Enciclopedia Cattolica vol. III, 1949 Agiografia Santi

CECILIA, SANTA

Festa: 22 novembre

English Cita

Noto anche come: tedesco: Cäcilia; inglese: St. Cecilia; francese: Sainte Cécile; latino: Caecilia, Sancta Caecilia

CECILIA, santa - Bassorilievo in marmo attribuito a Donatello. Londra, museo nazionale.
CECILIA, santa - Bassorilievo in marmo attribuito a Donatello. Londra, museo nazionale.

CECILIA, santa. - Martire romana, venerata il 22 nov. Ha il suo elogio in atti composti nei secc. v-vi, che presentano numerosi elementi costituenti nel complesso una vera crux per gli agiografi. Essa vi appare come una giovinetta di nobile famiglia, che fu fidanzata al nobile Valeriano. Il giorno delle nozze essa, mentre risuonava la musica, cantava nel suo cuore l'inno della purità (da questo particolare è stato dato a C. il vanto di protettrice dei musicisti). La prima notte di matrimonio C. dichiara allo sposo che un angelo veglia sulla sua verginità. Lo sposo vuol vedere l'angelo ed ella lo esorta a ricevere il Battesimo e lo manda per questo al 3° miglio dell'Appia, dal vescovo Urbano. In seguito ad una apparizione celeste, Valeriano si battezza. In veste bianca torna da C. che è affiancata dall'angelo, il quale ha in mano due corone: una di rose è data a C.; l'altra, di gigli, è data a Valeriano. A questo punto si mescola la storia dei ss. Tiburzio, Valeriano e Massimo (gruppo venerato il 14 apr.), giacché il martire Tiburzio appare come il fratello di Valeriano. Più tardi il prefetto di Roma Turcio Almachio sacrifica dapprima gli uomini, poi fa arrestare la donna. È condannata ad essere soffocata nel calidario del bagno surriscaldato nella sua casa. Ma poiché il mezzo del martirio non aveva cagionato la morte, la si fa decapitare nello stesso luogo. Il papa Urbano ne avrebbe portato a seppellire il corpo in mezzo a quelli dei suoi colleghi vescovi, e la casa del martirio sarebbe stata consacrata come basilica in suo nome (cf. BHL, 1495; B. Mombritius, Sanctuarium, ed. Solesmense, pp. 332-41; Martyr. Romanum, p. 539; H. Delehaye, Etudes sur le légendier Romain, Bruxelles 1936, pp. 73-96, 194-220; v. anche il commentario dello stesso al Martyr. Hieronymianum, pp. 612-13).

Come fatti positivi si notano: Tiburzio, Valeriano e Massimo sono dei martiri del cimitero di Pretestato. Un Urbano era venerato anche in Pretestato (Itinerarium salisburgense; Lib. Pont.). Ma una epigrafe con OYPBANOE E... e la menzione dell'elenco di papa Sisto III segnalano un omonimo nel cimitero di Callisto. Si deve trattare di un vescovo estraneo, e del resto, la paleografia dell'epigrafe non ci fa risalire ad epoca antichissima. Questi rapporti di C. con personaggi del cimitero di Pretestato, hanno potuto far credere a qualche studioso che anch'essa fosse venerata in Pretestato. In realtà essa spetta al cimitero di Callisto e l'Inter collegas suos episcopos della Passio allude all'adiacenza della cripta papale. Infatti la cripta di S. C. è in vicinanza assoluta di quella dei Papi.

La spaziosa cripta ha delle memorie epigrafiche dalla fine del III sec. (ad es., iscrizione di un Settimio Frontone Pretestato Liciniano) ed ha pitture del sec. v e posteriori. Fra le più antiche vi sono quelle del lucernario (immagine della Santa - oggi quasi svanita - e tre personaggi: Policamo, Sebastiano e Quirino; di essi il primo è un santo sconosciuto e l'ultimo può essere il vescovo di Siscia in Pannonia, le cui reliquie furono trasferite in Catacumbas nel sec. v). Un'altra figura di s. C., che è in una parete, spetta al sec. IX. Sembra che da questa cripta papa Pasquale I togliesse il corpo della martire (apr. 821) per trasferirlo sotto l'altare della basilica di cui si dirà. Però lo scrittore del Lib. Pont. (II, p. 56) fa confusione e parla del cimitero di Pretestato. È strano che di una martire tanto celebre non si parli nel più antico calendario della Chiesa romana (sec. IV) e su di essa non una parola vi sia negli scritti di Damaso, Ambrogio, Girolamo, Agostino e Prudenzio.

Ma è certo che l'immagine di s. C. si trova nel sec. VI in musaici ravennati (cappella arcivescovile; S. Apollinare

CECILIA. santa - S. C. in atteggiamento di orante. Affresco (sec. IX) nella cripta detta di S. Cecilia. Roma, cimitero di S. Callisto.
CECILIA. santa - S. C. in atteggiamento di orante. Affresco (sec. IX) nella cripta detta di S. Cecilia. Roma, cimitero di S. Callisto.(fot. Pont. comm. di arch. nervi)

Nuovo) e il Lib. Pont. nella vita di papa Vigilio (535-55) parla del messo inviato da Costantinopoli, Artemio, che andò ad arrestare il Pontefice: in ecclesia sanctae Caeciliae kol. dec. erat enim dies natalis eius. Al tempo di Gregorio Magno (590-604) un tale Giovanni raccolse l'olio che ardeva davanti al sepolcro della Santa nel cimitero dell'Appia. Del resto fra i sottoscritti del Sinodo romano del 499 c'è già il titolo di C.

Il Martirologio geronimiano parla di s. C. in note che si prestano a discussione. Quella del 22 nov. tradisce la utilizzazione della tarda Passio. Quindi il problema è questo: niun dubbio che il culto di s. C. sia già largamente affermato nel sec. VI e che si possa risalire al V. Ma fino ai primi decenni del V non se ne ha traccia. La leggenda ha un carattere gentilizio. La basilica di Trastevere è d'altra parte eretta su di una importante casa romana, un vero palazzo, che ha delle parti assai antiche, con un piccolo larario. I resti di terme private possono avere fornito lo spunto alla leggenda sul genere della sua morte.

C'è un fatto di cui occorre tener conto. Il cimitero di Callisto si trova in un'area spettante alla vetusta famiglia dei Caecilii. Quindi, come è stato proposto, poté una C. cristiana ottenere un privilegiato sepolcro nel sec. III in una cripta presso quella dei pontefici. D'altra parte, come si pensa, in Trastevere doveva esistere una casa dei Valeri in cui era la tradizione di parentela con i Caecilii.

Il ricordo della insigne cristiana dell'Appia, probabilmente donna di santi costumi (ma non martire), poté promuovere l'erezione di una importante basilica, far sorgere una venerazione alla tomba dell'Appia, stimolare i leggendisti, incitati fors'anco da qualche tradizione familiare. Nella basilica di Trastevere al tempo di Clemente VIII (nel 1599) fu ritrovato il corpo depostovi da Pasquale I, intatto, si narra, con il capo rivolto a terra, mentre si sa che Pasquale I ripose il capo in arcella e più tardi lo si trova fra le reliquie della basilica dei SS. Quattro Coronati.

La basilica di S. C. non è stata ancora bene indagata nelle sue parti più antiche ed è individuabile solo a partire dalla ricostruzione di Pasquale I. È poi noto che questo Papa vi fece l'importante musaico absidale. Più tardi ebbe vari adornamenti. Occorre citare per il basso medio evo il ciborio scolpito da Arnolfo (1283) e gli affreschi sulla parete d'ingresso (Giudizio universale) dipinti dal Cavallini. La diffusione del culto di s. C. nella Roma medievale fu grande, come attestano le diverse chiese erette in suo onore.

Bibliografia7 opere
BIBL.: Oltre le opere citate, v. G. B. Giovenale, in Cosmos catholicus, 4 (1902), p. 648 sgg.; in questo numero speciale della rivista si parla di tutti i lavori fatti in tale periodo e soprattutto della nuova cripta costruita per munificenza del card. Rampolla; O. Marucchi, Basiliques et églises de Rome, Roma 1909, pp. 438-52; H. Quentin, Cécile, in DACL, II, II, coll. 2712-38; P. Franchi de' Cavalieri, Note agiografiche, IV (Studi e Testi, 24), Roma 1912, pp. 3-38; P. Styger, Die römischen Katahomben, Berlino 1933, p. 51 sgg.; R. Krautheimer, Corpus basilicarum christianorum Romae, I, II, Città del Vaticano 1939, p. 95 sgg.

Carlo Cecchelli

ICONOGRAFIA

Viene effigiata in ricchi paludamenti, coronata di rose e di gemme, con la palma del martirio; dal Rinascimento è rappresentata anche con un piccolo organo o una viola, benché la santa nulla abbia a che vedere con la musica (cf. A. De Santi, s. C. e la musica, in Civ. Catt., 1921, IV, pp. 318-33).

Tra le più antiche immagini è da ricordare quella nei musici di S. Apollinare Nuovo di Ravenna (570) in una teoria di vergini, e quella di S. Maria Antiqua a Roma (sec. VIII). In un affresco del sec. XIII che è a Roma, nella chiesa a lei dedicata, la Santa è raffigurata nell'atto di apparire a Pasquale I. Famosissima la s. C. di Raffaello della pinacoteca di Bologna, con gli attributi musicali; la Santa è stata anche effigiata nell'atto di suonare (Rubens) o accompagnata da Angeli musicanti (Ant. Van Dyck). Una delle più note rappresentazioni della Santa è quella scolpita da S. Maderno nella sua chiesa romana ed ispirata dall'entusiasmo per la ricognizione della sua tomba avvenuta ad opera del card. Sfondrati sotto Clemente VIII (1599). - Vedi Tav. LXXII.

In alto: S. CECILIA IN TRONO CON STORIE DELLA SUA VITA. Dipinto del cosiddetto Maestro della S. Cecilia (sec. XIV) - Firenze, galleria degli Uffizi. In basso: S. CECILIA di S. Maderno (1599) - Roma, basilica di S. Cecilia in Trastevere.
Tav. LXXII In alto: S. CECILIA IN TRONO CON STORIE DELLA SUA VITA. Dipinto del cosiddetto Maestro della S. Cecilia (sec. XIV) - Firenze, galleria degli Uffizi. In basso: S. CECILIA di S. Maderno (1599) - Roma, basilica di S. Cecilia in Trastevere.(fol. Alinari)

Fabia Borroni

Informazioni sulla voce

Di Carlo Cecchelli, Fabia Borroni

Fonte Carlo Cecchelli: firma a stampa; Fabia Borroni: firma a stampa

Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. III (1949), coll. 1226–1229.

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Cecchelli, Carlo, and Fabia Borroni. “Cecilia, santa.” In Enciclopedia Cattolica, vol. III, coll. 1226–1229. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1949. https://azioneromana.com/it/article/cecilia-santa.

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Cecchelli, Carlo, and Fabia Borroni. “Cecilia, santa.” Enciclopedia Cattolica, vol. III, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1949, coll. 1226–1229. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/cecilia-santa.

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