ANNO (LITURGICO). - È la serie delle feste e dei tempi festivi nella Chiesa, ed ha inizio ed evoluzione indipendentemente dall'anno civile. Questo, infatti, comincia il 19° genn. ed in un qualunque giorno della settimana c'termina il 31 dic., mentre quello AVVENTO (v.), che cade sempre negli ultimi di nov. o i primi di dic. Nell'anno civile si calcolano i giorni, 365, ed i mesi, 12, i quali poi, raggruppati, formano le stagioni, mentre in quello liturgico si contano le settimane, in numero di 52, a somiglianza della settimana creatrice di Dio. Il settimo giorno si chiama «giorno del Signore», dies dominica, mentre gli altri prendono il nome dal posto che hanno nella settimana: feria secunda, feria tertia, quarta, quinta, sexta, sabbatum, ed incominciano la sera precedente. La domenica corrisponde alla feria prima, perché presso gli ebrei il sabato era il giorno del Signore. Le settimane, a loro volta, si riuniscono per formare i tempi, che costituiscono dei cicli, intorno ai quali si raggruppano. I due principali sono quelli di Pasqua e di Natale.
Pasqua (v.) comprendeva non solamente la festa della Resurrezione del Salvatore, ma anche la sua passione e morte, e l'anniversario di questi giorni s'imponeva in modo particolare all'attenzione dei primi cristiani, per i quali essa fu la prima festa, sia
per antichità che per importanza. Ma la data della Pasqua non era fissa. La morte di Cristo avvenne il 14 del mese Nisan, mese giudaico lunare, che andava all'incirca dalla metà di marzo alla metà di aprile. Cristo risuscitò il giorno seguente al sabato, che, domenica (v.), fu scelto in Occidente a ricordarne la resurrezione. Il sistema occidentale prevalse ben presto in tutta la Chiesa, vincendo ogni resistenza; così la Pasqua fu fissata in domenica, la prima dopo il 14° giorno della luna di marzo. Pentecoste (v.), celebrata 50 giorni dopo. Queste due feste risalgono alla più remota antichità. Come era seguita da 50 giorni di festa, così s'incominciò ben presto a farla precedere da un periodo di preparazione con preghiere e digiuni: Quaresima (v.).
La celebrazione della Pasqua fece sì che altri avvenimenti dell'avvita del Redentore fossero festeggiati. Venne così il Natale a ricordare la nascita di Gesù, e con esso si formò un nuovo ciclo che, con quello pasquale, costituì i due punti cardinali dell'a. L. Como la Pasqua, anche il Natale ebbe il suo periodo preparatorio: l'Avvento, della durata di quattro settimane, ed un periodo di continuazione che è quello dopo l'Epifania, nel quale si commemorano i misteri dell'infanzia di Gesù. Il resto dell'anno doveva essere attirato nell'orbita di queste due feste. Il tempo di Natale si protrae per tutte le domeniche che seguono l'Epifania, mentre le tre domeniche di Settuagesima, Sessagesima e Quinquagesima sono una specie di periodo preparatorio alla Quaresima, un tempo di transizione dalla gioia alla mestizia, dalla festa alla penitenza. Restava il lungo spazio dopo la Pentecoste fino all'Avvento, una buona metà dell'anno circa. Non si incontrava nessun avvenimento impor-tante della vita di Gesù che potesse dar luogo ad una festa solenne. Più tardi tale spazio prese il nome di «tempo dopo la Pentecoste», che è il tempo connotativo delle solennità pasquali, formato da 24 domeniche, con le quali si compie la congiuntura della Pentecoste all'Avvento.
Coll'inferire delle persecuzioni la Chiesa ebbe cura di ricordare i martiri, segnando il giorno della loro morte, il dies natalis. Alle gesta del Redentore si vennero così aggiungendo quelle dei suoi fedeli confessori, e nel ciclo natalizio e pasquale fin dal II sec. furono inserite altre nuove feste, che occuparono i giorni dell'anno in cui avvenne il loro martirio. La pietà dei fedeli, inoltre, unì alla vita di Gesù quella di Maria S.ma, ed ecco apparire nell'anno ecclesiastico le prime feste della Madonna, col ricordo delle gesta più salienti della sua vita: la Natività, l'Annunciazione, la Purificazione, l'Assunzione. Queste furono le prime, altre seguirono poi, come seguirono altri ricordi di Gesù, di modo che i giorni del calendario civile furono occupati da queste nuove feste; e così nell'a. 1., imperniato sulla Pasqua, e di conseguenza mobile, si venne innestando quello civile, fisso, con le feste dei martiri.
Nel «calendario liturgico» (v.) attuale l'anno consta del Temporale (v.), che si sviluppa secondo il ciclo pasquale con le sue feste mobili, SAN TORALE (v.), che segue il calendario civile, con le feste nei giorni fissi; divisione, questa, che data dall'alto medioevo, quando il ciclo aggiornato venne ad ingrandirsi, per opera specialmente dei numerosi Ordini religiosi sorti in quell'epoca. In tempi più recenti hanno avuto grande incremento le feste mariane, per la aumentata pietà popolare verso la Madre di Dio.
Attraverso i secoli l'a. 1. è andato sempre più ordinandosi, ed oggi costituisce uno dei prodotti più armoniosi della pietà cristiana, uno dei mezzi più efficaci della Chiesa per condurre le anime a Dio. Attraverso la visione dei grandi misteri dell'Incarnazione e della Redenzione, attraverso la meditazione della vita del Redentore, della Vergine Madre e dei santi, il cristiano, mentre è pellegrino in terra, ha motivo di fissare il suo sguardo al cielo.
ANNO (MILLE): V. MILETO, LEGGENDA DELL'ANNO. ANNO (SANTO): V. GIUBILEO.