MADERNO, CARLO

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MADERNO, CARLO. - Architetto, n. a Capolago (Canton Ticino) nel 1559, m. a Roma il 30 gen. 1629. Nipote di D. e G. Fontana, collaborò con essi in varie opere. Dopo la partenza da Roma di D. Fontana proseguì alcune delle costruzioni da lui lasciate interrotte, tra cui il Palazzo del card. Rusticucci a Borgo Nuovo, ora demolito.

Per lo stesso cardinale iniziò nel 1595 il rifacimento dell'antica chiesa di S. Susanna, importante per l'evoluzione del barocco romano. Infatti la facciata (ultimata nel 1603), non solo viene concepita come elemento dominante nella organizzazione edilizia di una piazza, ma assume nuova forza plastica per l'adozione di colonne aggettanti quasi completamente; originale è anche la traviata della balaustra lungo il timpano, che accentua il senso di pittoricità e di movimento. Oltre al ricco interno di S. Maria della Vittoria (1608-20) si deve al M. anche il proseguimento di S. Andrea della Valle (1608-22), che sviluppa il modello della chiesa del Gesù; per questa ultima chiesa egli lasciò anche un disegno per la facciata, poi modificato nella realizzazione da C. Rainaldi (v.). Ma l'opera sua più famosa è la facciata della Basilica Vaticana, ingiustamente criticata dalle generazioni immediatamente successive, mentre oggi se ne riconosce la concezione michelangiolesca, nell'adozione dell'ordine unico e nel senso di grandiosa plasticità. La trasformazione della pianta, da croce greca in croce latina, fu, come è noto, imposta, oltre che da ragioni liturgiche, anche dalla tradizione che esigeva di non lasciare scoperto il suolo già occupato dalla primitiva Basilica Costantiniana; anche l'eccessivo sviluppo orizzontale della facciata non deve imputarsi al M., ma all'impossibilità, per ragioni pratiche, di eseguire i due campanili, che nel progetto dell'architetto (ripreso alcuni decenni dopo dal Bernini), avrebbero dovuto introdurre una nota verticale di equilibrio.

Non meno vasta fu l’attività del M. nell’architettura civile: oltre a lavori nei Palazzi del Quirinale e del Vati-canio, si debbono a lui il proseguimento del Palazzo Aldo-Brandini (poi Chigi) a Piazza Colonna; l’altro Palazzo per la stessa famiglia di fronte a S. Luigi de’ Francesi; quello per mons. Varesi a Via Giulia; e il Palazzo Matti di Giove (1598-1613), che per il contrasto tra la severità delle facciate e l’eleganza decorativa del cortile costituisce una delle più significative espressioni del periodo di transizione fra Controriforma e Barocco. Sembra ch’egli vove- lesse adottare forme più aperte nel Palazzo Barberini, lasciato però agli inizi alla sua morte, e BORROMINI, FRANCESCO (v.) BENIGNI, (v.).

Sono infine da ricordare fra le sue opere minori la fontana in Piazza S. Pietro, a destra dell’obelisco (imitata poi dal Bernini in quella simmetrica); l’altra del- l’acqua Paola sul Gianicolo, compiuta in collaborazione con G. Fontana, e quella in Piazza S. Maria Maggiore, accanto alla colonna ch’egli stesso innalzò togliendola dalla Basilica di Massenzio e sulla quale collocò la statua della Vergine. - Vedi tav. CXX.

BIBL.: A. Muñoz, C. M., Roma 1925; N. Caflisch, C. M., Monaco 1934; U. Donati, Artisti ticinesi a Roma, Bellinzona 1942, pp. 97-162.