AVE MARIA

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«AVE MARIA». - Preghiera alla Vergine, detta anche, dal medioevo, salutazione angelica. Si compone oggi di due parti distinte: nella prima le parole dell'arcangelo Gabriele, Ave gratia plena; Dominus tecum; benedicta tu in mulieribus (Lc. 1, 28), si sug-

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Avellino - Basilichetta di Prata. Abside archeggiata con deambulatorio (sec. viII).

des martyrs, 2ª ed., Bruxelles 1933, pp. 305-306). La più antica documentazione per il cristianesimo della diocesi di A. è offerta da un'iscrizione sepolcrale cristiana dell'a. 357 contenente l'espressione "cum san

gellano con quelle di s. Elisabetta, Et benedictus fructus
ventris tui (Lc. 1, 42); nella seconda è contenuta la
fiduciosa invocazione della Chiesa alla Madre di Dio.
I nomi di Gesù e di Maria sono stati aggiunti al testo
biblico come chiarimento (cf. Lc. 1, 27, 31) ed espres-
sione di filiale pietà.

I. a) Secondo lo stile dei Settanta (cf. Soph. 3, 14; Joel
2, 21; Zach. 9, 9; Lam. 4, 21) e la costante interpretazione
dei Padri greci, l’«umil saluto» dell’angelo: γαῖρε, χεχά-
πτωμένη (in ebraico probabilmente romit mihannah), es-
prime un invito alla gioia propria della nuova era messia-
nica: Rallegrati!; mentre il termine gratia («piena di gra-
zia» [bella allitterazione, in greco, con il saluto], con possesso
non transitorio ma permanente) indica la perfezione mo-
rale della Vergine e la sua sublime grandezza, quasi no-
vella creazione d’ordine soprannaturale (cf. Hugon, p. 72)
di cui, come della prima (Gen. 1, 31), il divino Artefice
si compiace (cf. Cant. 4, 1, 7 e Mt. 3, 17).

b) Le parole Dominus tectum (sottinteso est, non sit,
né erit), meglio chiarite in seguito dalle altre: Ne timeas,
Maria, invenisti enim gratiam apud Deum (v. 30), costitui-
scono la parola essenziale del divino messaggio. L’espres-
sione infatti, assai frequente nella S. Scrittura per signifi-
care un compito glorioso e formidabile che Dio, in con-
dizioni straordinarie, affida, con l’assicurazione del suo
aiuto e l’implicita profezia di esito felice (cf. Is. 8, 10 e
Rom. 8, 31), ad un personaggio da lui stesso eletto, come
ai Patriarchi e ai condottieri d’Israele (cf. Gen. 15, 1; 26,
24; Ex. 3, 12; Deut. 31, 23; Iude. 6, 12; 16; I Sam. 10, 7),
denota la singolare missione della Vergine in ordine della
divina redenzione: è Lei l’eletta di Dio per dare compi-
mento alla grande promessa: Inimicitias ponam inter te et
Mulierem; et semen tuum et semen Illius (Gen. 3, 15). La
causa di Maria sarà quella stessa del Figlio suo. All’epica
lotta, in cui sono protagonisti il Cristo e la Vergine da una
parte, Satana e i suoi dall’altra, accenna anche, nel suo
vaticinio, il vegliardo s. Simeone (Lc. 2, 34-35). Per que-

sto nella liturgia cattolica la S.ma Vergine è onorata come
la guerriera (cf. Cant. 6, 9), debellatrice di tutte le eresie,
potente aiuto dei cristiani.

c) Le altre parole Tu sei benedetta fra le donne (le e-
spressioni inter mulieres [cf. V. 42 Vulg.] e in mulieribus,
ebraismo con valore di superlativo, sono equivalenti; cf. però
J. Beelen, Gramm. Graecit. N. T., Lovanio 1857, p. 254)
secondo i migliori codici greci, come il Vaticano e il Si-
natico, che le omettono, non appartribbero al messag-
gio angelico. Tuttavia esse sono date non solo da altri
codici e versioni antiche, dal textus receptus e dalla Vol-
gata (cf. J. Knabenbauer, in h. l. e A. Merk, N. T. gr. et
lat., 4ª ed., Roma 1942, p. 189); ma anche dal Protovan-
gelo di Giacomo (XI, 1), da Tertulliano (De Virgin. vel., 6:
PL 2, 897), da Eusebio (Demonstr. evang., VII, 1: PG 22,
517): testimonianze, queste, che M.-J. Lagrange (in Lc.
1, 28) giudica «d’excellentes autorités», pur soggiungendo
ch’esse «sont suspectes d’avoir harmonisé avec V. 42».
Si deve però osservare con altri critici ed esegiti come
nulla visti che un tale elogio sia stato diretto alla Vergine
due volte, dall’arcangelo Gabriele (v. 28) e da s. Elisa-
betta (v. 42), la quale, «ripiena di Spirito Santo» (v. 41),
lo ha completato dandone la ragione profonda nel frutto
benedetto del ventre suo, nel quale appunto, secondo le
promesse messianiche ai Patriarchi, sarebbero state «be-
redette tutte le genti» (Gen. 22, 18; 26, 4; 28, 14, e
Io. 16 e Gal. 3, 8-16). Teologicamente quelle parole
sono essenziali: senza di esse il messaggio angelico ri-
marrebbe incompleto, trascurando la ragione vera del
«Dominus tectum»; le esige l’intimo rapporto che l’CITAZIONE (v.) ha con il Protovangelo (Gen. 3). Con esse
infatti Maria è proclamata «novella Eva», vera «madre
dei viventi» che l’Evangelista chiamerà «figli di Dio» (Io.
1, 12; I Io. 3, 1), l’unica fra le donne che non abbia meri-
tato e non tramandò la condanna, ma la benedizione, perché
per mezzo suo Dio ha sciolto la maledizione antica ed ha
benedetto i miseri figli di Eva (cf. s. Sofronio, Orat., II, 22:
PG 87, 3242; ps.-Hier. [Pasc. Radberto], Ep. 9, 5: PL
30, 127; s. Bernardo, Hom. II super Missus est, n. 3: PL
183, 62 sq.).

d) Così, concisa ma ricca di contenuto teologico («ar-
can mysteria reserans»: s. Bernardo, De diversis, Serm. 52,
2: PL 183, 675), la salutatio (Lc. 1, 29) dell’arcangelo Ga-
briele, già messaggero dell’èra messianica nel Vecchio Te-
stamento (Dan. 9, 21-27), annunzia, aurora di redenzione,
che Maria è l’Immacolata («piena di grazia»: cf. Pio IX,
bolla «Ineffabilis», 8 dic. 1854), perché eletta da Dio
corredentrice del genere umano («il Signore è con te»), quale
novella Eva («benedetta tu fra le donne»), Madre di Dio
e Madre nostra, mediatrice universale di grazia. Ed è solo
in questa luce messianica che va considerata, per essere
bene compresa, la dignità unica della Vergine, cui giustamente
la Chiesa tributa un culto speciale detto d’«iperdulia».

e) Il colloquio dell’Angelo richiama ancora le pro-
fezie d’Isaia sull’Emmanuele (7, 14), «principe della
pace» (9, 6-7). Se il nome profetico di Emmanuele accenna
direttamente al mistero della divina Incarnazione che do-
veva ancora compiersi, quello di Gesù, annunziato dall’An-
gelo (Lc. 1, 31; 2, 21), meglio esprime il compito del Mes-
sia già venuto in mezzo agli uomini come «salvatore» (Mt.
1, 21.25; Lc. 2, 11); ma, con Cornelio a Lapide, Kna-
benbauer, Holzmeister, va subito rilevato (cf. Mt. 1, 22-23)
che il nome di Emmanuele, «Dio con noi», cioè «Dio che
è presente per aiutare e salvare», è, formalmente, lo stesso
che Gesù («Dio è salvezza»): il più santo, il più dolce,
il più gioioso dei nomi (cf. Jubilus de nom. Jesu: PL 184;
1317-20).

f) Come nell’A., così nella storia divina della Reden-
zione e nella vita della Chiesa, il nome di Maria è indis-
solubilmente congiunto con quello di Gesù. Perciò l’A.,
che riassume tutti i privilegi e le glorie della Vergine,
è, dopo il Pater, la più sentita, la più bella preghiera dei
cristiani, sempre nuova e soave, che ha ispirato sommi
geni. Dante la ode cantare in paradiso, intonata da Ga-
briele, cui rispondono in cori i beati con visibile accresci-
mento di loro chiarezza (Par., XXXII, 94 sgg.; cf. III,
121 sq. e XXIII, 88-111).

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Frat. Ene. Catt.)
Ave Maria - Salutazione Angelica.

II. La storia dell'A. conta un millennio di graduale sviluppo, dal sec. VI, quando sorse come espressione liturgica, al XVI, quando si affermò nel testo odierno.

a) Per l'Oriente troviamo testimonianza in due astrahe egiziani, del sec. VI o VII, sui quali si legge, in greco, la prima parte dell'A. (testo presso Leclercq). Le antiche liturgie poi, nel loro insieme, attestano una certa umanità delle Chiese orientali nell'onorare in tal modo la Vergine (Liturgia Siriana di s. Giacomo, l'Egiziana di s. Marco, e l'Etiopia dei XII Apostoli, in F. E. Brightmann, Liturgies Eastern and Western, I [Oxford 1866], 56, 128, 218). Al duplice biblico saluto esse aggiungevano le parole: «Poiché hai generato il Salvatore delle anime nostre».

Per l'Occidente, grande valore ha l'offertorio della IV domenica d'Aveno della liturgia romana, che risale al tempo di s. Gregorio Magno, e ci dà il testo nella sua forma originaria, quale fu in uso per tutto il medioevo: Ave, Maria, gratia plena: Dominus tecum: benedicta tu in muliebribus et benedictus fructus ventris tui. La liturgia ambrosiana reca la variante, secondo la Volgata in Lc. 1, 42, inter mulieres (Transit. della VI dom. d'Avv.).

b) Benché inserita nella liturgia, l'A. non divenne subito formola abituale di preghiera del popolo. Solo alla fine del sec. XII troviamo le prime prescrizioni relative alla recita dell'A. Il vescovo di Parigi, Odone de Soliac, nel Sinodo del 1198 raccomandava: «Exhortentur populum semper presbyteri ad dicendum Orationem dominicam, et Credo in Deum, et 'Saluationem Beatae Virginis'» (Mansi, XXII, 861). Nel secolo seguente, molti concili d'ogni nazione ritirarono simili prescrizioni (ad es., il Sinodo di Co-ventry in Inghilterra, del 1237: ibid., XXIII, 432); onde, a partire da quest'epoca, l'uso dell'A. si generazione a partire da quest'epoca, l'uso dell'A. si generazione a partire da quest'epoca, l'uso dell'Anno di Pasqua, e mariano (v.), l'A. diviene una delle preghiere più care alla pietà cristiana.

Ad Urbano IV (1261-64) si attribuisce l'introduzione del nome di Gesù nel testo dell'A.; ma non è certo. L'invocazione Sancta Maria, Mater Dei, ora pro nobis peccatoribus, nunc et in hora mortis nostrae. Amen, formatasi gradualmente nelle singole frasi tra il sec. XIII e il XV, entrava anche nell'uso dei fedeli. La formula integrale odierna dell'A. fu fissata da s. Pio V, che nel 1568, riformando il Breviario romano, ne prescrisse la recita, insieme con quella del Pater, all'inizio d'ogni ora canonica. I Domenicani, tuttavia, hanno conservato l'antica formula (fino a Jesus) nell'Officium Parum B. M. V., che si recita ogni giorno nel loro noviziato e studentati.

c) Nella liturgia, l'A. si presenta come antifona (Vespri della festa dell'Annunziazione) e come offertorio nelle Messe in onore della Madonna. — I polifonisti hanno preso questa preghiera come mottetto sviluppando il tema gregoriano: così Josquin des Prés, Palestrina e il Vittoria. Nei secoli più vicini a noi, i musicisti hanno trattato il testo con più libertà.

Alcune di queste composizioni sono rimaste celebri, come l'A. di Schubert, Gounod, Cherubini, Mozart, Mendelssohn e di molti altri, tutte in stile extra-liturgico e quindi da escludersi nelle funzioni sacre, ma degne elevazioni dello spirito e nobile omaggio dell'arte alla Vergine Madre.

BIBL.: I. Oltre i grandi commentatori biblici, come Cornelius a Lapide, Knabenbauer, Fillion (nella Sainte Bible di Lethiel-lex), Lagrange, cf. A. Vitti, De B. Virginis Annuntiatione iuxta evangelia apocrypha, in Verbum Domini, 3 (1923), pp. 67-74; E. Power, In festo Annuntiationis, ibid., 5 (1925), pp. 65-74; J.-M. Vostré, De conceptione virginali Iesu Christi, Roma 1933, pp. 6-11 (bibl. pp. 76-80); F. Plat, Jesus-Christ, 16a ed., Parisi 1947, pp. 41-52; e specialmente U. Holzmeister, «Dominus tecum» (Lc. 1, 28), in Verbum Domini, 8 (1928), pp. 363-69; 23 (1943), pp. 232-37 e 257-62; S. Lyonnet, «Voyage exégétique», in Biblio, 20 (1939), pp. 131-41.

Inoltre: F. Zorcell, «Vas bedeutet der Name Jesus?», in Zeitschrift für katholische Theologie, 30 (1906), pp. 74-66; id., Maria, soror Mois, et Maria, Mater Dei, in Verbum Domini, 6 (1926), pp. 257-63; id., s. V. in Lexicon Graecum N. T., 2a ed., Parisi 1931, col. 797 sqq.; con bibl.; C. Beckermann, «Et nomen virginalis Maria» (Lc. 1, 27), in Verbum Domini, 1 (1921), pp. 130-136; E. Hugon, Marie pleine de grâce, 5a ed., Parisi 1926 (commento teologico al detto: Plena sibi, superplena nobis).

Il. J. Mabillon, Acta SS. O. S. B., soc. V. PREFAZIO. nn. 119-28; G. C. Trombelli, De cultu publico ab Ecclesia B. Mariae exhibito, Diss. Mariae exsibito, Diss. Mariae exsibito, Diss. Mariae exsibito, Diss. Mariae exsibito, diss. Mariae exsibito, Diss. Mariae exsibito, Diss. Mariae exsibito, Diss. Maria exsibito, Diss. Mariae exsibito, Diss. Mariae exsibito, Diss. Mariae exsibito, Diss. Mariae exsibi, Diss. Mariae exsibito, Diss. Mariae exsibito, Diss. Mariae exsibito, Diss Mariae exsibito, Diss. Mariae exsibito, Diss. Mariae exsibito, Diss. Mariae, Diss. Mariae exsibito, Diss. Mariae exsibito, Diss. Mariae exsibito, Diss. Mariae exsibito, Diss Mariae exsibito, Diss. Mariae exsibito, Diss. Mariae exsibito, Diss. Mariae, Diss. Mariae exsibito, Diss. Mariae exsibito, Diss. Mariae exsibito, Diss. Mariae exsibito, Diss Mariae exsibito, Diss. Mariae exsibito, Diss. Mariae exsibito, Diss. Mariae, Diss. Mariae exsibito, Diss. Mariae exsibito, Diss. Mariae exsibito, Diss. 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