QUARANTORE. - Per onorare Gesù Cristo durante le 40 ore in cui giacque morto nel sepolcro, in un tempo non bene determinato invase la pratica liturgica di deporre l'Ostia consacrata nascosta in apposito altare sotto forma di sepolcro.
Questa devozione, col preciso titolo di Oratio qua-draginta horarum, si praticava dai Battuti di Zara già prima del 1214 nella chiesa di S. Silvestro gli ultimi tre giorni della Settimana Santa; fu ereditata poi dai Francescani del Terz'ordine regolare in detta città fin dal 1439, dove pure sorse la Confraternita in Coena Domini delle Q. Il passaggio da questa forma all'attuale forma
di esporre il S.mo Sacramento per 40 ore continue all'adorazione dei fedeli per propiziarsi la clemenza del Signore, specie in tempi calamitosi di contagi e di guerre, avvenne nel 1527 nella chiesa del S. Sepolcro a Milano, ad iniziativa dell'agostiniano Antonio Bellotto di Ravenna (m. nel 1528), istituendo allo scopo la Scuola del S. Sepolcro e facendo quivi ripetere l'adorazione anche fuori della Settimana Santa. Il domenicano spagnolo Tommaso Nieto portò la stessa pratica nel duomo di Milano e la fece ripetere più volte nel 1529 in forma di processione eucaristica triduanza.
La forma più solenne, introdotta nel 1537, d'esporre il Santissimo su apposito altare nel duomo di Milano e del turno per le chiese della città, provenne dall'iniziativa simultanea di s. Antonio Maria Zaccaria (v.) con i suoi Chierici Regolari (Barnabiti), del suo figlio spirituale, l'eredita indipendente fra' Buono di Cremona (m. nel 1547) e dell'amico cappuccino Giuseppe Piantanida da Fermo, che la promosse durante la predicazione nel Duomo nello stesso anno. Paolo III ne approvò la pratica con breve apostolico del 28 ag. 1537, implorato dal vicario generale di Milano, anche a nome del governatore e del popolo milanese. Nel 1567 s. Carlo Borromeo ne regolarizzò l'andamento e nel 1577 le prescrisse a tutte le chiese della diocesi.

ag. 1537, implorato dal vicario generale di Milano, anche a nome del governatore e del popolo milanese. Nel 1567 s. Carlo Borromeo ne regolarizzò l'andamento e nel 1577 le prescrisse a tutte le chiese della diocesi.
I Cappuccini, entusiasti della nuova pratica delle Q., ne furono i propagatori in altre città d'Italia. Il suddetto Giuseppe da Fermo (m. nel 1556) nel 1537 le portò a Pavia e successivamente a Gubbio, Borgo S. Sepolcro, Arezzo, Bologna, Faenza, ecc. e nel 1571 pubblicò a Milano il Metodo ossia istruzioni sul modo da tenersi per celebrare diovitamente e con frutto l'orazione delle Q. Nel 1564 furono iniziate a Udine. Francesco da Suriano (m. nel 1567) le divulgò a Spoleto, Perugia ed in altri luoghi dell'Umbria; Giacinto Natta da Casale Bellinanti da Salò (v.) pubblicò anche un Trattato della santa orafione delle Q. (Brescia 1588). Al Cappuccini si unirono i loro confratelli Minori; si sa infatti che a Lucca le Q. vennero introdotte nel 1562 dal p. Gio-vanni Antonio da Busseto, minore osservante. Non secondo a costoro furono i Gesuiti: Girolamo Ottello le inizia a Messina nel 1553; Fulvio Androsio a Mendola nel 1556; Giovanni Guerra in Amelia nel 1559, Niccolò Bobavilla in Amatrice nel 1566, Carlo Mastrilli a Palermo nel 1591. Dai rispettivi collegi della Compagnia vennero altresì iniziate a Macerata (1556), a Siena (1563) ed a Manfredonia (1574). Sorse a Verona nel 1571 il Collegio dei 300 confratelli per le Q., ed a Venezia sul principio del 1584 la Compagnia degli Emeronetti, ossia degli adoratori di un tempio e notturni delle Q. A Padova si tennero per la prima volta in Duomo negli ultimi tre giorni del carnevale 1600, promosse dal patriarca Marco Corner.
Si deve a s. Filippo Neri l'introduzione delle Q. a Roma nel 1548 nella chiesa della S.ma Trinità dei Pelle-grini, noto cenacolo dei suoi congregati. Da lì nel 1551 passò alla chiesa di S. Lorenzo in Damaso, la cui Compagnia della Morte aggiunse al titolo: e dell'Orazione, impegnandosi di ripetere le Q. ogni terza domenica del mese: pratica approvata con breve da Paolo IV il 5 nov. 1560. Presago d'imminei sciagure per la patria e per la Chiesa, Clemente VIII il 25 nov. 1592, con la bolla Graves et diuturnae, prescrisse il turno continuato giornaliero e notturno delle Q. nelle principali chiese di Roma, comprese quelle dei Regolari e delle confraternite, e lo iniziò egli stesso con la sua corte nella Cappella Paolina in Vaticano il 29 successivo. La bolla era accompagnata dalla lista delle chiese e dall'Istruzione per fare l'Oratione continua de le XXXV Hore; ben distinta dalla analoga Istruzione di Clemente XI del 20 genn. 1705.
Urbano VIII, con l'encic. Aeternus rerum Conditor del 6 ag. 1623, impone a tutte le chiese del mondo la celebrazione delle Q.
A Parigi erano state introdotte dal gesuita Edmondo Augerio fin dal 1574; ad Annemasse e Thonon nel 1597-1598 da s. Francesco di Sales; a Bruxelles nel 1624 le introdusse il cappuccino Giacinto Natta da Casale, che aveva all'uopo la Congregazione della Croce oro e fiamma; nella Spagna i Frati Minori, incaricati da Urbano VIII con breve dell'8 marzo 1624.
Con il volger del tempo il rito delle Q. continuate anche durante la notte è rimasto solamente a Roma, durante la quale i congregati dell'Adorazione notturna, istituita dal canonico Giacomo Sinibaldi nel 1809, si dividono in due turni e recitano ancora le preghiere proposte da Giulio Natalini (m. nel 1678), canonico di S. Lorenzo in Damaso: in altri luoghi, per ragioni diverse, invalse l'uso di esporre il Santissimo da mancata per tre giorni continui. La S. Sede concesse di poter lucrare anche a questo modo le indulgenze annesse. Queste si lucrano pure ove è istituita la «giornata di adorazione» che a turno ha luogo in tutte le parrocchie di una diocesi.
QUARENGHI, GIACOMO - Interno della chiesa del monastero di S. Scolastica, ricostruita nel 1776 - Subiaco.
Quaragni, durante la quale i congregati dell'Adorazione notturna, istituita dal canonico Giacomo Sinibaldi nel 1809, si dividono in due turni e recitano ancora le preghiere proposte da Giulio Natalini (m. nel 1678), canonico di S. Lorenzo in Damaso: in altri luoghi, per ragioni diverse, invalse l'uso di esporre il Santissimo da mancata per tre giorni continui. La S. Sede concesse di poter lucrare anche a questo modo le indulgenze annesse. Queste si lucrano pure ove è istituita la «giornata di adorazione» che a turno ha luogo in tutte le parrocchie di una diocesi.