AVVERTENZA

AVVERTENZA. - Parlando in genere, è l'atto della mente che presta attenzione ad una cosa; in materia di morale, è l'atto della mente che pensa alla bontà o alla malizia di una determinata azione od omissione. Si distingue in piena e semipiena, distinta e confusa, attuale e virtuale. Si ha l'a. piena, quando l'uomo fornito dell'uso di ragione conosce perfettamente ciò che fa; si ha la semipiena, quando la mente, per qualche impedimento, non presta perfetta attenzione all'atto o alla sua moralità. Si dice distinta, quando la mente conosce con chiarezza e precisione l'atto e la sua moralità; confusa, quando si conosce di far bene o male, ma non si distingue chiaramente la moralità dell'atto. Dicesi attuale, quando nel momento stesso in cui si pone l'azione, si pensa alla bontà o alla malizia di essa; virtuale, quando non si ha l'a. diretta ed esplicita, ma solo l'indiretta ed implicita. I moralisti non convengono circa il concetto

preciso dell'a. virtuale, che da taluni viene detta, ma con poca esattezza, anche interpretativa.

Per avere il peccato formale si richiede sempre e necessariamente l'a. Per il peccato veniale basta certamente l'a. virtuale. Si disputa se essa basti anche per la colpa grave, o se questa richieda l'a. attuale. Il dissenso esiste piuttosto nella terminologia che nella sostanza della dottrina. Tutti i teologi, infatti, sono concordi nel dire che, per avere il peccato mortale, si richiede, oltre la materia grave, la cognizione perfetta ed il pieno consenso. Ora il nodo preciso della questione sta appunto in ciò: se l'a. virtuale si possa dire perfetta o no, e quindi sufficiente, o meno, a costituire il peccato grave. S. Alfonso, dopo aver esposto le due opinioni apparentemente contrarie, così conchiuse: «His positis, meum proferam sensum, et dico quod sistendo intra limites iusti, praefatae sententiae facile conciliari possunt» (op. cit. in bibl., V, n. 4).

Secondo il diverso grado di a., i vari atti o movimenti si distinguono in tre categorie: atti primo primi sono quelli che prevengono qualsiasi a. della mente; secondo primi, quelli che prevengono la piena e perfetta a.; secundi, quelli che si pongono con la piena e perfetta a. Due principi si devono tenere sempre presenti: quanto minore è l'a. della mente, tanto meno volontario è l'atto e per conseguenza la bontà e la malizia di esso; per avere il peccato formale non si richiede che l'uomo pensi espressamente alla colpa in quanto è offesa di Dio.

Bibl.: S. Tommaso, Sum. Theol., 1. 2. 2. q. 76, a. 3; id., De malo, q. 3, a. 7, ad. 7, 8; T. Sánchez, Decal., I, 16, n. 21; s. Alfonso, Teol. Mor., V, n. 4; C. Billuart, De pecc., diss. 3°, art. 6; G. V. Patuzzi, Etica Cristiana, Bassano 1760, tract. 2, cap. 3; C. Marc, Institutiones morales, I, 20° ed., Lione 1930, n. 317 sgg.; D. M. Prümmer, Man. Theol. mor., I, Friburgo in Br. 1928, nn. 364, 365.