovacco a nord, italiano e iugoslavo a sud, si estende fra l'alto e il basso Danubio e l'Inn, fra l'Enns e la Léitha suoi affluenti di destra, e il Mur e la Drava ad occidente. La Marca orientale con la città di Vienna, fu il cuore dell'A. odierna. Nell'antichità questa regione si identificava pressappoco con il Noricum e con la Pannonia superiore.

1. Età classica

Alla origine del cristianesimo tutta la regione era sotto il dominio romano.

Le popolazioni, prevalentemente celtiche, che formavano in gran parte il regno del Norico, furono assoggettate all'impero tra il 16 e il 9 a. C. e costituirono il Noricum, la Raetia orientale o Rezia seconda e la Pannonia superiore. La lenta romanizzazione non riuscì a far perdere del tutto il carattere celtico alle popolazioni. Le divinità locali si fusero con quelle dell'impero. Le città più ragguardevoli erano allora Carmuntum (distrutta poi completamente dai barbari), ove, nel 193, Settimio Severo fu proclamato imperatore, e, nel 308, ebbe luogo una conferenza tra Diocleziano e i suoi correggenti; nel 375 Valentiniano III vi si fermò, poco prima che fosse distrutta; Vindobona (oggi Vienna): nella città antica si rintraccia ancora il nucleo romano; vi morì, nel 180, Marco Aurelio; Laureacum (oggi Lorch, presso Enns) stazione della flotta danubiana; Lentia (Linz); Ovilaiva (Wels); Innavum (Salisburgo); Veldidena (oggi Wilten, presso Innsbruck); Brigantium (Bregenz) sul lago di Costanza; dove fu anche una stazione della flotta; Vinumum, non lungi da Klagenfurt, città grande, completamente distrutta; Teurnia (Tiburnia), oggi St. Peter im Holz, presso Spital am Drau; Flavia Solva (presso Leibnitz), distrutta nel 405; Aguntum (presso Lienz), distrutta da una violenta inondazione nel sec. v.

I centri di irradiazione per il cristianesimo, come per le altre religioni orientali, furono Mediolanum, Sirmium, e, per le regioni meridionali importantissimo, Aquileia. Sappiamo che in queste province stanziarono per lunghissimo tempo legioni siriache e italiane; e si trovano anche oggi dappertutto indizi del culto di Mitra, Cibele, ecc. È probabile che il cristianesimo sia penetrato sporadicamente per mezzo di soldati, coloni, commercianti. Non sappiamo perciò quando vi si stabilì l'organizzazione gerarchica; certo Aquileia deve essere stato il primo centro di diffusione del cristianesimo e ciò è confermato anche da leggende locali che assegnano l'introduzione della religione cristiana in queste parti a Ermagora e Fortunato di Aquileia, o a Marco o ad altri discepoli di Pietro.

Risalgono all'epoca di Diocleziano i pochi martiri di cui si ha notizia: fra questi Massimiliano di Laureacum, Floriano e 40 soci nello stesso luogo, e Vittorino, vescovo di Petovio (Pettau).

La Vita di Severino, apostolo del Noricum, ci mette in grado di avere abbondanti notizie dei secc. v e vi. Egli divenne il centro di speranza, per le popolazioni ormai quasi totalmente cristiane e civili di fronte ai nuovi invasori. Fu nei secc. IV e V che ebbero vita le sedi vescovili di Celeia (Cilli) e Petovio (Pettau) il cui vescovo Apriano sottoscrisse al Concilio di Sardica (344); di Laureacum, capitale del Noricum Ripense (la basilica sta sotto l'odierna chiesa di S. Lorenzo); di Carnuntum (ove una chiesa sorse tra i portici dell'anfiteatro); Tiburnia (col vescovo Paolino al tempo di Severino e la cui basilica sta sotto la chiesa parrocchiale di S. Pietro, mentre quella cimiteriale costituisce oggi uno dei più interessanti monumenti dell'A. romano-cristiana). Per le altre città non sappiamo se erano o meno sedi vescovili: solo scavi futuri potranno dare conferma in questo senso.

AUSTRIA - Carta ecclesiastica storica.
AUSTRIA - Carta ecclesiastica storica.
AUSTRIA - Pianta del castro romano (190 d. C.) di <em>Laureacum</em>, oggi Lorch, presso Enns (Alta Austria); 1. pretorio; 2. porta decumana; 3. porta principale; 4. foro e <em>capitolium</em> della città civile, ove sorse la basilica
AUSTRIA - Pianta del castro romano (190 d. C.) di Laureacum, oggi Lorch, presso Enns (Alta Austria); 1. pretorio; 2. porta decumana; 3. porta principale; 4. foro e capitolium della città civile, ove sorse la basilica vescovile dedicata a s. Lorenzo (sec. IV), oggi chiesa del cimitero.(da G. Ischau, Handbuch der deutschen Kunstdenkmäler. Oratorreich, II, Vienna 1933, p. 427)

Gli scavi degli ultimi decenni hanno fatto conoscere una serie di « rifugi » fortificati, situati sulle alture, con chiesa, casa presbiterale e battistero nel centro, con altri edifici, bagni, casematte ecc. intorno, circondate da mura, con una porta, permetta generalmente da due enormi torri. Tutti questi rifugi, della prima metà del sec. V, sono disposti in gran parte lungo la linea della Drava e della Val Pusteria. Da ricordare: Hoischkugel, presso Maglern, l'antica Meclaria; Hemmaberg, presso Globasnitz, nel Iauntal, vicino all'antica Iuenna, con chiesa, consignatorium (?) e battistero; Gratzkogel, presso St. Michael am Zollfeld, vicino all'antica Virunum, con due chiese, e soprattutto Kirchbichl, presso Lavant, nel Tirolo orientale, vicino all'antica Aguntum; gli scavi dell'a. 1948 hanno mostrato che qui esisteva il più grande rifugio delle regioni alpine orientali finora noto, con una superficie cinta di mura per 2 kmq.; sopra le fondazioni di un tempio celtico-romano del sec. I stava la chiesa del rifugio. Oltre i rifugi esistevano anche dei veri castelli militari, come quello a Duel, presso Paternion-Feistritz, con chiesa a tre navate, casa sacerdotale, col fonte in una stanza, bagni, ecc. Venne fortificata anche Teurnia, divenuta capitale del Noricum mediterraneum nell'ultima fase dell'impero. Tutte queste fortificazioni sembrano aver costituito una specie di limes alpino, a protezione del confine contro le invasioni barbariche. In altre località, soprattutto sulle cime dei colli e dei monti, si sono trovati resti di alcuni oratori e chiese paleocristiane, sovrapposte a precedenti templi celtici, e continuate poi, con costruzioni romaniche e gotiche, spesso fino ai nostri giorni. Da notare infine, che gli scavi del 1948 hanno condotto alla conoscenza della prima capitale del Noricum, situata sul Magdalensberg, a nord del Zollfeld, costruita dopo l'istituzione della provincia (15 d. Cr.), col suo foro, tempio (del Mars Latobius), municipio (?), stazione della prima colors Montanorum ecc. Virunum, situata in pianura, era dunque la seconda capitale, creata nel sec. III.

2. Età medievale

a) Primo periodo. - Le regioni austriache dopo Odoacre furono attraversate da Teodorico, per venire in Italia, mentre da ovest si diffusero per le vallate alpestri gli Alamanni e i Baiuvari. Verso il 510 nella parte orientale si fermarono i Longobardi per circa mezzo secolo. Seguirono le orde degli Avari (verso il 585) assieme alle popolazioni slave, da loro assoggettate, dei Serbi, Croati, Sloveni e i cosiddetti « Alpenslawen », cioè slavi alpini: questi ultimi penetrarono, in gruppi isolati, fino nel Tirolo. Nuclei romani, o piuttosto celtici romanizzati, rimasero certamente dispersi un po' dappertutto. In questo tempo con una prima temporanea dominazione merovingia (dal 550) abbiamo conoscenza della sopravvivenza delle tre sedi di Tiburnia, Celeia e Petovio (lettera dei vescovi della Venezia all'imperatore Maurizio, 591; cf. MGH, Epistulae, 1, 17). Per il resto le poche fonti tacciono completamente sullo stato religioso di queste regioni nel sec. VI e VII.

Solo con la sistemazione statale della Bavaria abbiamo notizie sulla situazione ecclesiastica. Mentre l'oriente si trasformò lentamente nel cosiddetto « deserto avarico », una certa penetrazione bavarese si diffuse verso le odierne plaghe del Tirolo, della Carintia, della Stiria. Con la chiamata di s. Ruperto e la creazione, a Invavum, poi Salisburgo, di un monastero con sede vescovile (S. Pietro) sotto il duca bavarese Teodo, abbiamo, verso il 700, finalmente un punto fisso per la susseguente sistematica irradiazione del cristianesimo nelle Alpi orientali, dove le popolazioni slave immigrate erano ancora pagane; i nuclei romani rimasti, invece, sono stati assorbiti.

Ma la missione cristiana riprese forme sicure e metodi efficaci solo dopo la sistemazione definitiva gerarchica della Baviera, per mezzo di s. Bonifacio, il quale, nel 739, unì sotto Salisburgo i vescovati già esistenti di Frisinga e di Ratisbona, aggiungendone un nuovo, Passavia. Da questo momento in poi Salisburgo e Passavia sono i grandi centri propulsori della predicazione cattolica e insieme della penetrazione culturale germanica fino alle pianure danubiane dell'Ungheria. Spetta a s. Virgilio di Salisburgo il merito di aver procurato, collaborando coi duchi bavaresi, la costituzione di nuovi centri culturali religiosi e civili, cioè i primi monasteri, i quali, dotati in seguito di sempre nuovi territori e fondando essi altre «celle», restarono per due o tre secoli i pionieri del cristianesimo. Il primo monastero fu quello di Mondsee (748), cui seguì, nella remota Pusteria, Innichen, oggi s. Candido, e, il più celebre, nel 777, Kremsmünster, fondato da Tassilone III. Nel 788 la Baviera fu incorporata al regno di Carlomagno. D'ora in poi la costante politica d'espansione dei re germanici verso le Alpi Orientali, e cioè verso il sud, in direzione dell'Italia creò la marca del Friuli poi di Verona, e verso l'est la marca orientale (Ostmark). Carlomagno eliminò definitivamente il pericolo, sempre grave, degli Avari. Difatti nel 796 fu convocata una commissione ecclesiastica, sul Danubio, composta dal patriarca Paolino di Aquileia, dai vescovi di Salisburgo e di Passavia, per conferire sul miglior modo di organizzare una missione in quelle parti. Sin dal 785 sedeva nella sede salisburghese il celebre Arno, amico di Carlomagno; il quale, creato arcivescovo nel 798, riunì sotto di sé le sedi di Sabiona, Frisinga, Ratisbona, Passavia e Neuburg. Nell'811 fu convenuto che il confine tra le zone di influenza missionaria di Aquileia e di Salisburgo doveva essere il percorso della Drava. Tra Salisburgo e Passavia le delimitazioni avvennero solo dopo un secolo, in modo, come pare, pacifico: si può dire grosso modo che, la Carintia, fino alla Drava, la Stiria e l'Ungheria fino al Danubio era sotto l'influenza di Salisburgo, il territorio verso nord sotto quella di Passavia. Però, in un primo tempo Salisburgo svolgeva le sue missioni anche in queste parti, come attestano, ad es., i patrocini delle due più antiche chiese di Vienna, S. Ruperto e S. Pietro.

AUSTRIA - Pianta della basilica cristiana di Duel, presso Feistritz, Carintia, costruita all'inizio del sec. V nel centro di un rifugio romano.
AUSTRIA - Pianta della basilica cristiana di Duel, presso Feistritz, Carintia, costruita all'inizio del sec. V nel centro di un rifugio romano.(da R. Egger, Teurnia, 3a ed. Klagenfurt 1918, p. 77)

La missione fu prestabilita nel celebre Sinodo di Ratisbach (799). Per facilitare il governo delle regioni tanto lontano dalle sedi stesse, fu istituito il corepicopato, salisburghese nella Carintia, passaviense nella Marca orientale, istituzione che si mantenne oltre il 900. Nell'823 fu fondato l'importante monastero di S. Floriano; sorsero poi villaggi e piccoli centri, colonie di città, monasteri e vescovati tedeschi, su territori donati dai re germanici. Tutto però fu sconvolto e devastato, durante l'invasione protrattasi per più di 50 anni, dei Magiari (900-55). Queste orde pagane, al pari degli Unni e degli Avari, devastarono sistematicamente tutti i paesi vicini (l'Italia in tutta la valle del Po, la Francia fino alla Senna, e quasi tutta la Germania), ma soprattutto le regioni alpine orientali. Solo la grandiosa vittoria di Ottone I (955), sul Lechfeld, pose termine alle barbarie magiare e aprì un nuovo periodo, il periodo della terza e definitiva cristianizzazione e della completa germanizzazione delle Alpi orientali, ad eccezione della plaga più lontana, verso l'Adriatico, dove rimasero gli Sloveni.

L'unico edificio ecclesiastico rimasto intatto ed ancora in uso, di quel secondo periodo, è la chiesa parrocchiale di Karnburg, in Carintia, che è la cappella di un palazzo imperiale (Pfalz) nominato nell'888.

b) Secondo periodo: assetto politico, colonizzazione e sistemazione ecclesiastica definitiva: secc. IX-XIII. - In conseguenza dell'invasione magiara, lungo le regioni danubiane, bisognava incominciare quasi tutto di nuovo; nell'interno del sistema alpino, e nelle parti meridionali lo spopolamento e le devastazioni erano meno gravi. Siccome la vita religiosa è intimamente congiunta agli sviluppi politici e culturali, si accenna qui alla storia politica dell'A.

Ido K. Ginkart, <em>Die Kunstdrubmbier Körnbens VI, 1. Klagenfurt 1930</em>, p. 697 AUSTRIA - Pianta della chiesa parrocchiale di Flattnitz, 1390 m., Carintia, consacrata nel 1173, con cupola romanica, coro gotico e campanile d
Ido K. Ginkart, Die Kunstdrubmbier Körnbens VI, 1. Klagenfurt 1930, p. 697
AUSTRIA - Pianta della chiesa parrocchiale di Flattnitz, 1390 m., Carintia, consacrata nel 1173, con cupola romanica, coro gotico e campanile del sec. XIV.

I territori più colpiti, spopolati o in parte addirittura deserti (la futura A. propriamente detta) furono sistemati nuovamente come Marca, e, sin dal 976, dati in feudo alla famiglia dei Babenberg, estintasi poi nel 1246. Il loro governo durato 270 anni segna per la parte centrale della futura A., un periodo di rapido sviluppo culturale, religioso e politico. Leopoldo III il Santo (1096-1136) diede largo aiuto allo sviluppo religioso del paese. Enrico II (1141-77) ebbe il titolo di duca; la posizione delicata ed il contatto col mondo orientale, specialmente dopo le prime crociate, posero il marchesato in una posizione politica di privilegio quasi indipendente. Vienna vide allora passare sotto le sue mura molti eserciti di crociati provenienti da ogni dove, e quasi tutti i signori austriaci, con a capo i duchi, andarono in Oriente a combattere i Saraceni. L'A. visse fra il sec. XII e il sec. XIII il suo primo evo d'oro, e Vienna fu nella regione il centro della cultura germanico-cristiana, specialmente sotto Leopoldo VI il Glorioso (1198-1230). Dopo la morte di Federico II (1250) il terribile «interregno» (1250-73) non solo sciolse ogni vincolo di diritto pubblico, ma diede occasione al re boemo Ottokar II di occupare i territori austriaci (1251). Quando Rodolfo I d'Asburgo (1273-91) cince la corona germanica, la situazione cambiò. Egli, per ristabilire l'ordine pubblico, tanto compromesso in tutto l'impero, dovette non solo combattere tutti i piccoli signorotti, ma soprattutto chiedere la restituzione dell'importantissimo feudo austriaco alla corona. Caduto Ottokar (1278), Rodolfo prese possesso dei territori dell'impero, ma nel 1282 concesse il ducato austriaco ai suoi figli; d'ora in poi, fino al 1918 (per 636 anni) gli Asburgo regnarono in A., sviluppando, con felice politica, i modesti territori iniziali ed acquistando per sé e per il loro paese l'attestato universale di «A. cattolica».

Segue ora un cenno intorno agli altri territori, che si unirono poi all'A. propriamente detta. La Stiria, sviluppatasi sotto i Traungauer (Stiraburg) fu in principio Marca, elevata anch'essa a ducato, e passata, nel 1192, per eredità, ai Babenberg. La Carintia, sin dal 1000 ducato a sé stante, mentre prima era sottoposta alla Baviera, ebbe duchi di varie case e passò, per eredità, nel 1335 all'A. Più complessi sono gli sviluppi del Tirolo. L'unione progressiva di varie contee, infeudate in principio a Trento e a Bressanone, condusse alla costituzione di un territorio abbastanza grande ed omogeneo che prese il nome generale di Tirolo e divenne «curiosumittelbar», feudo immediato dell'Impero. In seguito a varie vicende e vie ereditarie anche il Tirolo venne ad unirsi, nel 1363, all'A. Anche il Vorarlberg ebbe origine da molte piccole contee e signorie; specialmente sotto i conti di Montfort (1188-1400), divenne un territorio uniforme, acquisito poi agli Asburgo nel 1390. Si noti infine che il nome di «Österreich, A.» risale al 996, mentre Vienna appare per la prima volta col suo nuovo nome «Wenia, Wien» nell'881.

Quanto alla colonizzazione dei territori in parola, le parti a sud, cioè la Carintia e gran parte della Stiria, non ebbero da soffrire tante perdite in uomini e in devastazioni, come le parti settentrionali. La regione piana e aperta verso l'Ungheria era rimasta un vero deserto. È da notare inoltre che molte regioni, specialmente le immense foreste a nord del Danubio verso la Boemia, e anche molte regioni interne alpine, meno accessibili, erano state fino allora pressappoco disabitate. Una delle cure più urgenti quindi fu quella di ripopolare tutta la regione. Ciò fu raggiunto ordinariamente con l'infedare più o meno vasti territori a signori germanici, a città, ma più spesso a vescovati e a monasteri. Questi, a loro volta, ebbero cura di far fruttare i terreni loro concessi per mezzo di una colonizzazione sempre più intensa. Questo processo può dirsi terminato, in linea di massima, durante il sec. XI; lentamente uno spirito nuovo e tutto specifico, tanto che ormai l'uomo «austriaco» per tutta la sua forma mentale, la sua cultura e i precedenti della propria storia, la quale del resto non rinnegò mai le sue origini germaniche, risulta come un tipo tutto proprio e ben distinto dalle altre variazioni del popolo tedesco propriamente detto.

AUSTRIA - Pienta del santuario della SS.ma Trinità a Stadl-Paura (Alta A.), di Giovanni Michele Prunner, costruita nel 1714-17.
AUSTRIA - Pienta del santuario della SS.ma Trinità a Stadl-Paura (Alta A.), di Giovanni Michele Prunner, costruita nel 1714-17.
(del LITk k. VIII, col. 337)

Siccome la popolazione indigena, ed immigrata, era ormai cattolica, con gli sviluppi organici del popolamento erano di per sé dati gli sviluppi dell'organizzazione e della vita religiosa. I due centri dell'organizzazione ecclesiastica rimasero per secoli le sedi di Passavia e di Salisburgo. Ma mentre Passavia, dopo il vano tentativo di salire alla dignità metropolitana (ricordare le famose falsificazioni di Lorch), si contentò di governare le remote parti austriache per mezzo di un «ufficialato» con sede a Vienna, Salisburgo seguì una tattica più elastica; riannodandosi al sistema decaduto dei corepiscopi, furono istituite sedi vescovili concepite in principio come puri vicariati del metropolita, i quali riuscirono ben presto però a costituirsi in vere e proprie diocesi, benché piuttosto minuscole, mentre i vescovi rimasero sempre vicari (arcidiaconi) del metropolita per le parti lontane da Salisburgo. Di qui il fatto curioso: l'arcivescovo di Salisburgo aveva il diritto di nominare egli stesso i suoi suffraganei. Questi vescovati supplementari furono: Gurk in Carintia (1072); Seckau in Stiria (1218), Lavant in Carintia (1226). Alla metà del sec. XV per iniziativa dell'imperatore Federico III sorse nella Carniola il vescovato di Lubiana.

Ma la vera gloria imperitura di quell'epoca sono le imprese culturali dei grandi monasteri bavaresi, e massimamente austriaci, feudatari di enormi territori, aperti con paziente lavoro a tutti gli sviluppi della cultura civile e religiosa. Si dovrebbe fare a questo punto tutto un elenco di monasteri benedettini, di Canonici Regolari, di Cistercensi e Premonstratensi.

Se i grandi monasteri austriaci ancor oggi si presentano con un numero, spesso assai rilevante, di parrocchie, completamente a loro incorporate, lo si deve al fatto che quello è stato una volta il territorio dal monastero stesso elevato alla più alta civiltà cristiana.

Le relazioni, sempre vivissime, delle regioni austriache sia con l'Italia che col vicino Oriente, ebbero per conseguenza uno scambio continuo di influssi reciproci culturali, letterari, artistici, commerciali che comportavano un rapido sviluppo generale di tutta quella parte eccentrica della Germania; l'A. divenne, allora, come già accennammo, il vero centro della cultura tedesca, e la corte dei Babenberg a Vienna era la più splendida (Walter von der Vogelweide; prima letteratura tedesca, origini delle grandi epopee tedesche, come il Nibelungenlied, ecc.). Qui le radici di quello spiccato senso per ogni specie di alta cultura che rimase sempre il vanto più glorioso dell'A.

Lo storia del cristianesimo in A., in un certo senso, finisce a quest'epoca, la quale ha scritto le più splendide pagine, come testimonia la grandiosa arte ecclesiastica del tempo (v. bibliografia); per i secoli che seguirono fino ai giorni nostri il cattolicesimo austriaco segue press'a poco tutti i movimenti spirituali e culturali europei, con aspetti talvolta specifici e con caratteri propri. Basteranno quindi rapidi cenni per tratteggiare la storia del cristianesimo austriaco fino ad oggi.

3. Età moderna

L'inizio di questo periodo è contraddistinto anzitutto dalle centenarie guerre contro i Turchi; il pericolo cominciò prima, ma dal 1470 fin verso il 1500 non ci fu quasi mai anno senza violente irruzioni turche fino nel cuore delle province austriache: nel 1520 cade il primo assedio di Vienna, che costernò tutta l'Europa. Il sec. XVI segna il massimo del predominio turco; l'A. assume in pieno la difesa dell'Europa contro i Turchi, sebbene spesso contrastata dal prorompente protestantesimo, il quale abusò della sua forza politica per estorcere dai reggenti austriaci sempre nuove prerogative, religiose e politiche, in cambio di quale insufficiente sussidio; e dalla Francia, che non rinunziò mai ad allearsi, occultamente o apertamente, con gli Osmanli. Solo nel sec. XVII, dopo il secondo assedio di Vienna (1683) l'A. riuscì a cacciare finalmente i Turchi dall'Ungheria (e ne ebbe singolare merito Marco d'Aviano, cappuccino d'Italia) e a respingerli fin verso i Balcani. Le più belle vittorie che salvarono l'Europa dall'incubo della Mezzaluna, si legano al nome di Eugenio di Savoia, generale austriaco. La lunga e dura guerra contro il Turco, di carattere anche religioso, portò, specialmente dopo la vittoriosa restaurazione cattolica, ad un grandioso risveglio di tutte le forze religiose e culturali, in modo che gli anni dal sec. XVII alla metà del XVIII segnano, per l'A., con la cultura barocca, una seconda èra d'oro.

Il secondo elemento caratteristico dell'inizio di questo periodo è l'irruenza violenta del protestantesimo nell'A. e l'opera della Riforma cattolica. Il rapido sviluppo del luteranesimo nell'A. è stato determinato, come del resto i veementi sviluppi dell'eresia in tutta l'Europa, da un complesso di cause religiose, politiche, economiche, culturali, le quali, verso la fine del sec. XVI, avevano creato, col valido concorso dell'umanesimo, uno stato di tensione generale. Tale tensione diede origine a continue guerre (specialmente tra la Germania e la Francia), con le rivoluzioni interne, vale a dire con le varie sollevazioni di contadini, provocate dalle condizioni economiche radicalmente cambiate dopo le grandi scoperte e soprattutto con la rivoluzione generale religiosa di Lutero, Calvino, Zwingli, Enrico VIII, ecc. Anche l'A. ebbe molto a soffrire dalle sollevazioni contadine della prima metà del sec. XVI, ma soprattutto per la rapidissima espansione dell'eresia protestante. Specialmente i nobili (spesso per ragioni politiche e per pressioni sul governo, ecc.), più ancora che i contadini oppressi e i ceti medi delle città si orientarono verso la nuova fede. Il clero in quel periodo purtroppo lasciò molto a desiderare. La Chiesa cattolica ritrovò finalmente se stessa e, col Concilio di Trento, rinnovò lo spirito di fede e di santità interna, le forze di resistenza e di rinnovamento di tutta la vita cristiana, del clero prima, e, poi, del popolo. Quest'opera difficilissima, fu un lievito fecondo che dopo qualche decennio di incubazione, verso la fine del sec. XVII produsse nell'A. un rapido risveglio cattolico d'importanza universale. Il merito della riforma cattolica spetta anzitutto ai discendenti stiriani degli Asburgo (Carlo di Stiria e Ferdinando) i quali, nella seconda metà del sec. XVI, servendosi soprattutto dei Gesuiti, incominciarono, muovendo da Graz, una sistematica opera di riconquista (Università di Graz, collegi, seminari, ecc.) facendo così dell'A. l'avanguardia della riforma cattolica stessa. Qualche volta, per raggiungere lo scopo, si ricorse alla violenza, ma generalmente fu sufficiente la sola forza della persuasione (Martino Brenner, vescovo di Seckau, il « martello » degli eretici!). Nel Tirolo, non mai così invaso come le altre province, Sigismondo e Ferdinando del Tirolo incominciarono fermamente ad applicare la Riforma cattolica (Gesuiti, Cappuccini, Università di Innsbruck). A Vienna, e nell'A. propriamente detta, a causa della politica imperiale, fortemente contrastata dai nobili, gli inizi della riforma furono più lenti (s. Pietro Canisio); ma con l'avvento al trono imperiale di Ferdinando di Graz (1619) la sorte della Riforma fu decisa, nel senso di una rapida e quasi completa instaurazione del cattolicesimo nelle posizioni perdute. Gesuiti, Cappuccini, e poi anche Ordini antichi, anch'essi ormai riformati a nuova vita, contribuirono validamente all'ascesa di una religiosità cattolica nuova, rigogliosa, e presto esuberante, la quale pervase soprattutto la vita culturale e artistica del paese. Siamo al secondo periodo d'oro delle grandi abbazie, le quali, quasi tutte, durante i secc. XVII e XVIII, stavano rinnovando le loro chiese e ricostruendo, spesso con grandiosa splendidezza, le loro case, secondo i dettami dell'arte barocca, divenuta ben presto familiare allo spirito austriaco. Fiorirono allora due grandi Congregazioni benedettine austriache, quella di Salisburgo, e quella di Melk, orgogliose delle loro accademie, Università (Salisburgo), biblioteche, pubblicazioni scientifiche (i fratelli Pez, ecc.).

Ma sin dalla metà di quel sec. XVIII, anche in Austria si fecero sempre più sentire le correnti filosofiche e politiche che pervasero allora tutti gli Stati europei; il crescente razionalismo (in Germania sotto forma di illuminismo), le associazioni segrete (massoneria), l'onnipotenza dello Stato (portato al fastigio da Luigi XIV), i regimi polizieschi, l'assolutismo monarchico con tutta la sua sequela di cesaropapismo. Così in Francia si ebbe il gallicanismo e il giansenismo, come in Germania si ebbe il febronianismo, in A. il giuseppinismo. Le origini e le tendenze erano identiche; c'erano però delle variazioni, secondo i singoli paesi e le loro specifiche condizioni storiche, politiche, sociali. Nel governo austriaco, dopo le tante guerre (contro i Turchi, contro la Francia, la Prussia) incominciò ad introdursi, in connessione con gli inizi del liberalismo e del mercantilismo in Inghilterra, un nudo utilitarismo economico; si sentì il bisogno di rafforzare la potenza dello Stato, sull'esempio della Francia, della Prussia, ecc.; si giunse così al perfetto assolutismo monarchico, e conseguentemente all'unificazione della struttura statale, sminuzzata da tante province di diversa nazionalità, cultura e confessione: un centralismo, dunque, rigoroso. Tutto questo insieme di nuove forze e direttive non poteva non influire sempre maggiormente sulle relazioni tra Stato e Chiesa. Tutto il sistema cesaropapista di tinta austriaca entrò nella storia sotto la denominazione di « giuseppinismo » (v.), da Giuseppe II (1780-90). La Chiesa austriaca fu staccata quasi completamente da Roma, le fu imposta una formazione (seminari generali) secondo le ideologie correnti; tutto ciò che si stimava inutile agli scopi pubblici dello Stato, fu senz'altro soppresso; tante forme della pietà popolare, pellegrinaggi, feste, confraternite, e soprattutto i conventi « inutili », vale a dire quelli che non facevano scuola o opere di assistenza pubblica, furono aboliti. Fu introdotta la tolleranza religiosa, il matrimonio incorporato nella legislazione civile, creato (del resto grande vanto del giuseppinismo) un sistema di educazione, dalla scuola elementare fino all'Università, tutto razionale ed obbligatorio, ecc. Per quanto fosse stato funesto il giuseppinismo per la Chiesa, per il clero e per la pietà popolare, nondimeno non si possono negare certe sue benemerenze, come, ad es., le nuove e più omogenee circoscrizioni diocesane e parrocchiali, una più ragionevole distribuzione della beneficenza ed altre ancora, benché tradotte in atto spesso ad onta delle procedure canoniche.

4. Età contemporanea - Anche l'A. fu gravemente coinvolta dalle guerre napoleoniche nelle vicissitudini di una Europa scossa dalla Rivoluzione Francese; e come conseguenza naturale di tanti sconvolgimenti, dopo il Congresso di Vienna (1815), l'instaurazione del sistema reazionario della « Santa Alleanza ». In seguito alle esperienze fatte però si sentì il bisogno di ricorrere alla Chiesa e alla religione come garanzia e fondamento dello Stato. Di qui il celebre motto « Trono e Altare », il quale potrebbe servire, in certo modo, come denominatore del periodo seguente, fino alla caduta dell'impero.

AUSTRIA - <em>Dio crea l'uomo</em>. Particolare dell'affresco del maestro Enrico di Gurk (ca. 1220) - Gurk, Cattedrale, oratorio vescovile.
AUSTRIA - Dio crea l'uomo. Particolare dell'affresco del maestro Enrico di Gurk (ca. 1220) - Gurk, Cattedrale, oratorio vescovile.(da W. Frodl, Die romanische Wandmaterie in Kärnten, Klagenfurt 1918, ton. XI)
AUSTRIA - Tavola votiva proveniente dal convento di S. Lambrecht (1450 ca.), di Hans von Tübingen - Graz, Galleria.
AUSTRIA - Tavola votiva proveniente dal convento di S. Lambrecht (1450 ca.), di Hans von Tübingen - Graz, Galleria.

Il periodo fino alla rivoluzione del 1848, il cosiddetto « Vormärz », è caratterizzato, da una parte, da una continua dominazione statale sulla Chiesa, però in misura via via decrescente, benché tra l'alta burocrazia persistesse per parecchio tempo ancora il vero giuseppinismo; dall'altra parte incomincia una crescente reazione cattolica, la quale aveva trovato, sin dal 1808, e proprio a Vienna, un propugnatore esimio nella persona del redentorista s. Clemente Maria Hofbauer. Egli seppe riunire intorno a sé le migliori forze della nobiltà, i più insigni personaggi della politica, della scienza, della letteratura, la gioventù universitaria, e l'« Hofbauerkreis » (circolo hofbaueriano) divenne una delle più efficaci cause della restaurazione cattolica (Fed. Schlegel, filosofo; Ad. Müller, politico; Gius. Klinkowstrom, pedagogo; Zacc. Werner, Em. Veith, poeti e oratori sacri; per non dire degli Eichendorff, Brentano, Gunther, Baader, ed altri). Il riformatore della Stiria, il vescovo Rom. Seb. Zangerle, fu discepolo del Santo, come Gregorio Ziegler, vescovo di Linz, e soprattutto il celebre Otmaro Gius. Rauscher, vescovo di Graz, poi di Vienna e cardinale. Ma anche nelle province incominciarono a sorgere nuove forze; vi contribuirono validamente i Redentoristi, fondati dal Santo (1820), e i Gesuiti, riammessi nel 1826, con le missioni e gli esercizi al popolo e al clero. Anche tra il clero secolare si fece strada un certo risveglio (Schlor a Graz, l'arcivescovo Gruber a Salisburgo, il venerabile Tschiderer, vescovo di Trento, ed altri).

L'anno 1848 fece crollare tutto il sistema dell'assolutismo; si precipitò nel pieno liberalismo, tanto che in certe sfere ecclesiastiche si rimpiangeva persino il giuseppinismo, il quale, almeno, nella sua forma moderata, aveva garantito alla Chiesa una certa libertà di azione e di diritti. Nel 1855 fu concluso finalmente il Concordato, stipulato, vincendo poche opposizioni (i vescovi ungheresi) soprattutto grazie all'arcivescovo di Vienna Rauscher, ed al ministro conte Thun. Il Concordato ebbe la cattiva sorte di essere legato ad un nuovo periodo di assolutismo statale, cessato il quale (1876), l'instaurazione del sistema parlamentare, con tutta la sua sequela di partiti, liberali, nazionali, sociali, democratici, in continua lotta tra di loro, in continuo cambio di leghe e di opposizioni, coinvolse ben presto la Chiesa nella lotta politica. Dopo la guerra fratricida tedesca del 1866, si ebbe la crescente pressione delle diverse nazionalità componenti l'impero austriaco e del nazionalismo tedesco (protestanteliberale). Nel 1868 furono emanate, senza alcuna intesa con la S. Sede, leggi in materia di matrimonio, di scuole miste, e di libertà dei culti; contro le quali protestò Pio IX nell'allocuzione concistoriale del 22 giugno 1868. Finalmente, la definizione dogmatica dell'infallibilità del 1870, diede al ministero Beust il pretesto di denunziare unilateralmente il Concordato, perché (come si legge nel decreto imperiale di abrogazione) il Concordato « è decaduto da sé, in forza della recentissima dichiarazione della S. Sede sulla pienezza della potestà del Capo supremo della Chiesa Cattolica ». Le veementi lotte per la scuola, per il carattere religioso del matrimonio ed altre, condussero quasi ad un vero « Kulturkampf » (varie leggi furono arbitrariamente emanate, soprattutto nel 1874, sui rapporti con la Chiesa, sui benefici ecclesiastici e diritto di patronato, sull'esercizio del ministero parrocchiale ecc.), ma l'atteggiamento personale dell'imperatore Francesco Giuseppe e alcuni suoi diretti interventi (egli impedì, ad es., l'arresto, già ordinato dal governo, del vescovo di Linz, Fr. G. Rudigier) risparmiarono all'A. lo scatenarsi violento della lotta. Le leggi in materia ecclesiastica, infatti, sebbene emanate unilateralmente in violazione del Concordato, erano in complesso tutt'altro che ostili alla Chiesa; tanto che Leone XIII, in una lettera del 15 giugno 1887 al card. Rampolla, suo segretario di Stato, poté affermare che, la « pietà insigne » dell'imperatore e « la sua devozione verso la S. Sede... fa sì che esistano tra la S. Sede e quell'impero le migliori relazioni ». Intanto crebbero di forza le organizzazioni cattoliche (Vogelsang e il partito conservatore cattolico; Lueger e i cristiano-sociali), la stampa (Vaterland, Reichspost; il «Pressverein» nelle province); anche la vita religiosa del popolo, alquanto decaduta col liberalismo, si risvegliò (organizzazioni religiose di svariatissimo carattere, lavoro missionario, i pp. Abel S. I. (v.), Freund redentorista, istituzioni numerose di educazione, beneficenza cattoliche, di Ordini e di Congregazioni), ecc., nonché l'attività dei cattolici nel campo culturale, scientifico, letterario (Kralik e il «Gral», la «Leogesellschaft», ecc.). La «Los-von-Rom-Bewegung» (movimento antiromano) allo scorcio del sec. XX, il crescente liberalismo di tinta protestante e tedesca della borghesia, e il movimento operaio socialista, alienarono molti dalla Chiesa, che appariva sempre più legata all'operato dei partiti cattolici, non senza grave danno per la sua attività indipendente. Un'altra grandiosa manifestazione dell'A. cattolica davanti al mondo si ebbe nel 1912, col Congresso eucaristico internazionale. La rivoluzione interna del 1918, l'inevitabile crollo della monarchia saburgica, e lo sfacelo, con questa, di tante istituzioni, legami, ordini plurisecolari, produssero per molti anni, nella nuova piccola repubblica austriaca, gravi convulsioni politiche, e misero a dura prova anche tutta l'attività della Chiesa.

La vita esterna, sebbene la Costituzione austriaca del 1° ott. 1920 riconoscesse molti dei diritti della Chiesa, era difficile per molti preconcetti, nutriti specialmente dagli Stati succeduti alla monarchia; la sua vita interna ancor più difficile per la situazione economica disastrosa, e per le lotte dei partiti. Tra questi i socialisti si mostrarono sempre più apertamente atei e antireligiosi, mentre i tedesco-nazionali inclinarono verso un assorbimento della piccola repubblica dalla parte della Germania e non negarono mai la loro avversione contro la Chiesa cattolica; i soli cristiano-sociali cercarono indefessi una ricostruzione, su base cristiana, della nuova A. Indimenticabile l'opera svolta felicemente, specialmente sul campo politico internazionale, dal cancelliere mons. Ignazio Seipel, il quale gettò così le fondamenta sulle quali poteva sorgere la costruzione politica, di carattere prettamente cattolica, del cancelliere Engelberto Dollfuss. Era troppo naturale che la Chiesa desse tutto il suo appoggio a una tale politica, ispirata alle direttive del Vangelo e dei Papi per un socialismo veramente cristiano. Man mano che questa opera politica andò perfezionandosi, crebbe anche l'attività puramente religiosa, sociale, e culturale della Chiesa stessa (si ricorda, nella Mostra della stampa cattolica a Roma, il salone austriaco; il movimento liturgico, col centro in Klosterneuburg, diretto dal p. Pio Parsch; l'unione accademica). La politica cristiana del Dollfuss ebbe intanto il suo doppio coronamento nella nuova Costituzione della Confederazione austriaca (Österreich. Bundesstaat) in base alle corporazioni (Ständestaat), con equa distribuzione dei poteri e dei diritti tra tutti i ceti della popolazione, con principi cattolici per l'educazione, il matrimonio, la legislazione sociale; e col nuovo Concordato, pubblicato insieme alla Costituzione il 1° maggio 1934.

Il Concordato, le trattative per il quale erano state iniziate fin dal 17 marzo 1931, e che fu firmato il 5 giugno 1933, è uno dei più completi e perfetti che si conoscano. Lo spirito di esso è riassunto nei primi tre paragrafi dell'art. 1: «La repubblica austriaca assicura e garantisce alla Santa Chiesa cattolica romana nei vari suoi riti il libero esercizio del suo potere spirituale ed il libero e pubblico esercizio del culto. Riconosce alla Chiesa cattolica il diritto di emanare, nell'ambito della sua competenza, leggi, decreti e ordinanze; non impedirà né renderà difficile l'esercizio di questo diritto. Nell'adempimento del loro ministero spirituale è dovuta agli ecclesiastici la protezione dello Stato». Tra le altre disposizioni fondamentali, si ricorda: il riconoscimento della Chiesa cattolica come società di diritto pubblico (art. 2; cf. art. 29 della Costituzione del 1934); e il rinvio al diritto canonico per tutte le altre materie, relative a persone e cose ecclesiastiche, delle quali non tratta il Concordato (art. 22).

Le leggi emanate dalla Repubblica austriaca per l'attuazione del Concordato, in qualche punto sembrano divergere alquanto dalle disposizioni concordatarie (la legge matrimoniale del 1934 è modellata in parte su quella italiana del 1929).

Ma mentre l'A. cattolica ancora una volta tentò di ravvivarsi secondo le sue plurisecolari gloriose tradizioni religiose, incominciò a farsi sentire vieppiù la pressione della Germania nazionalsocialista di Hitler, con violenze di ogni genere quali l'attentato e la morte di Dollfuss (25 luglio 1934). Infine la piccola Repubblica soccombette, col cosiddetto «Anschluss», 13 marzo 1938, che fece scomparire insieme al nome «A.» anche tutte le opere e le istituzioni cattoliche del paese. Da allora in poi il cattolicesimo austriaco seguì le sorti religiose del cattolicesimo nel «grande Reich», fino alla liberazione ed al riacquisto dell'indipendenza del Paese, accaduti nel 1945, indipendenza alquanto precaria a causa dell'occupazione quadripartita con le inevitabili conseguenze. Fu però concessa la costituzione del governo centrale e dei governi nelle singole province, le elezioni alle camere e la vita costituzionale, in base però alla costituzione del 1920.

La ripresa, materiale e spirituale, dopo l'oppressione nazista e tutti i danni della guerra, è molto faticosa. Conscia della sua missione la Chiesa cattolica aiuta questi sforzi di rigenerazione, allargando la sua attività specificamente religiosa verso l'organizzazione della carità in tutte le sue forme più moderne, e delle opere sociali. Da notare la « Wiener kath. Akademie », fondata nell'ott. 1945, per coltivare, sotto l'aspetto della dottrina cattolica, le scienze e le indagini scientifiche; il « Kath. Laienjahr », un istituto sorto sotto la pressione nazista (1940) e ricostruito nel 1945, con un corso biennale per la formazione di laici in aiuto al ministero sacerdotale; il « Seminar für kirchliche Frauenberufe », eretto dalla conferenza dell'episcopato austriaco nel 1947 a Vienna, per la formazione delle donne a tutte le opere di carità, il soccorso sociale e l'istruzione religiosa. A Salisburgo i Benedettini dell'arciabbazia di S. Pietro, sotto la direzione dell'episcopato, hanno fondato un « Institutum liturgicum », per indirizzare il movimento liturgico su base sicura verso una più ampia azione tra il popolo. Il periodo nazista, con l'oppressione esercitata dal regime e la resistenza della chiesa, è descritto e documentato nelle opere di K. Rudolf, Aufbau im Widerstand; ein Seelsorge-Bericht aus Österreich 1938-1945, Salisburgo 1947, e di J. Fried, Der Nationalsozialismus u. die kath. Kirche in Österreich, Vienna 1948.

AUSTRIA - Madonna, statua di M. Pacher; il bambino è del sec. XIX - Salisburgo, altare maggiore (1486-98) della chiesa dei Francescani.
AUSTRIA - Madonna, statua di M. Pacher; il bambino è del sec. XIX - Salisburgo, altare maggiore (1486-98) della chiesa dei Francescani.(propr. P. Löw)
AUSTRIA - Sta'ili del coro della cattedrale di S. Stefano, opera di Guglielmo Rollinger (1476-86), completamente distrutti nel 1945 - Vienna.
AUSTRIA - Sta'ili del coro della cattedrale di S. Stefano, opera di Guglielmo Rollinger (1476-86), completamente distrutti nel 1945 - Vienna.

Notizie statistiche. - L'A. dopo la guerra si estendeva per 83.868 kmq., e, secondo il censimento del 1934, aveva 6.760.233 ab. (nel 1939 un altro censimento ne dava 6.880.800); Vienna, la capitale federale, ebbe 1.874.130 abitanti.

Di questi, 6.112.658 erano cattolici, vale a dire il 90,5%; il resto erano: evangelici (di confessione augustana o elvetica) 295.452; israeliti 191.481; vecchi cattolici

36.776; senza religione 106.080; diversi 7.105. La circoscrizione ecclesiastica comprende due sedi metropolitane: Vienna, con i suffraganei Sankt Pölten e Linz; Salisburgo, con Gurk (residenza in Klagenfurt), Seckau (con residenza in Graz), e due amministrazioni apostoliche: Burgenland (sotto Vienna), e Tirolo-Vorarlberg, con sede a Innsbruck; secondo il Concordato, Innsbruck sarebbe stato elevato a sede vescovile; ma gli eventi non permisero l'esecuzione. Si contano 6 seminari minori e 4 maggiori; di più 4 facoltà teologiche (Vienna, Graz, Innsbruck e Salisburgo); ci sono religiosi (di 37 Ordini) 3600; e religiose (di 54 Ordini) 16.200. I cattolici dirigevano 1050 scuole private. Ulteriore materiale statistico si trova in: C. de Waal, General-Schematismus der kath. Pfarrämter und Ordensniederlassungen in Österreich, Innsbruck 1934; J. Gurtner, Der Sölcularhlerus und die religiösen Orden Österreichs, Vienna 1934; Ecclesia-Almanach 1948, ivi 1949, utile per le ultime statistiche ecclesiastiche.

Bibliografia2 opere
BIBL.: È impossibile dare qui una bibliografia anche relativamente completa. La bimillennaria storia dell'A. che, nel suo apogeo dominava (con Carlo V) due mondi, ed è, per la sua situazione geografica, il cuore dell'Europa, ha provocato una letteratura storica immensa. Informazioni quasi complete ne danno K. e M. Uhlirz, Handbuch der Geschichte Österreichs, 2 voll., Graz 1927-30; L. Reiter, Österreichs Staats- u. Kulturgeschichte, Klagenfurt 1948.

Interessanti notizie sulla situazione geografica, geo-politica e geo-culturale sono in H. Gsteu, Länderkunde Österreichs, 2ª ed., Innsbruck-Vienna 1948, con eccellente bibliografia razionale.

Per informazioni sulla storia politica in generale si raccomandano le opere seguenti: F. Kronex-M. Uhlirz, Österreichische Geschichte, 4 voll., Berlino 1915-23. - Più breve: H. Hantsch, Geschichte Österreichs, I (unico uscito), 2ª ed., Innsbruck 1947 (va fino al 1648, con ottima bibliografia). Per il seguito si può consultare l'ottimo studio dello stesso H. Hantsch, Die Entwicklung Österr.-Ungarus zur Grossmacht (Herders Geschichte der führenden Völker), 15, Friburgo 1933. La storia degli ultimi decenni, e specialmente nell'ultimo periodo dell'esistenza politica dell'A., tracciato da mano maestra, è in K. Schuschnigg, Dreimal Österreichs, Vienna 1937.

Chi desidera piuttosto informazioni sul complesso della storia culturale dell'A., in tutte le sue ramificazioni (arte, religione, commercio, scienza, ecc.) consulterà con grande profitto F. M. Mayer-F. R. Kaindl-H. Pirchegger, Geschichte und Kulturleben Deutschösterreichs, 3 voll., 2ª ed., Vienna 1929-37, con ampia bibliografia; o la collezione di monografie, tutte di primi autori, raccolte da J. Nadler-H. v. Srbik, sotto il titolo: Österreich: Erbe und Sendung im deutschen Raum, Salisburgo-Lipsia 1936. Ciascun articolo è corredato da una bibliografia ragionata.

Quanto alle fonti della storia ecclesiastica austriaca, molto materiale è stato raccolto nei vari volumi dei Monumenta Germanica Historica (si consultino gli indici); ma conserva ancora in molte parti il suo pieno valore l'opera di H. Pez, Scriptores rerum austriacarum, 3 voll., Lipsia 1721-45.

Per la storia ecclesiastica si deve ancora notare l'opera di A. Klein, Geschichte des Christentums in Österreich und Steiermark, 7 voll., Vienna 1840 sgg.; tra i recenti: C. Wolfseruber, Kirchengeschichte Österreich-Ungarus, ivi 1909; e soprattutto l'opera purtroppo incompleta di E. Tomek, Kirchengeschichte Österreichs, I (il solo uscito), s. l. 1935, che va fino al 1500 ca., con ricca bibliografia, elenchi dei vescovi, e delle parrocchiermadri. Utilissimi complementi si hanno in J. Thaurén, Atlas der kath. Missionsgeschichte, St. Gabriel 1932; e nella ricchissima collezione di carte e schemi, preparata da G. Lüdtke-L. Mackensen, Deutscher Kulturatlas, la parte: Katholische Religionsgeschichte, Berlino 1934. Merita una speciale menzione l'Istituto storico austriaco in Roma, fondato nel 1881 da Teodoro v. Sickel, noto editore del Liber diurnus (Vienna 1889), cui seguì, come direttore, il barone L. v. Pastor, il noto storico dei papi. Per l'elenco delle pubblicazioni dell'Istituto cf. Ph. Dengel, Das Österr. Hist. Institut in Rom. 1901-1913, Vienna 1914, p. 61 sgg.; H. Kramer, Das Österr. Hist. Institut in Rom. 1881-1931, Roma 1932, p. 45 sgg.

Quanto alla storia recentissima, si veda J. Hollsteiner, Das Konhardat, Lipsia-Vienna-Berlino 1934; e G. di Meglio, De novissimo Austriae regimine, Città del Vaticano 1936.

Per ciò che riguarda l'archeologia, si deve notare che gli scavi archeologici vengono sostenuti e pubblicati ufficialmente dall'Istituto archeologico austriaco, il quale ha fatto anche celebri scavi all'estero, come ad Efeso, a Salona e altrove. Una buona sintesi su quanto concerne l'epoca classica e paleocristiana in Austria, si trova in R. Egger, Die österreichischen Länder im Altertum, in Nadler-Srbik, Österreich (sopra citata); id., Die frühchristliche Kunst in Österreich, in K. Ginhart, Die bildende Kunst in Österreich (finora usciti 2 voll., Baden 1935-37); F. Miltner, Römerzeit in österreichischen Ländern, Brixlegg-Innsbruck 1948. Per la storia delle antiche religioni nella regione, cf. il ricco materiale con ampia bibliografia raccolto da K. Prüm, Religionsgeschichtliches Handbuch für den Raum der altchristlichen Umwelt, Friburgo in Br. 1943, pp. 770-92.

Giuseppe Löw

III. LETTERATURA.

Per quanto particolari condizioni d'ambiente e congiunture storiche abbiano dato una speciale impronta alla letteratura austriaca, tanto che è facile riconoscerne il tono nella possente orchestrazione della letteratura di lingua tedesca, pure non riesce agevole farne materia di trattazione a sé. Amalgama di diverse culture e di diverse razze, nel quale è difficile di volta in volta distinguere l'apporto dell'elemento germanico, latino, slavo o magiario, il mondo austriaco è dominato anche nella letteratura dalla continuità della tradizione cattolica e imperiale. Essa esprime infatti di volta in volta una fervente ed intima religiosità senza problemi o un amore sconfinato per il fasto e la coreografia quando non si rifugia, senza ribellioni, in un'atmosfera di tranquillità borghese: al di sopra di tutto e di tutti vi sono pur sempre Dio e l'imperatore. Solo il presentimento del crollo dell'impero asburgico prima, e la disfatta poi, creano un'atmosfera di disorientamento morale e spirituale che si esprime in un morbido decadentismo tipicamente viennese.

Già nell'alto medioevo numerosi canti spirituali (per esempio Frau Ava) testimoniano un fervore di vita religiosa intorno ai chiostri: il contemporaneo sorgere ed affermarsi presso le corti del Minnesang, sottile e sofisticata lirica d'amore, fa fede dell'estrema raffinatezza di gusto ivi raggiunta. Austriaci sono i più grandi Minnesänger, o almeno hanno vissuto alla corte di Babenberg, dal misterioso Kürenberger a Reimar der Alte, dal suo discepolo Walter von der Vogelweide al raffinato idealista Ulrich von Lichtenstein. In Austria poetò, in un clima già rinascimentale, l'ultimo dei Minnesänger, Oswald von Wolkenstein. Grande diffusione ebbero anche l'epopea nazionale (i Nibelunghi) e l'epica cavalleresca, particolarmente fiorente presso la corte di Turugia: ne fa fede una «Vita di Gesù» di Konrad von Fussesbrunnen, chiaramente influenzata dall'opera di Hartmann von Aue. Ma lirica cavalleresca e lirica d'amore sono soppiantate da una più semplice poesia religiosa di intonazione borghese quando nel 1221 si insediano a Vienna i Francescani, seguiti a 15 anni di distanza dai Domenicani. Il centro della cultura laica si sposta allora da Vienna a Praga, dove nel 1348 verrà istituita la prima università di lingua tedesca (Vienna avrà la sua università nel 1365). Boema è anche la prima opera dell'umanesimo tedesco, il dialogo religioso «Il contadino e la morte» (Der Ackermann und der Tod) di Johannes von Saaz. Se l'umanesimo boemo si fa datare dalla permanenza a Praga di Cola di Rienzo e del Petrarca, l'umanesimo viennese è direttamente ispirato a Enea Silvio Piccolomini e a Corrado da Celti, fondatore nel 1502 del «Collegium poetarum et mathematicorum». In occasione delle nozze di Massimiliano I, l'ultimo dei cavalieri, autore del Teuerdank, poema cavalleresco di gusto ancora medievale, con Bianca Maria Sforza, avvenute nel 1494, i Viennesi ebbero occasione di ammirare fastose mascherate all'italiana: forte sarà d'ora in poi l'influenza italiana specialmente nel campo teatrale, e sempre più importante sarà la posizione del teatro nella vita austriaca. Proprio nel teatro la Riforma troverà il suo più forte oppositore: i drammi gesuitici allestiti con uno sfarzo scenografico mai visto, sono infatti, insieme con le potenti prediche di Abramo di S. Chiara, la più alta e pura espressione del barocco austriaco ed il più importante contributo al trionfo della Controriforma. Capolavoro del genere è considerata la Pietas Victrix del gesuita Niccolò Avancino rappresentata nel 1659. Ma l'arte barocca continua a dare i suoi frutti ancora per un secolo circa, e cessa poi, senza che per questo cessi l'influenza italiana: tra i molti italiani che vivevano a Vienna, basti rammentare il Metastasio, poeta cesareo in grande favore anche sotto Maria Teresa. Nel periodo illuministico, mentre si intensificano i rapporti col mondo tedesco, il teatro viennese si va affermando sempre più, valendosi sia dell'esperienza del teatro gesuitico che di quella dell'opera italiana, sempre trionfante a Corte. Gli echi della Rivoluzione Francese prima e le guerre napoleoniche poi rimettono in onore, per reazione, il «binomio patria e religione», oscurato per breve tempo dall'internazionalismo illuminista e dall'anticlericalismo massonico: un vivo quadro della Vienna alla vigilia della Restaurazione abbiamo nell'opera Ahnung und Gegenwart di Eichendorff, venuto a Vienna dalla Germania come A. W. Schlegel, C. Brentano, L. Tieck e Z. Werner. Ma solo quest'ultimo vi si ferma definitivamente, approdato infine alla fede cattolica ed al sacerdozio dopo una vita di disordine e di peccato. Il suo amico, s. Clemente Maria Hofbauer, fu la guida spirituale di tutto il cosiddetto romanticismo viennese. La non mai spenta tradizione teatrale trova intanto nuovo incremento nell'atmosfera di fasto e di godimento creatasi intorno al Congresso del 1815: mentre Raimund dà forma definitiva alla tradizionale «Zauberposse» viennese elevandola al grado di opera d'arte, Grillparzer, oppresso da tragedie familiari e soffocato dal conformismo reazionario, sublima le sue sofferenze in tragedie di una purezza quasi classica. Al suicidio dell'uno e al corrucciato appartarsi dell'altro rimangono arbitri delle scene Bauernfeld, «rivoluzionario in pantofole», e Nestroy, che sa dare al Volksstück la leggerezza dell'operetta francese: siamo oramai in pieno stile Biedermeyer. Al di fuori e al di sopra di esso Lenau canta intanto il dolore del mondo in liriche di una melodicità incomparabile, mentre Stifter, trasportando nel mondo della natura il culto per le piccole cose, le descrive con una tale lucidità e limpidezza da conferir loro un valore universale. Alla nuova corrente realistica si ispirano le Bauernkomödien di Anzengruber ed i racconti paesani di Marie von Ebner Eschenbach, ma il genere non trova continuatori, come anche documento isolato restano i romanzi storici di Enrica von Handel Mazzetti. Si preferisce oramai rinchiudersi in un aristocratico mondo di raffinatezza formale lontano dalla realtà che non può più soddisfare se guardata troppo da vicino. In questo clima il giovanissimo H. von Hofmannsthal crea la sua lirica, mentre a Praga i giovani si riuniscono intorno a R. M. Rilke nello sforzo di creare una nuova letteratura ispirata ad un misticismo che è stato definito neocattolico. Per gli anni immediatamente precedenti alla prima guerra mondiale basterà fare i nomi di A. Schnitzler, P. Altenberg, H. Bahr, R. Schaukal e dell'espressionista G. Trakl, inghiottito dal turbine della guerra come lo stesso movimento di cui fu il rappresentante. Molti anni dopo il cessare della bufera, l'agonia dell'Impero verrà descritta con gli occhi di chi ne ha visto le conseguenze da F. Werfel prima (Barbara oder die Frömmigkeit, 1929) e da S. Zweig poi (Die Welt von Gestern, 1945) entrambi morti in esilio, in America, durante la seconda guerra mondiale. Dei poeti rimasti in quella che fu per alcuni anni la «Marca orientale», ed esaltati dalla critica ufficiale basterà ricordare Weinheber, erede della tradizionale raffinatezza formale austriaca, grande quando, al di fuori di sforzature eroiche contingenti, canta la dolcezza della vita di tutti i giorni nella sua amata Vienna, non arretrando davanti all'uso del dialetto.

AUSTRIA - Facciata della chiesa di S. Maria delle Scale (Maria Stiegen), seconda metà del sec. XIII, e campanile (1525) - Vienna.
AUSTRIA - Facciata della chiesa di S. Maria delle Scale (Maria Stiegen), seconda metà del sec. XIII, e campanile (1525) - Vienna.
(prop. p. Giuseppe Löw)
Bibliografia5 opere
BIBL.: J. W. Nagl, I. Zeidler, E. Castle, Deutsch-österr. Literaturgeschichte, Vienna 1899; A. Maderno, Die deutsch-österr. Lit. der Gegenwart, Lipsia 1920; E. Castle, Österreichische Literatur, in Real-Lexikon d. deutschen Literaturgeschichte, II, Berlino 1926 sgg., pp. 670-727. Alda Manghi[{"box₂d": [132, 862, 533, 917], "label": "title", "caption": "# IV. ORDINAMENTI SCOLASTICI.nLa scuola austriaca ridusse il programma e cambiò l'indirizzo dell'educazione al momento del crollo dell'impero austro-ungarico e da cosmopolita-liberal-germanica divenne interconfessionale, simultanea e nazionale. Il ministero della Pubblica istruzione ha sempre cercato di formare per mezzo della scuola negli scolari una mentalità austriaca tenendo conto della Costituzione pubblicata il 1º maggio 1934. Secondo questa bisognava sempre sottolineare il particolarismo austriaco coltivando negli scolari il ricordo dell'antica grandezza, la gioia di vivere e l'innato senso artistico, ed eliminare così il pericolo dell'Anschluss, desiderato da molti professori delle scuole medie e delle università. Nonostante la sua interconfessionalità l'insegnamento religioso sia cattolico sia protestante è obbligatorio nelle scuole di tutti i gradi e viene affidato direttamente alla Chiesa e alle altre comunità confessionali.nParticolare cura si dà al sesso femminile, che viene istruito anche nel campo economico, in quello dell'assistenza sociale ed in quello della vita familiare. Per questa ragione nelle ultime classi delle scuole superiori femminili è obbligatoria la pedagogia, l'assistenza infantile, il cucito, la cucina e l'economia domestica. La frequenza scolastica è obbligatoria dai 6 ai 14 anni ed è gratuita: l'insegnamento si divide in prescolastico, scolastico e doposcolastico. Quello prescolastico si svolge negli 838 giardini d'infanzia dei quali 233 sono privati e quello doposcolastico nel doposcuola triennale obbligatorio. L'insegnamento scolastico si divide in elementare, medio e universitario.nIn tutta l'A. vi erano 4694 scuole elementari, di cui 1167 di un'aula, nella quale si impartisce contemporaneamente l'insegnamento di tutte le otto classi, 1337 di due aule, 679 di tre aule, 360 di quattro aule, 240 di cinque aule, 151 di sei aule, 21 di sette aule, 4 di otto aule. Si hanno inoltre 631 scuole cittadine triennali di cui 107 sono private e 155 scuole medie delle quali solo 4 femminili. Si hanno inoltre 3 università (Vienna, fondata nel 1365; Graz, fondata nel 1585; Innsbruck, fondata nel 1677), e 2 politecnici (Vienna, fondato nel 1815 e Graz, fondato nel 1865), 1 scuola superiore di veterinaria (Vienna, fondata nel 1871), 1 scuola superiore mineraria (Leoben, fondata nel 1849) 1 scuola superiore per il commercio mondiale (Vienna, fondata nel 1919), 1 scuola superiore di agricoltura (Vienna 1898) ed 1 scuola superiore di musica (Vienna). Accanto a queste scuole regolari esistono delle scuole speciali: Scuole delle minoranze nazionali, garantite dall'accordo di Brno (7 giugno 1920) e precisamente 73 slovene, 25 croate, 22 ceche e 9 ungheresi. Nel 1927 sono sorti due tipi di scuola: scuola di reintegrazione (Aufbauschule) e scuola media per gli operai (Arbeitermittelschule)"
AUSTRIA - Refettorio grande dell'abbazia cistercense di Heiligenkreuz (Bassa A.), costruita e decorata tra il 1641 e il 1691.
AUSTRIA - Refettorio grande dell'abbazia cistercense di Heiligenkreuz (Bassa A.), costruita e decorata tra il 1641 e il 1691.
(prop. p. Giuseppe Lori)
Illustration

dove si preparano in soli cinque anni coloro che sono stati costretti ad abbandonare gli studi e insieme quegli operai che vogliono accedere alle diverse università.

L'educazione del clero è affidata, come nel passato, alle facoltà teologiche che fanno parte delle Università di Vienna, Graz e Innsbruck. A queste sedi bisogna aggiungere la facoltà teologica di Salisburgo fondata nel 1850. A Salisburgo esiste un Comitato universitario cattolico che ha per scopo la riapertura della Università cattolica, la quale è stata chiusa nel 1810.

BIR.: H. Fischl, Wesen und Werden der Schulreform in Österreich, Vienna 1929; V. Fadrus, Die Lehrpläne für Volks-Haupt-Mittel- und Hilfsschulen, ivi 1929-32; P. Mosser, Th. Reitte, Mittelschulen in Österreich, ivi 1929; Herder, Lexikon der Pädagogik der Gegenwart. Friburgo in Br. 1932.

Miroslav Stumpf

V. ARTE.

È quasi impossibile delineare una trattazione storica dell'arte limitatamente all'odierna A., che comprende le regioni di lingua tedesca dell'antica monarchia asburgica, dal momento che essa rappresenta solo un aspetto parziale di tutta l'arte tedesca presa nel suo complesso, e d'altra parte, s'irradia anche in tutti gli altri paesi che, fino al 1919, dipendevano dal medesimo Stato.

Poiché in tali regioni il germanesimo si è sviluppato essenzialmente come fenomeno di colonizzazione, la vita artistica vi si è iniziata più tardi che non nell'odierna Germania occidentale. Fra i monumenti architettonici, di maggiore importanza, conservati nessuno è anteriore al sec. XII, quando quel territorio danubiano, importante come regione di transito, fiorì economicamente sotto il dominio degli energici margravi di Babenberg. Fu allora che Vienna divenne città; ma in quel tempo il più importante centro culturale delle Alpi orientali era Salisburgo (sede di quei potenti arcivescovi le cui diocesi dapprima comprendevano tutta l'odierna A.) che nei secc. XII e XIII, per mezzo delle diocesi suffraganee di Gurk, Seckau e Lavant, si creò altrettanti centri secondari di vita artistica e intellettuale. Scomparso nel 1598 il duomo romanico di Salisburgo (costruito nel 1181) con i suoi sette campanili, il più antico grande edificio romanico è ora il duomo di Gurk in Carintia, basilica su pilastri, originariamente non coperta a volta, e provvista di due torri; la sua cripta, detta delle cento colonne, venne terminata nel 1174. In quello stesso tempo però anche i Cistercensi, così attivi nel colonizzare l'Europa orientale, stavano già lavorando alle slanciate volte della loro chiesa in Heiligenkreuz presso Vienna, la cui nave maggiore fu inaugurata nel 1187. Vi sono stati riscontrati influssi provenienti da Maulbronn nella Svevia; invece il tardo romanico viennese, già venato di elementi gotici, è da ritenere che vi sia giunto attraverso Bamberg. Qui, in Vienna, sorsero nella prima metà del sec. XIII la chiesa di S. Michele e soprattutto la parte occidentale della cattedrale di S. Stefano, la cosiddetta porta dei Giganti e le torri dei Pagani, dove si hanno anche sculture decorative.

Assai ricca fu nell'odierna A., durante i secc. XII e XIII, la fioritura della miniatura libraria romanica. Anche in questo campo Salisburgo è il centro più importante: nella seconda metà del sec. XII i suoi conventi possedevano probabilmente i migliori miniaturisti tedeschi. Tuttavia anche il convento dei Canonici regolari di Klosterneuburg presso Vienna e quelli dei Cistercensi di Heiligenkreuz e di Zwettl furono assai fecondi in tale settore. Klosterneuburg, che nel sec. XII fu arricchita da una basilica a pilastri, conserva ancora, nella sua antica sala capitolare, quel famoso capolavoro dell'arte degli smalti dell'alto medioevo, che è il cosiddetto «altare di Verdun», fatto dal maestro Niccolò, oriundo della regione mosana, per il proposto Wernher, nel 1181.

Furono gli Ordini mendicanti a introdurre nell'architettura il gotico primitivo. Le chiese domenicane di Friesach in Carintia e di Krems in A. sono del 1250 ca.: si tratta di semplici basiliche con nave mediana rialzata. Quanto alla «Halle», caratteristica per il gotico austriaco, che ha il vano interno spartito in navi di uguale altezza, essa compare per la prima volta nel coro di Heiligenkreuz, consacrato nel 1295, e nella chiesa di Imbach, a quanto pare già ultimata nel 1282; nel sec. XIV seguono poi la chiesa dei Cistercensi di Neuberg (1327-44), quella degli Agostiniani di Vienna (1330), ecc. Massima espressione di codesta forma d'arte è però il braccio lungo del S. Stefano di Vienna, innestato nel 1359 ad un coro del 1304-40. Sebbene da principio fosse solo la chiesa parrocchiale della città danubiana, in pieno sviluppo sotto gli Asburgo che vi risiedettero dal 1276, e diventasse sede episcopale soltanto nel 1469, la chiesa di S. Stefano divenne uno dei più importanti cantieri dell'arte gotica, straordinariamente ricco anche di buoni scultori. Non vi è forse un'altra cattedrale europea per la quale abbia lavorato un uguale numero di notevoli scultori dei secc. XIV-XV: due portali del Duomo, quello del Vescovo e quello del Cantore, ostentano cicli plastici (del 1368-80) di alta originalità. Di particolare pregio è, all'interno della chiesa, la cosiddetta Madonna dei Facchini (Dienstbotenmadonna) figura prettamente austriaca nella sua delicata grazia; a Klosterneuburg si ha una delle migliori figurazioni della Madonna seduta, del principio del sec. XIV.

AUSTRIA - Chiesa (1355-66) e casa parrocchiale (1756) di Seewiesen (Stiria), con lo sfondo dello Hochschvab (2278 m.).
AUSTRIA - Chiesa (1355-66) e casa parrocchiale (1756) di Seewiesen (Stiria), con lo sfondo dello Hochschvab (2278 m.).
(prop. p. Giuseppe Lohr)

Nello stesso convento presso Vienna si conserva, sulla facciata posteriore dell'altare di Verdun, restaurato nel 1325, il più antico dipinto su tavola della regione: quattro scene della vita di Maria, a tempera; e dello stesso tempo è una serie di vetri dipinti nel bel chiostro del convento.

Il più gran vanto del gotico austriaco è però la torre meridionale del S. Stefano, vero segnacolo di Vienna, anzi di tutto il paese; sorge e si sviluppa, compatta e organica come un albero gigante, dalla radice sino alla vetta traforata, che si dissolve tutta in trasparenza. Sembra che sia stata iniziata nel 1354 e compiuta nel 1433; la torre settentrionale, cominciata nel 1450, restò incompiuta.

Nel sec. XV Vienna, dove risiedeva l'imperatore, era la più grande città della Germania: ne ha esaltata la bellezza Enea Silvio Piccolomini.

Il «realismo» del gotico tardo venne importato nella pittura austriaca da uno svevo emigrato, Giovanni da Tubinga: il nome di un altro pittore, locale, Corrado Laib, è connesso con due crocefissioni ricche di figure. Il tirolese Michele Pacher è il creatore del grande altare ad ante di S. Volfgango presso Salisburgo, terminato nel 1481, e parimenti degno di nota per la parte pittorica come per gli intagli del cassone. Nonostante taluni rapporti con l'arte mantegnesca, l'altare è un capolavoro del «barocco tardo-gotico» germanico; la plastica in pietra dello stesso tempo ha la sua più famosa creazione nel grande monumento tombale dell'imperatore Federico III (iniziato sul 1467), nel duomo di S. Stefano: tarda creazione di Nicolas Gerhaert da Leida, oriundo olandese ma operante a Treviri e a Strasburgo. Tali due opere rappresentano i presupposti della plastica tardo-gotica più specificamente austriaca, che ha lasciato le sue opere più significative nell'altare di Kefermarkt (1480-90 ca.), le statue di apostoli nella chiesa parrocchiale di Wiener Neustadt, audaci creazioni di Lorenzo Luchsperger del 1490-1500 ca., l'altare di Zwettl (ora in Adamsthal, Moravia), probabilmente di Andrea Morgenstern.

Venendo alla cosiddetta pittura «antico-tedesca», oltre alle opere del Pacher e dei salisburghesi da lui influenzati, il Maestro di Mondsee e Max Reichlich, le cui opere principali si trovano nel Kunsthistorisches Museum di Vienna, si trova la maggiore fioritura nella cosiddetta «scuola danubiana», iniziata nei primi anni del sec. XVI, dalle opere che il francone Lucas Cranach e Jörg Breu d'Augusta crearono in A., nonché da quelle dell'artista locale Rueland Frühauf (altare di S. Leopoldo per Klosterneuburg, del 1501); ebbe poi i suoi più noti rappresentanti in Alberto Altdorfer da Ratisbona ed in Wolf Huber da Passavia. Ambedue lavorarono anche per l'A.: l'Altdorfer è autore di un altare della Passione nel convento di S. Floriano presso Linz, e lo Huber ha dipinto ritratti in Vienna ed in Kremsmünster. Tutte opere caratterizzate da particolari doti pittoriche e poetiche, e da un sincero senso del paesaggio e del pittoresco.

L'imperatore Massimiliano I, che prediligeva Innsbruck come residenza, vi ebbe poi, nella Hofkirche, una gigantesca tomba, che egli stesso aveva progettata come una sorta di bronzea rassegna di antenati. Ai suoi ordini lavorarono dal 1508 molti artisti di Augusta e di Norimberga, ed anche il celebre Pietro Vischer che vi contribuì con due statue. L'insieme viene ad essere il più grande complesso di statue bronzee che sia stato mai creato in Europa a ricordo di un solo personaggio. Tutti tedeschi ne furono gli scultori: solo nel 1562 vi partecipò anche l'olandese Alessandro Colin, con alcune idee per la vera e propria tomba imperiale, sulla quale solo nel 1581, come ultima opera, sorse poi la figura orante del committente.

Solo indirettamente si può dire che il Rinascimento italiano abbia influenzato tale grande complesso, mentre l'arte del Mezzogiorno doveva affermarsi completamente sotto i due nipoti dell'imperatore, Carlo V e re Ferdinando. Così, nel corso del sec. XVI, non solo numerosi castelli ma anche tutte le città austriache furono arricchite da vaghi cortili porticati, nei quali la luminosa chiarezza italiana si unisce, in modo spesso assai suggestivo, a disuguaglianze di un pittoresco schiettamente nordico. Tipici esempi di tale stile composito, ma con predominante carattere italiano, sono il palazzo Porcia in Spital (Carintia), ed il Landhaus di Graz con il suo cortile a pilastri su tre ordini, del 1556. Del resto la loggia aperta rappresentava già un motivo familiare all'architettura tardo-gotica paesana; l'esempio più familiare ne è il «Goldnes Dachl» in Innsbruck, un delizioso balcone applicato a quello che era allora il castello principesco (1550 ca.). Sotto l'imperatore Ferdinando I anche la Hofburg viennese cominciò a tramutarsi gradatamente in un castello principesco secondo il gusto meridionale. Il cosiddetto Schweizertor del 1552 ci conserva il più notevole avanzo di codesta attività artistica.

Assai più significativa divenne però la parte dell'A. nel processo di immissione del barocco italiano nella Germania meridionale. Tanto gli Asburgo, come propugnatori del cattolicesimo nell'impero, quanto i vari Ordini religiosi (dei Gesuiti, dei Domenicani, ecc.) tutti vi hanno contribuito nello stesso senso. Ma anche qui i più importanti pionieri del nuovo stile furono gli arcivescovi di Salisburgo. Il Duomo, iniziato nel 1606 da Vincenzo Scamozzi e continuato nel 1614 da Santino Solari, ma secondo un progetto modificato, divenne una delle più importanti chiese barocche d'Europa. Non senza tuttavia tener anche conto del gusto tedesco, specie nelle due alte torri della facciata. Fra il 1614 e il 1620 il lodigiano Pietro Pomis elevava in Graz un mausoleo per Ferdinando II, del tutto italiano nello stile, ma anch'esso con cupole soverchiamente slanciate. In Vienna stessa il barocco italiano, abbinato al tipo nordico della facciata fiancheggiata da torri, venne introdotto soprattutto con la chiesa dell'Università dei Gesuiti, che sopra l'ingresso reca la data del 1627. La formula architettonica dell'agile coppia di torri ebbe fortuna e diffusione anche presso la operosa famiglia dei Carlone. Essi lavorarono, specialmente nell'Alta A., nella seconda metà del sec. XVII, lasciandovi, nei conventi di Kremsmünster, Schlierbach, Garsten e soprattutto in S. Floriano, nonché nel duomo della città di Passavia, così immediatamente confinante con l'A., imponenti esempi, non soltanto della loro arte di fabbricatori, ma anche della loro abilità di decoratori.

L'età di Carlo VI, o meglio del principe Eugenio, si può definire, dopo quella del tardo gotico, il vero meriggio dell'arte austriaca. I più grandi nomi di essa sono quelli di Giovanni Bernardo Fischer von Erlach (1650-1723) e di Giovanni Luca von Hildebrandt (1668-1745).

Appartengono al primo soprattutto i progetti per le nuove fabbriche della Hofburg imperiale e del castello estivo di Schönbrunn, progetti di straordinaria grandiosità ma che vennero poi attuati solo in minima parte. In tali opere come in tutte le altre fu erede del Fischer von Erlach il figlio Giuseppe Emanuele, come anche nella costruzione della chiesa di S. Carlo Borromeo in Vienna, progettata nel 1722 ma iniziata solo nel 1724, e ultimata nella imponente cupola nel 1725. Quanto a Giovanni Luca von Hildebrandt, nel suo capolavoro, il castello estivo del principe Eugenio, il Belvedere (quasi compiuto nel 1723), lo vediamo sollevarsi a tale livello di personalissima genialità, che si comprende come abbia esercitata una enorme influenza su tutta l'arte barocca della Germania meridionale. Accanto a questi grandi troviamo attivi non pochi artisti italiani, così Domenico Martinelli, che, fra gli altri, lavorò per il principe di Liechtenstein; ma specialmente Donato Felice d'Allio, che diresse la nuova costruzione del convento di Klosterneuburg, del quale Carlo VI voleva fare un « Escuriale austriaco ». Ciò che là doveva restare grandiosamente incompiuto, venne invece attuato in maniera insuperabile nel convento di Melk sul Danubio (quasi ultimato nel 1738), da Jacopo Prandtauer: la fusione di chiesa e di monastero in un solo gigantesco organismo unitario.

AUSTRIA - Circoscrizioni ecclesiastiche: 1. Confini di Stato; 2. Confini di circoscrizioni ecclesiastiche; 3. Ferrovie.
AUSTRIA - Circoscrizioni ecclesiastiche: 1. Confini di Stato; 2. Confini di circoscrizioni ecclesiastiche; 3. Ferrovie.
(progr. Eur. Catt.)

Il gusto di Maria Teresa propendeva verso la Francia: lo dimostrano gli interni di Schönbrunn e più ancora il suo magnifico parco, che presuppone quello di Versailles.

Nel sec. XVIII la pittura barocca si espande con straordinaria ricchezza nei soffitti e sulle volte di chiese e di palazzi: fra gli artisti, ricorderemo, per la prima metà del secolo, Rottmayr e Altomonte, per la seconda, specialmente Antonio Maulpertsch.

Ricca di grandi talenti è anche la plastica del barocco austriaco. Sul principio del XVIII sec. troviamo al lavoro, nel Salisburghese, Meinrard Guggenbichler, mentre Giorgio Raffaele Donner rappresenta lo stile di corte. Molte reminiscenze della scuola del Giambologna si notano specialmente nel suo bel fonte eretto sul Neuer Markt, in Vienna, inaugurato nel 1739. Verso la metà del secolo si afferma come tipico ingegno provinciale, pieno di forza ed originalità, Giuseppe Taddeo Stammel, che decora l'abbazia di Admont nella Stiria con le sue statue lignee: la biblioteca di questo edificio sacro è una delle più belle tra le molte consimili pure belle dell'A., alla testa delle quali sta la sala principale della Hofbibliothek di Vienna, che è forse la più perfetta opera dei due Fischer von Erlach.

Nel '700 Vienna ottenne la sua « Accademia », vale a dire la prima scuola d'arte tedesca di Stato, mediante la quale la città imperiale aumentò grandemente la diffusione dell'arte che in essa si coltivava; ne fu direttore per molti anni, intorno al finire del secolo, il pittore Füger, che rappresenta con buon gusto il « classicismo » di Luigi XVI. Però nel sec. XIX molti dei migliori artisti avversarono codesta istituzione, particolarmente Ferdinando Giorgio Waldmüller, ottimo ritrattista e scopritore del valore artistico del Wienerwald. In accordo con l'Accademia è invece il nazareno Giuseppe Führich, che ha lasciato ottime cose come incisore in legno.

Dopo la demolizione dell'antica cinta fortificata, Vienna, nella seconda metà dell'Ottocento, assistette ad una vigorosa attività costruttiva. Nel 1859 si diede inizio all'anello della Ringstrasse, che nel suo insieme supera ogni altra creazione analoga di altre capitali, anche se le sue costruzioni monumentali prese isolatamente, provocarono molte critiche. Veri modelli di edifici teatrali sono il Teatro dell'Opera (1861-69) del Siccardsburg e del von der Nüll, e il Burgtheater del Semper e dell'Hasenauer (1873-88), mentre i due palazzi-museo degli stessi architetti offrirono degna sede alle grandiose raccolte della città imperiale. Con le nuove tendenze, affermatesi intorno e dopo il 1900, si acquistarono buon nome di architetti Otto Wagner e Kolomann Moser, mentre le « Wiener Werkstätten » (Artigianato viennese) favorirono lo sviluppo di un'arte dell'arredamento degli interni piena di buon gusto. - Vedi Tavv. XXXI-XXXII.

A sinistra: CHIESA PARROCCHIALE di Deutsch Altenburg (secc. XIII-XIV). A destra: CHIESA PARROCCHIALE IN UN RIFUGIO MILITARE (sec. XV). Weissenkirchen presso Krems.
Tav. XXXI A sinistra: CHIESA PARROCCHIALE di Deutsch Altenburg (secc. XIII-XIV). A destra: CHIESA PARROCCHIALE IN UN RIFUGIO MILITARE (sec. XV). Weissenkirchen presso Krems.
di Hans von Tübingen (ca. 1450). Altare da Wiener Neustadt – Linz, museo.
Tav. XXXII di Hans von Tübingen (ca. 1450). Altare da Wiener Neustadt – Linz, museo.
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Leo Bruhns

Informazioni sulla voce

Di Giuseppe Caraci, Giuseppe Löw, Miroslav Stumpf, Leo Bruhns

Fonte Giuseppe Caraci: firma a stampa; Giuseppe Löw: firma a stampa; Miroslav Stumpf: firma a stampa; Leo Bruhns: firma a stampa

Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. II (1949), coll. 431–459.

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Caraci, Giuseppe, et al. “Austria.” In Enciclopedia Cattolica, vol. II, coll. 431–459. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1949. https://azioneromana.com/it/article/austria.

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Caraci, Giuseppe, et al. “Austria.” Enciclopedia Cattolica, vol. II, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1949, coll. 431–459. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/austria.

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