QUARESIMA (*QUADRAGESIMA*)

QUARESIMA (*Quadragesima*). - Periodo sacro di 40 giorni in preparazione della Pasqua, da santificarsi con preghiera più frequente, con opere di carità, di penitenza e di mortificazione, specialmente col digiuno.

Secondo la prassi odierna ha inizio il mercoledì della settima settimana prima di Pasqua con l'imposizione delle ceneri e finisce al mezzogiorno del Sabato Santo. È divisa in tre periodi: 4 prime settimane, Settimana di Passione, Settimana Santa.

Nei primi secoli cristiani, come attestano s. Ireneo e Tertulliano, si praticava il digiuno soltanto per uno o due giorni a ricordo del tempo in cui Cristo morì e restò nel sepolcro, cioè il Venerdì Santo o il Venerdì e Sabato Santo. Insieme col giorno della Risurrezione questi giorni furono considerati il triduo pasquale, detto semplice e sempiterno. In preparazione a questo «Paschal mysterium» si premetteva altri giorni di digiuno, che terminavano al Giovedì Santo incluso; p. es., in Alessandria per tutta la Settimana Santa; presso i montanisti per due settimane (Tertulliano); finalmente durante il sec. IV, sulle «seme di digiuno di Cristo nel deserto, s'introducono 40 giorni di preparazione, cominciando dalla domenica della prima di Pasqua, perché il digiuno era la caratteristica precipua, ma non esclusiva, delle opere buone di questi giorni. Secondo A. Chavasse, l'uso romano della preparazione pasquale consisteva: a) nel triduo sacro pasquale dal Venerdì Santo fino alla domenica di Risurrezione; b) nella Settimana Santa o di Passione, perché si leggeva la Passione di s. Matteo alla Domenica (detta oggi delle Palme), di S. Luca al mercoledì, di S. Giovanni al venerdì (v. SETTIMANA SANTA); c) nel digiuno di tre settimane, menzionato da Socrate (ca. a. 440); secondo il Duchesne erano tre settimane ininterrotte, secondo Callot, e varenti erano tre settimane di digiuno severo intercalate con altrettante a digiuno mitigato. Recentemente Chavasse vede queste tre settimane ininterrotte, come il Duchesne (la «domenica mediana», la nostra domenica V), in uso già nel 354, anno del famoso «Cronografo», documento privato, senza carattere ufficiale; d) s. Girolamo nel 384 è il primo teste del nuovo uso romano delle 6 settimane di digiuno dalla sesta domenica al Giovedì Santo, in tutto 40 giorni. Scopo della Q. secondo s. Leone I (Serm. 45: PL 54, 288 C.) era di condurre il popolo cristiano alla salvezza, i penitenti alla riconciliazione, i catecumeni al Battesimo. Nelle altre chiese, perché tutti i giorni si giunca, si prolunga il digiuno di due, tre settimane, cioè in una *Quinquagesima* (v.), cominciando dalla domenica settima prima di Pasqua, specialmente nell'Italia del nord e in Gallia (Massimo di Torino e Fausto di Riez); o in una *Sessagesima* (v.), cominciando dalla domenica ottava, o in una *Settagesima* (v.).

Anche nell'Oriente la preparazione pasquale comprendeva 8 settimane (una *Sessagesima*); così a Gerusalemme, in Siria ed in Antiochia. Queste settimane preparatorie non erano però dappertutto tempo di digiuno. A Roma la *Quinquagesima* fu introdotta dopo il 520 e la *Sessagesima* la si ritrova al tempo di Gregorio I (Chavasse), ma quanto al digiuno, Roma si tenne alla Q. propriamente detta, cioè dalla domenica sesta fino al Giovedì o Sabato Santo, considerando Cassiano, Gregorio Magno, Isidoro, questi 36 giorni di digiuno come la decima parte dell'anno. I due giorni di mercoledì e di venerdì della Quinquagesima prima dell'inizio quaresimale erano giorni di preparazione; nel sec. VIII insieme con i giorni addizionali del giovedì e del sabato vennero annoverati fra i 40 giorni di digiuno severo quaresimale ed il mercoledì divenne appunto il «caput quadragesimae».

Particolarità della Q. romana: a) ogni giorno si ha una liturgia propria, cioè celebrazione della Messa con formulario proprio. Mentre dapprima le domeniche sole avevano una liturgia, i mercoledì e i venerdì erano «aliturgici» con una sola Messa detta «catechumenorum». Già nel sec. IV questi due giorni ed in più i lunedì furono «liturgici», nel sec. V lo divennero anche gli altri: eccettuati i 5 giovedì, i 2 sabati prima della seconda domenica e di quella delle Palme. Sotto Gregorio II (715-31) i giovedì, e finalmente nel sec. IX anche la domenica seconda e i due sabati divennero liturgici. b) SANZIONE (v.). c) Particolarità secondarie: l'ordine delle antifone del *Communio* dal mercoledì delle Ceneri fino al venerdì prima delle Palme è, secondo il numero progressivo dei salmi 1-26, intercalate con antifone prese dal Vangelo in alcuni giorni; il tratto «Domenic, non secundum» nei tre giorni (lunedì, mercoledì e venerdì) d'origine gallicana, è nella liturgia romana dal sec. XI; l'orazione «Super populum» è riservata da s. Gregorio Magno soltanto alle ferie della Q.; finalmente un ordine doppio per i Vangeli che fino al mercoledì o giovedì della settimana IV sono presi dai diversi Vangeli (Q.), ma dal venerdì sono presi soltanto da Giovanni (l'antico ordine del digiuno primitivo romano di tre settimane). d) Particolarità romana erano gli scrutini durante il tempo di Q., dapprima alle domeniche III, IV, e V, poi alle ferie.

BIBL.: G. Morin, *Liturgie et basiliques de Rome* in *milieu du septième siècle d'après les listes d'Evangiles de l'Virzburg*, in *Rev. bénéd., 28* (1911), pp. 206-330; L. Duchesne, *Origines du culte chrétien*, Paris 1925, pp. 254-60; G. Morin, *La part des papes du sixième siècle dans le développement de l'année liturgique*, in *Rev. bénéd., 52* (1940), pp. 3-14; C. Callewaert, *Sacris erudiri*, Steenbruggge 1940, pp. 449-671; M. Rughetti, *Manuale di storia litur., II*, Milano 1946, pp. 95-129; A. Chavasse, *Le Carême romain et les Scrutins prébaptismaux avant le IXe siècle*, in *Rech. de sc. relig., 35* (1948), pp. 325-81; id., *Temps de préparation à la Pâques d'après quelques livres liturg. Romains, ibid., 37* (1951), pp. 125-45; id., *La préparation de la Pâques, à Rome, avant le Ve siècle (Bibl. de la Faculté cathol. de théol. de Lyon, 5)*, Lione 1950.