CALENDARIO. - Questo nome indicò da principio presso i Romani il registro nel quale i banchieri notavano gli interessi dei prestiti maturali al primo (halendae) di ogni mese: l'elenco dei giorni festivi e dei lavorativi era detto Fasti. La parola halendae, da una radice hal- comune anche al greco, con significato di chiamare (nakziv, "kalare"), nel latino rimasta solo nel linguaggio sacrale, si riferisce alla convocazione del popolo in Campidoglio fatta da uno dei pontefici minori quando spuntava in cielo la prima falce lunare, per notificargli i giorni in cui sarebbero cadute le none (primo quarto) e le idi (plenilunio).
La parola passo poi a significare l'intero mese (Ovidio, Fasti, III, 99; Marziale, I, 99, 6) e quindi a calcolare la misurazione annuale del tempo. Il c. sta pertanto in stretta relazione con l'osservazione dei fenomeni astronomici. Tutte le religioni hanno un c. che divide l'anno in tanti segmenti mensili determinati dalle fasi della luna e hanno adottato vari sistemi per far concordare questa serie di 12 lunazioni, più breve (giorni $354,8^{0}, 48^{′}, 58^{′ ′}$ ), con l'anno solare, più lungo (giorni $365,5^{0}, 48^{′}, 46^{′ ′}$ ).
I. I Primitivi.
La determinazione oggettiva del tempo, necessaria presso i gruppi umani che hanno raggiunto un certo grado di stabilità civile e sociale; non occorre presso i primitivi, per i quali la periodicità dei fenomeni lunari, solari e stellari non interessa per lo svolgimento della vita interna e sociale del clan, ma solo per quanto si riferisce al ritorno delle stagioni opportune per la caccia, per la pesca, per la raccolta dei frutti della terra, per le opere di una primordiale agricoltura. Più che di una misurazione precisa essi tengono calcolo dei fenomeni meteorici (estate, inverno; siccità, pioggia), specialmente in relazione con l'apparire di certe costellazioni, ad es., le Pleiadi.
L'inizio delle accennate operazioni è consacrato da speciali riti (feste) diretti ad assicurare con l'efficacia dell'azione e della formola il ritmo stagionale. Salvo questa preoccupazione sacro-magica, che con il tempo finirà per far fissare stabilmente il c. religioso, il primitivo non ha conoscenza oggettiva del tempo che per lui scorre ininterrotto e, soprattutto, non determinato da leggi fisse e indipendenti dalla propria azione; ché anzi questa è ritenuta necessaria affinché la vicenda periodica dei fenomeni della natura si ripeta a beneficio del gruppo. Le feste elencate nel c. servono a far sentire alla comunità il suo carattere unitario, sia per il ricordo dei miti e delle leggende che narrano l'origine e la ragione d'essere del gruppo, sia per lo svolgimento di riti (danze, piocessioni, banchetti, sacrifici) mediante i quali il gruppo traduce in atto la sua unità sociale ed effettivamente la vive.
Le feste interrompono la serie delle occupazioni ordinarie; sono spesso preparate da riti di purificazione (digiuni, astinenze, tregue di Dio) e sacralmente consacrate da cambiamenti di vesti, da gare, da fiere e mercati.
Il c. annuale viene considerato come un ciclo unico all'entrata del quale si compiono riti propiziatori, mentre
all'uscita si fanno riti di purificazione diretti ad eliminare tutto il male accumulato nell'anno (v. CAPODANNO). Ma si concepiscono divisioni più ampie dell'anno stesso, triennali, quadriennali, ottennali, diciannovennali, centennali, sovente in relazione con i fenomeni astronomici: nelle quali tutto il periodo di tempo trascorso tra il principio e la fine viene immaginato come unità e comporta riti di purificazione e consacrazione.
II. RELIGIONI NON CRISTIANE.
7. ASIA ORIENTALE: a) Cina
Il c. cinese è lunare, di 12 mesi, che non hanno un proprio nome ma si distinguono dal numero d'ordine e sono di 30 e 29 giorni alternamente; in tutto 354 giorni. Per mettere l'anno lunare d'accordo con il solare vengono intercalati nello spazio di 19 anni sette mesi complementari. Il capodanno cade nel novilunio di quella lunazione nella quale il sole entra nella costellazione dei Pesci (febbr.).Il gesuita missionario p. Matteo Ricci ridusse il c. cinese al ritmo lunisolare dell'Occidente che rimase in uso finché nel 1930 la Repubblica cinese, successa alla dinastia mancese nel 1911, accettò ufficialmente il c. gregoriano.
b) Giappone - Anche il Giappo ne adottò nel 1684 il c. cinese riformato dai Gesuiti. Dopo la restaurazione dello shinto a religione nazionale (1869), fu accettata il 10 gen. 1873 la riforma gregoriana, rimanendo tuttavia, come era storica tradizionale, quella del 660 a. C., che si riferisce al regno dell'imperatore Jimmu Tennō, capostipite della dinastia imperiale. I nomi giapponesi attuali dei mesi dell'anno, dopo l'adozione del c. gregoriano, sono:
- genn., Shogwatsu (= mese d'inizio)
- febr., Ni-gwatsu (= 2° mese)
- marzo, San-gwatsu (= 3° mese)
- apr., Shi-gwatsu (= 4° mese)
- maggio, Go-gwatsu (= 5° mese)
- giugno, Roku-gwatsu (= 6° mese)
- luglio, Shichi-gwatsu (= 7° mese)
- ag., Hachi-gwatsu (= 8° mese)
- sett., Ku-gwatsu (= 9° mese)
- nov., Yu-ichi-gwatsu (= 11° mese)
- dic., Yu-ni-gwatsu (= 12° mese)
Nell'antico c. lunisolare, in uso in Giappone anteriormente alla data dell'adozione del c. gregoriano, ogni mese (o meglio, lunazione) aveva diversi nomi, ma i più usati, con i relativi significati generalmente ammessi sono:
1. lunazione, Mutsuki (= mese delle relazioni sociali)
2. lunazione, Kisaragi (= mese in cui si raddoppiano i vestiti)
3. lunazione, Yayoi (= mese man mano crescente)
4. lunazione, Utsuki (= mese della deutzia scabra, fiore molto noto in Giappone)
5. lunazione, Satsuki (= mese del trapianto delle pianti-celle di riso nelle risaie)
6. lunazione, Minazuki (= mese umido, perché corrispondeva al periodo delle piogge estive)
7. lunazione, Fumizuki (= mese della letteratura)
8. lunazione, Hazuki (= mese delle foglie, cioè in cui cadono le foglie)
9. lunazione, Nagazuki (= mese delle lunghe notti)
10. lunazione, Kaminazuki (= mese senza dèi, perché si riteneva che in questo mese tutti i kami si radunassero nel tempo di Izumo abbandonando il resto del Giappone)
11. lunazione, Shi-motzuki (= mese della brina)
12. lunazione, Shi-wazu (= contratto forse da toshi hatsu; l'anno finisce).
Gli studiosi giapponesi non sono d'accordo sulla derivazione dei nomi suddetti e quindi sul loro significato, ma quello dato sopra, è il più generalmente accettato.
8. AMERICA PRECOLOMBIANA: a) Messico
L'anno messicano era diviso in 18 mesi di 20 giorni, in tutto 360, cui si aggiungevano in fine 5 giorni supplementari detti «nemonti» e, più un sesto nemontemo ogni 4 nemontemo ogni 4 mesi.Mesi del c. messicano
| Mesi | Divinità |
| Atlacahualco | Tlaloc |
| (2-21 febr.) | |
| Tlacaxipehualitzi | Xipe |
| (22 febr.-13 marzo) | |
| Tezoztoulli | Tlaloc |
| (14 marzo-2 apr.) | |
| Hueytozoztli | Centeotl |
| (3-22 apr.) | |
| Toxcatl | Tezcatliposa |
| (23 apr.-12 maggio) | |
| Etzalqualitzi | Tlaloc |
| (13 maggio-1 giugno) | |
| Tecuilhuitzuitli | Huiztocihuatl |
| (2-21 giugno) | |
| Hueytecuhilhuitl | Xilonen |
| (22 giugno-11 luglio) | |
| Tlaxochimaco | Yacatecuhitli e |
| (12-31 luglio) | Huiztilopochtli |
| Xocotlhuetzli | Xiuetcuhitli |
| (1-20 ag.) | |
| Ochpauiztli | Toci |
| (21 ag.-9 sett.) | |
Teutleco
(10-29 sett.)
Tepeilhuitl
( 30 sett.-19 ott.)
Quecholli
(20 ott. 8 nov.)
Pangueizalizali
(9-28 nov.)
Atepazili
(29 nov.-18 dic.)
Tititl
(19 dic.-7 genn.)
Itzcalli
(8-27 genn.)
28 genn.-1 febbr.: cinque giorni supplementari (nemontemi).
b) Perù. - L'anno peruviano era lunare di 12 mesi e veniva ragguagliato al solare mediante l'intercalazione di 11 giorni nel corso dell'anno comune e di 12 nel bisestile.
L'anno cominciava con l'equinozio di primavera ( 21 sett., nell'emisfero australe) poi trasportato al solstizio di inverno ( 22 dic.). Il mese era diviso in decadi dopo ciascuna delle quali un giorno veniva dedicato al riposo.
Mesi del c. peruviano
Camay chiglia (22 dic.)
Atun pukuy (22 genn.)
Pacia pukuy ( 22 febbr.)
Pancar buara ( 22 marzo)
Ayriluay ( 22 apr.)
Huaca gliusche ( 22 maggio)
Canay (22 giugno)
Tarpui chiglia ( 22 luglio)
Coya raymi ( 22 ag.)
Uma raymi ( 22 sett.)
Aya marca raymi ( 22 ott.)
Kapac raymi ( 22 nov.)
9. Egitto
L'anno egizio antico era di 12 mesi di 30 giorni (=360) cui si aggiungevano in fine 5 giorni intercalati detti epagòmeni, ossia "aggiunti", dedicati rispettivamente a Osiride, Oro, Set, Iside e Nefti (Plutarco, De Iside, 12). L'anno era detto «vago» perché, non tenendo conto delle 6 ore spettanti al computo solare, ogni quattro anni si verificava lo spostamento di un giorno, ogni quaranta di dieci giorni, e cosí via finché, dentro un periodo di 1460 anni, il capodanno, dopo essere caduto in tutti i 365 giorni, veniva a ricadere nel preciso punto di prima. Il periodo di 1460 anni era detto "grande anno" ed aveva significato sacro di rinnovamento: perciò non fu mai abolito dal sacerdozio egizio, anche quando, per togliere all'anno il suo carattere vago, fu aggiunto ogni quattro anni un sesto epagòmeno. Tolomeo III Evèrgete nel 239-38 a. C.Tutti gli dèi
Dèi dei morti
Mixcoatl
Huitzilopochtli
Tlaloc
Ilumatecutli
Xiuhtlecuhtli
Aveva già tentato questa riforma, ma essa fu attuata solo dai Romani nel 30 a. C.
Il capodanno era determinato dall'avvenimento più importante dell'economia agricola egiziana, cioè dall'inizio dell'inondazione del Nilo, verso il solstizio d'estate, in coincidenza con il levare elisco di Sirio (Sothis) la stella più fulgida della costellazione del Cane (19 luglio). Dopo l'introduzione del sesto epagòmeno il capodanno fu fissato al 29 ag.
Mesi del c. egiziano
| Thouth | 29 ag. | Pauni | 26 maggio |
| :--: | :--: | :--: | :--: |
| Paophi | 28 sett. | Epiphi | 25 giugno |
| Athar | 28 ott. | Mesori | 25 luglio |
| Cahiac | 27 nov. | 1 epagòmeno | 24 ag. |
| Tybi | 27 dic. | 2 epag. | 25 ag. |
| Mechir | 26 genn. | 3 epag. | 26 ag. |
| Phamenoth | 25 febbr. | 4 epag. | 27 ag. |
| Pharmuthi | 27 marzo | 5 epag. | 28 ag. |
| Pachon | 26 apr. | | |
10. Semiti : a) Babilonide
L'anno assiro-babilonese era lunare. I 12 mesi avevano la lunghezza di 29 o 30 giorni con alternanza non regolare. L'anno
(dn R. Lepelus, Denkmäler, III, nav. 557) Calendario - C. estrale egiziano di Ramesses VI (XX dinastia, xi sec. a. C.), esistente a Tebe. E indicata la posizione di determinati astri nelle 12 ore notturne al 1^{°} e al 15 dei primi sei mesi dell'anno.
lunare veniva ragguagliato al solare introducendo un mese intercalare detto dirigü, dēru (chiamato secondo Adāru perché veniva aggiunto dopo il mese di Adāru) per cinque volte (anni $3^{°}, 6^{°}, 11^{°}, 14^{°}, 17^{°}$) in un ciclo di 19 anni, che riportava allo stesso punto le posizioni del sole e della luna.
Dato lo sviluppo che l'astrologia ha avuto in Mesopotamia la corrispondenza tra la posizione degli astri e lo svolgimento della vita è particolarmente osservata: i cicli celesti sono immagine degli avvenimenti terreni e compito della scienza è di saperli interpretare. I nomi dei mesi sono tutti astrali e ogni mese è dedicato a una speciale divinità. In ogni mese erano sacri il giorno $1,7,15,21,28$ in corrispondenza delle fasi lunari.
Il capodanno coincideva con il plenilunio di primavera ed era caratterizzato dalla solenne cerimonia espiatrice e propiziatrice dell'ahitu.
Mesi del c. babilonese
| | Nome | Divinità |
| :--: | :--: | :--: |
| 1 | Nisāu | (marzo) |
| 2 | Ajāru | (apr.) |
| 3 | Simānu | (maggio) |
| 4 | Du'ūzu | (giugno) |
| 5 | Abu | (luglio) |
| 6 | Ulūlu | (ag.) |
| 7 | Tïrītu | (sett.) |
| 8 | Arvāyammu | (ott.) |
| 9 | Kizīmu | (nov.) |
| 10 | Tebētu | (dic.) |
| 11 | Śabätu | (genn.) |
| 12 | Adāru | (febbr.) |
b) Ebrei. - Dai brevi indizi della Bibbia è difficile restituire il c. ebraico nella sua interezza. Il giorno (jäm) si computava da una sera all'altra (sera-mattina: Gen. 1,4; Dan. 8, 14 ; vuzò ἠ μ ε ρ ° v, II Cor. 11,25) e comprende sera, mattina e mezandi (Ps. 54 [55], 18). Dopo l'esilio il giorno fu diviso in quattro ore triple (Mc. 15,25) e anche in 12 ore comuni (Mt. 20, 3-6); la notte comprendeva tre vigilie (Ex. 14,24; Judz. 7,19), poi quattro all'epoca romana (Mc. 13, 35). La divisione in settimane ($s a ̄ b h u^{′} a ̄ t h)$ era indipendente dal corso lunare e si calcolava in modo continuo e non, come presso i Babilonesi, quale suddivisione dei mesi in quattro parti. sabato (v.); più tardi anche il sesto ha un nome: π ρ o σ u̇ β \hat{\imath} α τ o v (Judt. 8, 6; Mc. 15, 42) o π α ρ α σ ε ε \cup \hat{\imath} (Mt. 27, 62).
Il mese (hādheš = luna nuova) anticamente era designato dall'aspetto delle singole stagioni: 'Abhībh, poi Nisāu, Zīve, 'Ethänlm, Bül, sono i soli pervenutici degli antichi nomi fenici usati dagli Ebrei. Più comune però era la designazione in numeri ordinali, metodo che rimase anche dopo l'introduzione dei nomi babilonesi.
L'inizio del mese (v. NEGROMANZIA) dipendeva dalla visibilità della luna nuova; a tale empirismo si appellano alcuni esegeti per spiegare le incertezze dei computi. I mesi erano normalmente lunari di 29 o di 30 giorni. Per combinare l'anno lunare con quello solare nel tempo postesilico troviamo l'uso babilonese d'intercalare un mese, il secondo 'Adhār (Wē'adhār), sembra ogni tre anni, basandosi probabilmente sulla necessità di far coincidere la Pasqua con la luna piena dopo l'equinozio di primavera.
Nel determinare l'anno, gli Ebrei non ebbero regole fuse, come p. es. gli Egiziani; ma solo in epoca tardiva adattarono computi precisi. La tradizione fa risalire tali norme a Hillel II (sec. Iv d. C.); in realtà, però, la perfetta codificazione si ebbe verso il sec. x d. C. L'anno religioso, "ciclo liturgico", sembra si iniziasse con la primavera (Nisān); ma l'anno comune (agricolo) cominciava in autunno (Tïtrī: Ex. 23, 16); e tale sistema è rimasto in uso (rol hal-dāudh $=1$ Tïtrī).

La Bibbia non parla propriamente di stagioni, ma solo d'estate e d'inverno (Gen. 8, 22), mentre il c. Gezer (v.) distribuisce i 12 mesi in 8 periodi agricoli. Il c. ebraico odierno è lunisolare. Il giorno comprende 24 ore, che si iniziano a contare dalla sera, ossia dalle ore 18 .
| | Mesi del c. ebraico | |
| :--: | :--: | :--: |
| | Mese | Feste |
| 1 | Nisān | (marzo) |
| 2 | 'Ijjār | (apr.) |
| 3 | Sīwān | (maggio) |
| 4 | Tammüz | (giugno) |
| 5 | ' $Ā b h$ | (luglio) |
| 6 | 'Elūl | (ag.) |
| 7 | Tïtrī | (sett.) |
Feste
Pasqua
Sabhu' äth ("settimane") o Pentecoste
Capo d'anno ; Kippūr ("espiazione»);
Sukhāth ("capanne" o "tabernacoli")
| 8 | Marhešwān | (ott.) |
| :--: | :--: | :--: |
| 9 | Kisīēve | (nov.) |
| 10 | Tébhēth | (dic.) |
| 11 | S̄ēbhāt | (genn.) |
| 12 | 'Adhār | (febbr.). |
Angelo Penna
c) Arabi. - Il c. islamico è lunare, di 354 giorni, con mesi di 29 e 30 giorni, non messi d'accordo con l'anno solare, sicché ogni anno si trova in arretrato di 11 giorni rispetto al precedente e quindi le feste, nel giro di 33 anni, finiscono per cadere ad ogni stagione.
Poiché 12 lunazioni astronomiche assommano a 354 giorni più $12^{h}$ e $44^{′}$, si verifica ogni anno, nell'anno lunare musulmano, uno scarto in meno di $8^{h} e 48^{′}$, che ripetuto per 30 volte dà la somma di 11 giorni interi. Questi vengono aggiunti all'ultimo mese degli anni $2,5,7,10,13,16,18,21,24,26,29$ del ciclo trentennale che sono perciò detti abbondanti, di fronte agli altri 19 che sono detti comuni.
I mesi dell'anno islamico sono divisi in settimane contraddistinte, come nel c. religioso ebraico e cristiano, da un numero progressivo a cominciare dalla domenica, e non dal nome delle divinità astrali. Il sesto giorno (venerdi) ha luogo l'adunanza religiosa nella moschea principale della località.
Mesi del c. arabo-musulmano
1 Muḥarram = sacro
2 Ṣafar = vuoto
3 Rabīʿ I = prima primavera
4 Rabīʿ II = seconda primavera
5 Ṣumādā I = primo secco
6 Ṣumādā II = secondo secco
7 Raqab = pericoloso
8 Ṣaʿbān = adunanza
9 Ramadān = bruciante
10 Ṣawwāl = lavoro
11 Dīʿl-Qaʿdah = della riunione
12 Dīʿl-Ṭiḥīgāh = del pellegrinaggio
Le feste principali della religione musulmana sono sei: cominciano tutte di notte e cadono:
1. Il 10 Muḥarram, riunione di Adamo e Eva dopo la cacciata dal paradiso; uscita di Noè dall'arca; morte di Ḥusejn nipote del profeta.
2. Il primo Rabīʿ I, nascita di Maometto.
3. Il 27 Raqab, ascensione di Maometto.
4. Il 27 Ramadān, la notte del diploma in cui gli angeli fissano il destino degli uomini per l'anno successivo.
5. Il primo Ṣawwāl, che chiude il digiuno mensile del Ramadān (p. piccolo baḥrām).
6. Il 10 Dīʿl-Ṭiḥīgāh, in occasione del pellegrinaggio alla Mecca (e grande baḥrām).
11. INDOEUROPEI: a) India
Nell'India vedica e brahmanica il c. era lunare ed era diviso in tre sezioni quadrimestrali in corrispondenza delle tre stagioni: calda, umida e fredda, ciascuna consacrata da feste solenni. Si rimediava alla differenza con l'anno solare inserendo ogni quinto anno un mese intercalare (H. Zimmer, Altindisches Leben, Berlino 1879, p. 365 sgg.).Attualmente il c. indù è l'unisolare in quanto intercala un'intera lunazione per accordarsi con l'anno solare. Ogni mese è diviso in due quindicine, una chiara (sukla) e una oscura (kṛṣṇa).
Mesi del c. indù
1 Caitra 5 Śrāvana 9 Mārgāśra
15 marzo 15 luglio 15 nov.
2 Vaiśākha 6 Bhādrāpada 10 Pausa
15 apr. 15 ag. 15 dic.
3 Jayṣṭha 7 Āśvina 11 Māgha
15 maggio 15 sett. 15 genn.
4 Āśādhā 8 Kārtika 12 Phālguna
15 giugno 15 ott. 15 febbr.
Le festività religiose del c. indù sono 18 di cui qui si menzionano le principali:
15 marzo (Caitra): festa del Capodanno.
15 sett. (Āśvina): festa di Gauri o Pārvatī moglie di Śiva. Particolare omaggio viene reso agli dèi della casa impersonati negli oggetti di uso domestico e a quelli dei vari mestieri.
15 ott. (Kārtika): festa degli Antenati (Mahā-navamī, detta anche Dasara) con offerta degli usuali sacrifici e oblazioni per 9 giorni. Anche le scuola e l'esercito festeggiano la solennità.
Fine nov. (Mārgāśra): festa delle lampade (Deepa-vāli) dedicata particolarmente al fuoco, con accensione di lumi a scopo di incrementare la vegetazione.
15 febbr. (Phālguna): festa dei serpenti più velenosi, detta Nagara-pāñchami con offerte di latte e vegetali al cobra (= nagara).
Quando il sole entra nel segno zodiacale del Capricorno si celebra la festa della rinascita del sole detta Pongul o Mohasankranti che coincide con il solstizio invernale. Dura tre giorni: 1) visite e scambio di doni; 2) festa del sole: battitura (pongul) e degustazione di riso; 3) pongul del bestiame: aspersione degli animali con acqua in cui sono stati infusi polvere di zafferano e semi e foglie di particolari piante: triplice circumambulazione del bestiame inghirlandato di fiori e di frutta da parte degli uomini (le donne sono escluse) con quadruplice prostrazione (satanga) ai quattro angoli. Poi le frutta sono a gara asciuf
fate dai presenti e gli animali spinti a loro talento nei campi per tutto il giorno. Questa, che è la più popolare festa dell'India, si chiude con una processione di simulacri di divinità con esibizione di danze e canti osceni, a scopo di ottenere fertilità.
b) Iran e Persia. - Prima di Zarathustra il c. iranico era ricalcato su quello della finitima Babilonide. La riforma zoroastriana gli conferì un'impronta nettamente mazdea in quanto i mesi ebbero i nomi di figure religiose della teologia mazdaica.
L'anno mazdeo comincia all'equinozio di primavera (21 marzo) e consta di 12 mesi di 30 giorni, più 5 giorni aggiunti in fine. Le 6 ore annuali non calcolate venivano e vengono ogni 120 anni compensate con l'aggiunta di un tredicesimo mese. Questo non fu più aggiunto dopo il passaggio della Persia all'islamismo e perciò attualmente l'anno mazdeo (o parsi) è vago.
Ogni mese è sotto la protezione di santi (Ameśa-spenta) e venerabili (Yazata). Esso è diviso in quattro sezioni, le prime due di 7 giorni, le ultime due di 8.
Anche ogni giorno del mese ha il suo genio o dio protettore.
Mesi del c. mazdeo attuale.
Vi sono elencati i nomi delle divinità protettrici, che corrispondono ai nomi dell'antico c. avestiaco:
| Mese | Divinità | Mese | Divinità |
| 1 | Farvardin | 7 | Mithr |
| 21 | marzo | 17 | sett. |
| 2 | Ardbahisht | 8 | Aban |
| 20 | apr. | 17 | ott. |
| 3 | Khōrdād | 9 | Ādar |
| 20 | maggio | 16 | nov. |
| 4 | Tir | 10 | Dait |
| 19 | giugno | 16 | dic. |
| 5 | Murdād | 11 | Bahman |
| 19 | luglio | 15 | genn. |
| 6 | Shahrevar | 12 | Asfandār- |
| 19 | ag. | 14 | maiti |
| 19 | ag. | 15 | febbr. |
| 15 | marzo | 15 | marzo |
Dal 16 al 20 marzo seguono i 5 giorni intercalari, che portano anch'essi nomi di entità sacre avestiache e sono perciò detti giorni di Gah (Gatha): Ahunavaiti, Ushavaiti, Spenta Manyu, Vohukhṣathra, Vahiṣṭaṣṭi.
Indipendentemente dalle celebrazioni religiose relative alle entità sacre mazdee, i Parsi celebrano sei feste stagionali:
1) Mētōsarmī (mezza primavera, 5 maggio) offerta di primizie e doni di buon augurio;
2) Mētōkṣem (mezza estate, 4 luglio), chiusura della raccolta del fieno;
3) Pētīṣa (apportatore di cereali, 16 sett.) chiusura della mietitura, offerte di grano e di frutta;
4) Ayārism (fine dell'estate, 16 ott.) festa per la fecondità del bestiame;
5) Mētyariya (mezzo inverno, 4 genn.);
6) Hamaspatmēdin (alla fine dell'anno, 20 marzo), commemorazione dei defunti (fravashi).
c) Grecia. - Nell'antica Grecia ogni città-stato aveva il suo proprio c., diverso dagli altri nel nome dei mesi e nelle festività. Dei 14 c. di cui si conosce la esistenza si cita qui quello di Atene, come il più noto e il più importante.
L'anno ateniese era lunare di 354 giorni; cominciava al primo novilunio dopo il solstizio di estate (15 luglio). Veniva messo d'accordo con l'anno solare mediante l'aggiunta di mesi intercalari, prima ogni due, poi ogni tre e ogni otto anni, mesi che dal tempo di Pericle in poi grazie ai calcoli dell'astronomo Metone, furono distribuiti
in un ciclo di 19 anni alla chiusura del quale anno solare e anno lunare venivano a coincidere. I mesi erano alternativamente di 30 giorni (mesi pieni, πλ η̂ ρε ις ) e di 29 giorni (mesi vuoti, π 0 i λ ° 1 ).
Il mese era diviso in tre decadi : del mese cominciante (i̇ τα με vov), medio ( με σ ° ṽ v τ o ς ), declinante ( φϑ(νν ντ o ς ); la terza decade veniva numerata a ritroso come per le none, le idi e le calende a Roma.
Mesi e feste principali del c. ateniese
I Ecatombeone Panatenee (24-29)
(luglio-ag.)
2 Metagitnione (ag.-sett.)
3 Boedromione (sett.-ott.)
4 Pianepaione (ott.-nov.)
5 Maimacterione (nov.-dic.)
6 Posideone (dic.-genn.)
7 Gamellone (genn.-febbr.)
8 Antesterione (febbr.-marzo)
9 Elafebolione (marzo-apr.)
io Munichione (apr.-maggio)
II Targhelione (maggio-giugno)
12 Schiroforione (giugno-luglio)
Panatenee (24-29)
Metagitnie (giorno incerto)
Genesie (5)
Mist. eleusini (16-24)
Tesmoforie (9-13)
Apaturie (19-21)
Maimacterie
Dionisie rustiche (6)
Aloe (ro)
Lenee (12)
Antesterie (11-13)
Piccoli misteri (19-21)
Diasie (23)
Grandi dionisie (9-14)
Delfinie (6)
Munichie (16)
Olimpie (19)
Targhelie (6)
Callinterie (19)
Bendidie (20)
Plinterie (28)
Schiroforie (12)
Diipolie (14)
Per la descrizione delle feste V. sotto le singole voci. Per l'epoca ellenistica è utile la conoscenza dei nomi del c. macedone che cominciava anch'esso alla metà di luglio.
| I | Loos | =15 luglio | VII | Peritios | = genn. |
| :--: | :--: | :--: | :--: | :--: | :--: |
| II | Gorpiaios | = ag. | VIII | Dystros | = febbr. |
| III | Hyperbretaios | = | IX | Xanthihós | = marzo |
| IV | Dios | = ott. | X | Artemisios | = apr. |
| V | Apellaios | = nov. | XI | Daisios | = maggio |
| VI | Aydynaios | = dic. | XII | Pánemos | = giugno |
d) Roma. - Il c. religioso romano era lunare di 12 mesi (è da scartare l'anno romuleo di 10 mesi), di giorni 29 e 31 alternativamente; cominciava, in antico, a marzo; ma dal 153 a. C. l'inizio fu fissato per gli usi civili al 1° genn., giorno in cui i consoli entravano in carica. Veniva ragguagliato all'anno solare mediante l'intercalazione ogni due anni di un mese di 22 e 23 giorni, chiamato intercalare o mercedonio. L'intercalazione era fatta ad arbitrio del collegio pontificale, arbitrio che condusse ad abusi tali da indurre Giulio Cesare alla riforma del c. di cui diede incarico all'astronomo egiziano Sosigene. Questi diede al 45 a. C. 445 giorni (aggiungendovi i 90 giorni accumulatisi col tempo per cui quell'anno fu detto «annus confusionis »), stabili dal 45 l'anno di 365 giorni e 6 ore (mentre in realtà sono 365 giorni, 5 ore, 48 minuti primi e 46 secondi) aggiungendo ai singoli mesi uno o due degli undici giorni mancanti, se-

Calendario - C. ateniese dell'epoca di Adriano (sec. II).
condo l'ordine tutt'oggi in vigore e aggiungendo ogni quattro anni un giorno complementare, a compensare le sei ore non calcolate; giorno da collocare dopo il 24 febbr. e che fu perciò due volte sesto (bisestile) avanti alle calende di marzo.
Il mese comportava tre grandi divisioni desunte dalle fasi della luna (v. SORA); i giorni intermedi si numeravano calcolando a ritroso i giorni che li separavano dalla divisione immediatamente seguente.
Il c. romano fu efficace mezzo di unificazione religiosa non solo per l'Italia dove i c. superstiti, in tutto 28, più o meno completi hanno rivelato la loro fondamentale uniformità, ma anche dovunque fu in vigore l'amministrazione imperiale civile o militare
Il c. romano è rimasto nelle sue parti più antiche all'epoca regia (certo è anteriore al 509) ed è perciò attribuito a Numa, il sistematore, secondo la tradizione, delle antichità sacre della città. Le feste più antiche sono scolpite nei feriali superstiti in grandi maiuscole. Sono a data fissa (stativae) in numero di 45 : ne sono privi i mesi di sett. e nov., forse perché questi mesi non interessano l'agricoltore. Le feste aggiunte posteriormente sono in caratteri minori. Le feste conceptivae, cioè indette anno per anno a seconda della stagione (Sementine, Fornacali, Florifortum, Augurium conarium, Puganali, Compitali), non sono fissate dal feriale.
Feste del c. medesimo
I Martins
Equirria (14), Liberalia (17), Quinquatrus (19), Tubiluatrium (23)
2 Aprilis
Fordicidia (15), Cerialia (19), Parilia (21), Vinalia (23), Robigalia (25)
Calendario - C. anziate precesareo, dipinto su intonaco, scoperto ad Ansio nel 1913, trasportato nel musco delle Terme. Sue particolarità : il 13 mese (mercedonio): i mesi alternati di 29 e 31 giorni, i nomi di Quintile e Sestile a luglio e ag. - Roma.
della Pasqua erano tali che l'imperatore Teodosio I inviò Teofilo, poi patriarca alessandrino, e fissare un nuovo ciclo. Questi lo fissò in 437 anni ridotti poi da lui stesso a 100 e da suo nipote Cirillo, che gli successe nel patriarcato, a 95 ; mentre in Occidente, dopo le notevoli discrepanze degli anni 379,403,417,428,444,455, il papa s. Ilaro (successore di s. Leone Magno, che già aveva scritto [luglio del 454] alle Chiese di Gallia e Spagna di arcoverd per amor di concordia all'uso orientale) pregò il matematico Vittore di Aquitania di trovare una via di conciliazione, ciò ch'egli fece proponendo un ciclo di 532 anni. Questo ciclo fu accettato e perfezionato da Dionigi il Piccolo combinando il ciclo solare di 28 anni con i cicli di Teofilo, di Cirillo, di Metone (525). E questo il ciclo rimasto in vigore nella cristianità fino alla correzione gregoriana ( 1582 ), salvo un piccolo strascico che si ebbe nelle Chiese celtiche (Irlandesi e Bretoni), le quali vollero rimanere fedelt all'uso romano ricevuto al tempo della loro prima evangelizzazione e soltanto verso la fine del sec. vili aderirono al ciclo dionisiano che era quello ricevuto dagli Anglosassoni insieme con la missione di Agostino di Canterbury.
b) Biforma gregoriana. - L'anno giuliano già nel medioevo era stato sottoposto a vari calcoli che scoprirono tra esso e l'anno tropico differenze minime ma tali da portare gravi errori con l'andar dei secoli tanto che l'equinozio, nel sec. xvi, doveva, secondo il c. ufficiale, cadere l'i i marzo; la differenza di un giorno ogni 312 anni si riscontrò pure per le fasi della luna.
Già un monaco scozzese, Giovanni di Holywood, nel 1232, aveva nel De anni ratione proposto una modifica all'intercalazione del bisesto; nel 1252 gli astronomi che per ordine di Alfonso X di Castiglia redassero le tavole allossine, calcolarono che l'anno tropico non era di 365 giorni e 6 ore, bensi di 365 giorni, 5 ore, 49^{′} e 12^{′ ′}; Ruggero Bacone, nell'Opus mainz ad Clementem IV, propose una riforma. Clemente VI nel 1345 incaricò dello studio due matematici francesi. Nel sec. xv se ne occuparono i Concili di Costanza e di Basilea; Sisto IV incaricò di studiare una riforma il famoso Regiomontano (Giovanni Müller di Königsberg). Leone X nel V Concilio Lateranense, convocato da Giulio II nel 1511 e continuato sotto la presidenza del papa Medici, dal 1513 al 1517 , diede nuovo impulso alla riforma del calendario giovandosi anche della coo-
perazione di Paolo di Middleburg, impulso grazie al quale l'opera di preparazione poteva considerarsi presso che compiuta. Anche l'imperatore Massimiliano fece esaminare la questione: i matematici (Pighius, Lucidus, Pitatus, Sepúlveda, e altri) vi si dedicarono; infine il Concilio di Trento, nella sua ultima sessione del 4 dic. 1563 , ne demandò al Papa la riforma insieme con quelle del Breviario e del Messale.
Gregorio XIII, quindi, si valse dell'opera dei più famosi matematici fra cui il calabrese Antonio Giglio (Lilius), il cui fratello Luigi aveva redatto il progetto esaminato dalla commissione, il domenicano Ignazio Danti, costruttore dello gnomone di S. Petronio di Bologna, il gesuita tedesco Cristoforo Clavio (Clau) e lo spagnolo Pietro Chacón (Clacconio).
Si è calcolato che la riforma gregoriana lascia sussistere ancora un errore di 6 giorni ogni 10.000 anni, ma comunque, per altri 2000 anni non occorrono, praticamente, correzioni.
Il c. gregoriano, adottato quasi subito nei paesi cattolici, incontrò resistenze altrove, ma fu poi accettato definitivamente dalla Svezia nel 1753; in Svizzera, data la diversa religione e l'autonomia dei Cantoni, tra il 1584 e il 1811 ; in Germania nel sec. xvin; in Inghilterra nel 1750; in Giappone nel 1873.
I paesi scismatici dell'Oriente, Greci, Russi, Serbi, Bulgari, Romeni, Armeni, Georgiani, Copti non accettarono la riforma, anzi i quattro patriarchi bizantini e molti vescovi si radunarono in Sinodo a Costantinopoli nel 1593, per lanciar l'anatema contro la riforma, quasi fosse contraria alle deliberazioni di Nicea. Il governo sovietico nel 1917 accettò la riforma la quale però è tuttora respinto dal patriarcato moscovita. Con la bolla del 24 febbr. 1582 Inter gravisimas Gregorio XIII dispose : 1) che il giorno seguente al 4 ott. 1582 si computasse come il 15 ott., rimediando alla sconcordanza tra l'anno civile e l'anno solare, ciò che riportava l'equinozio di primavera al 21 marzo conforme alla situazione verificatasi al tempo del Concilio di Nicea; 2) che per evitare il rinnovarsi dell'errore (tenuto conto che l'anno civile è in eccesso di 11 minuti e 12 secondi sull'anno solare) si sottraesse ogni secolo un giorno, rendendo comune l'anno secolare che sarebbe bisestile, salvo quello le cui prime due cifre siano divisibili per 4. Questa sottrazione si chiama equazione solare in quanto ristabilisce l'accordo tra l'anno civile e l'anno solare. Carmelo Trasselli
359 CALENDARIO 360
12. CHIESE ORIENTALI
Le Chiese orientali di rito bizantino conservano ancor oggi l’antica tradizione di Costantinopoli, secondo la quale l’anno ecclesiastico comincia nel mese di sett. (1° o 13, secondo che hanno accettato o no la correzione gregoriana). Nel computo degli anni si segue dovunque l’era cristiana, e soltanto nelle grandi solennità questa si fa seguire dall’era bizantina o dei Settanta.Allorché Gregorio XIII procedette alla riforma del vecchio c. giuliano, cercò di accordarsi anche con il patriarca di Costantinopoli, ma i suoi tentativi non ebbero alcun risultato positivo, anzi la sua riforma venne esplicitamente condannata nel Sinodo del 1593. Tale avversione delle Chiese orientali dissidenti per il nuovo c. è continuata dovunque fino al 1923, anno in cui il patriarcato di Costantinopoli, le Chiese di Atene, di Cipro, di Polonia e romena l’adottarono per le feste fisse, seguite poi dai georgiani (1927) e dai melkiti di Alessandria (1928). Il Sinodo «panortodosso» di Mosca del 1948 ha lasciato per questa parte libertà di scelta alle chiese dell’orbita sovietica (cf. G. de Vries, Il Sinodo «panortodosso» di Mosca, in Civ. Catt., 1949, II, 157 sgg.; 287 sgg.).
L’adozione di esso da parte di molte chiese nazionali è avvenuta non senza difficoltà, ed in tutto l’Oriente cristiano, per quanto concerne le feste mobili, si continua ad usare il vecchio c. giuliano. Le stesse chiese cattoliche di rito bizantino non osservano ancora tutte la riforma di Gregorio XIII, e Roma saggiamente non insiste in tale proposito, affidandosi all’immancabile progresso per introdurla dappertutto. I maroniti, ad es., hanno accettato il c. gregoriano fin dal 1606, i siri dal 1836, i melkiti dal 1857, i romeni solo nel 1924. Presso gli armeni, che hanno un anno ecclesiastico del tutto speciale, la riforma gregoriana fu accettata da parte dei cattolici nel 1890 e resa obbligatoria nel 1911. Nel rito caldeo l’anno ha inizio il 1° dic. ed il c. gregoriano, introdotto presso i cattolici nel 1836, è stato accettato a poco a poco senza grandi difficoltà.
Anche nel rito antiocheno — siri e maroniti — l’anno ecclesiastico per il santuale ha inizio il 1° ott. Il vecchio c. della Chiesa di Antiochia è stato ricostruito basandosi sulla raccolta delle Omelie di Severo e colmando le inevitabili lacune con l’aiuto dei Panegirici di s. Giovanni Crisostomo e dei martirologi siriaci.
Del c. copto di Alessandria il Nilles ha tentato la ricostruzione con l’aiuto di indicazioni fornite da un vescovo copto, mons. Agapio Basi. È fuori di dubbio che i copti dovettero ereditare un c. già formato, al quale fecero delle aggiunte, senza alterarne il fondo primitivo, che può ritenersi costituito da una triplice divisione: Feste magiche (Annunciazione, 29 Phamenoth; Natale, 28 Chioak; Battesimo, 11 Tobi; Domenica delle Palme; Pasqua di Resurrezione; Ascensione; Pentecoste), Feste minori (Circassione, 6 Tobi; Primo miracolo, 13 Tobi; Presentazione al Tempio, 8 Mechir; Cena; Domenica di Tommaso, La prima dopo Pasqua; Entrata in Egitto, 24 Pachon) e Feste semplici, dette Pinti e Pikudi; queste ultime riguardano la Vergine e i santi, mentre le precedenti concorrono la vita, la passione e la morte di Gesù Cristo. Nel c. copto d’Alessandria, l’anno ecclesiastico ha inizio il 10 sett. (1 Thout).
C. bizantino
1 Septembrios
2 Octobrios
3 Noëmbrios
4 Dekembrios
5 Ianouários
6 Februários
Nei nomi e nella lunghezza dei mesi il c. bizantino riproduce quello giuliano. Esso però ha inizio con il 10 sett. (giorno dell’indizione) messo in relazione con l’inizio della vita pubblica di Gesù e il suo ingresso nella si
nagoga di Nazareth dove diede l’annunzio del «giorno accettato» e salutare».
Questo c. è proprio delle chiese di rito bizantino: greco, slavo, romeno, georgiano, melkita.
Seguono i nomi dei mesi in uso nelle regioni dell’Oriente cristiano.
C. siro-arabo
1 Tifrin primo = ott. 7 Nisân = apr.
2 Tifrin secondo = nov. 8 Jifâr, ajjâr = maggio
3 Kânûn primo = dic. 9 Hazîrân = giugno
4 Kânûn secondo = genn. 10 Tamnûz, tamûz = luglio
5 Sâbâ = febr. 11 Ab = ag.
6 Adâr = marzo 12 Ilûl = sett.
C. armeno
1 Navasard = 11 ag.-9 sett.
2 Hori = 10 sett.-9 ott.
3 Salmi = 10 ott.-8 nov.
4 Trê = 9 nov.-8 dic.
5 Khalots (Khaghots) = 9 dic.-7 genn.
6 Arats = 8 genn.-6 febr.
7 Mehekan = 7 febr.-8 marzo
8 Areg = 9 marzo-7 apr.
9 Ahekan = 8 apr.-7 maggio
10 Mareri = 8 maggio-6 giugno
11 Margats = 7 giugno-6 luglio
12 Hrotits = 7 luglio-5 ag.
epagômeni: avelikh = 6-10 ag.
C. copto
1 Thout = 29 ag.-27 sett.
2 Paopi = 28 sett.-27 ott.
3 Athôr = 28 ott.-26 nov.
4 Choiak = 27 nov.-26 dic.
5 Tôbi = 27 dic.-25 genn.
6 Mechir = 26 genn.-24 febr.
7 Phamenoth = 25 febr.-26 marzo
8 Pharmouthi = 27 marzo-25 apr.
9 Pachon = 26 apr.-25 maggio
10 Paôni = 26 maggio-24 giugno
11 Epêp = 25 giugno-24 luglio
12 Mesôrê = 25 luglio-23 ag.
epagômeni: 24 ag.-28 ag.
C. etiopico
1 Maskaram = 29 ag.-27 sett.
2 Têkêmt = 28 sett.-27 ott.
3 Hêdâr = 28 ott.-26 nov.
4 Tahsâf = 27 nov.-26 dic.
5 Têr = 27 dic.-25 genn.
6 Jakâtit = 26 genn.-24 febr.
7 Magâbît = 25 febr.-26 marzo
8 Mijâzâ = 27 marzo-25 apr.
9 Gênbôt = 26 apr.-25 maggio
10 Sanê = 25 maggio-24 giugno
11 Hamlê = 25 giugno-24 luglio
12 Nahasê = 25 luglio-23 ag.
epagômeni: 24 ag.-28 ag.
IV. C. DELLA REPUBBLICA FRANCESE.
Un’altra temporanea riforma il c. subì con la Rivoluzione Francese, che lo modificò in apparenza sia allo scopo di far più facilmente dimenticare dal popolo il culto cristiano, sia per rendere più razionale il computo del tempo, sia per imitare il computo romano ab urbe condita. Il nuovo c., approvato dalla Convenzione il 5 ott. 1793, cominciava l’anno con il 22 sett. 1792, data della proclamazione della Repubblica e dell’equinozio d’autunno vero per Parigi; su relazione di Laplace fu abolito dal Senato a partire dal 10 genn. 1806. Esso faceva constare l’anno di 12 mesi di 30 giorni, divisi in 3 decadi; i rimanenti 5 giorni (6 negli anni bisextili), detti epagômeni o sanculottidi, si aggiungevano all’ultimo giorno di fruttidoro. Si è creduto bene d’iniziare lo schema seguente con la data dell’approvazione.
Concordanza tra il c. francese e l'anno gregoriano:
anno rep.
anno greg.
mese rep.
I vendemmiale
I brumale
I frimale
I nevoso
15 nevoso
1 piovoso
I ventoso
I germinale
I fiorile
I pratile
I messidoro
I termidoro
I fruttidoro
IV 1795-96
1 vend. 23 sett. 1795
1 bru. 23 ott.
1 fri. 22 nov.
1 nev. 22 dic.
15 nev. 5 genn. 1796
1 piov. 21 genn.
1 vent. 20 febbr.
1 germ. 21 marzo
1 fior. 20 apr.
1 prat. 20 maggio
1 mess. 19 giugno
1 term. 19 luglio
1 frutt. 18 ag.
5 epagòmeni
VII 1798-99
1 vend. 22 sett. 1798
1 bru. 22 ott.
1 fri. 21 nov.
1 nev. 21 dic.
15 nev. 4 genn. 1799
1 piov. 20 genn.
1 vent. 19 febbr.
1 germ. 21 marzo
1 fior. 20 apr.
1 prat. 20 maggio
1 mess. 19 giugno
1 term. 19 luglio
1 frutt. 18 ag.
5 epagòmeni
VII 1799-1800
1 vend. 22 sett. 1798
1 bru. 22 ott.
1 fri. 21 nov.
1 nev. 21 dic.
15 nev. 4 genn. 1799
1 piov. 20 genn.
1 vent. 19 febbr.
1 germ. 21 marzo
1 fior. 20 apr.
1 prat. 20 maggio
1 mess. 19 giugno
1 term. 19 luglio
1 frutt. 18 ag.
6 epagòmeni
X 1801-1802
1 vend. 23 sett. 1801
1 bru. 23 ott.
1 fri. 22 nov.
1 nev. 22 dic.
15 nev. 5 genn. 1802
1 piov. 21 genn.
1 vent. 20 febbr.
1 germ. 22 marzo
1 fior. 21 apr.
1 prat. 21 maggio
1 mess. 20 giugno
1 term. 20 luglio
1 frutt. 19 ag.
5 epagòmeni
XIII 1804-1805
1 vend. 23 sett. 1804
1 bru. 23 ott.
1 fri. 22 nov.
1 nev. 22 dic.
15 nev. 5 genn. 1805
1 piov. 21 genn.
1 vent. 20 febbr.
1 germ. 22 marzo
1 fior. 21 apr.
1 prat. 21 maggio
1 mess. 20 giugno
1 term. 20 luglio
1 frutt. 19 ag.
5 epagòmeni
XIV 1805
1 vend. 23 sett. 1805
1 bru. 23 ott.
1 fri. 22 nov.
1 nev. 22 dic.
15 nev. 5 genn. 1805
1 piov. 21 genn.
1 vent. 20 febbr.
1 germ. 22 marzo
1 firt. 21 apr.
1 prat. 21 maggio
1 mess. 20 giugno
1 term. 20 luglio
1 frutt. 19 ag.
5 epagòmeni
XIII 1804-1805
1 germ. 22 marzo
1 fior. 21 apr.
1 prat. 21 maggio
1 mess. 20 giugno
1 term. 20 luglio
1 frutt. 19 ag.
5 epagòmeni
XIV 1805
1 vend. 23 sett. 1805
1 bru. 23 ott.
1 fri. 22 nov.
1 nev. 22 dic.
15 nev. 5 genn. 1805
1 piov. 21 genn.
1 vent. 20 febbr.
1 frit. 23 nov.
1 frit. 23 ott.
1 fev.
1 fri. 22 nov.
1 genn. 1805
1 genn. 1804
2 genn. 21 apr.
21 maggio
20 giugno
20 luglio
19 ag.
5 epagòmeni
5 epagòmeni
XII 1803-1804
24 sett. 1803
24 ott.
23 nov.
23 dic.
6 genn. 1804
2 genn. 22 genn.
21 febbr.
22 marzo
21 apr.
21 maggio
20 giugno
20 luglio
20 luglio
19 ag.
19 ag.
4 epagòmeni
XIII 1804-1805
1 germ. 22 marzo
1 fior. 21 apr.
1 prat. 21 maggio
1 mess. 20 giugno
1 term. 20 luglio
1 frutt. 19 ag.
5 epagòmeni
XIV 1805
1 fri. 22 nov.
1 nev. 22 dic.

Calendario - C. prenestino, detto di Verrio Flacco (anni 3-10 d. C.), perché da lui commentato per il municipio di Preneste. Si conservano interi i mesi di marzo e apr. - Roma, museo delle Terme.
## V. C. MASSONICO.
Nei massoneria (v.) si segue un sistema cronologico particolare, chiamato appunto «èra massonica», con c. proprio.
Esso conserva la suddivisione dell'anno in mesi e giorni secondo l'uso comune, ma sostituisce al nome dei mesi la successione dei numeri ordinali da 1 a 12 , a partire dal mese di marzo, in conformità all'antico c. romano e allo stile veneto dell'èra cristiana. Il computo degli anni ha un anticipo di 4000 anni sull'èra cristiana, ed è fatto con il numero cardinale, preceduto dalla formola «anno della vera luce». Nei documenti la datazione con il sistema dellèra massonica è sempre usata con la sincronia dell'èra cristiana nello stile della circoncisione. Così in un atto del 15 giugno 1812, emanato presso la Loggia massonica di Malta, si legge : L'an de la V.․. L.․ [Vraie Lumière] 5812, le 150 Your du 40 Mois, et de l'ère vulgaire le 150 Juin 1812; e nell'escatocollo: Donné à l'Orient de Malthe, les Your, Mois et an que dessus (citato da C. Paoli, Diplomatica, nuova ed. a cura di G. C. Bascapè, Firenze [1942], p. 211, nota 2).
VI. Ulteriori proposte di riporma.
Sono suggerite dal desiderio: 1) di render fissa la data della Pasqua; 2) di far cominciare le stagioni allo stesso giorno: 1° apr. e 1° ott. per gli equinozi di primavera e di autunno; 1° genn. e 1° luglio per i solstizi d'inverno e di estate; 3) di spezzare la continuità dei giorni della settimana, che non tiene conto del principio dell' anno, facendo cominciare ogni anno con la domenica; 4) di spostare il giorno bi-

Calendario - Figurazione dell'Autunno, opera di B. Antelami (ca. 1200) - Parma, battistero.
sestile alla fine di dic., considerando come fuori serie sia il giorno che avanza ogni anno oltre le 52 settimane, sia il bisestile che si aggiunge ogni quattro anni: a questi due giorni si potrebbe dare un nome proprio.
Di tutte queste riforme la più importante e delicata è quella della data della Pasqua, la quale segue il c. lunare anziché quello solare, e può variare, dal 22 marzo al 25 apr., trascinando con sé tutte le altre feste mobili. Questo svincolamento della Pasqua dal computo lunare potrebbe attuarsi fissando la data media, tra le possibili lunazioni pasquali, nella quale si è realmente verificata la Passione e la Resurrezione del Signore, ma va incontro alla ininterrotta tradizione liturgica della Chiesa, consacrata dal Concilio di Nicea che ha sempre associato la Pasqua al ciclo lunare.
Senza riandare alle più antiche proposte di riforma del c. è da ricordare: che nel 1922 l'Unione astronomica internazionale, riunita a congresso a Roma, presentò un suo progetto alla Società delle Nazioni; nel 1930 si fondò a Nuova York una società per la riforma del c. che ha per suo organo il Journal of Calendar Reform; nel 1937 su domanda del Bureau International du travail fu presentato alla Società delle Nazioni un progetto diretto a fissare la posizione dei giorni della settimana nel mese e a fissare la data della Pasqua. Si proponeva, rispettando la divisione in settimane dei giorni dell'anno, di dividere l'anno stesso in quattro trimestri, di quattro settimane ciascuno, comincianti tutti con la domenica
e terminanti il sabato, in tutto 91 giorni, che moltiplicati per quattro, dànno 364 giorni. Il giorno 365 sarebbe da aggiungere alla fine di dic. e il bisestile ogni quattro anni alla fine di giugno. Quanto alla Pasqua, svincolato dal ciclo lunare, si potrebbe fissare alla domenica 8 apr. La più recente esposizione di queste idee si ha nell'opuscolo del p. C.M. Morin, citato in bibliografia.
Boll.: In generale: I. J. Ideler, Handbuch der mathem. und technischen Chronologie, Berlino 1825; Ledouble, La connaissance des années et des jours, Soisson 1887; F. K. Ginzel, Handbuch der mathematischen und technischen Chronologie, 3 voll., Lipsia 1906-14; A. Cappelli, Cronologia, cronografia e c. perpetuo, 2² ed., Milano 1930. - Primitivi: M. Nilsson, Primitive time rezoning, Lipsia 1920; H. Hubert e M. Mauss, La représentation du temps dans la religion et la magie, in Mélanges d'histoire des religions, Parigi 1920, pp. 189-229; R. Cantoni, I primitivo, Milano 1941, pp. 166-82. - America precolombiana: C. Crivelli, Le religioni... del Messico e dell'Americo centrale, in Storia delle religioni, diretto da p. P. Tacchi Venturi, 2° ed., Torino 1939, pp. 111-44; G. M. Perrone, Il Perù, Palermo 1907, pp. 175-76. - Egrito: Ed. Meyer, Ägyptische Chronologie, in Abhandl. Berlin. Abad., Berlino 1904-1907; K. Sethe, Die Zeitrechnung der alten Ägypter, in Nachr. Gött. Gesell. d. Wissensch., 1919; M. Nilsson, Sonnen-Kalender und Sonnen-Religion, in Arch. für Religionswissensch., 30 (1933), pp. 144-73. - Babilonia: B. Meisser, Babylonien und Assyrien, II, Heidelberg 1923, pp. 394-97; G. Furiani, La religione babilonese-axira, II, Bologna 1929, pp. 200-11. - Esperi: E. Mahler, Handbuch der jüdischen Chronologie, Lipsia 1916; Savage, Cycles of Time and season, based on the Reproduced Ancient Jewish Calendar, 1928; A. Cassuto, Kalender, in Enc. Jud., IX, coll. 797-813; - Islam: Carta de Vaux, La doctrine de l'Islam, Parigi 1909, pp. 297-300. - India: J. A. Dubois, Hindu manners, customs and ceremonies, 3° ed. della trad. inglese, fatta da H. K. Benschamp sull'originale francese, Oxford 1906, pp. 567-77. - Iran: V. FOLEY, HENRY, Le Parsisane, Parigi 1905, pp. 106-10, 175-80; J. H. Moulton, Early Zoroastrianism, Londra 1926, pp. 430-37. - Grecia: F. Unger, Zeitrechnung der Griechen und Römer, Monaco 1892; A. Mommsen, Feste der Stadt Athen im Alterthum, 2° ed. rifatta, Lipsia 1898; M. Nilsson, Griechische Feste von religiöser Bedeutung, mit Ausschluss der Attischen, Lipsia 1906; W. Kubitschek, Grundriss der antiken Zeitrechnung, Monaco 1928. - Roma: Th. Mommsen, Römische Chronologie bis auf Caesar, Berlino 1858; A. Leuze, Römische Jahreszählung, Tubinga 1909; G. Moncini, C. antitate precesores, in Nat. Storri, 1921, p. 73 sgg.; N. Turchi, La religione di Roma antica, Bologna 1939, pp. 7-112.
Centenesimo: Per la Chiesa occidentale V. UNIVERSALISTI. - Chiese orientali: N. Nilles, Kalendarium manuale uirivaque Ecclesiae Orientalis et Occidentalis academiis clericorum accomodatum, 2° ed., Innsbruck 1896; Calendrier de l'Eglise capte d'Alexandrie, redatto dal p. N. Nilles, in Revue de l'Orient Chrétien, 2 (1897), pp. 307-39; C. Tondini de' Quarenghi, Etude sur le calendrier liturgique de la nation arménienne, Roma 1906; R. Josin, Les Eglises Orientales et les Rites Orientaux, Parigi 1926; C. Gotti-C. Kurolewski, I riti e le Chiese Orientali, I, Roma 1942, p. 107. - Riforma gregoBiana: F. Kaltenbrunner, Die Vorgeschichte der Gregorianischen Kalenderreform, in Sitzungsb. Ak., Vienna 1876, 289-414; F. Ferrari, Il c. gregoriano, Roma 1882; D. Mazzi, La questione della riforma del c. nel V Concilio lateranense, Firenze 1896; P. Tacchi Venturi, Storia della Compagnia di Gesù in Italia, I, 1, 2° ed., Roma 1931, pp. 181-84.
Proposte di aiforma: V. Botto, Il c. unificato e comparato con la liturgia, Roma 1919; A. Obrecht, Il c. gregoriano, Bergamo 1925; Société des Nations, Classification et résumé des projets de réforme du calendrier, Ginevra 1927; P. Seonzo, Sulle questioni della nuova riforma del c., Palermo 1935; Abbé ChauveBertrand, Vers un calendrier nouveau, in Ephemerides liturgiow, 54 (1940), pp. 67-87; C.-M. Morin, L'année jubilaire 1930 sera-t-elle l'ère d'un nouveau calendrier civil et ecclésiastique?, estr. da Culture, Québec, dic. 1947. Nicola Turchi
CALENDARIO DELLA CHIESA UNIVERSA-
LE. - Di un c. della Chiesa Universale si può parlare soltanto dall'anno 1568 in poi, dal momento, cioè, in cui Pio V impose a tutta la Chiesa latina il Breviario riformato, con l'annesso c. L'identico c. si trova poi nel Messale romano, riformato e prescritto ugualmente da Pio V a tutta la Chiesa latina nel 1570. Il Papa permise di ritenere Breviario e Messale proprio solo a quegli Ordini e diocesi che li usavano da duecento anni. Di questa facoltà si servirono tutti i rami dell'Ordine benedettino, i Domenicani, Carmelitani, Pre-
mostratensi, Certosini, e alcune poche diocesi (Milano, Aquileia, Parigi, Lione, ecc.) le quali poi quasi tutte, in tempi successivi, adottarono il Messale e il Breviario romano, cosicché la Chiesa latina quasi al completo si serve di un c. unico, nel quale le singole chiese e Ordini inseriscono le feste proprie. Ogni cambiamento di questo c., come l'inserzione di feste nuove, variazioni di rito, spostamenti di feste ecc. spetta unicamente alla S. Sede la quale esplica questa attività attraverso la S. RITO (v.).
Non è qui il luogo SAN TORALE (v.), o FESTA (v.); basti dire che la base di questo c. fu costituita da quello dei libri liturgici, detti "della Curia" ossia di Roma, ma con una saggia riduzione di feste e di rito, in modo da ripristinare in gran parte la liturgia feriale. Infatti, il c. di Pio V ha soltanto 120 feste, di cui 30 semidoppi, 57 doppi, e 33 memorie. Le grandi feste erano 20 di prima e 17 di seconda classe. Clemente VIII, nel 1602, in occasione della nuova edizione del Breviario, introdusse una nuova classe di feste, il doppio maggiore ( 16 feste). Da questo SAN TORALE (v.) TEMPO (v.), e la ininterrotta inserzione di nuove feste, di aumenti di riti, di distinzioni sempre più raffinate nelle singole categorie della gradazione liturgica. Al tempo di Benedetto XIV il numero delle feste era già salito a 228 . Esistevano inoltre 36 feste "ad libitum", vale a dire che una chiesa o un ordine le poteva inserire o meno nel c.; però, una volta inserite, la festa si doveva celebrare; il numero complessivo dunque di feste era 264. Leone XIII, nel 1893 e 1895, stabili una ulteriore distinzione di grado, le feste primarie e secondarie. La riforma di Pio X del 1911 perfezionò tutto il sistema della gradazione codificandolo definitivamente; ma omise di fermare in qualche modo l'aggiunta di nuove feste. Attualmente siamo arrivati ad un complesso di 338 giorni festivi, di cui 50 mobili (compresi i giorni di ottave privilegiate) e 288 feste fisse.
Segue ora il c. della Chiesa Universale, allo stato attuale, con l'indicazione del rito ( D 1= doppio di 1 classe, D 2= doppio di 2 classe, DM= doppio maggiore, D= doppio minore, SD= semidoppio, s= semplice, c= commemorazione), отт. = ottava ( r. privilegiata; c. comune; s. semplice), e di tutte le mutazioni avvenute da s. Pio V (1568) fino all'anno 1949. Le date indicano i cambiamenti fatti: non è stata notata la data della seduta della Congregazione dei Riti, ma solo quella dell'approvazione pontificia.
Genu. -
1948. Circoncisione e ottava della Natività, D2
2. ottava di s. Stefano, D (1568), s (1914). - 3. ottava di s. Giovanni, D (1568), s (1914). -4. ottava degli Innocenti, D (1568), s (1914)
5. vigilia dell'Epifania: SD; C di s. Telesforo papa (1602). - 6. Epifania, D I OTT. P. -7-12: giorni fra l'ottava, SD (1914); 11. c di s. Igino papa (1568). -13. ottava dell'Epifania, D (1568), DM (1914)
14. s. Ilario, SD (1568), D e Dott. della Chiesa (io genn. 1852); s. Felice sacerdote m., c (1568). - 15. s. Paolo primo eremita: SD (1568), D (18 ag. 1722); s. Mauro ab., C (1568). - 16. s. Marcello papa, SD (1568). - 17. s. Antonio ab., D (1568). - 18. Cattedra di s. Pietro a Roma, D (1568), DM (1602); c di s. Prisca V. m. (1568). - 19. ss. Mario, Marta, Audiface, Abaco, mm., s (1568); s. Canuto re m., SD ad lib. (10 ag. 1670), ridotto a C (1914). - 20. ss. Fabiano e Sebastiano, D (1568). - 21. s. Agnese, D (1568). - 22. ss. Vincenzo ed Anastasio, SD (1568). - 23. s. Emerenziana, s (1568); s. Raimondo da Peñafort, SD (23 marzo 1671); s. Emerenziana, ridotta a c - 24. s. Timoteo, s (1568), SD (1602), D (18 maggio 1854). - 25. Conversione di s. Paolo Apostolo, D (1568), DM (1602). - 26. s. Policarpo, s (1568), SD (1602), D (1914). - 27. s. Giovanni Crisostomo, Dott.della Chiesa, D (1568). - 28. s. Agnese secondo, s (1568); s. Pietro Nolasco, D (dal 31; 25 marzo 1936); s. Agnese ridotta a c-29. s. Pietro Nolasco, SD (22 luglio 1664); s. Francesco di Sales, SD (21 ott. 1666; s. Pietro Nolasco trasferito al 31) D (24 nov. 1691) Dott. della Chiesa (20 sett. 1877). - 30. s. Martina, SD (1635). - 31. s. Pietro Nolasco, SD (trasferito dal 29: 1666); D (13 luglio 1672); s. Giovanni Bosco, D (23 marzo 1936; s. Pietro Nolasco trasferito al 28).
Febbr. - 1. s. Ignazio m., SD (1568), D (Pio IX). - 2. Purificazione di Maria S.ma, D2 (1568). - 3. s. Biagio, s (1568). - 4. s. Andrea Corsini, SD ad lib. (21 ott. 1666), SD (31 ag. 1697), D (3 genn. 1731). - 5. s. Agata, SD (1568), D (26 ag. 1713). - 6. s. Dorotea, s (1568); s. Tito, D (18 magg. 1854); s. Dorotea, ridotta a c. - 7. s. Romualdo, D (1602), SD (1631), D (16 febb. 1669). - 8. s. Giovanni de Matha, D (31 maggio 1694). - 9. s. Apollonia, s (1568); s. Cirillo Alessandrino, Dott. della Chiesa, D (28 luglio 1882); s. Apollonia ridotta a c. - 10. s. Scolastica, D (i febb. 1729). - 11. ss. sette Fondatori dei Servi di Maria, D (20 dic. 1888); apparizione dell'Immacolata a Lourdes, DM (1 genn. 1908; i Fondatori trasferiti al 12). 12. ss. sette Fondatori, D (8 genn. 1908, dall'11). - 14. s. Valentino, s (1568). - 15. ss. Faustino e Giovita, s (1568). 18. s. Simeone, s (1568). - 22. Cattedra di s. Pietro in Antiochia, D (1568), DM (1602). - 23. s. Pier Damiani, Dott. della Chiesa, D (1 ott. 1828). - 23 o 24 (secondo se l'anno è bisestile o no) vigilia (1568) - 24 o 25. s. Mattia Ap., D2 (1568). - 27 o 28. s. Gabriele dell'Addolorata, D (13 apr. 1932).
Marzo. - 4. s. Lucio papa, s (1602); s. Casimiro, SD (7 ag. 1621); s. Lucio ridotto a c. - 6. ss. Perpetua e Felicita, D (1908, dal 7). - 7. s. Tommaso d'Aquino, Dott. della Chiesa, D (1568); ss. Perpetua e Felicita, c (1568; trasferite al 6 ed elevate a D : 1908). - 8. s. Giovanni di Dio, SD (5 maggio 1714), D (25 apr. 1722). - 9. ss. Quaranta martiri, SD (1568); s. Francesca romana, senza rito determinato (1 giugno 1606), D (26 febbr. 1649); trasferimento dei

Calendario della Chiesa Universale - Decreto di inserzione della festa di s. Raimondo da Peñafort nel c. della Chiesa Universale (23 marzo 1671) - Città del Vaticano, archivio della S. Congregazione dei Riti.
Quaranta al giorno seguente (21 ag. 1649). — 10. ss. Quaranta martiri, SD (1649, dal giorno precedente). — 12. ss. Gregorio Magno, Dott. della Chiesa, D (1568). — 17. ss. Patrizio, C (1631), SD (7 sett. 1685), D (12 maggio 1859). — 18. ss. Cirillo di Gerusalemme, Dott. della Chiesa, D (28 luglio 1882). — 19. ss. Giuseppe, D (1568), D2 (6 dic. 1670), D1 (8 dic. 1870); festa mobile, assegnata alla domenica dopo il 19 marzo, D1 OTT. C. (2 luglio 1911); restituito al 19. D1 senza OTT. (24 luglio 1911); D2 (28 ott. 1913); D1 (12 dic. 1917). — 20. ss. Gioacchino, SD (1584), D (18 maggio 1623); trasferito alla domenica dopo l'ottava dell'Assunta (1738). — 21. ss. Benedetto, D (1568), DM (5 luglio 1883). — 24. ss. Gabriele arcangelo, DM (26 ott. 1921). — 25. Annunciazione di Maria S.ma, D2 (1568), D1 (27 maggio 1895). — 27. ss. Giovanni Damasceno, Dott. della Chiesa, D (19 ag. 1890). — 28. ss. Giovanni da Capistrano, SD (19 ag. 1890).
Apr. — 2. ss. Francesco da Paola, D (1585), SD (1602), D (4 maggio 1613). — 4. ss. Isidoro, Dott. della Chiesa, D (25 apr. 1722). — 5. ss. Vincenzo Ferreri, SD ad lib. (29 nov. 1667), SD (25 marzo 1706), D (5 apr. 1726). — 11. ss. Leone Magno, D (1568), Dott. (15 ott. 1754). — 13. ss. Ermenegildo, SD (1631). — 14. ss. Tiburzio, Valeriano, e Massimo, S (1568); ss. Giustino m., D (28 luglio 1882); i martiri ridotti a C. — 17. ss. Aniceto, papa, S (1568). — 21. ss. Anselmo (un tentativo sotto Innocenzo XI, 1688, non riuscì), SD (con la Messa dei Dottori: 21 genn. 1690), D (8 febbr. 1720). — 22. ss. Sotero e Caio, papi, SD (1568). — 23. ss. Giorgio, SD (1568). — 24. ss. Fedele da Sigmaringa, D (16 febbr. 1771). — 25. ss. Marco, D2 (1568). — 26. ss. Cleto e Marcellino, papi, SD (1568). — 27. ss. Pietro Canisio, Dott. della Chiesa, D (24 nov. 1926). — 28. ss. Vitale, S (1568); ss. Paolo della Croce, D (14 genn. 1869); ss. Vitale ridotto a C. — 29. ss. Pietro m., D (13 apr. 1586), SD (1602), D (26 luglio 1670); ss. Caterina da Siena, C (8 maggio 1597); trasferita al 30 (1628). — 30. ss. Caterina da Siena, SD (7 ag. 1628, dal giorno precedente), D (9 ott. 1670).
Maggio. — 1. ss. Filippo e Giacomo App., D2 (1568). — 2. ss. Atanasio, Dott. della Chiesa, D (1568). — 3. Invenzione della S. Croce, D (1568); D2 (1602); ss. Alessandro, Evenzio, Teodulo e Giovenale, C (1568). — 4. ss. Monico, S (1568), SD (14 luglio 1669), D (26 ag. 1730). — 5. ss. Pio V, papa, SD (17 febbr. 1713), D (26 apr. 1775). — 6. ss. Giovanni a porta Latina, D (1568), DM (1602). — 7. ss. Stanislao ves. m., SD (22 nov. 1594); il 21 febbr. 1595, fu elevato a D. ma rimase in vigore il SD, D (13 marzo 1736). — 8. Apparizione dell'arcangelo S. Michele, D (1568), DM (1602). — 9. ss. Gregorio Nazianzeno, Dott. della Chiesa, D (1568). — 10. ss. Gordiano ed Epimaco mm., S (1568); ss. Antonino, SD ad lib. (17 ag. 1683), SD (16 apr. 1707); i martiri sono ridotti a C, D (12 sett. 1845). — 12. ss. Nereo, Achille e Pancrazio, S (1568); con l'aggiunta di Domitilla (1597) in seguito all'invenzione e traslazione dei corpi nella chiesa titolare del Baronio SD (1602). — 13. ss. Roberto Bellarmino, Dott. della Chiesa, D (6 genn. 1932). — 14. ss. Bonifacio, m., S (1568). — 15. ss. Giovanni Batt. de la Salle, D (1604). — 16. ss. Ubaldo, S (17 dic. 1605), SD ad lib. (18 febbr. 1696), SD (10 dic. 1713). — 17. ss. Pasquale Baylon, D (13 marzo 1784). — 18. ss. Venanzio m., SD (11 nov. 1670); D (23 luglio 1774). — 19. ss. Pudenziana, S (1568); ss. Pietro Celestino, SD (21 luglio 1668); ss. Pudenziana ridotta a C, D (10 marzo 1681). — 20. ss. Bernardino da Siena, SD (15 nov. 1657). — 25. ss. Urbano, papa, S (1568); ss. M. Maddalena dei Pazzi, SD (29 nov. 1690); ss. Urbano ridotto a C; ss. Gregorio VII, D (25 nov. 1728); trasferendo ss. Maria Maddalena al 27). — 26. ss. Eleuterio, papa, S (1568); ss. Filippo Neri, SD ad lib. (6 nov. 1625), SD (sotto Aless. VII; ss. Eleuterio ridotto a C), D (8 giugno 1669). — 27. ss. Giovanni, papa m., S (1568); ss. Maria Maddalena dei Pazzi, SD (dal 25 nov. 1728); ss. Beda, venerabile, Dott. della Chiesa, D (1899); trasferendo ss. Maria Maddalena al 29); ss. Giovanni ridotto a C. — 28. ss. Agostino di Canterbury, D (28 giugno 1882). — 29. ss. Maria Maddalena dei Pazzi, SD (1899, dal 27). — 30. ss. Felice, papa, m., S (1568). — 31. ss. Petronilla, S (1568); ss. Angela Merici, D (11 giugno 1861, con C di S. Petronilla).
Giugno. — 2. ss. Marcellino, Pietro ed Erasmo, S (1568). — 4. ss. Francesco Caracciolo, D (5 ag. 1807). — 5. ss. Bonifacio ves. m., D (11 giugno 1874). — 6. ss. Norberto, SD (16 nov. 1620), trasferito all'11 (1625), riportato al 6 (1631 o 1634), D (7 nov. 1677). — 9. ss. Primo e Feliciano, S (1568). — 10. ss. Margherita ved. regina di Scozia, SD ad lib. (2 dic. 1673), trasferita all'8 luglio (9 febbr. 1678), restituita al 10 (4 marzo 1693). — 11. ss. Barnaba, D (1568), DM (1602). — 12. ss. Basilide, Cirino, Nabore e Nazario, S (1568); ss. Giovanni da S. Facondo, D (19 nov. 1729), C dei ss. Martiri. — 13. ss. Antonio di Padova, D (14 genn. 1586), SD (1602), D (18 giugno 1670), Dott. della Chiesa (16 genn. 1946). — 14. ss. Basilio Magno, Dott. della Chiesa, D (1568). — 15 ss. Vito, Modesto, Crescenzia, S (1568). — 18. ss. Marco, Marcelliano, S (1568); ss. Efrem Sio, Dott. della Chiesa, D (14 ott. 1920, con C dei martiri). — 19. ss. Ger- vasio e Protasio, S (1568); ss. Giuliana dei Falconieri, SD (15 marzo 1738, con C dei martiri), D (11 dic. 1702). — 20. ss. Silverio, papa, S (1568). — 21. ss. Luigi Gonzaga, D (23 luglio 1842). — 22. ss. Paolino, S (1568), D (18 sett. 1908). —
23. vigilia (1568)
24. natività di s. Giovanni Batt., D1 OTT. C. (1568), trasferita alla domenica precedente la festa degli App. Pietro e Paolo (28 luglio 1911), restituita al suo giorno (28 ott. 1913). — 25. giorno fra l'ottava (1568); ss. Guglielmo ab., D (24 ag. 1785). — 26. ss. Giovanni e Paolo, SD (1568), D (21 maggio 1728). — 28. ss. Leone II, SD (1568); ss. Ireneo, D (26 ott. 1921, trasferendo ss. Leone al 3 luglio). — 29. ss. Pietro e Paolo, D1 OTT. C. (1568). — 30. commemorazione di s. Paolo Ap., D (1568), DM (1602).Ag. — 1. ss. Pietro in Vincoli, D (1568), DM (1602); C dei Maccabei (1568). — 2. ss. Stefano papa, s (1568); ss. Alfonso Maria de' Liguori, D (18 nov. 1839, s. Stefano ridotto a C), Dott. della Chiesa (7 luglio 1871). — 3. Invenzione di s. Stefano protom., SD (1568). — 4. ss. Domenico, D (1568), DM (1914). — 5. dedicazione di Maria S.ma ad Nives, D (1568), DM (1602). — 6. Trasfigurazione di N. S. G. C., D (1568), DM (1602), D2 (1914); ss. Sisto II
Sett. - 1. s. Egidio ab., s (1568); ss. dodici fratelli mm., c (1568). - 2. s. Stefano re, SD (19 apr. 1687, trasferito dal 20 ag. ed elevato a SD). - 3. s. Lorenzo Giustiniani, SD ad lib. (16 dic. 1690), SD (12 sett. 1759). - 8. Natività di Maria S.ma, D2 OTT. c. (1568), OTT. s. (1914); s. Adriano m., c (1568). - 9. giorno fra l'ottava della Natività; c di s. Gorgonio (1568); s. Gorgonio, s (1914). - 10. giorno fra l'ottava (1568); s. Nicola da Tolentino, D (22 dic. 1585), SD (1602), D (Clemente IX). - 11. giorno fra l'ottava; c dei ss. Proto e Giacinto (1568); ss. Proto e Giacinto, s (1914). -
12. giorno fra l'ottava (1568); Nome di Maria, DM (1914)
13. giorno fra l'ottava (1568); feria (1914)
14. Esaltazione della S. Croce, D (1568), DM (1602). - 15. ottava della Natività di Maria; c di s. Nicomede m. (1568); i sette Dolori di Maria S.ma, D2 (1914). - 16. ss. Cornelio e Cipriano, SD (1568); ss. Eufemia, Lucia e Geminiano, c (1568). - 17. Impressione delle Simmate di s. Francesco (festa tolta dal calendario da Pio V), D (Sisto V), tolto (1602), senza determinazione di rito, (28 ag. 1615), SD ad lib. (2 ott. 1627), SD (13 ag. 1669), D (11 ag. 1770). - 18. s. Tommaso da Villanova, SD ad lib. (17 giugno 1659), SD (11 sett. 1694), D (9 ott. 1694); s. Giuseppe da Copertino, D (8 ag. 1769; trasferito s. Tommaso al 22). - 19. ss. Gennaro e comp. mm., s (1 febr. 1586), SD (1602), D (7 dic. 1676). - 20. vigilia; c di s. Eustachio e comp. mm. (1568); ss. Eustachio e comp., SD (24 nov. 1625, con c della vigilia) D (26 genn. 1671). - 21. s. Matteo Ap. D2 (1568). - 22. ss. Maurizio e comp. mm., s (1568); s. Tommaso da Villanova, SD (8 ag. 1769, dal 18, con c dei ss. mm.), D (4 dic. 1801). - 23. s. Lino papa, SD (1568); c di s. Tecla (1568). - 24. festa di Maria S.ma della Mercede, D (18 febr. 1696), DM (22 marzo 1727). - 26. ss. Cipriano e Giustina, s (1568). - 27. ss. Cosma e Damiano, SD (1568). - 28. s. Venceslao, SD ad lib., (26 luglio 1670), SD (14 marzo 1729). - 29. dedicazione di s. Michele Arcangelo, D2 (1568), D1 (1917). - 30. s. Girolamo, Dott. della Chiesa, D (1568).Nov. - 1. Tutti i Santi, D1 OTT. c. (1568). -
2. commemorazione dei Defunti, c dell'ottava dei Santi (1568); officio proprio per la celebrazione della commemorazione dei Defunti (1914)
4. giorno fra l'ottava, c dei ss. mm. Vitale ed Agricola (1568); s. Carlo Borromeo, SD ad lib. (16 dic. 1613), SD (10 sett. 1652, con c dei ss. mm.), D (3 ag. 1659). - 3, 5, 6, 7: giorni fra l'ottava (1568). - 8. ottava di Tutti i Santi, D (1568), DM (1914); ss. Quattro Coronati, c (1568). - 9. dedicazione della basilica Lateranense, D2 (1568); c di s. Teodoro m. (1568). - 10. ss. Trio fone, Respicio, Ninfa mm., s (1568); s. Andrea Avellino, SD (18 ag. 1725 c dei ss. mm.), D (1 febr. 1864). - 11. s. Martino, D (1568); c di s. Menna m. (1568). - 12. s. Martino papa, SD (1568); s. Diego, senza designazione di rito (7 luglio 1588), SD (1602; c di s. Martino); restituzione di s. Martino, SD, trasferendo s. Diego al 13 (27 febr. 1671). - 13. s. Diego, SD (dal 12; 27 febr. 1671). - 14. s. Giosafat, D (28 luglio 1882). - 15. s. Geltrude, D (19 maggio 1779); s. Alberto Magno, Dott. della Chiesa, D (6 genn. 1932, trasferendo s. Geltrude al 16). - 16. s. Geltrude, D (6 genn. 1932, dal 15). - 17. s. Gregorio Tau-maturo, SD (1568). - 18. dedicazione delle basiliche di s. Pietro e s. Paolo, D (1568), DM (1914). - 19. s. Ponziano, s (1568). - 20. s. Elisabetta, SD ad lib. (13 sett. 1670), D (2 nov. 1670); c di s. Felice di Valois, D (31 maggio 1694). - 21. Presentazione di Maria S.ma (festa tolta da Pio V), D (1 sett. 1585), DM (1602). - 22. s. Cecilia, SD (1568), D (6 dic. 1670). - 23. s. Clemente papa, SD (1568), D (1 sett. 1804); c di s. Felicita m. (1568). - 24. s. Crisogono, s (1568); s. Giovanni della Croce, SD (5 ott. 1738; c di s. Crisogono, D (9 sett. 1769), Dottore della Chiesa (24 nov. 1926). - 25. s. Caterina, D (1568). - 26. s. Pietro Alessandro, s (1568); s. Silvestro ab., D (19 feb. 1890, con c di s. Pietro). - 29. vigilia; c di s. Saturnino m. (1568). - 30. s. Andrea App., D2 (1569).Dic. - 2. s. Bibiana, s (1568), SD (1628). - 3. s. Francesco Saverio, SD (6 sett. 1663), D (4 giugno 1670), DM (1914). - 4. s. Barbara, s (1568); s. Pietro Crisologo, Dott. della Chiesa, D (10 febr. 1729; c di s. Barbara). - 5. s. Saba ab., s (1568). - 6. s. Nicola, SD (1568), D (6 dic. 1670). - 7. s. Ambrogio, Dott. della Chiesa, D (1568); vigilia dell'Immacolata (30 nov. 1879). - 8. Concezione di Maria S.ma, D (1568), DM (1602), D2 OTT. c. (15 maggio 1693); festa di precetto (6 dic. 1708); Concezione Immacolata di Maria S.ma (1855, con nuovo ufficio, dovuto al gesuità p. Passaglia; altro nuovo ufficio, l'attuale, 25 sett. 1863), D1 con vig. (30 nov. 1879). - 9, 12, 14: giorni fra
l'ottava (1693). — 10. s. Melchiate papa, c (1568). — 11. s. Damaso papa, sd (1568). — 13. s. Lucia, d (1568). — 15. s. Eusebio, s (1602); ottava della Concezione di Maria, d (1693, con c di s. Eusebio); s. Eus. trasferito al giorno seguente (1728); l'ottava dm (1914). — 16. s. Eusebio, sd (1728, dal giorno precedente). —
20. vigilia (1568)
21. s. Tommaso Ap., d2 (1568). —24. vigilia (1568)
25. Natale di N.S.G.C., di OTT. (1568, l'ottava di fatto era privilegiata); OTT. P. (1914). — 26. s. Stefano, d (1568; le tre feste dopo il Natale erano definite da Pio V semplicemente «doppio»); i liturgisti disputarono a lungo sulla qualità e convennero quasi tutti a definirla domenica, come fu poi espresso nei c.; esse avevano l'ottava comunque; d2 OTT. S. (1914). — 27. s. Giovanni Ap., d2 OTT. S. (1914). — 28. s. Innocenti, d2 OTT. S. (1914). — 29. s. Tommaso Vesc. m., sd (1568), d (1914). — 31. s. Silvestro papa, d (1568).Chi percorre attentamente questi elenchi, con i continui aumenti di feste, di grado, o rito, si persuaderà facilmente che l'anno liturgico, nelle sue grandi linee fondamentali, è ormai quasi completamente occupato dalle feste dei santi. L'aumento delle canonizzazioni nei nostri tempi rende ancora più difficile la situazione. Apparisce da quanto abbiamo scritto che al tempo di Pio V, tra la parte santorale e quella temporale o feriale, regnava un bell'equilibrio. Clemente VIII apriva la via all'ingresso senza limiti delle feste dei santi. Al tempo di Clemente X la S. Congregazione dei Riti era preoccupata di questo stato di cose; così ebbe origine il decreto del 20 giugno 1671 con il quale si proibiva di trattare, per i successivi 50 anni, l'introduzione di alcuna festa. Il decreto fu rinnovato per altri 50 anni da Clemente XI (4 maggio 1714); però non fu possibile mantenerlo in vigore. Da una parte le continue canonizzazioni, specialmente di fondatori di Ordini religiosi, le pressioni per l'inserzione di feste da parte dei principi cattolici, o altre circostanze particolari condussero fatalmente alla mancata osservanza del decreto. Benedetto XIV riconobbe dannoso per la disciplina il continuo aumento delle feste dei santi, e la riforma del Breviario da lui vagheggiava il avrebbe posto un argine. Ma fu specialmente dalla seconda metà del secolo passato che son venuti nuovi aumenti e variazioni di rito. Da ciò è nato il vivo desiderio di una riforma liturgica definitiva, iniziata già da Pio X, che anela anche ad una revisione del c. - Vedi Tavv. XXII-XXIII.
LE. - Di un c. della Chiesa Universale si può parlare soltanto dall'anno 1568 in poi, dal momento, cioè, in cui Pio V impose a tutta la Chiesa latina il Breviario riformato, con l'annesso c. L'identico c. si trova poi nel Messale romano, riformato e prescritto ugualmente da Pio V a tutta la Chiesa latina nel 1570. Il Papa permise di ritenere Breviario e Messale proprio solo a quegli Ordini e diocesi che li usavano da duecento anni. Di questa facoltà si servirono tutti i rami dell'Ordine benedettino, i Domenicani, Carmelitani, Pre-
mostratensi, Certosini, e alcune poche diocesi (Milano, Aquileia, Parigi, Lione, ecc.) le quali poi quasi tutte, in tempi successivi, adottarono il Messale e il Breviario romano, cosicché la Chiesa latina quasi al completo si serve di un c. unico, nel quale le singole chiese e Ordini inseriscono le feste proprie. Ogni cambiamento di questo c., come l'inserzione di feste nuove, variazioni di rito, spostamenti di feste ecc. spetta unicamente alla S. Sede la quale esplica questa attività attraverso la S. RITO (v.).
Non è qui il luogo SAN TORALE (v.), o FESTA (v.); basti dire che la base di questo c. fu costituita da quello dei libri liturgici, detti "della Curia" ossia di Roma, ma con una saggia riduzione di feste e di rito, in modo da ripristinare in gran parte la liturgia feriale. Infatti, il c. di Pio V ha soltanto 120 feste, di cui 30 semidoppi, 57 doppi, e 33 memorie. Le grandi feste erano 20 di prima e 17 di seconda classe. Clemente VIII, nel 1602, in occasione della nuova edizione del Breviario, introdusse una nuova classe di feste, il doppio maggiore ( 16 feste). Da questo SAN TORALE (v.) TEMPO (v.), e la ininterrotta inserzione di nuove feste, di aumenti di riti, di distinzioni sempre più raffinate nelle singole categorie della gradazione liturgica. Al tempo di Benedetto XIV il numero delle feste era già salito a 228 . Esistevano inoltre 36 feste "ad libitum", vale a dire che una chiesa o un ordine le poteva inserire o meno nel c.; però, una volta inserite, la festa si doveva celebrare; il numero complessivo dunque di feste era 264. Leone XIII, nel 1893 e 1895, stabili una ulteriore distinzione di grado, le feste primarie e secondarie. La riforma di Pio X del 1911 perfezionò tutto il sistema della gradazione codificandolo definitivamente; ma omise di fermare in qualche modo l'aggiunta di nuove feste. Attualmente siamo arrivati ad un complesso di 338 giorni festivi, di cui 50 mobili (compresi i giorni di ottave privilegiate) e 288 feste fisse.
Segue ora il c. della Chiesa Universale, allo stato attuale, con l'indicazione del rito ( D 1= doppio di 1 classe, D 2= doppio di 2 classe, DM= doppio maggiore, D= doppio minore, SD= semidoppio, s= semplice, c= commemorazione), отт. = ottava ( r. privilegiata; c. comune; s. semplice), e di tutte le mutazioni avvenute da s. Pio V (1568) fino all'anno 1949. Le date indicano i cambiamenti fatti: non è stata notata la data della seduta della Congregazione dei Riti, ma solo quella dell'approvazione pontificia.
Genu. -
1949. Circoncisione e ottava della Natività, D2
2. ottava di s. Stefano, D (1568), s (1914). - 3. ottava di s. Giovanni, D (1568), s (1914). -4. ottava degli Innocenti, D (1568), s (1914)
5. vigilia dell'Epifania: SD; C di s. Telesforo papa (1602). - 6. Epifania, D I OTT. P. -7-12: giorni fra l'ottava, SD (1914); 11. c di s. Igino papa (1568). -13. ottava dell'Epifania, D (1568), DM (1914)
14. s. Ilario, SD (1568), D e Dott. della Chiesa (io genn. 1852); s. Felice sacerdote m., c (1568). - 15. s. Paolo primo eremita: SD (1568), D (18 ag. 1722); s. Mauro ab., C (1568). - 16. s. Marcello papa, SD (1568). - 17. s. Antonio ab., D (1568). - 18. Cattedra di s. Pietro a Roma, D (1568), DM (1602); c di s. Prisca V. m. (1568). - 19. ss. Mario, Marta, Audiface, Abaco, mm., s (1568); s. Canuto re m., SD ad lib. (10 ag. 1670), ridotto a C (1914). - 20. ss. Fabiano e Sebastiano, D (1568). - 21. s. Agnese, D (1568). - 22. ss. Vincenzo ed Anastasio, SD (1568). - 23. s. Emerenziana, s (1568); s. Raimondo da Peñafort, SD (23 marzo 1671); s. Emerenziana, ridotta a c - 24. s. Timoteo, s (1568), SD (1602), D (18 maggio 1854). - 25. Conversione di s. Paolo Apostolo, D (1568), DM (1602). - 26. s. Policarpo, s (1568), SD (1602), D (1914). - 27. s. Giovanni Crisostomo, Dott.della Chiesa, D (1568). - 28. s. Agnese secondo, s (1568); s. Pietro Nolasco, D (dal 31; 25 marzo 1936); s. Agnese ridotta a c-29. s. Pietro Nolasco, SD (22 luglio 1664); s. Francesco di Sales, SD (21 ott. 1666; s. Pietro Nolasco trasferito al 31) D (24 nov. 1691) Dott. della Chiesa (20 sett. 1877). - 30. s. Martina, SD (1635). - 31. s. Pietro Nolasco, SD (trasferito dal 29: 1666); D (13 luglio 1672); s. Giovanni Bosco, D (23 marzo 1936; s. Pietro Nolasco trasferito al 28).
Febbr. - 1. s. Ignazio m., SD (1568), D (Pio IX). - 2. Purificazione di Maria S.ma, D2 (1568). - 3. s. Biagio, s (1568). - 4. s. Andrea Corsini, SD ad lib. (21 ott. 1666), SD (31 ag. 1697), D (3 genn. 1731). - 5. s. Agata, SD (1568), D (26 ag. 1713). - 6. s. Dorotea, s (1568); s. Tito, D (18 magg. 1854); s. Dorotea, ridotta a c. - 7. s. Romualdo, D (1602), SD (1631), D (16 febb. 1669). - 8. s. Giovanni de Matha, D (31 maggio 1694). - 9. s. Apollonia, s (1568); s. Cirillo Alessandrino, Dott. della Chiesa, D (28 luglio 1882); s. Apollonia ridotta a c. - 10. s. Scolastica, D (i febb. 1729). - 11. ss. sette Fondatori dei Servi di Maria, D (20 dic. 1888); apparizione dell'Immacolata a Lourdes, DM (1 genn. 1908; i Fondatori trasferiti al 12). 12. ss. sette Fondatori, D (8 genn. 1908, dall'11). - 14. s. Valentino, s (1568). - 15. ss. Faustino e Giovita, s (1568). 18. s. Simeone, s (1568). - 22. Cattedra di s. Pietro in Antiochia, D (1568), DM (1602). - 23. s. Pier Damiani, Dott. della Chiesa, D (1 ott. 1828). - 23 o 24 (secondo se l'anno è bisestile o no) vigilia (1568) - 24 o 25. s. Mattia Ap., D2 (1568). - 27 o 28. s. Gabriele dell'Addolorata, D (13 apr. 1932).
Marzo. - 4. s. Lucio papa, s (1602); s. Casimiro, SD (7 ag. 1621); s. Lucio ridotto a c. - 6. ss. Perpetua e Felicita, D (1908, dal 7). - 7. s. Tommaso d'Aquino, Dott. della Chiesa, D (1568); ss. Perpetua e Felicita, c (1568; trasferite al 6 ed elevate a D : 1908). - 8. s. Giovanni di Dio, SD (5 maggio 1714), D (25 apr. 1722). - 9. ss. Quaranta martiri, SD (1568); s. Francesca romana, senza rito determinato (1 giugno 1606), D (26 febbr. 1649); trasferimento dei

Calendario della Chiesa Universale - Decreto di inserzione della festa di s. Raimondo da Peñafort nel c. della Chiesa Universale (23 marzo 1671) - Città del Vaticano, archivio della S. Congregazione dei Riti.
Quaranta al giorno seguente (21 ag. 1649). — 10. ss. Quaranta martiri, SD (1649, dal giorno precedente). — 12. ss. Gregorio Magno, Dott. della Chiesa, D (1568). — 17. ss. Patrizio, C (1631), SD (7 sett. 1685), D (12 maggio 1859). — 18. ss. Cirillo di Gerusalemme, Dott. della Chiesa, D (28 luglio 1882). — 19. ss. Giuseppe, D (1568), D2 (6 dic. 1670), D1 (8 dic. 1870); festa mobile, assegnata alla domenica dopo il 19 marzo, D1 OTT. C. (2 luglio 1911); restituito al 19. D1 senza OTT. (24 luglio 1911); D2 (28 ott. 1913); D1 (12 dic. 1917). — 20. ss. Gioacchino, SD (1584), D (18 maggio 1623); trasferito alla domenica dopo l'ottava dell'Assunta (1738). — 21. ss. Benedetto, D (1568), DM (5 luglio 1883). — 24. ss. Gabriele arcangelo, DM (26 ott. 1921). — 25. Annunciazione di Maria S.ma, D2 (1568), D1 (27 maggio 1895). — 27. ss. Giovanni Damasceno, Dott. della Chiesa, D (19 ag. 1890). — 28. ss. Giovanni da Capistrano, SD (19 ag. 1890).
Apr. — 2. ss. Francesco da Paola, D (1585), SD (1602), D (4 maggio 1613). — 4. ss. Isidoro, Dott. della Chiesa, D (25 apr. 1722). — 5. ss. Vincenzo Ferreri, SD ad lib. (29 nov. 1667), SD (25 marzo 1706), D (5 apr. 1726). — 11. ss. Leone Magno, D (1568), Dott. (15 ott. 1754). — 13. ss. Ermenegildo, SD (1631). — 14. ss. Tiburzio, Valeriano, e Massimo, S (1568); ss. Giustino m., D (28 luglio 1882); i martiri ridotti a C. — 17. ss. Aniceto, papa, S (1568). — 21. ss. Anselmo (un tentativo sotto Innocenzo XI, 1688, non riuscì), SD (con la Messa dei Dottori: 21 genn. 1690), D (8 febbr. 1720). — 22. ss. Sotero e Caio, papi, SD (1568). — 23. ss. Giorgio, SD (1568). — 24. ss. Fedele da Sigmaringa, D (16 febbr. 1771). — 25. ss. Marco, D2 (1568). — 26. ss. Cleto e Marcellino, papi, SD (1568). — 27. ss. Pietro Canisio, Dott. della Chiesa, D (24 nov. 1926). — 28. ss. Vitale, S (1568); ss. Paolo della Croce, D (14 genn. 1869); ss. Vitale ridotto a C. — 29. ss. Pietro m., D (13 apr. 1586), SD (1602), D (26 luglio 1670); ss. Caterina da Siena, C (8 maggio 1597); trasferita al 30 (1628). — 30. ss. Caterina da Siena, SD (7 ag. 1628, dal giorno precedente), D (9 ott. 1670).
Maggio. — 1. ss. Filippo e Giacomo App., D2 (1568). — 2. ss. Atanasio, Dott. della Chiesa, D (1568). — 3. Invenzione della S. Croce, D (1568); D2 (1602); ss. Alessandro, Evenzio, Teodulo e Giovenale, C (1568). — 4. ss. Monico, S (1568), SD (14 luglio 1669), D (26 ag. 1730). — 5. ss. Pio V, papa, SD (17 febbr. 1713), D (26 apr. 1775). — 6. ss. Giovanni a porta Latina, D (1568), DM (1602). — 7. ss. Stanislao ves. m., SD (22 nov. 1594); il 21 febbr. 1595, fu elevato a D. ma rimase in vigore il SD, D (13 marzo 1736). — 8. Apparizione dell'arcangelo S. Michele, D (1568), DM (1602). — 9. ss. Gregorio Nazianzeno, Dott. della Chiesa, D (1568). — 10. ss. Gordiano ed Epimaco mm., S (1568); ss. Antonino, SD ad lib. (17 ag. 1683), SD (16 apr. 1707); i martiri sono ridotti a C, D (12 sett. 1845). — 12. ss. Nereo, Achille e Pancrazio, S (1568); con l'aggiunta di Domitilla (1597) in seguito all'invenzione e traslazione dei corpi nella chiesa titolare del Baronio SD (1602). — 13. ss. Roberto Bellarmino, Dott. della Chiesa, D (6 genn. 1932). — 14. ss. Bonifacio, m., S (1568). — 15. ss. Giovanni Batt. de la Salle, D (1604). — 16. ss. Ubaldo, S (17 dic. 1605), SD ad lib. (18 febbr. 1696), SD (10 dic. 1713). — 17. ss. Pasquale Baylon, D (13 marzo 1784). — 18. ss. Venanzio m., SD (11 nov. 1670); D (23 luglio 1774). — 19. ss. Pudenziana, S (1568); ss. Pietro Celestino, SD (21 luglio 1668); ss. Pudenziana ridotta a C, D (10 marzo 1681). — 20. ss. Bernardino da Siena, SD (15 nov. 1657). — 25. ss. Urbano, papa, S (1568); ss. M. Maddalena dei Pazzi, SD (29 nov. 1690); ss. Urbano ridotto a C; ss. Gregorio VII, D (25 nov. 1728); trasferendo ss. Maria Maddalena al 27). — 26. ss. Eleuterio, papa, S (1568); ss. Filippo Neri, SD ad lib. (6 nov. 1625), SD (sotto Aless. VII; ss. Eleuterio ridotto a C), D (8 giugno 1669). — 27. ss. Giovanni, papa m., S (1568); ss. Maria Maddalena dei Pazzi, SD (dal 25 nov. 1728); ss. Beda, venerabile, Dott. della Chiesa, D (1899); trasferendo ss. Maria Maddalena al 29); ss. Giovanni ridotto a C. — 28. ss. Agostino di Canterbury, D (28 giugno 1882). — 29. ss. Maria Maddalena dei Pazzi, SD (1899, dal 27). — 30. ss. Felice, papa, m., S (1568). — 31. ss. Petronilla, S (1568); ss. Angela Merici, D (11 giugno 1861, con C di S. Petronilla).
Giugno. — 2. ss. Marcellino, Pietro ed Erasmo, S (1568). — 4. ss. Francesco Caracciolo, D (5 ag. 1807). — 5. ss. Bonifacio ves. m., D (11 giugno 1874). — 6. ss. Norberto, SD (16 nov. 1620), trasferito all'11 (1625), riportato al 6 (1631 o 1634), D (7 nov. 1677). — 9. ss. Primo e Feliciano, S (1568). — 10. ss. Margherita ved. regina di Scozia, SD ad lib. (2 dic. 1673), trasferita all'8 luglio (9 febbr. 1678), restituita al 10 (4 marzo 1693). — 11. ss. Barnaba, D (1568), DM (1602). — 12. ss. Basilide, Cirino, Nabore e Nazario, S (1568); ss. Giovanni da S. Facondo, D (19 nov. 1729), C dei ss. Martiri. — 13. ss. Antonio di Padova, D (14 genn. 1586), SD (1602), D (18 giugno 1670), Dott. della Chiesa (16 genn. 1946). — 14. ss. Basilio Magno, Dott. della Chiesa, D (1568). — 15 ss. Vito, Modesto, Crescenzia, S (1568). — 18. ss. Marco, Marcelliano, S (1568); ss. Efrem Sio, Dott. della Chiesa, D (14 ott. 1920, con C dei martiri). — 19. ss. Ger- vasio e Protasio, S (1568); ss. Giuliana dei Falconieri, SD (15 marzo 1738, con C dei martiri), D (11 dic. 1702). — 20. ss. Silverio, papa, S (1568). — 21. ss. Luigi Gonzaga, D (23 luglio 1842). — 22. ss. Paolino, S (1568), D (18 sett. 1908). —
23. vigilia (1568)
24. natività di s. Giovanni Batt., D1 OTT. C. (1568), trasferita alla domenica precedente la festa degli App. Pietro e Paolo (28 luglio 1911), restituita al suo giorno (28 ott. 1913). — 25. giorno fra l'ottava (1568); ss. Guglielmo ab., D (24 ag. 1785). — 26. ss. Giovanni e Paolo, SD (1568), D (21 maggio 1728). — 28. ss. Leone II, SD (1568); ss. Ireneo, D (26 ott. 1921, trasferendo ss. Leone al 3 luglio). — 29. ss. Pietro e Paolo, D1 OTT. C. (1568). — 30. commemorazione di s. Paolo Ap., D (1568), DM (1602).Ag. — 1. ss. Pietro in Vincoli, D (1568), DM (1602); C dei Maccabei (1568). — 2. ss. Stefano papa, s (1568); ss. Alfonso Maria de' Liguori, D (18 nov. 1839, s. Stefano ridotto a C), Dott. della Chiesa (7 luglio 1871). — 3. Invenzione di s. Stefano protom., SD (1568). — 4. ss. Domenico, D (1568), DM (1914). — 5. dedicazione di Maria S.ma ad Nives, D (1568), DM (1602). — 6. Trasfigurazione di N. S. G. C., D (1568), DM (1602), D2 (1914); ss. Sisto II
Sett. - 1. s. Egidio ab., s (1568); ss. dodici fratelli mm., c (1568). - 2. s. Stefano re, SD (19 apr. 1687, trasferito dal 20 ag. ed elevato a SD). - 3. s. Lorenzo Giustiniani, SD ad lib. (16 dic. 1690), SD (12 sett. 1759). - 8. Natività di Maria S.ma, D2 OTT. c. (1568), OTT. s. (1914); s. Adriano m., c (1568). - 9. giorno fra l'ottava della Natività; c di s. Gorgonio (1568); s. Gorgonio, s (1914). - 10. giorno fra l'ottava (1568); s. Nicola da Tolentino, D (22 dic. 1585), SD (1602), D (Clemente IX). - 11. giorno fra l'ottava; c dei ss. Proto e Giacinto (1568); ss. Proto e Giacinto, s (1914). -
12. giorno fra l'ottava (1568); Nome di Maria, DM (1914)
13. giorno fra l'ottava (1568); feria (1914)
14. Esaltazione della S. Croce, D (1568), DM (1602). - 15. ottava della Natività di Maria; c di s. Nicomede m. (1568); i sette Dolori di Maria S.ma, D2 (1914). - 16. ss. Cornelio e Cipriano, SD (1568); ss. Eufemia, Lucia e Geminiano, c (1568). - 17. Impressione delle Simmate di s. Francesco (festa tolta dal calendario da Pio V), D (Sisto V), tolto (1602), senza determinazione di rito, (28 ag. 1615), SD ad lib. (2 ott. 1627), SD (13 ag. 1669), D (11 ag. 1770). - 18. s. Tommaso da Villanova, SD ad lib. (17 giugno 1659), SD (11 sett. 1694), D (9 ott. 1694); s. Giuseppe da Copertino, D (8 ag. 1769; trasferito s. Tommaso al 22). - 19. ss. Gennaro e comp. mm., s (1 febr. 1586), SD (1602), D (7 dic. 1676). - 20. vigilia; c di s. Eustachio e comp. mm. (1568); ss. Eustachio e comp., SD (24 nov. 1625, con c della vigilia) D (26 genn. 1671). - 21. s. Matteo Ap. D2 (1568). - 22. ss. Maurizio e comp. mm., s (1568); s. Tommaso da Villanova, SD (8 ag. 1769, dal 18, con c dei ss. mm.), D (4 dic. 1801). - 23. s. Lino papa, SD (1568); c di s. Tecla (1568). - 24. festa di Maria S.ma della Mercede, D (18 febr. 1696), DM (22 marzo 1727). - 26. ss. Cipriano e Giustina, s (1568). - 27. ss. Cosma e Damiano, SD (1568). - 28. s. Venceslao, SD ad lib., (26 luglio 1670), SD (14 marzo 1729). - 29. dedicazione di s. Michele Arcangelo, D2 (1568), D1 (1917). - 30. s. Girolamo, Dott. della Chiesa, D (1568).Nov. - 1. Tutti i Santi, D1 OTT. c. (1568). -
2. commemorazione dei Defunti, c dell'ottava dei Santi (1568); officio proprio per la celebrazione della commemorazione dei Defunti (1914)
4. giorno fra l'ottava, c dei ss. mm. Vitale ed Agricola (1568); s. Carlo Borromeo, SD ad lib. (16 dic. 1613), SD (10 sett. 1652, con c dei ss. mm.), D (3 ag. 1659). - 3, 5, 6, 7: giorni fra l'ottava (1568). - 8. ottava di Tutti i Santi, D (1568), DM (1914); ss. Quattro Coronati, c (1568). - 9. dedicazione della basilica Lateranense, D2 (1568); c di s. Teodoro m. (1568). - 10. ss. Trio fone, Respicio, Ninfa mm., s (1568); s. Andrea Avellino, SD (18 ag. 1725 c dei ss. mm.), D (1 febr. 1864). - 11. s. Martino, D (1568); c di s. Menna m. (1568). - 12. s. Martino papa, SD (1568); s. Diego, senza designazione di rito (7 luglio 1588), SD (1602; c di s. Martino); restituzione di s. Martino, SD, trasferendo s. Diego al 13 (27 febr. 1671). - 13. s. Diego, SD (dal 12; 27 febr. 1671). - 14. s. Giosafat, D (28 luglio 1882). - 15. s. Geltrude, D (19 maggio 1779); s. Alberto Magno, Dott. della Chiesa, D (6 genn. 1932, trasferendo s. Geltrude al 16). - 16. s. Geltrude, D (6 genn. 1932, dal 15). - 17. s. Gregorio Tau-maturo, SD (1568). - 18. dedicazione delle basiliche di s. Pietro e s. Paolo, D (1568), DM (1914). - 19. s. Ponziano, s (1568). - 20. s. Elisabetta, SD ad lib. (13 sett. 1670), D (2 nov. 1670); c di s. Felice di Valois, D (31 maggio 1694). - 21. Presentazione di Maria S.ma (festa tolta da Pio V), D (1 sett. 1585), DM (1602). - 22. s. Cecilia, SD (1568), D (6 dic. 1670). - 23. s. Clemente papa, SD (1568), D (1 sett. 1804); c di s. Felicita m. (1568). - 24. s. Crisogono, s (1568); s. Giovanni della Croce, SD (5 ott. 1738; c di s. Crisogono, D (9 sett. 1769), Dottore della Chiesa (24 nov. 1926). - 25. s. Caterina, D (1568). - 26. s. Pietro Alessandro, s (1568); s. Silvestro ab., D (19 feb. 1890, con c di s. Pietro). - 29. vigilia; c di s. Saturnino m. (1568). - 30. s. Andrea App., D2 (1569).Dic. - 2. s. Bibiana, s (1568), SD (1628). - 3. s. Francesco Saverio, SD (6 sett. 1663), D (4 giugno 1670), DM (1914). - 4. s. Barbara, s (1568); s. Pietro Crisologo, Dott. della Chiesa, D (10 febr. 1729; c di s. Barbara). - 5. s. Saba ab., s (1568). - 6. s. Nicola, SD (1568), D (6 dic. 1670). - 7. s. Ambrogio, Dott. della Chiesa, D (1568); vigilia dell'Immacolata (30 nov. 1879). - 8. Concezione di Maria S.ma, D (1568), DM (1602), D2 OTT. c. (15 maggio 1693); festa di precetto (6 dic. 1708); Concezione Immacolata di Maria S.ma (1855, con nuovo ufficio, dovuto al gesuità p. Passaglia; altro nuovo ufficio, l'attuale, 25 sett. 1863), D1 con vig. (30 nov. 1879). - 9, 12, 14: giorni fra
