NATALE. - Festa della nascita del Signore, che si celebra il 25 dic.
I. LA DENOMINAZIONE. - La denominazione tipicamente romana è Natale o Natalis Domini, dalla quale derivano le denominazioni delle lingue neolatine. Il latino attuale Nativitas Domini è d'origine gallicana.
II. LA DATA. - Circa la data storica della nascita di Gesù, una tradizione apostolica manca del tutto; le prime celebrazioni liturgiche sono quelle della Pasqua e della Pentecoste; la notizia del Liber Pontificalis (I, p. 129), che cioè papa Telesforo abbia introdotto la Messa di mezzanotte di N., è del tutto fittizia.
Notevole il fatto che il N. sia una festa a data fissa, a differenza di quella di Pasqua e di Pentecoste. L'antichità cristiana era incerta sul giorno della nascita di Cristo: cf. Clemente Alessandrino, Stromata (ed. Sylburg, p. 340),
il quale indica come giorno o il 25 Pachon (20 maggio) o il 15 Tybri (10 genn.) o l'11 Tybri (6 genn.; Epifania); quest'ultima data, secondo lui, era accettata dai più. Lo scritto De Pascha computus (fra le opere di s. Cipriano, ed. Hartel, II, p. 266) pone la nascita di Cristo al 28 marzo; s. Ippolito (ed. Bonwetsch, I, Lipsia 1897, p. 524) nel commento a Daniele indica il 2 apr. dell'anno 5500 del mondo, o 752 di Roma per la nascita di Gesù; un'altra lezione che porta la data del 25 marzo viene considerata in-

Occorre però tener presente che la data del 25 dic. può anche provenire dal calendario civile romano. Aureliano, nel 274, introdusse per questo giorno la celebrazione del Sol invictus, quale fine del solstizio invernale (21 dic.); era un influsso del culto mitriaco. Giuliano l'Apostata, ancora nel 362, scrisse un discorso De Sole rege da leggersi in Roma, il 25 dic., per celebrare il sole (reale e intellettuale); e s. Leone Magno, per la coincidenza del N. con la festa del Sole, ammoniva i cristiani a non confondere Cristo con il sole naturale (Sermo 22 De natio. Domini: PL 54, 198). A Petra, nell'Arabia nabatena, si celebrava il 25 dic. la nascita, da una vergine, del Dio Doussares, e un Calendario di Canopus (del 239 ca.) ha alla data 25 dic.: Natale del Sole; cresce la luce. Considerazioni di carattere astronomico-profetico-scritturistico di una certa natura simbolica, e l'esistenza di una festa civile, pagana, del sole, alla data 25 dic. avrebbero quindi contribuito ad assegnare la nascita di Cristo, sole e luce, appunto in questa data.
III. ORIGINE ROMANA. - L'origine prettamente romana della celebrazione liturgica del N. è fuori dubbio; ma resta alquanto indeterminato il preciso momento in cui essa ebbe inizio.
Giovanni di Nicea (ca. 900), per indurre la Chiesa armena dissidente ad accettare la festa del 25 dic., fra
le altre ragioni apporta quella che papa Giulio (337-52) l'avrebbe introdotta in Roma, in seguito ad una corrispondenza con Cirillo, patriarca di Gerusalemme (Combefis, Hist. haer. monoph., 304); ma la corrispondenza è apocrita e la notizia infondata. Sotto Liberio, suo successore (352-66), però, la festa pare accertata per Roma; s. Ambrogio (De virginitate: PL 16, 219) riferisce il sermone, tenuto da lui nel 352 o 353 natalibus Salvatoris, quando, in S. Pietro, diede il velo a sua sorella Marcellina, e pare che si tratti effettivamente del N. Nel Cronografo del 354 la festa del N. è annotata due volte; cioè in capo alla Depositio martyrum e in una lista consolare «VIII kal. Ian. [cioè 25 dic.] natus Christus in Betleem Iudeae» (v. R. Valentini-G. Zucchetti, Codice topografico della città di Roma, II, Roma 1942, p. 17) ed è ripetuta in un'iscrizione trovata a Setif: «natale domini Christi VIII Kalendas Januarias» (E. Diehl, Inscr. Latin. christ. veteres, Berlino 1925, n. 2114). Ora, la lista della Depositio episcoporum terminava in origine con Silvestro (336), cui furono aggiunti Marco e Giulio; la Depositio martyrum certamente indicava i giorni e i luoghi delle celebrazioni liturgiche, si può quindi supporre ragionevolmente che anche il primo lemma, concernente il N. (come pure quello della cattedra di S. Pietro), si riferisca ad una celebrazione liturgica e che la celebrazione liturgica del N. si possa e debba ricondurre al 336, e come sicuramente esistente al 354. S. Zenone di Verona (380) nel terzo dei suoi sermoni De nativitate Dei (PL 11, 407-17), fa anche un chiaro contrapposto fra Cristo e il sole materiale; ma alcuni critici non ritengono provato che le sue prediche siano state dette in una vera festa liturgica, ma solo per ricordare la Natività del Signore. Espressamente invece parla della festa del N. s. Filastro da Brescia (Liber de haeresibus, cap. 140, composto ca. 383: PL 12, 1273). Nello stesso tempo papa Siricio (lettera al vescovo Imerio di Tarragona, cap. 2: PL 13, 1134) ricorda la festa come già entrata nell'uso cristiano.


IV. DIFFUSIONE DELLA FESTA
Nell'Africa i donatisti, che rigettavano l'Epifania come novità orientale, ammettevano invece la festa di N. come accenna il citato Filastro. Ottato di Milevi ha un'omelia per il N., del 360 ca., la più antica che si conosca per questa festa (G. Morin, S. Aurelii Augustini tractatus sive sermones inediti, Monaco 1917, app. tr. 1, pp. 170-77; cf. anche A. Wilmart, in Revue des sciences relig., 11 [1922], pp. 271-302). S. Agostino tenne diversi sermoni in questa circostanza solenne, mettendo anche in confronto Cristo e il sole (Sermo 190: PL 38, 1007; Sermo 203: ibid. 1035; De Trinitate: ibid. 42, 894).Per le Gallie basta addurre il can. 18 del Concilio di Agde (506), presieduto da s. Cesario (Opera omnia, ed. G. Morin, II, Maredsous 1942, p. 45). Quanto all'Egitto, Giovanni Cassiano (Collationes, X, 2: PL 49, 821 [scritte dopo il 420]) attesta che al suo tempo vi si celebrava con l'unica festa, del 6 genn., la nascita e l'apparizione del Signore, mentre in Occidente si hanno due feste distinte. Ma nel 432 Paolo di Emesa predicò ad Alessandria, in presenza di s. Cirillo, nella festa del N., il 25 dic. Gerusalemme e la Palestina si mostrarono alquanto difficili nell'accettare la festa del N. Da Eteria (ca. 381) si sa che le due feste principali erano la Pasqua e l'Epifania (Peregrinatio, cap. 26, ed. Gamurrini, Roma 1888, p. 84) L'apparizione della festa del N. sotto il patriarca Giovenale (424-58) pare rimanesse effimera (S. Vailhé, Introduction de la fête de Noël à Jérusalem, in Echos d'Orient, 8 [1905], pp. 212-18), poiché Cosma Indicopleuste nella sua Topografia christ. (ca. 550) asserisce che a Gerusalemme si era rimasti alla sola festa della Epifania, a memoria della nascita di Cristo, mentre altrove si celebravano due feste distinte, quella del 25 dic. e del 6 genn. (lib. V: PG 88, 198). Ma finalmente, sotto il patriarca Sofronio (634-38), si sa da una sua predica che anche a Gerusalemme la festa del N. aveva preso piede (Phokylides, in Ekklesiastikos Pharos, Alessandria 1918, 319-36).
Per la Mesopotamia, da s. Efrem Siro (373) si sa che al suo tempo solo la festa del 6 genn. (13 giorni dopo il solstizio) si considerava come festa della nascita del Signore. Nella Siria settentrionale, invece, s. Afraste tenne un'omelia per il N. (25 dic.; cf. C. Erbes, Nachträgliches zum syr. Martyrologium u. dem Weihnachtsfestkrois, in Zeitschr. f.

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A Costantinopoli s. Gregorio Nazianzeno, probabilmente nel 380, tenne un'omelia per la prima celebrazione, in quella capitale, della festa del N. (Hom., 38: PG 36, 311-24). In Antiochia, sotto il patriarca Flaviano (386), s. Giovanni Crisostomo, ancora diacono, avvisò il popolo, nel discorso nella festa di s. Filogonio (20 dic.: PG 49, 752 sgg.), che nel prossimo 25 sarebbe stata celebrata per la prima volta la nascita di Cristo, come festa propria, e nel detto giorno poi tenne il grande sermone natalizio (PG 38, 353 sgg.); interessante la sua affermazione che la festa era già conosciuta da circa dieci anni, ma non celebrata. Finalmente, nel 425 Arcadio e Onorio inserirono il N. fra i giorni in cui erano interdetti i ludi circenses (Cod. Theod., II, 8, 27), e Giustiniano la dichiarò festa civile (Cod. Just., III, 12, 6).
V. LITURGIA DELLA FESTA DEL N
Il N., come tutte le feste principali, ha una vigilia (oggi privilegiata di I classe) e, ciò che è caratteristico, tre Messe festive: una per la notte, la seconda in aurora, la terza di giorno. Il grado liturgico è di I classe con ottava privilegiata di III ordine, disposta per inquadrare le feste dei comites Christi nella stessa ottava solenne.La vigilia dev'essere sorta molto presto; per s. Agostino è una cosa ordinaria. Il cosiddetto Sacramentario leoniano ha conservato tutto un libellus Missarum per il N., con 9 formulari diversi, non tutti completi, dei quali almeno due per la vigilia. Il Sacramentario gregoriano reca già il completo formulario del Messale romano attuale. Per la vigilia vi è notato come tempo l'ora nona, cioè le tre pomeridiane, e come luogo S. Maria Maggiore; segue, sempre come vigilia, la celebrazione notturna, ancora a S. Maria Maggiore; poi, senza determinazione di ora, la stazione a S. Anastasia; finalmente la Messa festiva, a S. Pietro. Da notare, che in S. Anastasia si festeggiava in primo luogo la detta santa, e solo in secondo luogo il N. Dopo s. Gregorio Magno, in tempo imprecisabile, si invierirono le parti; al suo titolo si fece la memoria, mentre il formulario diventò festivo natalizio.
La celebrazione della grande vigilia natalizia presso S. Maria Maggiore si spiega soprattutto con il fatto che ivi fu eretta una cappella particolare con una rappresentazione del presepe, forse già dai tempi di Sisto III (cf. R. Valentini-G. Zucchetti, Codice top. cit., II, 119-120). Giova ricordare che in Palestina, come attesta la nota Eteria, la celebrazione dell'Epifania (nella quale si ri-
ricordava anche la nascita di Cristo), si iniziava proprio a Betlemme, nella basilica del presepio (della nascita), di là si andava in processione alla basilica dell'Anastasia di Gerusalemme; si avrebbe dunque una delle varie imitazioni di usanze palestinesi a Roma. Forse già dai tempi di Sisto III, e certamente ancora all'epoca di Amalario (inizio sec. IX, Liber de Ordine antiphonarii, ed. I. M. Hanssens, in Amalarii Ep. Opera liturgica omnia, III, Citta del Vaticano [*Studi e testi, 140, 1950, p. 49 sgg.), e fino all'esilio di Avignone (come attestano i relativi Ordines Romani*), il Papa si portava a S. Maria Maggiore, per celebrarvi la Messa pomeridiana della vigilia, alla sera i Vespri solenni al presepe, poi, verso mezzanotte, un breve Mattutino, con la Messa di mezzanotte, considerata ancora di vigilia (si dirà meglio di « veglia »); da qui, verso le prime luci del giorno, si recava a S. Anastasia, per quella festività. Nella basilica di S. Pietro si cantava intanto, nella notte, il vero e completo Mattutino (la
II vigilia), che si chiudeva di giorno con la Messa papale. Dopo Avignone, la vigilia si trasformò, da vera « veglia », in « vigilia », cioè Ufficio e Messa al mattino, come in tutti gli altri giorni, mentre le altre Messe: di notte, di aurora, di giorno, rimasero come festive. La stazione, però, da S. Pietro fu trasportata anch'essa a S. Maria Maggiore. Quanto all'Ufficio natalizio, basta dire che è fra gli Uffici più lirici e profondi, con molti influssi orientali, diretti o indiretti (A. Baumstark, Byzantinisches in den Weihnachtstexten des römischen Antiphonarius Officii, in Oriens christ., 11 [1936], pp. 163-87; H. Frank, Das Alter der römischen Laudes und Vesperantiphonen der Weihnachtsoktav in ihre griechischen Originale, ibid., 14 [1939], pp. 14-18).
La notizia del Martirologio romano, da cantarsi in coro con melodia particolare, vi fu inserita dal Baronio, che la desunse dai Martirologi precedenti, come quelli del Moluoro o del Belino. Il Martirologio geronimiano ha la sola notizia della nascita di Cristo, e poi molti altri nomi di santi. Di essi solo Eugenia è martire romana, ma la sua memoria liturgica fu soppiantata da quella della martire Anastasia di Sirmio. La stessa brevissima notizia della nascita a Betlemme hanno i cosiddetti Martirologi storici (Beda, lionese, Adone; cf. H. Quentin, Les martyrologes historiques du moyen âge, 2ª ed., Parigi 1908). Fu Usuardo ad introdurre per primo, dalla Cronaca di Eusebio, nella versione latina di s. Girolamo (Cronicus lib. II, PG 19, 529-32) gli anni di Augusto e l'Olimpiade (Acta SS. Junii, VI, p. 654). Il canto di tale cronologia serve a dar risalto al solenne annunzio della nascita del Signore nel mondo, però meriterebbe di essere riveduta (cf. C. M. Perrella, De emendando Martyrologio romano votum, in Ephem. liturg., 55 [1941], pp. 150-54).
Alla festa del N. si raggrupparono intorno le date che ne dipendevano: il 25 marzo per la Concezione di Cristo (Annunciazione), il 24 giugno (VIII Kal. Jul.) per la nascita del Battista, e la Ipapante (Occursus Domini, Purificazione), al 40° giorno dopo N., cioè al 2 febbr. Per l'ottava del N., al 1° genn., V. CIRCONCISIONE, III.
comparée, 2ª ed., Chèvetogne 1939, pp. 162-74; M. Righetti, Storia liturgica, II, Milano 1946, pp. 48-62; H. Leclercq, Nativité de Jésus, in DACL, XII, coll. 905-58; Martyr. Hieronymianum, pp. 7-8; Martyr. Romanum, pp. 600-601; G. Rietschel, Weihnachten, in Realencyklopädie für protestant. Teologie und Kirche, XXI, pp. 47-54; R. Günther, Weihnachten, in Die Religion in Gesch. u. Gegenwart, V, pp. 1787-91. Giuseppe Löw