ANTIMENSION. — È l'altare portatile dei greci.
La Chiesa latina col tempo adottò solamente altri
portatili di pietra, mentre la Chiesa greca si servì
del legno ed anche della stoffa, usando poi definiti-
vamente solo questa. Oggi l'a. è comunemente un ret-
tangolo (talvolta un quadrato) di m. 0,40 x 0,60, di
seta o anche di tela, che porta cucita nella parte poste-
riore una piccola borsa con dentro reliquie, inclusi
dal vescovo nella consacrazione. Gli dette origine la
necessità frequente di celebrare i divini misteri lon-
tano dalle chiese, o nei luoghi privi di altari fissi; ma
dati storici positivi si hanno soltanto nel sec. VIII e
IX. Anticamente si usava solo quando l'altare non era
consacrato; oggi invece si usa indifferentemente su
tutti gli altari. Fuori della Messa, esso resta sull'altare
piegato in quattro: il sacerdote nella celebrazione del
divino sacrificio lo spiega a suo tempo secondo le
prescrizioni rubricali. Ordinariamente viene consacrato
durante la cerimonia della consacrazione della chiesa,
quando il vescovo, lavato l'altare una seconda volta
con il vino profumato o con l'acqua di rose, l'asciuga
con gli a., e poi ripete la stessa azione dopo aver uno
l'altare col sacro crisma. Gli a. così consacrati devono
restare sull'altare finché non vi siano celebrate sette
Messe. In caso di necessità possono consacrarsi anche
in altri tempi dal vescovo o da un sacerdote a ciò
delegato. Ai sacerdoti di altro rito è vietato celebrare
la Messa sull'a. (can. 823, § 2).