QUINQUAGESIMA. - Dal latino, è il giorno 50° dopo o prima di Pasqua; greco πεντηκοστή.
1) Pentecoste (v.), ma dai primi scrittori cristiani e Padri è stato preso nel senso del tempo festivo dei 50 giorni fra Pasqua e Pentecoste (Tertulliano, De orat., 23; De coron. mil., 3). Questo tempo era considerato particolarmente solenne, una festività continua: ogni giorno si celebrava la sacra liturgia, si pregava stando in piedi, non in ginocchio (Tertulliano, De orat., 23), non si digiunava (id., De coron. mil., 3), si ripeteva l'Allegia sia nell'Ufficio che nella Messa (s. Agostino, Ep. 55, 32; Quinquagesimam celebrat nobiscum ecclesia toto orbe diffusa). In modo particolare i martiri vengono associati alla gioia della Pasqua e Pentecoste con un Ufficio e una Messa propri.
2) Nel rito latino è la settima domenica prima di Pasqua. L'uso di premettere alla Quaresima alcuni giorni di penitenza o digiuno si trova menzionato da s. Massimo di Torino (PL 57, 301; 583) e da Fausto di Riez (CSEL, 21, 328); ma i Concili di Orléans, il I (511) nel can. 24 e il IV (541) nel can. 2, ne sono contrari; nondimeno esso fu accettato da Roma forse sotto l'influsso di Costantinopoli verso il 520; il Liber Pontificalis dice che Felice IV ha ordinato «ut septem ebdomadae ieiunium celebratur Paschae» (cf. Ordo Romanus XIV, 2 e XVI, 5; ed. M. Andrieu, II, Lovanio 1951). Il Liber Comicus della liturgia toletana al tempo di s. Ildefonso (657-67) ha una domenica «ante carnes tollendas» corrispondente alla Q. romana.
