CORALLO

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CORALLO. — La lavorazione del c. per usi artistici fu caratteristica dei popoli del bacino del Mediterraneo fin dai tempi più antichi. Sebbene non si abbiano dati sufficienti per stabilire dove essa si manifestò, si può constatare tuttavia, per lo meno con gli accenni letterari, che essa fu esercitata in Grecia in epoca alessandrina, e in Italia durante le civiltà indigene e nel periodo romano (ne son prova alcuni rinvenimenti nei pressi di Bologna, ad Arna, in Campania e a Roma stessa).

Nel medioevo e nel Rinascimento non si dové molto

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CORALE - Introito della Messa della Settuagesima con scena

riferente alla parabola degli operai della vigna, Pagina di c. mi-
niata da Liberale da Verona (sec. XV) - Siena, Libreria Piccolomini.

usarla dato che non v'è alcuna traccia superstite negli scavi
e nelle testimonianze delle fonti. Nell'età barocca, aderendo
con le sue peculiari possibilità decorative alle esigenze
del gusto corrente, il c. fu invece largamente adoperato
e specialmente nelle cosiddette arti minori.

Merita un particolare ricordo la scuola di Trapani,
che ha prodotto opere di indubbio interesse come i
ricchi paliotti d'altare, crocifissi, reliquiari, ostensori,
calici e pívali barocchi, finemente decorati in c., che
si conservano nel museo Pepoli di quella città, nel
museo Nazionale di Palermo e a Monreale. È recente
l'Incremento dato alle scuole artigiane di Torre del
Greco (Napoli) per la produzione di lavori in c., sia
per oggetti religiosi che per decorazione delle oreficerie.
Vedi tav. XXI-XXII.

Bibl.: A. Salinas, Un paliotto di c., nel museo di Palermo, in Bollettino d'arte, 1911, pp. 437-38; A. de Foelkersan, Il c. e la sua applicazione nell'arte, in Starye Gody, 1 (1914), nn. 20-30. Giovanni Carandente