AURELI, IPOGEO DEGLI

AURELI, IPOGEO degli. - Scoperto a Roma nel 1919 presso il Viale Manzoni, questo complesso popolare si compone di quattro vani costruiti a quote diverse e costituiti da un atrio e tre camere con posteriore sviluppo di gallerie sepolcrali. È prezioso anzitutto per le sue pitture, la cui età risale probabilmente ai primi decenni del sec. III ed il cui contenuto presenta una commistione di soggetti prettamente cristiani con elementi affatto estranei al consueto repertorio cristiano.

La prima camera, a fior di terra, ha conservato sulla parete di fondo una doppia composizione che si riferisce alla creazione ed alla caduta dei Protoparenti, mentre sulle pareti laterali appaiono quattro figure di dottori ricollegate tra di loro da sfondi architettonici. Nell'atrio, tra altre, è notevole una figura maschile che addita una croce apparsa in alto. Nella seconda camera, sottostante alla prima, la composizione centrale della vòlta (donna velata tra due vecchi, uno dei quali tiene una virga taumaturga sopra la testa della donna) il tutto compreso in una luce rossiccia, le numerose

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Aureli, ipogeo degli - Pianta dell'ipogeo degli A.

Ad monachos e Ad virgines, che sono un rifacimento ampliato delle regole di s. Cesario.

Notevoli sono alcune prescrizioni: era proibito mandare o ricevere lettere senza il permesso dell'abate (art. 6); nessuno poteva custodire presso il letto cibo o bevanda, ma tutto doveva essere depositato nel cellaio comune (art. 7); erano ammessi come religiosi soltanto uomini liberi (art. 18); era raccomandato il lavoro manuale, che doveva andare unito con la preghiera (art. 24); tutti dovevano imparare a leggere (art. 32); salvo rare eccezioni, solo l'abate poteva essere ordinato sacerdote (art. 6); i monaci erano vegetariani: la carne veniva tollerata solo in caso di malattia (art. 51) ed era proibito prendere cibo o bevanda fuori di mensa (art. 52).

Ci rimane pure una lettera al re Teuderberto, scritta in conformità dell'uso della Cancelleria romana, in prosa ritmica.

A. è venerato come santo, e la sua festa ricorre il 16 giugno.

BIBL.: Le due regole sono riprodotte in PL 68, 385-406: l'epistola fu edita criticamente dal Gundlach, MGH, Epistulae, III, pp. 124-26.