BAGNO. - Il b. giornaliero in appositi edifici termali era talmente entrato nelle abitudini generali nell'impero romano che di esso nella letteratura cristiana antica si hanno continui riferimenti; ad es., nella lettera scritta dai fedeli di Lione ai loro fratelli di Asia e della Frigia (Eusebio, Hist. eccl., V, 1: PG 20, 409); Tertulliano dichiara che «ad lavarca frontem crucis signaculo terimus» (De corona, 3: PL 2, 99); sceglie l'ora più conveniente (Apol., 42: PL 1, 555-56) o deplora le vergini cristiane che si presentano nelle terme in abiti sontuosi (De virg. vel., 12: PL 2, 955); Clemente Alessandrino (Paed., 3, 5: PG 600). S. Cipriano (De habitu virg., 19: PL 4, 471-72) e S. Girolamo (Adv. Iovin., 2, 36: PL 23, 349-50) deplorano quei fedeli che frequentano i b. promiscui, lavarca mixta, che sono condannati esplicitamente nel 320 dal Concilio di Laodicea (Mansi, II, 569); anzi a questo riguardo s. Ambrogio esalta le prische tradizioni romane di modestia (De officiis, 1, 18: PL 16, 51).

Baglioni - Le case dei B. nel secondo piano dell'affresco di B. Bonfigli nel palazzo de' Priori (sec. xv), raffigurante l'Assedio di Perugia e l'Invenzione del corpo di s. Ercolano - Perugia.
S. Giovanni Crisostomo vede nel b. il simbolo della Chiesa, togliendo questa le macchie che deturpano l'anima (In ep. ad Cor., hom. XV: PG 61, 510) Reprehensio eorum qui aberant ab ecclesia: PG 51, 146).
Tra il personale addetto alle terme è noto un tale Cucumio che sul suo sepolcro volle ricordare d'essere stato guardarobiere delle terme Antoniniane (di Caracalla): Capysius de Antoninianas (G. Marchi, I monumenti patriis) militi dell'arte cristiana, Roma 1844, p. 27). Spesso si ha la documentazione che in prossimità degli edifici sacri furono costruiti b. ad uso dei fedeli. Il papa Damaso donò un balneum iuxta titulum da lui costituito presso il teatro di Pompeo (Lib. pontif., ed. Duchesne, I, Parigi 1886, p. 183). Il papa Ilaro costruì b. freddi e caldi presso la basilica di S. Lorenzo sulla via Tiburtina (ibid., p. 245) e Simmaco presso S. Pancrazio sull'Aurelia (ibid., p. 262). Nel sec. VI un tale Eusebio ne cresce uno a S. Paolo sulla via Ostiense.
Un frammento di iscrizione metrica proveniente dalla basilica di S. Martino ai Monti contiene una serie di precetti relativi ai b. (O. Marucchi, I monumenti del museo cristiano Pio lateranense, Milano 1910, tav. 45, 1.).
Fuori di Roma Eusebio ricorda i b. costruiti da Costantino presso la basilica degli Apostoli a Costantinopoli (De vita Costantini, IV, 59; PG 20, 1209). A Ravenna nel 540 il vescovo Vittore ne costruì uno aderente all'Episcopio. Un'iscrizione del sec. VII ricorda tra i lavori compiuti dal vescovo s. Damiano a Pavia insieme all'episcopio anche le terme. diaconia (v.) istituita a Napoli dal vescovo s. Agnello alla metà c. del sec. VII si distribuiva sapone per b. due volte l'anno (Gesta episcop. Neapol., ed. Waltz, cap. 39, p. 419). Oltre ai b. pubblici si hanno descrizioni di b. anche in edifici privati cristiani. Così Sidonio Apollinare mette in evidenza la sobrietà della decorazione del suo b. ad Avitacum (Ep., II, 2: PL 58, 474-476); Cassiodoro i. fatti da lui costruire nel monastero di Vivarium (De instit. divinar. litterarum, 29: PL 70, 1143-1144); il poeta Fortunato, i. b. delle ville di Leonzio, vescovo di Bordeaux e di Praemiacum (Miscellanea, 28: PL 88, 84-85).
Contegno della Chiesa riguardo al b. — Si è voluto da alcuni (cf. ad es., B. Russel, Le mariage et la morale, Parigi 1930, p. 49) accusare la Chiesa di avere sotto il vano pretesto che tutto quanto conosce al culto del corpo è incentivo di peccato, condannato e combattuto l'uso dei b. fino a farli scommesse per nel medioevo. Donde una seconda accusa, che la Chiesa è nemica dell'igiene.
La risposta è facile: 1) Nel Vangelo non si trova nessuna condanna dei b. Gesù Cristo stesso ha voluto assoggettarsi al b. simbolico di penitenza e di purificazione instaurato dal Precursore (Mt. 3, 17-18) e a sua volta ha innalzato nel Battesimo il b. a dignità di Sacramento. Ha rimproverato, è vero, ai farisei le frequenti abbuizioni e purificazioni, ma soltanto perché eran diventate per essi una pura formalità, senza spirito interiore che le accompagnasse. 2) Lo stesso si può dire per i tempi posteriori; né i Padri, né i Concili hanno mai condannato formalmente i b. Oltre agli esempi citati nella prima parte, altri molti se ne potrebbero addurre, attingendoli agli usi e ai regolamenti dei monasteri, alle dichiarazioni stesse dei Padri e dei Concili. «Era uno dei cristiani lavarsi il sabato per onorare la domenica, e cambiare gli indumenti per entrare nella casa terrena del re del cielo, cioè nella chiesa, puri di anima e di corpo» (Vita s. Melani, [m. ca. 530], in Acta SS. Ianuari 1, ed. Parigi 1863, coll. 334). E s. Giorgio Mano avverte: «Se uno vuol fare il b. per motivo di lussuria e di voluttà, noi non lo permettiamo in nessun giorno; se invece lo si prende perché il corpo ne sente il bisogno, non lo proibiamo neppure alla domenica. Perché sta scritto: "Nessuno odia la propria carne, ma la nutre e la cura"» (Eph. 5, 29); (Epist. Gregori M., lib. XIII, ep. 1: PL 77, coll. 1254; cf. P. Galland, L'Eglise et l'hygiène au moyen-âge, Parigi 1933, pp. 15-29). 3) Se nei Padri e nei Concili si leggono parole severe e proibizioni, talora eccessive, questo si spiega o si comprende, chi consideri le circostanze. Nei primi secoli del cristianesimo i b. pubblici delle città pagane non godevano buona fama, attesa la promiscuità dei sessi e il libertinaggio dei pagani (Giovenale, Satira 6, 422; Clemente Aless., Paedagogus, III, 5). Gli stessi inconvenienti avevano luogo pure nel corso del medioevo e specialmente agli inizi del Rinascimento. La Chiesa perciò non poteva non intervenire per deprecare abusi e danno delle anime. 4) L'astinenza dal b., praticata per un tempo più o meno lungo e proclamata da asceti, derivava piuttosto dallo spirito di penitenza e di mortificazione, prova sufficiente a dimostrare di quanta importanza fossero ritenuti i b. 5) Se in questo argomento non mancarono esagerazioni o eccessi, ciò si dovrà attribuire ai singoli, non ad una inesistente legislazione ecclesiastica.
I. B. E. LA MORALE CRISTIANA. — I b. di acqua o di sole, presi con moderazione, sono utili all'igiene, alla salute e alla cura del corpo, rinvigoriscono e temprano i nervi, conferiscono agilità e benessere, abituano anche ad un atteggiamento naturale e disinvolto di fronte a se stessi. Però il cristiano deve pensare che tutto questo non dispensa dalle leggi della convenienza e dal pudore; e che la concupiscenza, posto il peccato originale, può giocare cattive sorprese. Tanto più che è facile il passo ad eccessi del preludio di teoria e di pratica (v. NUDISIMO); e il pericolo per le anime, poste la promiscuità e l'eccessiva libertà delle spiagge moderne, diventa considerevole. La Chiesa non può dunque trattenersi dall'intervenire nel mettere in guardia i fedeli e nell'esigere determinati costumi che salvino il pudore e il decoro. A questo anche l'autorità civile, premurosa, come dev'essere, dell'onestà pubblica, è obbligata a concorrere per il bene e la morigeratezza dei cittadini.