CALENDARIO

CALENDARIO. - Questo nome indicò da principio presso i Romani il registro nel quale i banchieri notavano gli interessi dei prestiti maturati al primo (kalendae) di ogni mese: l'elenco dei giorni festivi e dei lavorativi era detto Fasti. La parola kalendae, da una radice kal- comune anche al greco, con significato di chiamare (καλεῖν, «kalare»), nel latino rimasta solo nel linguaggio sacrale, si riferisce alla convocazione del popolo in Campidoglio fatta da uno dei pontefici minori quando spuntava in cielo la prima false lunare, per notificarli i giorni in cui sarebbero cadute le none (primo quarto) e le idi (plenilunio).

La parola passò poi a significare l'intero mese (Ovidio, Fasti, III, 99; Marziale, I, 99, 6) e quindi a calcolare la misurazione annuale del tempo. Il c. sta pertanto in stretta relazione con l'osservazione dei fenomeni astronomici. Tutte le religioni hanno un c. che divide l'anno in tanti segmenti mensili determinati dalle fasi della luna e hanno adottato vari sistemi per far concordare questa serie di 12 lunazioni, più breve (giorni 354, 8h, 48', 38''), con l'anno solare, più lungo (giorni 365, 5h, 48', 46'').

SOMMARIO: I. I primitivi. - II. Religioni non cristiane: 1. Asia orientale: Cina, Giappone; 2. America precolombiana: Messico, Perù; 3. Egitto; 4. Semiti: Babilonide, Ebrei, Arabi; 5. Indo-europei: India, Iran e Persia, Grecia, Roma. - III. Cristianesimo: 1. Chiesa occidentale: origine dell'anno, riforma gregoriana; 6. Chiese orientali. - IV. C. della Repubblica francese. - V. C. massonico. - VI. Ulteriori proposte di riforma.

I. I PRIMITIVI.

La determinazione oggettiva del tempo, necessaria presso i gruppi umani che hanno raggiunto un certo grado di stabilità civile e sociale; non occorre presso i primitivi, per i quali la periodicità dei fenomeni lunari, solari e stellari non interessa per lo svolgimento della vita interna e sociale del clan, ma solo per quanto si riferisce al ritorno delle stagioni opportune per la caccia, per la pesca, per la raccolta dei frutti della terra, per le opere di una primordiale agricoltura. Più che di una misurazione precisa essi tengono calcolo dei fenomeni meteorici (estate, inverno; siccità, pioggia), specialmente in relazione con l'apparire di certe costellazioni, ad es., le Pleiadi.

L'inizio delle accennate operazioni è consacrato da speciali riti (feste) diretti ad assicurare con l'efficacia dell'azione e della formula il ritmo stagionale. Salvo questa preoccupazione sacro-magica, che con il tempo finirà per far fissare stabilmente il c. religioso, il primitivo non ha conoscenza oggettiva del tempo che per lui scorre ininterrotto e, soprattutto, non determinato da leggi fisse e indipendenti dalla propria azione; ché anzi questa è ritenuta necessaria affinché la vicenda periodica dei fenomeni della natura si ripeta a beneficio del gruppo. Le feste elencate nel c. servono a far sentire alla comunità il suo carattere unitario, sia per il ricordo dei miti e delle leggende che narrano l'origine e la ragione d'essere del gruppo, sia per lo svolgimento di riti (danze, processioni, banchetti, sacrifici) mediante i quali il gruppo traduce in atto la sua unità sociale ed effettivamente la vive.

Le feste interrompono la serie delle occupazioni ordinarie; sono spesso preparate da riti di purificazione (digiuni, astinenze, tregue di Dio) e sacralmente consacrate da cambiamenti di vesti, da gare, da fiere e mercati.

Il c. annuale viene considerato come un ciclo unico all'entrata del quale si compiono riti propiziatori, mentre

all'uscita si fanno riti di purificazione diretti ad eliminare tutto il male accumulato nell'anno (v. CAPODANNO). Ma si concepiscono divisioni più ampie dell'anno stesso, triennali, quadriennali, ottennali, diciannovennali, centennali, sovente in relazione con i fenomeni astronomici: nelle quali tutto il periodo di tempo trascorso tra il principio e la fine viene immaginato come unità e comporta riti di purificazione e consacrazione.

II. RELIGIONI NON CRISTIANE.

7. ASIA ORIENTALE: a) Cina

Il c. cinese è lunare, di 12 mesi, che non hanno un proprio nome ma si distinguono dal numero d'ordine e sono di 30 e 29 giorni alternatamente; in tutto 354 giorni. Per mettere l'anno lunare d'accordo con il solare vengono intercalati nello spazio di 19 anni sette mesi complementari. Il capodanno cade nel novilunio di quella lunazione nella quale il sole entra nella costellazione dei Pesci (febbr.).

Il gesuita missionario p. Matteo Ricci ridusse il c. cinese al ritmo lunisolare dell'Occidente che rimase in uso finché nel 1930 la Repubblica cinese, successa alla dinastia mancese nel 1911, accettò ufficialmente il c. gregoriano.

b) Giappone - Anche il Giappone adottò nel 1684 il c. cinese riformato dai Gesuiti.

Dopo la restaurazione dello shintò a religione nazionale (1869), fu accettata il 1º genn. 1873 la riforma gregoriana, rimanendo tuttavia, come èra storica tradizionale, quella del 660 a. C., che si riferisce al regno dell'imperatore Jimmu Tennō, capostipite della dinastia imperiale. I nomi giapponesi attuali dei mesi dell'anno, dopo l'adozione del c. gregoriano, sono:

genn., Shogwatsu (= mese d'inizio)
febbr., Ni-gwatsu (= 2ª mese)
marzo, Sau-gwatsu (= 3ª mese)
apr., Shi-gwatsu (= 4ª mese)
maggio, Go-gwatsu (= 5ª mese)
giugno, Roku-gwatsu (= 6ª mese)
luglio, Shichi-gwatsu (= 7ª mese)
ag., Hachi-gwatsu (= 8ª mese)
sett., Ku-gwatsu (= 9ª mese)
ott., Ju-gwatsu (= 10ª mese)
nov., Ju-ichi-gwatsu (= 11ª mese)
dic., Ju-ni-gwatsu (= 12ª mese)

Nell'antico c. lunisolare, in uso in Giappone anteriormente alla data dell'adozione del c. gregoriano, ogni mese (o meglio, lunazione) aveva diversi nomi, ma i più usati, con i relativi significati generalmente ammessi sono:

1ª lunazione, Mutsuki (= mese delle relazioni sociali)
2ª lunazione, Kisaragi (= mese in cui si raddoppiano i vestiti)

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(da G. V. Callegari, L'antico Messico, 11, Rovereto 1996, p. 153)
CALENDARIO - C. messicano, trovato nel 1790 nelle fondamenta di un tempio azteco a Città del Messico. Nel mezzo il sole circondato da 4 quadrati, simboleggianti le epoche della cosmogonia azteca. Nel circolo esterno i simboli dei 20 giorni del mese azteco; attorno 8 raggi cuspidati simboleggianti le 8 parti del giorno.

3ª lunazione, Yayoi (= mese man mano crescente)
4ª lunazione, Utsuki (= mese della deutzia scabra, fiore molto noto in Giappone)
5ª lunazione, Satsuki (= mese del trapianto delle pianticelle di riso nelle risaie)
6ª lunazione, Minazuki (= mese umido, perché corrispondeva al periodo delle piogge estive)
7ª lunazione, Fumizuki (= mese della letteratura)
8ª lunazione, Hazuki (= mese delle foglie, cioè in cui cadono le foglie)
9ª lunazione, Nagazuki (= mese delle lunghe notti)
10ª lunazione, Kaminazuki (= mese senza dèi, perché si

riteneva che in questo mese tutti i kami si radunassero nel tempio di Izumo abbandonando il resto del Giappone)

11ª lunazione, Shimotzuki (= mese della brina)

12ª lunazione, Shimasu (= contratto forse da toshi hatsu; l'anno finisce).

Gli studiosi giapponesi non sono d'accordo sulla derivazione dei nomi suddetti e quindi sul loro significato, ma quello dato sopra, è il più generalmente accettato.

8. AMERICA PRECOLOMBIANA: a) Messico

L'anno messicano era diviso in 18 mesi di 20 giorni, in tutto 360, cui si aggiungevano in fine 5 giorni supplementari detti «nemontemi», più un sesto nemontemo ogni 4

anni. Ogni mese era dedicato a una speciale divinità.

Mesi del c. messicano

MesiDivinità
Atlacahualco (2-21 febbr.)Tlaloc
Tlacaxipehualitzi (22 febbr.-13 marzo)Xipe
Tezoztoutli (14 marzo-2 apr.)Tlaloc
Hueytozoztli (3-22 apr.)Centeotl
Toxcatl (23 apr.-12 maggio)Tezcatliposa
Etzalqualitzli (13 maggio-1 giugno)Tlaloc
Tecuilhuitziutli (2-21 giugno)Huiztocihuatl
Hueytecuhilhuitli (22 giugno-11 luglio)Xilonen
Tlaxochimaco (12-31 luglio)Yacatecuhtli e Huitzilopochtli
Xocotlhuetzi (1-20 ag.)Xiutecuhtli
Ochpauztli (21 ag.-9 sett.)Toci

Teutleco
(10-29 sett.)
Tepeilhuitl
(30 sett.-19 ott.)
Quecholli
(20 ott.-8 nov.)
Panquetzaliztli
(9-28 nov.)
Atepozli
(29 nov.-18 dic.)
Tititl
(19 dic.-7 genn.)
Itzcolli
(8-27 genn.)

28 genn.-1 febbr.: cinque giorni supplementari (nemontemi).

b) Perù. - L'anno peruviano era lunare di 12 mesi e veniva ragguagliato al solare mediante l'intercalazione di 11 giorni nel corso dell'anno comune e di 12 nel bisestile.

L'anno cominciava con l'equinozio di primavera (21 sett., nell'emisfero australe) poi trasportato al solstizio di inverno (22 dic.). Il mese era diviso in decadi dopo ciascuna delle quali un giorno veniva dedicato al riposo.

Mesi del c. peruviano

Camay chiglia (22 dic.)
Atuu pukuy (22 genn.)
Pacia pukuy (22 febbr.)
Paucar huara (22 marzo)
Ayrihuay (22 apr.)
Huaca gliusche (22 maggio)
Canay (22 giugno)
Tarpui chiglia (22 luglio)
Coya raymi (22 ag.)
Uma raymi (22 sett.)
Aya marca raymi (22 ott.)
Kapac raymi (22 nov.)

9. EGITTO

L'anno egizio antico era di 12 mesi di 30 giorni (= 360) cui si aggiungevano infine 5 giorni intercalati detti epagòmeni, ossia «aggiunti», dedicati rispettivamente a Osiride, Oro, Set, Iside e Nefti (Plutarco, De Iside, 12). L'anno era detto «vago» perché, non tenendo conto delle 6 ore spettanti al computo solare, ogni quattro anni si verificava lo spostamento di un giorno, ogni quaranta di dieci giorni, e così via finché, dentro un periodo di 1460 anni, il capodanno, dopo essere caduto in tutti i 365 giorni, veniva a ricadere nel preciso punto di prima. Il periodo di 1460 anni era detto «grande anno» ed aveva significato sacro di rinnovamento: perciò non fu mai abolito dal sacerdozio egizio, anche quando, per togliere all'anno il suo carattere vago, fu aggiunto ogni quattro anni un sesto epagòmeno. Tolomeo III Evèrgete nel 239-38 a. C.

Tutti gli dèi
Dèi dei morti
Mixcoatl
Huitzilopochtli
Tlaloc
Ilumatecutli
Xiuhtlecuhtli

aveva già tentato questa riforma, ma essa fu attuata solo dai Romani nel 30 a. C.

Il capodanno era determinato dall'avvenimento più importante dell'economia agricola egiziana, cioè dall'inizio dell'inondazione del Nilo, verso il solstizio d'estate, in coincidenza con il levare eliaco di Sirio (Sothis) la stella più fulgida della costellazione del Cane (19 luglio). Dopo l'introduzione del sesto epagòmeno il capodanno fu fissato al 29 ag.

Mesi del c. egiziano

Thouth29 ag.Pauni26 maggio
Paophi28 sett.Epiphi25 giugno
Athur28 ott.Mesori25 luglio
Cohiac27 nov.1 epagòmeno24 ag.
Tybi27 dic.2 epag.25 ag.
Mechir26 genn.3 epag.26 ag.
Phamenoth25 febbr.4 epag.27 ag.
Pharmuthi27 marzo5 epag.28 ag.
Pachon26 apr.

10. SEMITI: a) Babilonide

L'anno assiro-babilonese era lunare. I 12 mesi avevano la lunghezza di 29 o 30 giorni con alternanza non regolare. L'anno

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CALENDARIO - C. astrale egiziano di Ramesses VI (XX dinastia, XI sec. a. C.), esistente a Tebe. È indicata la posizione di determinati astri nelle 12 ore notturne al 1° e al 15 dei primi sei mesi dell'anno.
(da R. Lepeius, Denkmäler, III, tau. 527)
lunare veniva ragguagliato al solare introducendo un mese intercalare detto dirigē, dēru (chiamato secondo Adāru perché veniva aggiunto dopo il mese di Adāru) per cinque volte (anni 3°, 6°, 11°, 14°, 17°) in un ciclo di 19 anni, che riportava allo stesso punto le posizioni del sole e della luna.

Dato lo sviluppo che l'astrologia ha avuto in Mesopotamia la corrispondenza tra la posizione degli astri e lo svolgimento della vita è particolarmente osservata: i cicli celesti sono immagine degli avvenimenti terreni e compito della scienza è di saperli interpretare. I nomi dei mesi sono tutti astrali e ogni mese è dedicato a una speciale divinità. In ogni mese erano sacri il giorno 1, 7, 15, 21, 28 in corrispondenza delle fasi lunari.

Il capodanno coincideva con il plenilunio di primavera ed era caratterizzato dalla solenne cerimonia espiatrice e propiziatrice dell'ahitu.

Mesi del c. babilonese

NomeDivinità
1 Nisānu (marzo)Anu
2 Ajāru (apr.)Ea
3 Simānu (maggio)Sin
4 Du'ūzu (giugno)Nimurta
5 Abu (luglio)Ningišzida
6 Ulūlu (ag.)Ištar
7 Tišrītu (sett.)Šamaš
8 Arahṭanma (ott.)Marduk
9 Kislīmu (nov.)Nergal
10 Tebētu (dic.)Papsukkal
11 Šabātu (genn.)Adad
12 Adāru (febbr.)Sibitti

Nicola Turchi

b) Ebrei. — Dai brevi indizi della Bibbia è difficile restituire il c. ebraico nella sua interezza. Il giorno (jōm) si computava da una sera all'altra (sera-mattina: Gen. 1, 4; Dan. 8, 14; νυχθήμερον, II Cor. 11, 25) e comprende sera, mattina e mezzodì (Ps. 54 [55], 18). Dopo l'esilio il giorno fu diviso in quattro ore triple (Mc. 15, 25) e anche in 12 ore comuni (Mt. 20, 3-6); la notte comprendeva tre vigilie (Ex. 14, 24; Iudc. 7, 19), poi quattro all'epoca romana (Mc. 13, 35). La divisione in settimane (šābhu'ōth) era indipendente dal corso lunare e si calcolava in modo continuo e non, come presso i Babilonesi, quale suddivisione dei mesi in quattro parti. sabato (v.); più tardi anche il sesto ha un nome: προσάββατον (Iudt. 8, 6; Mc. 15, 42) o παρασκευή (Mt. 27, 62).

Il mese (hōdheī = luna nuova) anticamente era designato dall'aspetto delle singole stagioni: 'Abhībh, poi Nisān, Zīw, 'Ethānīm, Būl, sono i soli pervenuti degli antichi nomi fenici usati dagli Ebrei. Più comune però era la designazione in numeri ordinali, metodo che rimase anche dopo l'introduzione dei nomi babilonesi.

L'inizio del mese (v. NEOMENIA) dipendeva dalla visibilità della luna nuova; a tale empirismo si appellano alcuni esegeti per spiegare le incertezze dei computi. I mesi erano normalmente lunari di 29 o di 30 giorni. Per combinare l'anno lunare con quello solare nel tempo postessilio troviamo l'uso babilonese d'intercalare un mese, il secondo 'Ādhār (Wē'adhār), sembra ogni tre anni, basandosi probabilmente sulla necessità di far coincidere la Pasqua con la luna piena dopo l'equinozio di primavera.

Nel determinare l'anno, gli Ebrei non ebbero regole fisse, come p. es. gli Egiziani; ma solo in epoca tardiva adattarono computi precisi. La tradizione fa risalire tali norme a Hillel II (sec. IV d. C.); in realtà, però, la perfetta codificazione si ebbe verso il sec. X d. C. L'anno religioso, «ciclo liturgico», sembra si iniziasse con la primavera (Nisān); ma l'anno comune (agricolo) cominciava in autunno (Tišrī: Ex. 23, 16); e tale sistema è rimasto in uso (rst haš-šānah = 1 Tišrī).

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CALENDARIO - C. ebraico. Tavola contenente la divisione settimanale del Pentateuro. Dal ms. 20 (sec. XIII) della biblioteca Nazionale di Parigi.
(da Enc. Iudica, IX, coll. 759-869)
La Bibbia non parla propriamente di stagioni, ma solo d'estate e d'inverno (Gen. 8, 22), mentre il c. Gezer (v.) distribuisce i 12 mesi in 8 periodi agricoli. Il c. ebraico odierno è lunisolare. Il giorno comprende 24 ore, che si iniziano a contare dalla sera, ossia dalle ore 18.

Mesi del c. ebraico

MeseFeste
1 Nisān (marzo)Pasqua
2 'Ijār (apr.)
3 Sīwān (maggio)Šābhu'ōth («settimane») o Pentecoste
4 Tammūz (giugno)
5 'Ābh (luglio)
6 'Elūl (ag.)
7 Tišrī (sett.)Capo d'anno; Kippūr («espiazione»); Sukkōth («capanne» o «tabernacoli»)
8 Marhešwān (ott.)
9 Kislēto (nov.)
10 Tebēth (dic.)
11 Šēbhāt (genn.)
12 'Ādhār (febbr.).

Angelo Penna

c) Arabi. — Il c. islamico è lunare, di 354 giorni, con mesi di 29 e 30 giorni, non messi d'accordo con l'anno solare, sicché ogni anno si trova in arretrato di 11 giorni rispetto al precedente e quindi le feste, nel giro di 33 anni, finiscono per cadere ad ogni stagione.

Poiché 12 lunazioni astronomiche assommano a 354 giorni più 12h e 44', si verifica ogni anno, nell'anno lunare musulmano, uno scarto in meno di 8h e 48', che ripetuto per 30 volte dà la somma di 11 giorni interi. Questi vengono aggiunti all'ultimo mese degli anni 2, 5, 7, 10, 13, 16, 18, 21, 24, 26, 29 del ciclo trentennale che sono perciò detti abbondanti, di fronte agli altri 19 che sono detti comuni.

I mesi dell'anno islamico sono divisi in settimane contraddistinte, come nel c. religioso ebraico e cristiano, da un numero progressivo a cominciare dalla domenica, e non dal nome delle divinità astrali. Il sesto giorno (venerdi) ha luogo l'adunanza religiosa nella moschea principale della località.

Mesi del c. arabo-musulmano

1 Muharram = sacro
2 Safar = vuoto
3 Rabi' I = prima primavera
4 Rabi' II = seconda primavera
5 Gumādā I = primo secco
6 Gumādā II = secondo secco
7 Ragab = pericoloso
8 Sa'bān = adunanza
9 Ramadān = bruciante
10 Sawval = lavoro
11 Dū 'l-Qa'dah = della riunione
12 Dū 'l-Hiǧǧah = del pellegrinaggio

Le feste principali della religione musulmana sono sei: cominciano tutte di notte e cadono:

1. Il 10 Muharram, riunione di Adamo e Eva dopo la cacciata dal paradiso; uscita di Noè dall'area; morte di Husejn nipote del profeta.

2. Il primo Rabi' I, nascita di Maometto.

3. Il 27 Ragab, ascensione di Maometto.

4. Il 27 Ramadān, la notte del diploma in cui gli angeli fissano il destino degli uomini per l'anno successivo.

5. Il primo Sawval, che chiude il digiuno mensile del Ramadān («piccolo bajrām»).

6. Il 10 Dū 'l-Hiǧǧah, in occasione del pellegrinaggio alla Mecca («grande bajrām»).

11. INDUEUROPEI: a) India

Nell'India vedica e brahmanica il c. era lunare ed era diviso in tre sezioni quadrimestrali in corrispondenza delle tre stagioni: calda, umida e fredda, ciascuna consacrata da feste solenni. Si rimediava alla differenza con l'anno solare inserendo ogni quinto anno un mese intercalare (H. Zimmer, Altindisches Leben, Berlino 1879, p. 365 sgg.).

Attualmente il c. indù è lunisolare in quanto intercalata un'intera lunazione per accordarsi con l'anno solare. Ogni mese è diviso in due quindicine, una chiara (sukla) e una oscura (hrṣṇa).

Mesi del c. indù

1 Caitra5 Śrāvana9 Mārgaśrīsa
15 marzo15 luglio15 nov.
2 Vaiśākhā6 Bhādrapada10 Paṣṇa
15 apr.15 ag.15 dic.
3 Jayṣṭha7 Āsvina11 Māgha
15 maggio15 sett.15 genn.
4 Āṣādha8 Kārttika12 Phālguna
15 giugno15 ott.15 febbr.

Le festività religiose del c. indù sono 18 di cui qui si menzionano le principali:

15 marzo (Caitra): festa del Capodanno.

15 sett. (Āsvina): festa di Gauri o Pārvatī moglie di Śiva. Particolare omaggio viene reso agli dèi della casa impersonati negli oggetti di uso domestico e a quelli dei vari mestieri.

15 ott. (Kārttika): festa degli Antenati (Mahā-navami, detta anche Dasara) con offerta degli usuali sacrifici e oblazioni per 9 giorni. Anche le scuola e l'esercito festeggiano la solennità.

Fine nov. (Mārgaśrīsa): festa delle lampade (Deepavali) dedicata particolarmente al fuoco, con accensione di lumi a scopo di incrementare la vegetazione.

15 febbr. (Phālguna): festa dei serpenti più velenosi, detta Nagara-pāñchami con offerte di latte e vegetali al cobra (= nagara).

Quando il sole entra nel segno zodiacale del Capricorno si celebra la festa della rinascita del sole detta Pongul o Mohasankranti che coincide con il solstizio invernale. Dura tre giorni: 1) visite e scambio di doni; 2) festa del sole: battitura (pongul) e degustazione di riso; 3) pongul del bestiame: aspersione degli animali con acqua in cui sono stati infusi polvere di zafferano e semi e foglie di particolari piante: triplice circumambulazione del bestiame inghirlandato di fiori e di frutta da parte degli uomini (le donne sono escluse) con quadruplice prostrazione (sattanga) ai quattro angoli. Poi le frutta sono a gara acciuf-

fate dai presenti e gli animali spinti a loro talento nei campi per tutto il giorno. Questa, che è la più popolare festa dell'India, si chiude con una processione di simulacri di divinità con esibizione di danze e canti osceni, a scopo di ottenere fertilità.

b) Iran e Persia. - Prima di Zarathustra il c. iranico era ricalcato su quello della finitima Babilonide. La riforma zoroastriana gli conferì un'impronta nettamente mazdea in quanto i mesi ebbero i nomi di figure religiose della teologia mazdica.

L'anno mazdeo comincia all'equinozio di primavera (21 marzo) e consta di 12 mesi di 30 giorni, più 5 giorni aggiunti in fine. Le 6 ore annuali non calcolate venivano e vengono ogni 120 anni compensate con l'aggiunta di un tredicesimo mese. Questo non fu più aggiunto dopo il passaggio della Persia all'islamismo e perciò attualmente l'anno mazdeo (o parsi) è vago.

Ogni mese è sotto la protezione di santi (Ameśaspenta) e venerabili (Yazata). Esso è diviso in quattro sezioni, le prime due di 7 giorni, le ultime due di 8.

Anche ogni giorno del mese ha il suo genio o dio protettore.

Mesi del c. mazdeo attuale.

Vi sono elencati i nomi delle divinità protettrici, che corrispondono ai nomi dell'antico c. avestaico:

MeseDivinitàMeseDivinità
1 FarvardinFravashi7 MihrMithra
21 marzo17 sett.
2 ArdibahishtAsha Vahista8 AbanĀpō
20 apr.17 ott.
3 KhōrdādHaurvatat9 ĀdarĀtar
20 maggio16 nov.
4 TirTishtrya10 DaiDathush
19 giugno16 dic.
5 MurdādAmeretat11 BahmanVohu Manō
19 luglio15 genn.
6 ShahrevarKhshatra12 Asfandār-Spenta Ar-
Vairyamadmaiti
19 ag.14 febbr.-
15 marzo

Dal 16 al 20 marzo seguono i 5 giorni intercalari, che portano anch'essi nomi di entità sacre avestaiche e sono perciò detti giorni di Gah (Gatha): Ahunavati, Ushtavati, Spenta Manyu, Vohukhāthra, Vahiṣṭati.

Indipendentemente dalle celebrazioni religiose relative alle entità sacre mazdee, i Parsi celebrano sei feste stagionali:

1) Mētāzarmi (mezza primavera, 5 maggio) offerta di primizie e doni di buon augurio;

2) Mētākem (mezza estate, 4 luglio), chiusura della raccolta del fieno;

3) Pētīsa (apportatore di cereali, 16 sett.) chiusura della mietitura, offerte di grano e di frutta;

4) Āyārīsu (fine dell'estate, 16 ott.) festa per la fecondità del bestiame;

5) Mētyariya (mezzo inverno, 4 genn.);

6) Hamaspatmēdin (alla fine dell'anno, 20 marzo), commemorazione dei defunti (fravashi).

c) Grecia. - Nell'antica Grecia ogni città-stato aveva il suo proprio c., diverso dagli altri nel nome dei mesi e nelle festività. Dei 14 c. di cui si conosce la esistenza si cita qui quello di Atene, come il più noto e il più importante.

L'anno ateniese era lunare di 354 giorni; cominciava al primo novilunio dopo il solstizio di estate (15 luglio). Veniva messo d'accordo con l'anno solare mediante l'aggiunta di mesi intercalari, prima ogni due, poi ogni tre e ogni otto anni, mesi che dal tempo di Pericle in poi grazie ai calcoli dell'astronomo Metone, furono distribuiti

in un ciclo di 19 anni alla chiusura del quale anno solare e anno lunare venivano a coincidere. I mesi erano alternativamente di 30 giorni (mesi pieni, πληρεις) e di 29 giorni (mesi vuoti, κοιλιοι).

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Il mese era diviso in tre decadi: del mese cominciante (ἐσταμένος), medio (μεσούντος), declinante (φθίνοντος); la terza decade veniva numerata a ritroso come per le none, le idi e le calende a Roma.

Mesi e feste principali del c. ateniese

1 Ecatombeone (luglio-ag.)Panatenee (24-29)
2 Metagittione (ag.-sett.)Metagittie (giorno incerto)
3 Boedromione (sett.-ott.)Genesie (5) Mist. eleusini (16-24)
4 Pianepsione (ott.-nov.)Teamoforie (9-13) Apaturie (19-21)
5 Maimacterione (nov.-dic.)Maimacterie
6 Posideone (dic.-genn.)Dionisie rustiche (6) Alòe (10)
7 Gamelione (genn.-febbr.)Lenee (12)
8 Antesterione (febbr.-marzo)Antesterie (11-13) Piccoli misteri (19-21) Diasie (23)
9 Elafebolione (marzo-apr.)Grandi dionisie (9-14)
10 Munichione (apr.-maggio)Delfinie (6) Munichie (16) Olimpie (19)
11 Targhelione (maggio-giugno)Targhelie (6) Callinterie (19) Bendidie (20) Plinterie (28)
12 Schiroforione (giugno-luglio)Schiroforie (12) Diipolie (14)

Per la descrizione delle feste V. sotto le singole voci.
Per l'epoca ellenistica è utile la conoscenza dei nomi del c. macedone che cominciava anch'esso alla metà di luglio.

I Loos = 15 luglio

VII Peritos = genn.

II Gorgiaios = ag.

VIII Dystros = febbr.

III Hyperbretaios sett.

IX Xanthibis = marzo

IV Dios = ott.

X Artemisios = apr.

V Apellaios = nov.

XI Daisios = maggio

VI Aydynaios = dic.

XII Pánemos = giugno

d) Roma. - Il c. religioso romano era lunare di 12 mesi (è da scartare l'anno romuleo di 10 mesi), di giorni 29 e 31 alternativamente; cominciava, in antico, a marzo; ma dal 153 a. C. l'inizio fu fissato per gli usi civili al 1º genn., giorno in cui i consoli entravano in carica. Veniva ragguagliato all'anno solare mediante l'intercalazione ogni due anni di un mese di 22 e 23 giorni, chiamato intercalare o mercedonio. L'intercalazione era fatta ad arbitrio del collegio pontificale, arbitrio che condusse ad abusi tali da indurre Giulio Cesare alla riforma del c. di cui diede incarico all'astronomo egiziano Sosigene. Questi diede al 45 a. C. 445 giorni (aggiungendovi i 90 giorni accumulati col tempo per cui quell'anno fu detto «annus confusionis»), stabili dal 45 l'anno di 365 giorni e 6 ore (mentre in realtà sono 365 giorni, 5 ore, 48 minuti primi e 46 secondi) aggiungendo ai singoli mesi uno o due degli undici giorni mancanti, se-

(da P. Grindor, Album d'Inscriptions Attiques, Gand-Parigi 1911, tov. 13)

CALENDARIO - C. ateniese dell'epoca di Adriano (sec. 11).

condo l'ordine tutt'oggi in vigore e aggiungendo ogni quattro anni un giorno complementare, a compensare le sei ore non calcolate; giorno da collocare dopo il 24 febbr. e che fu perciò due volte sesto (bisestile) avanti alle calende di marzo.

Il mese comportava tre grandi divisioni desunte dalle fasi della luna (v. SORA); i giorni intermedi si numeravano calcolando a ritroso i giorni che li separavano dalla divisione immediatamente seguente.

Il c. romano fu efficace mezzo di unificazione religiosa non solo per l'Italia dove i c. superstiti, in tutto 28, più o meno completi hanno rivelato la loro fondamentale uniformità, ma anche dovunque fu in vigore l'amministrazione imperiale civile o militare

Il c. romano è rimasto nelle sue parti più antiche all'epoca regia (certo è anteriore al 500) ed è perciò attribuito a Numa, il sistematore, secondo la tradizione, delle antichità sacre della città. Le feste più antiche sono scolpite nei feriali superstiti in grandi maiuscole. Sono a data fissa (istativae) in numero di 45: ne sono privi i mesi di sett. e nov., forse perché questi mesi non interessano l'agricoltore. Le feste aggiunte posteriormente sono in caratteri minori. Le feste conceptivae, cioè indette anno per anno a seconda della stagione (Sementine, Fornacali, Florifertum, Augurium canarium, Paganali, Compitali), non sono fissate dal feriale.

Feste del c. medesimo

1 MartiusEquirria (14), Liberalia (17), Quinquatus (19), Tubilustrium (23)
2 AprilisFordicilia (15), Cerialia (19), Parilia (21), Vinalia (23), Robigalia (25)

Mesi del c. romano

MARZO MAGGIO LUGLIO OTT.GENN. AG. DIC.APR. GIUGNO SETT. NOV.FEBBR.
1kalendiskalendis1kalendiskalendis
2VIIV2IVIV
3VIII3IIIIII
4IVprid. nonas4prid. nonasprid. nonas
5IIInonis5nonisnonis
6prid. nonasVIII6VIIIVIII
7nonisVII7VIIVII
8VIIIVI8VIVI
9VIIV9VV
10VIIV10IVIV
11VIII11IIIIII
12IVprid. idus12prid. idusprid. idus
13IIIidibus13idibusidibus
14prid. idusXIX14XVIIIXVI
15idibusXVIII15XVIIXV
16XVIIXVII16XVIXVI
17XVIXVI17XVXIII
18XVXV18XIVXII
19XIVXIV19XIIIXI
20XIIIXIII20XIIX
21XIIXII21XIIXe nel
22XIXI22XVIIIbisestile
23XX23IXVII
24IXIX24VIIIVI
25VIIIVIII25VIIVbis VI
26VIIVII26VIIVV
27VIVI27VIIIIV
28VV28IVprid. kalend.III
29IVIV29IIIprid. kalend.
30IIIIII30prid. kalend.
31prid. kalend.prid. kalend.

3 Maius Lemuria (9, 11, 13), Agonium (21), Tubilustrium (23)
4 Junius Vestalia (9, 15), Matralia (11)
5 Iulius Poplifugia (5), Lucaria (19, 21), Neptunalia (23), Furrinalia (25)
6 Augustus Portunalia (17), Vinalia rustica (19), Consualia (21), Volcanalia (23), Opiconsivia (25), Volturnalia (27)
7 September
8 October Meditrinalia (11), Fontinalia (13), Armilustrium (19)
9 November
10 December Agonium (11), Consualia (15), Saturnalia (17), Opalia (19), Divalia (21), Laretalia (23)
11 Ianuarius Agonium (9), Carmentalia (11, 15)
12 Februarius Lupercalia (15), Quirinalia (17), Feralia (21), Terminalia (23), Regifugium (24), Equirria (27).

Per la descrizione di queste feste V. le singole voci.

Nicola Turchi

### III. CRISTIANESIMO.

12. CHIESA OCCIDENTALE

a) Origine dell'anno. - Il c. religioso cristiano prescinde dalle vicende stagionali e commemora nel corso dell'anno i momenti principali della vita del Fondatore dal preannuncio della venuta (4 sett. dell'Avvento), al Natale (25 dic.) all'Epifania o sua manifestazione pubblica (6 genn.), alla Pasqua (plenilunio che segue l'equinozio di primavera), all'Ascensione (40 giorni dopo la Pasqua), alla Pentecoste (50 giorni dopo la Pasqua) alle 24 domeniche dopo la Pentecoste che ricordano l'espansione della Chiesa nel mondo e vanno a raggiungere la prima domenica dell'Avvento (v. ANNO LITURGICO).

Per la fissazione della Pasqua, data centrale del c. religioso cristiano e che ha i suoi riflessi anche nei riguardi dell'anno civile, occorre conciliare i due cicli astronomici

solare e lunare: il primo affinché la Pasqua, che è una festa primaverile, non venga troppo in anticipo o troppo in ritardo (v. CICLO SOLARE); il secondo affinché la Pasqua cada nella domenica che segue il plenilunio immediatamente seguente l'equinozio di primavera, conforme alla decisione del Concilio di Nicea (325), che aveva fissato l'equinozio al 21 marzo, mentre la riforma giuliana lo fissava al 24. A raggiungere questo accordo che permette di prefissare la data della Pasqua, i cronologisti lettera domenicale (v.), dall'A al G, che indica il giorno nel quale durante tutto l'anno cadrà la domenica, combinato con quello dell'epatta (v.) che precisa l'età della luna al primo dell'anno e permette così di fissare il cadere dei noviluni durante il corso dell'anno stesso. L'epatta a sua volta si numero aureo (v.) che è relativo al posto che l'anno occupa dentro un ciclo di 19 anni, ciclo fissato dall'astronomo greco Metone; dopo detto periodo il sole e la luna riprendono presso a poco le medesime posizioni reciproche (v. CICLO LUNARE).

Ma per gli usi civili, il cristianesimo ha adottato il c. giuliano, introducendovi la settimana che a quello era estranea e ponendolo, di nuovo, in relazione con le fasi della luna, per la determinazione della Pasqua.

La settimana, imitata dagli Ebrei e venuta in uso almeno fin dalla seconda metà del sec. 1, incomincia con la feria I detta per lo più dies dominica e termina con la feria VII che è chiamata sabbatum. Per la Pasqua, il Concilio di Nicea del 325 stabilì che essa si celebrasse la prima domenica dopo la XIV luna del primo mese (nfsdn) cioè in quella che cadeva il giorno dell'equinozio di primavera fissato al 21 marzo, o che lo seguisse (v. PASQUA).

In un primo tempo fu creduto sufficiente, ai calcoli per determinare la XIV luna, il ciclo lunare di 19 anni introdotto da Metone e seguito dalla chiesa alessandrina, mentre la Chiesa di Roma seguiva un vecchio ciclo di 84 anni. Le divergenze tra i due computi circa la data di celebrazione

Article illustration
CALENDARIO - C. anziate precessero, dipinto su intonaco, scoperto ad Anzio nel 1915, trasportato nel musco delle Terme. Sue particolarità: il 13 mese (mercedonio); i mesi alternati di 29 e 31 giorni, i nomi di Quintile e Sestile a luglio e ag. - Roma.
(fot. musco delle Terme)
della Pasqua erano tali che l'imperatore Teodosio I invitò Teofilo, poi patriarca alessandrino, a fissare un nuovo ciclo. Questi lo fissò in 437 anni ridotti poi da lui stesso a 100 e da suo nipote Cirillo, che gli successe nel patriarcato, a 95; mentre in Occidente, dopo le notevoli discrepanze degli anni 379, 403, 417, 428, 444, 455, il papa s. Ilaro (successore di s. Leone Magno, che già aveva scritto [luglio del 454] alle Chiese di Gallia e Spagna di attenersi per amor di concordia all'uso orientale) pregò il matematico Vittore di Aquitania di trovare una via di conciliazione, ciò ch'egli fece proponendo un ciclo di 532 anni. Questo ciclo fu accettato e perfezionato da Dionigi il Piccolo combinando il ciclo solare di 38 anni con i cicli di Teofilo, di Cirillo, di Metone (525). È questo il ciclo rimasto in vigore nella cristianità fino alla correzione gregoriana (1582), salvo un piccolo strascico che si ebbe nelle Chiese celtiche (Irlandesi e Bretoni), le quali vollero rimanere fedeli all'uso romano ricevuto al tempo della loro prima evangelizzazione e soltanto verso la fine del sec. VIII aderirono al ciclo dionisiano che era quello ricevuto dagli Anglosassoni insieme con la missione di Agostino di Canterbury.

b) Riforma gregoriana. - L'anno giuliano già nel medioevo era stato sottoposto a vari calcoli che scoprirono tra esso e l'anno tropico differenze minime ma tali da portare gravi errori con l'andar dei secoli tanto che l'equinozio, nel sec. XVI, doveva, secondo il c. ufficiale, cadere l'11 marzo; la differenza di un giorno ogni 312 anni si riscontrò pure per le fasi della luna.

Già un monaco scozzese, Giovanni di Holywood, nel 1232, aveva nel De anni ratione proposto una modifica all'intercalazione del bisesto; nel 1252 gli astronomi che per ordine di Alfonso X di Castiglia redassero le tavole alfomine, calcolarono che l'anno tropico non era di 365 giorni e 6 ore, bensì di 365 giorni, 5 ore, 49' e 12''; Ruggero Bacone, nell'Opus maius ad Clementem IV, propose una riforma. Clemente VI nel 1345 incaricò dello studio due matematici francesi. Nel sec. XV se ne occuparono i Concili di Costanza e di Basilea; Sisto IV incaricò di studiare una riforma il famoso Regiomontano (Giovanni Müller di Königsberg). Leone X nel V Concilio Lateranense, convocato da Giulio II nel 1511 e continuato sotto la presidenza del papa Medici, dal 1513 al 1517, diede nuovo impulso alla riforma del calendario giovandosi anche della coo-

perazione di Paolo di Middleburg, impulso grazie al quale l'opera di preparazione poteva considerarsi presso che compiuta. Anche l'imperatore Massimiliano fece esaminare la questione: i matematici (Pighius, Lucidus, Pitatus, Sepúlveda, e altri) vi si dedicarono; infine il Concilio di Trento, nella sua ultima sessione del 4 dic. 1563, ne demandò al Papa la riforma insieme con quelle del Breviario e del Messale.

Gregorio XIII, quindi, si valse dell'opera dei più famosi matematici fra cui il calabrese Antonio Giglio (Lilius), il cui fratello Luigi aveva redatto il progetto esaminato dalla commissione, il domenicano Ignazio Danti, costruttore dello gnomone di S. Petronio di Bologna, il gesuita tedesco Cristoforo Clavio (Clau) e lo spagnolo Pietro Chacón (Ciacconio).

Si è calcolato che la riforma gregoriana lascia sussistere ancora un errore di 6 giorni ogni 10.000 anni, ma comunque, per altri 2000 anni non occorrono, praticamente, correzioni.

Il c. gregoriano, adottato quasi subito nei paesi cattolici, incontrò resistenze altrove, ma fu poi accettato definitivamente dalla Svezia nel 1753; in Svizzera, data la diversa religione e l'autonomia dei Cantoni, tra il 1584 e il 1817; in Germania nel sec. XVIII; in Inghilterra nel 1750; in Giappone nel 1873.

I paesi scismatici dell'Oriente, Greci, Russi, Serbi, Bulgari, Romeni, Armeni, Georgiani, Copti non accettarono la riforma, anzi i quattro patriarchi bizantini e molti vescovi si radunarono in Sinodo a Costantinopoli nel 1593, per lanciar l'anatema contro la riforma, quasi fosse contraria alle deliberazioni di Nicea. Il governo sovietico nel 1917 accettò la riforma la quale però è tuttora respinta dal patriarcato moscovita. Con la bolla del 24 febbr. 1582 Inter gravissimus Gregorio XIII dispose: 1) che il giorno seguente al 4 ott. 1582 si computasse come il 11 ott., rimediando alla sconcordanza tra l'anno civile e l'anno solare, ciò che riportava l'equinozio di primavera al 21 marzo conforme alla situazione verificatasi al tempo del Concilio di Nicea; 2) che per evitare il rinnovarsi dell'errore (tenuto conto che l'anno civile è in eccesso di 11 minuti e 12 secondi sull'anno solare) si sottraesse ogni secolo un giorno, rendendo comune l'anno secolare che sarebbe bisestile, salvo quello le cui prime due cifre siano divisibili per 4. Questa sottrazione si chiama equazione solare in quanto ristabilisce l'accordo tra l'anno civile e l'anno solare. Carmelo Trasselli

13. CHIESE ORIENTALI

Le Chiese orientali di rito bizantino conservano ancor oggi l'antica tradizione di Costantinopoli, secondo la quale l'anno ecclesiastico comincia nel mese di sett. (1° o 13, secondo che hanno accettato o no la correzione gregoriana). Nel computo degli anni si segue dovunque l'era cristiana, e soltanto nelle grandi solennità questa si fa seguire dall'era bizantina o dei Settanta.

Allorché Gregorio XIII procedette alla riforma del vecchio c. giuliano, cercò di accordarsi anche con il patriarca di Costantinopoli, ma i suoi tentativi non ebbero alcun risultato positivo, anzi la sua riforma venne esplicitamente condannata nel Sinodo del 1593. Tale avversione delle Chiese orientali dissidenti per il nuovo c. è continuata dovunque fino al 1923, anno in cui il patriarcato di Costantinopoli, le Chiese di Atene, di Cipro, di Polonia e romena l'adottarono per le feste fisse, seguite poi dai georgiani (1927) e dai melkiti di Alessandria (1928). Il Sinodo « panortodosso » di Mosca del 1948 ha lasciato per questa parte libertà di scelta alle chiese dell'orbita sovietica (cf. G. de Vries, Il Sinodo « panortodosso » di Mosca, in Civ. Catt., 1949, II, 157 sgg.; 287 sgg.).

L'adozione di esso da parte di molte chiese nazionali è avvenuta non senza difficoltà, ed in tutto l'Oriente cristiano, per quanto concerne le feste mobili, si continua ad usare il vecchio c. giuliano. Le stesse chiese cattoliche di rito bizantino non osservano ancora tutte la riforma di Gregorio XIII, e Roma saggiamente non insiste in tale proposito, affidandosi all'immancabile progresso per introdurla dappertutto. I maroniti, ad es., hanno accettato il c. gregoriano fin dal 1606, i siri dal 1836, i melkiti dal 1857, i romeni solo nel 1924. Presso gli armeni, che hanno un anno ecclesiastico del tutto speciale, la riforma gregoriana fu accettata da parte dei cattolici nel 1890 e resa obbligatoria nel 1911. Nel rito caldeo l'anno ha inizio il 1° dic. ed il c. gregoriano, introdotto presso i cattolici nel 1836, è stato accettato a poco a poco senza grandi difficoltà.

Anche nel rito antiocheno — siri e maroniti — l'anno ecclesiastico per il santorale ha inizio il 1° ott. Il vecchio c. della Chiesa di Antiochia è stato ricostruito basandosi sulla raccolta delle Omelie di Severo e colmando le inevitabili lacune con l'aiuto dei Panegirici di s. Giovanni Crisostomo e dei martirologi siriaci.

Del c. copto di Alessandria il Nilles ha tentato la ricostruzione con l'aiuto di indicazioni fornite da un vescovo copto, mons. Agapio Basi. È fuori di dubbio che i copti dovettero ereditare un c. già formato, al quale fecero delle aggiunte, senza alterarne il fondo primitivo, che può ritenersi costituito da una triplice divisione: Feste maggiori (Annunciazione, 29 Phamenoth; Natale, 28 Choiak; Battesimo, 11 Tobi; Domenica delle Palme; Pasqua di Resurrezione; Ascensione; Pentecoste), Feste minori (Circoncisione, 6 Tobi; Primo miracolo, 13 Tobi; Presentazione al Tempio, 8 Mechir; Cena; Domenica di Tommaso, La prima dopo Pasqua; Entrata in Egitto, 24 Pachôn) e Feste semplici, dette Pinisti e Pikudri; queste ultime riguardano la Vergine e i santi, mentre le precedenti concernono la vita, la passione e la morte di Gesù Cristo. Nel c. copto d'Alessandria, l'anno ecclesiastico ha inizio il 10 sett. (1 Thôut).

C. bizantino

1 Septémbrios7 Martios
2 Octóbrios8 Aprílios
3 Noémbrios9 Maiós
4 Dekémbrios10 Iounios
5 Ianoudrios11 Ioulios
6 Febroudrios12 Augoustos

Nei nomi e nella lunghezza dei mesi il c. bizantino riproduce quello giuliano. Esso però ha inizio con il 1° sett. (giorno dell'indizione) messo in relazione con l'inizio della vita pubblica di Gesù e il suo ingresso nella si-

nagoga di Nazareth dove diede l'annuncio del « giorno accettevole e salutare ».

Questo c. è proprio delle chiese di rito bizantino: greco, slavo, romeno, georgiano, melkita.

Seguono i nomi dei mesi in uso nelle regioni dell'Oriente cristiano.

C. siro-arabo

1 Tifrín primo= ott.7 Nísán= apr.
2 Tifrín secondo= nov.8 Ijár, ajjár= maggio
3 Kánún primo= dic.9 Hazírán= giugno
4 Kánún secondo= genn.10 Tammúz, tamúz= luglio
5 Šbát= febbr.11 Áb= ag.
6 Adár= marzo12 Itál= sett.

C. armeno

1 Navasard= 11 ag.-9 sett.
2 Hori= 10 sett.-9 ott.
3 Salmi= 10 ott.-8 nov.
4 Tré= 9 nov.-8 dic.
5 Khalots (Khaghots)= 9 dic.-7 genn.
6 Arats= 8 genn.-6 febbr.
7 Mehekan= 7 febbr.-8 marzo
8 Areg= 9 marzo-7 apr.
9 Ahekan= 8 apr.-7 maggio
10 Mareri= 8 maggio-6 giugno
11 Margats= 7 giugno-6 luglio
12 Hrotits= 7 luglio-5 ag.

epagòmeni: avelikh = 6-10 ag.

C. copto

1 Thôut29 ag.-27 sett.
2 Paopi28 sett.-27 ott.
3 Athór28 ott.-26 nov.
4 Choiak27 nov.-26 dic.
5 Tobi27 dic.-25 genn.
6 Mechir26 genn.-24 febbr.
7 Phamenoth25 febbr.-26 marzo
8 Pharmonthi27 marzo-25 apr.
9 Pachôn26 apr.-25 maggio
10 Paóni26 maggio-24 giugno
11 Epép25 giugno-24 luglio
12 Mesóré25 luglio-23 ag.

epagòmeni: 24 ag.- 28 ag.

C. etiopico

1 Maskaram29 ag.-27 sett.
2 Tékèmt28 sett.-27 ott.
3 Hédár28 ott.-26 nov.
4 Tshfát27 nov.-26 dic.
5 Tér27 dic.-25 genn.
6 Jakátit26 genn.-24 febbr.
7 Magábit25 febbr.-26 marzo
8 Mijdzjá27 marzo-25 apr.
9 Génbót26 apr.-25 maggio
10 Sané26 maggio-24 giugno
11 Hamlé25 giugno-24 luglio
12 Nabasé25 luglio-23 ag.

epagòmeni: 24 ag.- 28 ag.

IV. C. DELLA REPUBBLICA FRANCESE.

Un'altra temporanea riforma il c. subì con la Rivoluzione Francese, che lo modificò in apparenza sia allo scopo di far più facilmente dimenticare dal popolo il culto cristiano, sia per rendere più razionale il computo del tempo, sia per imitare il computo romano ab urbe condita. Il nuovo c., approvato dalla Convenzione il 5 ott. 1793, cominciava l'anno con il 22 sett. 1792, data della proclamazione della Repubblica e dell'equinozio d'autunno vero per Parigi; su relazione di Laplace fu abolito dal Senato a partire dal 1° genn. 1806. Esso faceva constare l'anno di 12 mesi di 30 giorni, divisi in 3 decadi; i rimanenti 5 giorni (6 negli anni bisestili), detti epagòmeni o sanculottidi, si aggiungevano all'ultimo giorno di fruttidoro. Si è creduto bene d'iniziare lo schema seguente con la data dell'approvazione.

Concordanza tra il c. francese e l'anno gregoriano :

anno rep.IIIII (bisest.)
anno greg.1793-941794-95
mese rep.
1 vendemmiale22 sett. 179321 sett. 1794
1 brumale22 ott.22 ott.
1 frimale21 nov.21 nov.
1 nevoso21 dic.21 dic.
15 nevoso4 genn. 17944 genn. 1795
1 piovoso20 genn.20 genn.
1 ventoso19 febbr.19 febbr.
1 germinale21 marzo21 marzo
1 fiorile20 apr.20 apr.
1 pratile20 maggio20 maggio
1 messidoro19 giugno19 giugno
1 termidoro19 luglio19 luglio
1 fruttidoro18 ag.18 ag.
5 epagòmeni6 epagòmeni
IV 1795-96V 1796-97VI 1797-98
1 vend. 23 sett. 179522 sett. 179622 sett. 1797
1 bru. 23 ott.22 ott.22 ott.
1 fri. 22 nov.21 nov.21 nov.
1 nev. 22 dic.22 dic.21 dic.
15 nev. 5 genn. 17964 genn. 17974 genn. 1798
1 piov. 21 genn.20 genn.20 genn.
1 vent. 20 febbr.19 febbr.19 febbr.
1 germ. 21 marzo21 marzo21 marzo
1 fior. 20 apr.20 apr.20 apr.
1 prat. 20 maggio20 maggio20 maggio
1 mess. 19 giugno19 giugno19 giugno
1 term. 19 luglio19 luglio19 luglio
1 frutt. 18 ag.18 ag.18 ag.
5 epagòmeni5 epagòmeni5 epagòmeni
VII 1798-99VIII 1799-1800IX 1800-1801
1 vend. 22 sett. 179823 sett. 179923 sett. 1800
1 bru. 22 ott.23 ott.23 ott.
1 fri. 21 nov.22 nov.22 nov.
1 nev. 21 dic.22 dic.22 dic.
15 nev. 4 genn. 17995 genn. 18005 genn. 1801
1 piov. 20 genn.21 genn.21 genn.
1 vent. 19 febbr.20 febbr.20 febbr.
1 germ. 21 marzo22 marzo22 marzo
1 fior. 20 apr.21 apr.21 apr.
1 prat. 20 maggio21 maggio21 maggio
1 mess. 19 giugno20 giugno20 giugno
1 term. 19 luglio20 luglio20 luglio
1 frutt. 18 ag.19 ag.19 ag.
6 epagòmeni5 epagòmeni5 epagòmeni
X 1801-1802XI 1802-1803XII 1803-1804
1 vend. 23 sett. 180123 sett. 180224 sett. 1803
1 bru. 23 ott.23 ott.24 ott.
1 fri. 22 nov.22 nov.23 nov.
1 nev. 22 dic.22 dic.23 dic.
15 nev. 5 genn. 18025 genn. 18036 genn. 1804
1 piov. 21 genn.21 genn.22 genn.
1 vent. 20 febbr.20 febbr.21 febbr.
1 germ. 22 marzo22 marzo22 marzo
1 fior. 21 apr.21 apr.21 apr.
1 prat. 21 maggio21 maggio21 maggio
1 mess. 20 giugno20 giugno20 giugno
1 term. 20 luglio20 luglio20 luglio
1 frutt. 19 ag.19 ag.19 ag.
5 epagòmeni6 epagòmeni4 epagòmeni
XIII 1804-1805
1 vend. 23 sett. 18041 germ. 22 marzo
1 bru. 23 ott.1 fior. 21 apr.
1 fri. 22 nov.1 prat. 21 maggio
1 nev. 22 dic.1 mess. 20 giugno
15 nev. 5 genn. 18051 term. 20 luglio
1 piov. 21 genn.1 frutt. 19 ag.
1 vent. 20 febbr.5 epagòmeni
XIV 1805
1 vend. 23 sett. 18051 fri. 22 nov.
1 bru. 23 ott.1 nev. 22 dic.

Article illustration
CALENDARIO - C. prenestino, detto di Verrio Flacco (anni 3-10 d. C.), perché da lui commentato per il municipio di Preneste. Si conservano interi i mesi di marzo e apr. - Roma, museo delle Terme.
# V. C. MASSONICO.
(fut. museo delle Terme)
Nei massoneria (v.) si segue un sistema cronologico particolare, chiamato appunto «èra massonica», con c. proprio.

Esso conserva la suddivisione dell'anno in mesi e giorni secondo l'uso comune, ma sostituisce al nome dei mesi la successione dei numeri ordinali da 1 a 12, a partire dal mese di marzo, in conformità all'antico c. romano e allo stile veneto dell'èra cristiana. Il computo degli anni ha un anticipo di 4000 anni sull'èra cristiana, ed è fatto con il numero cardinale, preceduto dalla formula «anno della vera luce». Nei documenti la datazione con il sistema dell'èra massonica è sempre usata con la sincronia dell'èra cristiana nello stile della circoncisione. Così in un atto del 15 giugno 1812, emanato presso la Loggia massonica di Malta, si legge: L'an de la V. L. [Vraie Lumière] 5812, le 15e Jour du 4e Mois, et de l'ère vulgaire le 15e Juin 1812; e nell'escatocollo: Donné à l'Orient de Malthe, les Jour, Mois et an que dessus (citato da C. Paoli, Diplomatica, nuova ed. a cura di G. C. Bascapè, Firenze [1942], p. 211, nota 2).

VI. ULTERIORI PROPOSTE DI RIFORNIA.

Sono suggerite dal desiderio: 1) di render fissa la data della Pasqua; 2) di far cominciare le stagioni allo stesso giorno: 1o apr. e 1o ott. per gli equinozi di primavera e di autunno; 1o genn. e 1o luglio per i solstizi d'inverno e di estate; 3) di spezzare la continuità dei giorni della settimana, che non tiene conto del principio dell'anno, facendo cominciare ogni anno con la domenica; 4) di spostare il giorno bi-

CALENDARIO - CALENDARIO DELLA CHIESA UNIVERSALE

Article illustration
CALENDARIO - Figurazione dell'Autunno, opera di B. Antelami (ca. 1200) - Parma, battistero.
(fot. Soprintendenza Monuments)
sestile alla fine di dic., considerando come fuori serie sia il giorno che avanza ogni anno oltre le 52 settimane, sia il bisestile che si aggiunge ogni quattro anni; a questi due giorni si potrebbe dare un nome proprio.

Di tutte queste riforme la più importante e delicata è quella della data della Pasqua, la quale segue il c. lunare anziché quello solare, e può variare, dal 22 marzo al 25 apr., trascinando con sé tutte le altre feste mobili. Questo svincolamento della Pasqua dal computo lunare potrebbe attuarsi fissando la data media, tra le possibili lunazioni pasquali, nella quale si è realmente verificata la Passione e la Resurrezione del Signore, ma va incontro alla ininterrotta tradizione liturgica della Chiesa, consacrata dal Concilio di Nicea che ha sempre associato la Pasqua al ciclo lunare.

Senza riandare alle più antiche proposte di riforma del c. è da ricordare: che nel 1922 l'Unione astronomica internazionale, riunita a congresso a Roma, presentò un suo progetto alla Società delle Nazioni; nel 1930 si fondò a Nuova York una società per la riforma del c. che ha per suo organo il Journal of Calendar Reform; nel 1937 su domanda del Bureau International du travail fu presentato alla Società delle Nazioni un progetto diretto a fissare la posizione dei giorni della settimana nel mese e a fissare la data della Pasqua. Si proponeva, rispettando la divisione in settimane dei giorni dell'anno, di dividere l'anno stesso in quattro trimestri, di quattro settimane ciascuno, comincianti tutti con la domenica

e terminanti il sabato, in tutto 91 giorni, che moltiplicati per quattro d'anno 364 giorni. Il giorno 365 sarebbe da aggiungere alla fine di dic. e il bisestile ogni quattro anni alla fine di giugno. Quanto alla Pasqua, svincolata dal ciclo lunare, si potrebbe fissare alla domenica 8 apr. La più recente esposizione di queste idee si ha nell'opuscolo del p. C.-M. Morin, citato in bibliografia.

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CRISTIANSISMO: Per la Chiesa occidentale V. UNIVERSALISTI. - CHIESE ORIENTALI: N. Nilles, Kalendarium manuale utriusque Ecclesiae Orientalis et Occidentalis academis clericarum accomodatum, 2ª ed., Innsbruck 1896; Calendrier de l'Église copte d'Alexandrie, redatto dal p. N. Nilles, in Revue de l'Orient Chrétien, 2 (1897), pp. 307-39; C. Tondini de' Quarenghi, Etude sur le calendrier liturgique de la nation arménienne, Roma 1906; R. Janin, Les Eglises Orientales et les Rites Orientaux, Parigi 1926; C. Gatti-C. Korolevski, I riti e le Chiese Orientali, I, Roma 1942, p. 107. - RIFORMA GREGORIANA: F. Kaltenbrunner, Die Vorgeschichte der Gregorianischen Kalenderreform, in Sitzungsb. Ab., Vienna 1876, 289-414; F. Ferrari, Il c. gregoriano, Roma 1882; D. Mazzi, La questione della riforma del c. nel V Concilio lateranense, Firenze 1896; P. Tacchi Venturi, Storia della Compagnia di Gesù in Italia, I, 1, 2ª ed., Roma 1931, pp. 181-84.

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“CALENDARIO.” Enciclopedia Cattolica, vol. III (1949), p. 220. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/calendario.