ATENE ('Αθ/νχι). - Capitale dell'Attica e dell'attuale Regno di Grecia.
I. A. NELL'ANTICHITÀ. - A. è città preellenica. L'acropoli, che ne costituì il nucleo primitivo, era abitata in età neolitica. Gli Ateniesi, che si consideravano Ioni ed autoctoni, ne attribuivano le più antiche fortificazioni ai Pelasgi. Numerose sono in
essa e nell'Attica le tracce della civiltà egeo-minoica. Sulla fine dell'età micenea, quando gli Ioni erano già da molti secoli (l'immigrazione è del II millennio) fusi con gli abitanti originari, A., oltre la polis o cittadella (acropoli è termine tardo), aveva già un sista, cioè un abitato indifeso, sparso sulle alture circostanti. A che età risalga il nome e se sia o no ellenico e in quale rapporto stia con quello di Atena, che conserva le tracce della dea minoica del palazzo, e che a un certo momento si sostituì alle più antiche divinità di Cècrope e d'Erètteo, s'ignora. All'alba dell'età storica, A., come città-Stato, comprende tutta l'Attica, precedentemente divisa in piccoli Stati cantonali. L'unione di essi in un'unica polis (sinecismo) viene attribuita dalla tradizione a Teseo: la critica moderna la considera come un fatto graduale.
La storia della costituzione d'A. comprende cinque fasi: monarchia, aristocrazia, timorazia, tirannida, democrazia, della quale si distingue una fase moderata ed una estrema. La monarchia è dell'età mitica: nel VII sec. a. C. il re è già disceso dall'acropoli ed è un magistrato elettivo: il governo è costituito dal collegio dei nove arconti: arconte eponimo, re, che ha compiti religiosi, polemareo, e sei tesmoteti. Organi dello Stato sono: la Boulé o Consiglio, alla quale non hanno accesso che i nobili, e l'Ecclesia o Assemblea popolare. La popolazione è divisa in 4 tribù (le 4 tribù ioniche), e in fratrie: gli antichi gruppi parentali o γένε, con la formazione della grande proprietà, si sono sviluppati in organizzazioni gentiliarie chiuse e costituiscono titolo di nobiltà: gli appartenenti si chiamano empatridi. Quanti non fanno parte dei nobili, e cioè la plebe (πλ/δ/νς), hanno associazioni proprie a carattere religioso: i thlasi e gli orgelni. Organizzazioni territoriali intese a provvedere il necessario per la flotta, sono le naucrarie. I nobili, padroni della maggior parte delle terre, hanno il monopolio delle magistrature. Ad essi si contrappongono i medi agricoltori, nerbo dell'esercito politico, e la nuova classe dei commercianti, formatasi con l'introduzione della moneta e lo sviluppo dei traffici. Da costoro, appoggiati alle plebi rurali, in gran parte asservite alla nobiltà, e ai marittimi, ha inizio il moto rivoluzionario, che, dopo un secolo e mezzo, porterà al trionfo della democrazia. Una prima conquista fu nel 621 a. C. la legislazione di Draconte, che sottrasse i delitti di sangue alla vendetta privata dei γένε, Solone, eupatrida, ma di media condizione, arconte nel 594 con poteri straordinari, per comporre l'urto tra la nobiltà e la plebe e suonare la guerra civile, abolì l'ipotesi sulla terra e sulla persona, ciò che ebbe come conseguenza di annullare i debiti, codificò il diritto civile con innovazioni intese a rompere l'unità patrimoniale dei gruppi gentilizi, e trasformò il regime da aristocratico in timocratico o censitario, distribuendo i diritti politici secondo le 4 classi fiscali già prima esistenti. Alla Boulé nobile alla quale, dal Colle di Ares o Areòpago, dove sedeva come tribunale per i delitti di sangue volontari, rimase per eccellenza il nome di Boulé dell'Areopago, e che era formata dai magistrati uscenti di carica, che ne avevano diritto a vita, aggiunse una seconda Boulé elettiva annuale di 400 membri (100 per ogni tribù). Ai teti, e cioè ai nullamenti, lasciò il diritto di far parte dell'Ecclesia, ma diede un'arma, che in seguito si rivelò potentissima, con l'istituzione dell'Elia, tribunale popolare d'appello, e con il diritto fatto a chiunque di levarsi pubblico accusatore d'ogni trasgressione alla legge. Ma le lotte continuarono, e la conclusione fu quella che Solone aveva predetto: la tirannida, lo strumento del quale, nella maggior parte delle città greche, la democrazia si servì per abbattere il privilegio dei nobili. Nel 561 Pisistrato, portato dal partito popolare della Montagna (Diacria), s'impadronì dell'acropoli e, tolto un decennio, regnò fino alla morte (527), lasciando senza contrasti il potere ai figli Ippia ed Ipparco. Fu un periodo di pace e di grande prosperità, favorita dalla politica di espansione marittima, che, eliminata la concorrenza di Megara e consolidata la conquista di Salamina, si attesta sul Chersonese tracio e al