Nel 1600 era già a Roma e compiva il suo capolavoro nella statua di S. Cecilia, raffigurata giacente con il capo mozzo, ad ornamento dell’altare nella chiesa ad essa dedicata nel quartiere di Trastevere. Prima si ha memoria di sue sculture eseguite per conto dell’orafo senese Alessandro de Turchis. Successivamente esegui un Angelo in bassorilievo per il transetto della basilica di S. Giovanni in Laterano, alcune sculture per la Cappella Paolina in S. Maria Maggiore, ove per l’altare modellò il rilievo con Papa Liberio che segna sulla neve la pianta della Basilica e, per la tomba del Papa, quello con la Spedizione d’Ungheria. Scolpì anche la statua di S. Carlo Borromeo in S. Lorenzo in Damaso, le immagini della Pace e della
Giustizia sull’altar maggiore della chiesa di S. Maria della Pace, il S. Pietro adagiato sul timpano del portone del Quirinale ed altri marmi ancora. Interessantissimi sono anche alcuni suoi bozzetti in terracotta alla Ca’d’oro di Venezia con rappresentazioni di favole mitologiche. Maestro esteso ed ineguale, il M. dette la sua opera più bella e ricca di intensa vita sentimentale nella delicata immagine della S. Cecilia: un marmo estremamente significativo per il tempo e l’ambiente in cui nacque (Roma 1600), ché in esso sembra veramente unita la classica compostezza dell’arte del secolo che in quell’anno si conclude, e preannunciata la sovvità un po’ smancerosa del successivo.