ASCENSIONE - I. NELLA S. SCRITTURA. - Dopo essere apparso ripetutamente durante quaranta giorni, Gesù risorto comparve un'ultima volta agli apostoli

(fot. Alinari)
Diversi acattolici supposero che il racconto dell'A. fosse un'interpolazione; ma la critica testuale oggettiva riconosce la genuinità del duplice testo lucano nella forma conservata dalla recensione orientale (tutti i codici dei secc. IV e V). Anche nella forma detta occidentale (codice di Beza) che armonizza i due racconti di Luca, il fatto storico è affermato chiaramente. La critica letteraria, che scopre nel racconto l'orma inconfondibile dello stile lucano, e la critica storica, che trova affermato o supposto il fatto nella primitiva catechesi apostolica, ne confermano la realtà. I tentativi di scorgervi un mito, sorto in diverse fasi evolutive, s'infrangono contro il fatto accertato dell'antichità degli Atti (anni 62-63).
Nello stesso Nuovo Testamento suppongono od attestano la realtà dell'A. o della presenza dell'umanità glorificata di Cristo in cielo gli apostoli Paolo, Pietro e Giovanni (I Thess. 1, 10; Eph. 1, 20-22; 4, 10; 6, 9; specialmente Hebr. 9, 24 [e 7, 27; 8, 1, 10, 12; ecc.]; I Pt. 3, 22; I Io. 2, 1). Le testimonianze sono più che sufficienti per compensare il silenzio di Mattos, che ha preferito chiudere il suo Vangelo con l'apparizione in Galilea di Gesù che invia gli apostoli ad evangelizzare il mondo.
BIBL.
V. Larrañaga, L'Ascension de N
S. dans le N. T., trad. frane. di G. Cazaux, Roma 1938 (capitale lavoro esegetico-critico).Pietro De Ambroggi
II. NELLA LITURGIA. - La festa dell'A. si celebra il giovedì successivo alla quinta domenica dopo Pasqua a distanza di quaranta giorni da questa, in conformità alla narrazione dell'evento lasciataci dagli Atti. Negli antichi monumenti liturgici romani, come i Sacramentari leoniano, gelasiano e gregoriano, è detta Ascensa, e nella liturgia mozarabica, gallicana e ambrosiana, Ascensio, denominazione rimasta poi nella liturgia romana. La prima sua menzione si trova in Eusebio di Cesarea (De solemn. paschali, cap. 5), che la chiama solennissima. Alla fine del sec. IV è ricordata pure nella Peregrinatio Aetheriae, secondo la quale si celebrava a Gerusalemme cinquanta giorni dopo la Resurrezione, cioè nel pomeriggio della Pentecoste. Ma nel sec. VIII anche questa Chiesa si adattava all'uso di Roma. Nel medioevo era accompagnata da alcune cerimonie simboliche, ed in qualche paese ancor oggi sopravvivono usanze un po' singolari, ma piene di significato. Il cero pasquale si estingue dopo il Vangelo della Messa, a significare che il Cristo risuscitato è salito al Cielo.
BIBL. F. Cabrol, s. V. in DACL, I, II, coll. 2934-43; F. G. Holweck, Cal. liturg. festorum Dei et Dei Matris Mariae, Filadelfia 1925, p. 170.
Mauro Ingusanez
III. NELL'ARCHEOLOGIA. - La composizione della scena dell'A. è stata ispirata dai testi dei Vangeli e degli Atti degli Apostoli, come pure dai monumenti apocrifi, quali i Vangeli di Nicodemo e di Pietro, oltre la cosiddetta Ascensione di Isaia. Elemento determinante fu pure la diffusione liturgica della solennità dell'A. nel mondo cristiano, dalla basilica, Gerusalemme (v.) per iniziativa della matrona Poemenia, prima dell'anno 378, sulla sommità del monte degli Ulivi, nel punto dove il Signore era acceso al Cielo.
L'iconografia cristiana antica ha creato due tipi ben distinti dell'A.: il primo, d'origine orientale, rappre-
senta la glorificazione divina di Cristo, il Rex gloriae (Ps. 23): il Signore sale al Cielo in una mandorla, sostenuta dagli angeli; il secondo, di origine occidentale, è più realistico ed esalta il Figlio dell'uomo: il Signore sale al Cielo dal monte degli Ulivi aiutato dalla mano divina.
Il primo nasce in Palestina, probabilmente a decorazione della basilica stessa dell'A. in Gerusalemme, perché gli esempi AMPOLLA (v.) di Monza e da una di Bobbio di indubbia origine palestinese e riproducenti soggetti copiati da rappresentazioni esistenti in edifici sacri palestinesi. Altri esempi dello stesso tipo ci sono forniti dall'encolpio della biblioteca reale di Windsor e dalla teca per reliquie proveniente dal Sancta Sanctorum, ora nel museo Sacro della biblioteca Vaticana. Affini al tipo palestinese sono: quello sviluppatosi in Siria, di cui l'archetipo è offerto dal manoscritto siriano scritto nel 586 dal monaco Rabula del monastero di S. Giovanni di Zagba in Mesopotamia, dal 1497 nella biblioteca Laurenziana a Firenze (cod. Plut. I, 56); il piatto argenteo di Perm (Siberia); il manoscritto siriano della bibl. Naz. di Parigi; il tipo armeno, rappresentato dall'evangelario della regina Mike (oggi a s. Lazzaro, n. 1144); il tipo egizio con l'affresco della cappella n. 42 in Bawit.
Al tipo orientale si ricollegano pure sia il pannello con l'A. nella porta di S. Sabina, sia l'A. nel sotterraneo di S. Clemente, tutt'e due in Roma, come pure quelle di Monreale e del ciborio di S. Marco in Venezia. In tutte queste rappresentazioni il Signore è sempre accompagnato da un corteo di angeli, secondo il testo del Vangelo di s. Giovanni (1, 51) e l'omelia di s. Giovanni Crisostomo (de Ascensione: PG 50, 449).
Il secondo tipo, occidentale, è raffigurato nell'avorio del museo Nazionale di Monaco di Baviera del sec. IV; rappresentazioni analoghe si trovano in un sarcofago di Servanne (Wilpert, Sarcofagi, p. 336 e tav. XV); in un avorio del Free Public Museum di Liverpool, nel dittico del South Kensington Museum di Londra, ecc. Certo la scena dell'A. si diffuse ben presto anche in occidente, perché essa venne rappresentata agli inizi del sec. V nella basilica di Saragozza in Spagna, come attesta il tetrastico n. 44 del Dittochoeum di Prudenzio.
IV. NELLA ICONOGRAFIA
Mentre nei secc. X e XI le rappresentazioni occidentali dell'A. appaiono sempre più ricche di elementi orientali, già nel 1000 (Messale di Roberto di Jumièges, Rouen) comincia ad introdursi un tema del tutto nuovo, che oltralpe prevalse fino al tardo gotico: della figura di Gesù elevatosi nell'aria rimangono visibili soltanto i piedi e l'orlo del vestito. Per lo sviluppo definitivo del soggetto tre capolavori italiani ne segnano infine le tappe: l'affresco di Giotto nell'arena di Padova, quello di Melozzo da Forlì (Roma, Quirinale) e quello del Correggio nella cupola del duomo di Parma dove la gloria di Gesù, grazie al grandioso movimento rotatorio di tutta la composizione, assume il massimo vigore figurativo.V. NELLE TRADIZIONI POPOLARI
Nella vita popolare la festa dell'A. aveva nel passato una grandissima importanza, mentre attualmente, forse più che per altre feste, il carattere delle manifestazioni va impallidendo e perdendosi. Essa dava luogo ad una serie di pratiche, riti e credenze, il cui fondo ispiratore muove dall'essere questo un solenne giorno di purificazione e benedizione; giorno, quindi, atteso con ansia dagli afflitti da gravi malattie, e anche considerato di lieto augurio.La maggioranza degli usi popolari è connessa col va-

Le stesse facoltà miracolose attribuite a erbe, piante e frutti, si crede dal popolo che siano possedute dall'uovo dell'A., che viene custodito gelosamente. La fede nella straordinaria efficacia curativa dell'uovo dell'A. per ogni forma di malattia, anche per le più ribelli ad ogni cura, ha dato luogo ad un proverbio molto diffuso, che troviamo ricordato spesso nelle commedie del '500: «Non lo guarirebbe (o salverebbe) l'uovo dell'ascensa». In Romagna i contadini ritenevano che questo uovo avesse facoltà di far rintracciare gli annegati, illudendosi che, lasciato alla corrente, esso si fermasse nel punto ove si trovava la persona affogata.
In talune città d'Italia, la festa dell'A. ebbe, nei pas-

(fot. Alinari)
A Firenze ha luogo ancor oggi, per l'A., la famosa «festa del grillo».