AVVENTO. - È il periodo d'inizio dell'anno Natale (v.), come la Quar-sima (v.) lo è per la Pasqua. Nel rito romano ha inizio con la domenica più vicina alla festa di s. Andrea apostolo (quindi dal 27 nov. al 3 dic.) e vien così ad essere costituito da quattro settimane; nel rito ambrosiano si inizia con la domenica susseguente alla festa di s. Martino (11 nov.) e dura ca. sei settimane. Come la Quaresima accentua la sua funzione in prossimità della Pasqua (Settimana Santa), così fa pure l'A. antifone O (v.) nel rito romano, le
ferie di exceptato (da 3 a 6 giorni) nel rito ambrosiano. Ha un duplice carattere: penitenziale e gioioso. Pertanto nella sua ufficiatura si usa il colore violaceo e si omette il Gloria in excelsis ed il Te Deum, mentre continua il canto dell'Alleluia ed il suono dell'organo, che tace tuttavia negli uffici delle domeniche (solo nel rito romano ed ad eccezione della III dom.) e delle ferie (anche nell'ambrosiano).
I. ORIGINE
I. In Oriente. Al dichiararsi dell'eresia nestoriana esisteva già a Costantinopoli (dopo il Concilio di Efeso, in tutto l'Oriente), probabilmente la domenica precedente il Natale, una festa della Madonna, avente per oggetto proprio la concezione verginale, ma con probabili allusioni alla maternità divina. La controversia con Nestorio portò i difensori dell'ortosia ad insistere, nelle omelie di tale festa, sulla nota della maternità, come fece, ad es., S. Proclo la domenica 23 dic. del 428. Il pensiero dei Padri può così essere riassunto: richiamo dello stato primitivo dell'uomo nel paradiso terrestre e della sua caduta originale; piano divino dell'Incarnazione e della Redenzione; Maria, novella Eva; sua maternità divina predetta dai profeti, annunciata dall'Angelo, manifestata il giorno di Natale e riconosciuta in seguito dai Magi. Ma il ricordo dei misteri precedenti la venuta del Messia esigeva la commemorazione del Precursore. Ed infatti sappiamo che a metà del sec. V a Gerusalemme, Antiochia, ed altrove si ricordava s. Giovanni Battista la domenica antecedente a quella dedicata alla Madre di Dio. Dopo il sec. v bisogna tuttavia notare come in Oriente le feste vengono ordinate non più secondo un criterio logico (Cristo centro dell'anno liturgico e tutto in funzione di lui), ma cronologico. Perciò l'Annunciazione, o festa della Maternità divina, è spostata al 25 marzo ed allora la domenica, od i giorni antecedenti il Natale, vengono dedicati ai personaggi del Vecchio e Nuovo Testamento che hanno figurato o profetizzato il Cristo.2. In Occidente
Scartate ormai l'attribuzione dell'A. a s. Pietro e la sua esistenza ai tempi di Tertulliano e di S. Cipriano, le più antiche testimonianze sono un passo di s. Ilario (m. verso il 366) che dice: «Sancta Mater Ecclesia Salvatoris adventum annuo recurs per trium septimanarum secretum spatium sibi indicavit» (CSEL, 65, 16) ed un canone del Concilio di Saragozza (380): «Viginti et uno die, a XVI Kal. Januarii, continuis diebus, nulli liceat de ecclesia se absentare, nec latere in domibus, nec nudis pedibus incedere, sed concurrere ad ecclesiam» (PL 85, 66). Benché il Wilmart abbia difeso l'autenticità del primo (in Revue Bénédict., 27 [1910], p. 500 sgg.), e il Cabrol l'importanza del secondo, tuttavia questi due testi sono ancora da alcuni rientrati poco probativi, di modo che l'esistenza dell'A. sul declino del sec. IV resta ancora dubbia. Si ebbe forse in embrione una preparazione delle due feste di Natale-Epifania, come fanno supporre le esortazioni di un'ascesa spagnola (ca. il 400) ad un'amica di passare santamente gli ultimi giorno dell'anno e le feste che vi si celebrano, anche con l'astenersi dall'uso del matrimonio. Sta di fatto che nel sec. v esistono due aspetti dell'A., l'uno a Ravenna, dallo spirito orientale (teologico), l'altro nella Gallia, essenzialmente ascetico (penitenziale) ed estraneo, all'inizio, ad un inquadramento dell'anno liturgico. Il rotolo di Ravenna, contenente 40 orazioni preparatorie al Natale e giudicato di un'età prossima al concilio di Efeso (430), è la più chiara e sicura testimonianza dell'A. in Occidente. Esso viene, si direbbe, illustrato dalle omelie di s. Pietro Crisologo per le feste dell'annuncio e concezione di s. Giovanni Battista e della concezione verginale della Madonna, celebrata molto probabilmente nelle due domeniche avanti il Natale. L'affinità alla concezione orientale è chiara e trova una spiegazione nella residenza in Ravenna della corte imperiale strettamente legata a Costantinopoli.Nella Gallia, invece, l'A. ha la stessa funzione per il Natale che la Quaresima ha per la Pasqua; s. Gregorio di Tours (m. nel 594) lo dice voluto da Perpetuo, sesto vescovo di Tours. Esso consiste in un digiuno di sei settimane da S. Martino al Natale, 43 giorni, nei quali la liturgia riveste un carattere penitenziale. Ancora non esiste un formulario appropriato, che però lentamente si forma con epilogo nel sec. VII, e dove si nota l'influsso della concezione orientale, tanto da costituire la fusione dei due aspetti dell'A. Questo accade maggiormente nei paesi d'influenza galileana ma non privi di relazione con l'Oriente, come la Spagna (rito mozarabico) e Milano (rito ambrosiano), dall'A. di sei settimane. A Roma le omelie di s. Gregorio Magno per prime attestano un vero periodo preparatorio al Natale, che è di 5 settimane nel Sacramentario gelasiano, di 4 nel gregoriano. Quest'ultimo modo finì per prevalere universalmente, non certo perché simbolo dei presunti 4000 anni da Adamo a Cristo, ma per riduzione analogica della sanza quarantena: per influsso quindi della Gallia, dalla quale nel sec. VII fu preso pure il digiuno e più tardi i riti penitenziali.
II. SIGNIFICATO SPIRITUALE
Mentre in origine l'A. orientale non ha nessun carattere penitenziale, nel sec. VIII l'acquista con il digiuno che, in Occidente, in unione con un preghiera prolungata e più frequenti riti, crea un tempo d'ascesi intensificata in preparazione al Natale. Di questo carattere penitenziale oggi rimane eco soltanto nei riti e nella proibizione di celebrare nozze solenni. L'A. fa meditare le tre venute del Cristo, tenute vive nella mente dalla voce dei profeti e dalla predicazione insistente del Battista: 1) temporale, quando, incarnatosi e fatto uomo nel seno purissimo di Maria Vergine, nacque a Betlemme; 2) finale, quando alla fine dei secoli verrà a giudicare i vivi ed i morti; 3) mistica, ogni qual volta viene ad abitare od a prendere maggior possesso, con la Grazia, di un'anima che ha detestato il peccato o compiuta opera di bene. La Chiesa, con la lezione evangelica dell'ultima venuta, nella prima domenica, indica il punto di partenza ed il pensiero dominante di tutta la rinnovazione da compiere per prepararsi convenientemente al Natale.ENRICO CATTANEO