APERITIO AURIUM. — Nelle liturgie occidentali il sacerdote, prima del Battesimo, secondo l'esempio di Nostro Signore (Mc. 7, 34), bagna le orecchie e le narici del catecumeno con la saliva, dicendo: Eph. phēthā, quod est adaperire. Anticamente si faceva un
semplice segno su questi sensi (Ippolito, Traditio Apostolica, 20, 8). Secondo Giovanni d'Incon (Epist. ad Senarium, 4) si usava l'olio: «Tanguntur olco aures eorum, tanguntur et nares». Il Sacramentario Gelasiano prescrive la saliva, che poi, nel rito romano-franco, è divenuta di uso comune. Talvolta l'a. a. era unita alla consegna del simbolo, del Pater noster, dei Vangeli, ed avveniva non sempre al mattino del Sabato Santo, ma anche in altri giorni precedenti, specialmente nella Domenica delle Palme, che nel Gelasiano porta questa nota: «Expositio Evangeliorum in aurium apertione ad electos». Secondo s. Ildefonso (De cognitione baptismi, 29) l'unzione degli orecchi apparteneva già al rito d'ammissione al catecumenato. Più tardi, quando gli scrutini si aumentarono, il mercoledì dopo la IV domenica di Quaresima divenne il giorno dell'a. a. ed insieme della consegna del simbolo e del Vangelo. Il significato di questa cerimonia è ovvia: ormai le orecchie devono essere aperte per ascoltare la parola di Dio. Secondo recenti disposizioni liturgiche il rito si può omettere se vi sono ragioni igieniche, non però la formula che lo accompagna (AAS, 36 [1944], p. 24).