ANTIFONARIO. - antifona (v.); oggi, però, quando si parla di a. s'intende il libro liturgico che contiene tutti i
canti che servono per l'ufficio divino: quindi non solo antifone, ma anche inni, versetti, ecc. Non di rado, specialmente dagli studiosi di canto gregoriano, il termine viene usato per designare l'insieme di canti liturgici che si fanno rimontare per tradizione a s. Gregorio Magno, e ciò specialmente quando vi si aggiunge l'appellativo gregoriano. Nome e contenuto han subito diverse vicende nel corso dei secoli. Nel medioevo si trovano le denominazioni: Liber antiphonarius, Antiphonarium, Antiphonale, con vari significati a seconda dei tempi e luoghi. Nel sec. VIII, ad es., a. significava la raccolta dei canti che servivano per la Messa, mentre l'insieme dei canti per l'ufficio si chiamava Liber responsal. Ma dal tempo di Amalario cioè dal sec. IX in poi, il libro dei canti della Messa si chiama Graduale come oggi (o anche Antiphonale Missarum), e quello dei canti dell'ufficio a. Questo però a sua volta venne a sdoppiarsi in due libri distinti: l'insieme dei canti che servivano per gli uffici diurni conservò il nome di a., cui si aggiunge spesso l'appellativo diurno, mentre la raccolta dei canti per gli uffici notturni prese il nome di Responsoriale. Questa è anche la terminologia attuale. Tra il X e il XIII sec. si operò anche per l'a. un processo analogo a quello subito dal Sacramentario, che divenne il Messale plenario. Al primitivo a.-responsoriale si aggiunsero il Salterio e l'Imario, poi ancora il Lezionario e l'Omilario di Alcuino, e si ebbe così l'a. plenario. Quando, più tardi, se ne fecero delle copie senza note, ne nacque il Breviario, così chiamato perché nella sua mole relativamente piccola si presentava molto ridotto e abbreviato rispetto al suo predecessore.
Autori antichi e moderni attribuiscono l'a. a s. Gregorio Magno. La questione è stata molto dibattuta tra i

ANTIFONARIO - Liber de l'eteritibus Sanctorum, copiato da Damiano Borelli di S. Damiano (Asti), nell'anno 1332. Asti, biblioteca del Seminario.

ANTIFONARIO - A. con miniature di scuola ferrarese (sec. XV). Ferrara, Capitolo della Cattedrale.
dotti, specialmente alla fine del secolo scorso. Si mise decisamente contro la tradizione, sebbene altri prima di lui avessero mossi dubbi e difficoltà contro l'opinione comune, Augusto Gevaert, che tolse la paternità dell'a. a s. Gregorio Magno per attribuirla al papa Gregorio II (715-31). Al Gevaert rispose G. Morin, che in una breve ma acuta analisi esaminò tutti gli argomenti pro e contro, e concluse affermando i diritti della tradizione. Col Morin si schierò tutta una serie di studiosi, e così prevalse ben presto l'opinione tradizionale. Non si può però affermare che la controversia sia definitivamente chiusa in favore di s. Gregorio Magno, e non mancarono tentativi anche recenti nel senso antigregoriano. Comunque, la tesi tradizionale ha ottimi argomenti in suo favore, e le difficoltà che le si oppongono sono per lo più di carattere negativo. Nessuno, del resto, ha mai preteso di affermare che s. Gregorio sia autore dell'a., com'è autore, ad esempio, della Regula pastoralis o dei Dialoghi: la sua opera personale al riguardo deve essere stata analoga a quella comunemente ammessa per il Sacramentario che porta il suo nome. Egli dove prendere il fondo dei canti del sec. IV con le aggiunte e modificazioni dei due secoli seguenti, scegliere quelli che gli parvero più convenienti, rifonderli «imprimendo loro», come dice bene il Morin, «le note caratteristiche del suo genio: naturalezza e descrizione, semplicità e armonia», e poi distribuirli per l'anno liturgico da lui riordinato. Probabilmente vi aggiunse anche qualcosa di suo, secondo i bisogni delle nuove feste; ma i pezzi da lui composti non devono essere molti. Anche riducendo a queste proporzioni l'attività personale del grande Pontefice, crediamo che l'a. non porti a torto il suo nome. Quest'opera di revisione e di ritocco fu, in parte almeno, definitiva: nessuno ardi poi metter mano su ciò che si credeva fosse stato ispirato al santo Papa dallo stesso Spirito divino. L'a. autentico di Gregorio si conservò per lunghi anni, al dire di Giovanni Diacono che ne scrisse la vita, nel Laterano, legato con una catenella all'altare maggiore della basilica. La Schola cantorum, istituita dallo stesso Papa, lo considerava come una delle reliquie più care e più preziose del suo fondatore.
I papi nel corso dei secoli VII, VIII e IX si occuparono dei canti dell'a.; tra essi è da ricordare Bonifacio IV
allievo della schola e greco di nascita. Dal suo pontificato datano gli uffici della S. Croce, dell'Annunziazione e della Natività della Madonna, e in parte anche della Purificazione. È facile accorgersi che questi canti presentano uno stile ben diverso da quelli gregoriani. Alcuni sono presi di sana pianta dalla liturgia greca, tanto per il testo che venne tradotto in latino, quanto per la melodia. Altri papi che si interessarono attivamente del canto furono Gregorio II e Adriano I (772-93), il quale inviò nelle Gallie, su richiesta dei re franchi, copie dei libri liturgici romani, che ebbero così una nuova diffusione. Ci sono noti anche i nomi di tre abati di monasteri vicini a S. Pietro a Roma, i quali lavorarono diligentissime sul repertorio di canti: Cataleno, Mauriano e Virbono.
I manoscritti più antichi dell'a. per l'ufficio sono rappresentati dal codice della biblioteca Nazionale di Parigi, Lat. 17. 436, della seconda metà del sec. IX, proveniente dall'abbazia di S. Cornelio di Compiègne, e dal cod. 399 di S. Gallo del x sec., chiamato l'a. del besto Hartker, dal nome del monaco che lo scrisse. A partire dal sec. IX fino al XIV, abbondano i manoscritti dell'a. che riproducono il fondo più antico, ma con tutte le aggiunte di uffici nuovi creati dal sec. XI in poi. I pezzi nuovi però sono facilmente riconoscibili, e si fanno diversi sempre più dallo stile gregoriano, anche se non mancano di valore artistico. Da notare in particolare il tipo di a. che si fissò tra il sec. XI e XII a Roma, nelle due basiliche del Laterano e di S. Pietro. Fu questo l'a. della Curia, che poi passò nel breviario di Pio V e quindi anche nel breviario e a. attuali. I più notevoli a. miniati sono quelli del sec. XIII, nella biblioteca Civica di Padova e quello di Girolamo da Cremona nella biblioteca Piccolomini di Siena.
Dal sec. XIII in poi, l'interesse musicale verso la nascente polifonia, l'ignoranza delle antiche regole, l'incuria ed altre cause prepararono la decadenza del canto sacro. Tuttavia, fino al sec. XVI, nonostante il cattivo gusto dell'esecuzione, la struttura del canto rimase inalterata, e si continuarono a riprodurre per quanto possibile le antiche melodie. Ma nel 1582 comparve il famoso Direktorium chori di G. GUIDETTO (v.), il quale ebbe l'infelice idea di correggere il canto secondo i gusti del tempo, riservando in particolare tutti i gruppi di note alla sillaba accentata. La via era ormai aperta ad ogni sorta di contaminazioni. Nel 1614-15, la stamperia del card. de' Medici pubblicò l'edizione dell'a., chiamata poi Medicea, in cui l'antico canto fu sottomesso a una vera e propria mutilazione, sopprimendo i melismi o accorciandoli, cambiando, spostando e componendo anche qualcosa di nuovo. Non rimase che uno scheletro nudo e senza vita. Si volle far passare questo sfregio all'arte sotto il nome del Palestrina, ma ricerche più accurate hanno sfatato questa leggenda. Nel 1871 l'editore Pustet di Ratisbona ristampò la Medicea, che nel 1873 venne dichiarata ufficiale dalla S. Sede. Ma frattanto andavano maturandosi i tempi della restaurazione. Gli studi liturgici, per opera soprattutto di Dom Guéranger, rifiorivano a nuova vita. Molti studiosi cominciarono ad interessarsi dell'antica melopea gregoriana e a compulsare gli antichi manoscritti che la presentavano com'era nella sua epoca d'oro. Tra questi ricordiamo i nomi di G. Pottier e di A. Mocquereau, monaci ambedue di Solesmes, che si posero a capo del movimento di restaurazione.
Il favore di Leone XIII prima, e l'avvento al soglio pontificio di Pio X poi, segnarono il trionfo della causa gregoriana. Pio X istituì un'apposita commissione per restituire il canto ad fidem codicum. Frutto di tanti studi, uscirono nel 1908 il Graduale e nel 1912 l'a. per gli uffici diurni. Non si può dire che questa edizione ufficiale vaticana risponda a tutte le esigenze della critica paleografica gregoriana; ma è certo che essa segna
ANTIFONARIO - ANTIFONE O.

(propr. Enc. Cutt.)
Precisare l'origine di queste a. non è possibile: certo risalgono a tempi molto remoti. I documenti più antichi che ce le fanno conoscere, sono il responsoriale (2ª metà sec. IX), pubblicato dai PP. Maurini tra le opere di s. Gregorio Magno (PL 78, 732-33), e alcuni
antifonari romani, posteriori, editi dal card. G. M. Tommasi (Opera omnia, IV, ed. Vezzosi, Roma 1749, pp. 1-360). Sono ricordate anche da Amalario, Bernone di Reichenau, Onorio d'Autun, Durando, ecc. Amalario di Metz (780-850) afferma esplicitamente che sono d'origine romana e che furono introdotte in Gallia nel secolo a lui precedente. Si può dunque ritenere che ebbero origine nel sec. VII-VIII, forse anche poco dopo la morte di s. Gregorio Magno (604). Esse aprono la settimana di preparazione immediata al Natale, che ha una particolare importanza liturgica. Queste ultime ferie, infatti, dal 17 al 25 dic. formano come il nocciolo dell'Avvento, e probabilmente presentano anche il primitivo nucleo di questo tempo, perché già uno dei primi documenti che possediamo sull'Avvento, il Concilio di Saragozza del 380, ha delle prescrizioni speciali per il tempo che va dal 17 dic. al 6 genn. È facile comprendere quindi come queste ferie si siano arricchite di pezzi liturgici speciali. L'autore si ispira quasi sempre alla Sacra Scrittura, ma sceglie e unisce i testi con molta libertà. Tutte e sette le a. si indirizzano al Messia, che viene invocato con gli epiteti più belli ed i simboli più espressivi. Ognuna si chiude con veni!, grido ardente quasi accorato, seguito da una domanda in relazione ai titoli attribuiti a Cristo.
Il canto di queste a. è stato ritenuto sempre solenne e spesso fu accompagnato da cerimonie particolari e da grande pompa esterna. Gli usi però variano da luogo a luogo. Si sa, ad es., che nel sec. XI i fedeli accorrevano in folla ad ascoltarle. Oggi sono quasi del tutto ignorate dal popolo. Le rubriche le considerano ancora solenni, perché prescrivono che si cantino sempre in piedi anche dai canonici, ed eseguite per intero, prima e dopo il Magnificat. Per nessuna ragione possono essere omesse, ma devono essere cantate tutte, e ognuna al giorno stabilito.
ANTIFONE O. - ANTILLE
Caratteristica è la melodia di cui sono rivestite, di buona fattura gregoriana, il che indica anche la loro discreta antichità. È il secondo modo, eguale per tutte, pur con le differenze imposte dalla diversità dei testi. Vi si nota un sentimento di desiderio intenso verso il Messia, che si armonizza molto bene col senso delle parole.
BIBLI: Amalario di Metz, Liber de ordine Antiphonarii, cap. 13; Durando di Mende, Rationale divinorum officiorum, VI, capp. 2, 5; P. Guéranger, L'Année liturgique, I, Parigi 1878, pp. 526-50; H. Leclercq, s. V. in DACL, XII, coll. 1817-19; Les Grandes Autismes, in Le Messager des Fidèles, Maredsous 1886, pp. 512-16; L. Bauduin, Notre piété pendant l'Avent, Mont César 1919, pp. 90-97.
Pellegio Visentin
ANTIGO-
NISH, DIOCESI
di. - Nella Nuova
Scozia, Canadà, dio-
cesi suffraganea di
Halifax.
Il 21 sett. 1844
la diocesi della
Nuova Scozia, cioè
Halifax (eretta il
15 febbr. 1842), fu
scissa per costituire
la diocesi di Ari-
chat. Il 23 ag. 1886
questa ultima fu
trasferita ad A. e
comprende, attual-
mente, le contee di
A., Cap Breton,
Guysborough, In-
verness, Pictou,
Richmond e Victo-
ria. Statistiche:
102.183 cattolici,
sopra un totale di
256.000 ab.; 119 parrocchie e 148 sacerdoti diocesani.
BIBLI: Arch. della S. Congregna, di Propaganda Fide:
Acta, vol. 207 (1844), pp. 225-67; J. C. Mac Millan, The Early
History of the Catholic Church in Prince Edward Island, Quebec
1905; A. Mac Donald, s. V. in The Cath. Doc., I, ed. 19, 1936,
p. 602; Le Canada ecclésiastique, Montréal 1939, pp. 434-41; The
Official Catholic Directory for 1939, Nuova York 1939, parte 37,
pp. 61-63.