CORALE

CORALE. -

I. CANTO

Nell'uso corrente, il vero canto c. o liturgico è il canto gregoriano (v. CANTO). Prende anche il nome di "c." il canto polifonico, ma non propriamente, perché il solo canto gregoriano è il canto obbligato nei cori, quindi c. della Chiesa. Si può anche dire c. in senso lato, il canto in stile moderno, quando, come nella polifonia, non domina la forma solistica.

Nel c. gregoriano il ritmo è libero e la modalità diatonica, mentre in altri casi può, senza oltrepassare le leggi liturgiche, colorire la linea melodica con il cromatismo moderato.

Il c. protestante, che prende forma speciale con la riforma luterana, contrasta col c. cattolico, e specialmente col gregoriano, sia per il testo, di solito in lingua volgare e a diverse voci, e di struttura simmetrica, sia per il cammino

delle voci e nelle clausole, le quali di solito stabiliscono la forma costantemente quadrata delle composizioni. Così anche il tema, benché a volte preso dal c. gregoriano, viene trasportato e inquadrato alla misura corale, staccando ogni membro di frase, con pause o silenzi obbligati, rompendo così la fraseologia musicale del gregoriano.

II. LIBRO

Diconsi c. i grandi volumi formati da fogli di pergamena posti sui leggi nei cori delle chiese e contenenti, con le debite annotazioni musicali, le antifone da cantare appunto in coro.

Largamente prodotti durante il XIV, il XV e il XVI sec. ebbero iniziali miniate ma, in genere, non illustrazioni vere e proprie. Tuttavia anche quelle miniature, per la stessa grandezza dei volumi e quindi delle iniziali, e per l'uso costante al quale i c. venivano sottoposti, raramente ebbero grandi pregi d'arte o di finezza. A Siena nel Duomo, a Pienza nella Cattedrale, a Ferrara pure nella Cattedrale, a Milano nel S. Ambrogio e in genere nelle grandi chiese degli ordini monastici si conservano notevoli raccolte di c. per la cui decorazione

V. anche le voci: ANTIFONARIO; CODICE; GRADUALE; SALTERIO; MINIATURA

Vedi tav. XX.