BACIO. - Nella liturgia cattolica è un gesto di uso frequente e riveste carattere di venerazione ed omaggio, di affetto e unione fraterna, oppure di sudditanza. Ad esso è legato un simbolismo naturale per indicare amore, rispetto, unione, ed è entrato a far parte del rituale religioso oltre che civile presso moltissimi popoli e ha sostituito quella forma di adorazione che si dice προσκύνησις. Si distingue il b. delle persone (b. di pace), e il b. delle cose sacre.
SOMMARIO - I. Il b. di pace. - II. Il b. al piede del Papa. - III. Il b. della mano. - IV. Il b. delle cose sacre.
I. IL B. DI PACE. -
1. Alla Messa
Si usa dare il b. di pace alla Messa con l'abbraccio vicendevole o con il presentare a baciare una tavoletta a forma di quadro, detta la «pace» (v.). L'abbraccio si usa tra il clero assistente alla Messa solenne; la «pace» si usa per il clero nelle Messe cantate non solenni e per i laici nelle Messe solenni. Il b. di pace è d'uso antichissimo, e più volte nel Nuovo Testamento (Rom. 16, 16; I Cor. 16, 26; II Cor. 13, 12; I Thess. 5, 26; I Pt. 5, 14) è ordinato ai fedeli di darselo scambievolmente. È detto φίλημα ἀγάπης (osculum pacis; I Pt. 5, 14), φίλημα ἅγιον (osculum sanctum). Da Giustino (Apol. I, 65) risulta un b. di conclusione delle preghiere litaniche prima della celebrazione eucaristica. Simile b. di pace prima della preghiera eucaristica è ancora oggi comune nelle liturgie orientali; allo stesso posto figura pure nella Traditio Apost. di Ippolito (sec. III), nella liturgia gallicana, nella mozarabica e nell'ambrosiana antica.
(Fot. Enc. Cett.)
È certo che nel sec. V l'attuale uso romano di dare il b. di pace dopo il Canone non è ancora di uso comune, come risulta dall'intervento di Innocenzo I (Ad Decent.: PL 20, 553). In Africa, fin dal principio del sec. III, Tertulliano (De oratione, 18) parla di un b. di pace quod est signaculum orationis, dopo l'«orazione», dove si vede che se oratio non è specificamente la Oratio Dominica, indica l'orazione sacrificale, e non la prece litanica presacrificale. S. Agostino (Sermo 227: PL 38, 1101) seguita a testimoniare nel senso di Tertulliano: «Post ipsam (orat. Dominicam) dicitur: pax vobiscum: et osculantur christiani in osculo sancto».
Oggi il b. di pace si omette nelle Messe di Requiem, al Giovedì Santo e al Sabato Santo (Messa Pasquale).
L'omissione della prima si spiega per l'origine votiva e quindi privata di tali messe; nelle altre i medievali hanno trovato, e i moderni ripetuto, disparate ragioni, tra le quali l'evitare un'analogia col b. di Giuda al Giovedì Santo. La ragione vera è quella cui accenna Tertulliano che nota il fatto (De oratione, 18, PL 1, 1178: «sic et die Paschae... merito deponimus osculum») e cioè: il carattere penitenziale che il digiuno dà a tali messe, mentre il b. è un segno di fraterna letizia.
Il b. di pace si dava tra i fedeli a un cenno del diacono: ἀπέσπασθε ἀλλήλους (Constitutiones Apostolorum, VIII, 11,9): Pacem habete, ecc. Forse da principio nel b. di pace non si osservava la distinzione dei sessi, come risulta dalla precauzione rilevata da un agraphon citato da Atenagora (Legatio pro Christianis, 32: PG 6,964). Ma già nel sec. III come è vietato il b. tra fedeli e catecumeni, così lo è tra uomini e donne cristiane (Ippolito, Trad. Apost.) Al sec. IV le Constit. Apost. (II, 57; VIII, 11,9) mentre semplicemente consigliano la distinzione dei sessi nella chiesa, la inculcano espressamente nello scambiarsi il b. di pace, dal quale erano esclusi gli scomunicati e i pubblici penitenti; la riconciliazione dei quali avveniva appunto col b. di pace (pacem dare): V. ASI. L'uso del b. di pace mediante reciproco abbraccio, si conservò in Occidente fino al sec. XIII (In-

(fot. Gab. Fot. Naz.)
e in qualche luogo fino ai secc. XV-XVI.
Fin dal sec. XIII venne in uso, prima in Inghilterra,
di dare il b. di pace facendo baciare una tavoletta in
legno, metallo o pietra (Pax, Paciferum, Pacificale, Instru-
mentum pacis, osculatorium, tabula, asser ad pacem, cf. J.
Braun, Das christliche Altargerät, Monaco 1932, p. 560
sgg.), baciata prima dal sacerdote celebrante la Messa.
L'uso fu accolto da Pio V nella riforma del Messale (Ritus
servandus in celebrat. Missae, 10,5) come uso generale, fin-
ché verso il sec. XVIII decadde.
Oltre questo b. di pace comune a tutte le liturgie
e che si richiama a Mt. 5: 23 sgg., si faceva largo uso del
b. nella liturgia papale. Alla Messa, durante il canto del-
l'Introito, il Pontefice baciava alcuni dei suoi ministri;
dei quali due avevano già baciare a lui le mani (Ordo Rom.,
I, 11 4,5; V, 5,6: PL 78,941; 970, 986 sgg.).
A questo uso antico si riconnette il b. che il Papa
riceve sul volto e sul petto dai tre ultimi cardinali
preti prima di salire l'altare (Innocenzo III, De Sacro
altaris mysterio, I, 11: PL 217, 805); a sua volta
il Papa, dopo il b. dell'altare, bacia i suoi diaconi,
che lo ricambiano con un b. sul petto (Innocenzo III,
op. cit., 1, 15: PL 217, 807).
2. Nei Sacramenti
Al principio, quando la Cre- sima seguiva immediatamente il Battesimo, dopo il rito, il vescovo baciava il neofito (Ippolito, Traditio Apost., Testamentum D. N. I. C., 2, 9).Nella Penitenza il b. costituiva anticamente una
cerimonia caratteristica ed era l'espressione più chiara
del senso di riammissione nella fraternità della Chiesa
per mezzo del Sacramento.
Un b. di pace esisteva anche nell'Ordinazione (Ip-
polito, Trad. Apost., Constit. Apost., VIII, 5, 10).
Nel medioevo questo b. assunse forse il signifi-
cato che avevano usi analoghi dell'investitura feu-
dale. Oggi resiste ancora: due volte, nell'ordinazione
episcopale (Pontif. Rom.: De Consecr. electi in epi-
scopum) e una volta nell'ordinazione sacerdotale (ibid.:
De consecr. presbyteri).
Anche l'Estrema Unzione era accompagnata da un b.
(Pseudo Dionigi, Eccl. Hier., 7, 2: PG 3, 456). Il Sino-
do di Auxerre (578), can. 12, proibisce il b. ai morti.
Nel Matrimonio si riscontra ancor oggi fra i Greci
il b. alla fine della cerimonia, mentre sembra che
presso i Romani costituisse l'atto legale del matri-
monio (C. Krüger, Codex Justin., in Corpus Juris
Civilis, II, Berlino 1895, p. 194) e che per Tertul-
liano (De Virginibus velandis, 11) entrasse a far parte
del rito come lo scambio degli anelli. Nel medioevo
gli sposi si davano tra loro il b. di pace, che lo
sposo aveva ricevuto dal sacerdote al Pax Domini
della Messa.
Anche nell'amministrazione dell'Eucaristia si nota
il b. che il Pontefice celebrante dava al diacono dopo
averlo comunicato e il diacono dava a sua volta al
suddiacono dopo avergli presentato il Santo Sangue
(Innocenzo III, De Sacro altaris mysterio, 6, 9: PL
217, 911; Caerem. Episcop., 2, 29, 3). Gli altri comu-
nicandi, come pure il diacono, prima di ricevere la
comunione baciavano la mano (oggi l'anello) del
vescovo.
Il b. di pace si ha pure nella benedizione del-
l'abate, dei cavalieri, nell'incoronazione del re e della
regina (cf. Pont. Rom., rispettivamente), nella profes-
sione monastica.
Nella benedizione delle badesse, queste, dopo il
rito, ricevono le monache per il b. di pace (Pontif.
Rom.: De bened. abbatissae).
Nella liturgia mozarabica il vescovo baciava la ba-
dessa da lui benedetta. Altro b. di pace si usa alla
fine del Concilio tra i partecipanti (Caerem. Episcop.,
1, 31, 19).
II. IL B. AL PIEDE DEL PAPA. - Un b. che ha tut-
t'altro senso che quello di pace è il b. al piede del
Papa sia nella liturgia che nel cerimoniale di cortei.
L'uso risale a tempi remotissimi ed ha le sue radici
nella etichetta orientale (J. Horst, Proskynein, in Neu-
testamenti. Forschungen, 3ª serie, 2 (Gütersloh 1932), p.
55 sgg.); è conosciuto nel Vecchio e Nuovo Testamento
(Ps. 71, 9-11; Is. 49, 23; Lc. 7, 38-45, 15, 20; Mt. 26, 49)
e non sempre ha un senso nettamente religioso. A tal pro-
posito va rilevata la notizia del Liber Pontificalis (ed. Du-
chesne, Parigi 1886-92, I, pp. 275, 391; II, p. 107)
secondo cui l'imperatore Giustino baciò i piedi a papa
Giovanni I, Giustiniano II a papa Costantino, e la corte
pontificia nell'847 a papa Leone IV, morem conservantes
antiquum. Quest'uso di baciare il piede al Pontefice, notato
già nell'Ordo Rom., I, 11, si è conservato nella liturgia pa-
pale, nella quale i due suddiaconi, latino e greco, baciano
il piede del Pontefice, come pure nel rito dell'adorazione
al neoeletto, e nel cerimoniale delle udienze private.
III. IL B. DELLA MANO. - Il b. della mano si mostra
anch'esso un uso antichissimo in segno di amore e di
rispetto. Nella liturgia baciano la mano: il vescovo
eletto, dopo l'esame, al consacrante (Pontif. Rom.: De
Consacr. electi in episcopum), i ministri al Pontefice
prima di lasciare la sacrestia, per questo detta anche
Salutatorium; tutti al Pontefice, al vescovo e agli abati
nel ricevere da loro la comunione (ora si bacia l'anello).
Uguale uso vige nella liturgia greca. Il b. della mano si
usa in genere nella liturgia ogni volta che dal sacerdote si
riceve o a lui si dà in mano qualcosa.
IV. IL B. DELLE COSE SACRE. - Nell'antichità,
il b. significava, oltre che amore, anche rispetto:
donde il b. delle cose sacre. Tra questi b. va notato
quello delle reliquie, della croce, delle palme e can-
dele benedette, dei vasi e paramenti sacri e soprattutto
il b. del libro degli Evangeli e dell'altare.
L'Ordo Rom., I, 8, prescrive un b. dei lati del-
l'altare da parte dei diaconi assistenti (salutare = ba-
ciare), e del Pontefice che ripete il gesto all'Offertorio.
Al tempo di Innocenzo III l'altare si baciava tre sole
volte; ma un secolo più tardi si notavano nove di
tali b. Cf. G. Durando, Rationale Divini Offic., IV,
39, 6 (Parigi 1854); F. J. Dölger, Zu den Zeremonien der Messliturgie, II: Der Altarhuss, in Antike u. Christentum, 2 (1930), p. 190 sgg.