NARTECE. - Dal greco νάρθηξ, indica l'ambiente interno, in fondo alla basilica delimitata da cancelli o da porte dette speciose; era occupato dai catecumeni e da alcune categorie di penitenti.
In Roma il n. si riscontra in S. Pudenziana, S. Sabina, in S. Vitale, in S. Stefano sulla Via Latina; in S. Clemente e nelle basiliche cimiteriali di S. Petronilla, di S. Lorenzo e di S. Agnese la separazione era fatta per mezzo di colonne e di cancelli mobili. In S. Sabina e in S. Maria Maggiore il Grisar identificò in due colonne della navata centrale che si fronteggiavano i fori profondi, ora in parte occlusi, nei quali erano incastrati i cancelli (P. Crostarosa, Le basiliche cristiane, Roma 1892). Si ha pure a Ravenna in S. Martino in caelo aureo (oggi S. Apollinare nuovo) e in S. Apollinare in classe.
A Costantinopoli in Grecia il n. non è mai aperto come a Roma; a S. Sofia si ha un doppio n. interno, con cinque porte verso l'esterno e nove verso l'interno; SS. Sergio e Bacco aveva sei porte verso l'interno e
quattro verso l'esterno (Procopio, De aedificiis, V, 6). In Grecia, nelle basiliche di Eleusis, e della Theotokos di Pelion, in cui manca l'atrio, il n. è doppio (G. A. Soteriou, Die altchristlichen Basiliken Griechenlands, in Atti del IV Congresso internaz. di archeol. crist., I, Città del Vaticano 1940, pp. 376-80). In Romania nella basilica bizantina di Tropaeum il n. è tripartito (cf. D. Ciurea, La basilica cristiana in Romania, in ibid., I, p. 389 e tav. III). In Egitto il n. è molto diffuso; può essere semplice e rettangolare, come nella chiesa di Luqsor, nella principale basilica di Saqqara e nella piccola di Medinet Habu; invece nel Convento Bianco e nella chiesa di Denderà il n. è pure rettangolare, ma termina alle estremità con un'abside per lato; in quella del Vecchio Cairo l'abside è a sinistra (U. Monneret de Villard, La basilica cristiana in Egitto, ibid., p. 302 e figg. 17, 14, 10, 7, 9, 21). In Tripolitania, a Sabratha, il n. è stretto e sta all'esterno della Basilica Giustiniana (P. Romanelli, Le basiliche cristiane nell'Africa settentrionale, in ibid., pp. 254-255, fig. 7); così pure è esterno, ma profondo e diviso in tre ambienti, a el-Assab (id., ibid., p. 270); è invece interno nella chiesa del vecchio Foro a Leptis Magna (id., ibid., p. 264, fig. 13) e nella basilica di Tolemaide in Cirenaica (id., ibid., pp. 282-83, figg. 28-29). Il n. interno appare nel gruppo delle basiliche dell'Asia Minore come nelle basiliche della Madonna in Efeso, e in quella di Rusafah; in Siria nell'antica basilica di S. Simeone Stilita a Qal'at Sim'an.
Enrico Josi
ARTE. - Particolare disposizione ha il n. della chiesa del Monte Athos: nel tipo più antico, che persiste fino al XVI sec., è preceduto da un portico e fiancheggiato da due cappelle; ma in chiese della fine del XIII sec. e nella maggior parte di quelle del XVI consiste in una grande sala rettangolare divisa in campate da colonne.
L'uso del n. continua sporadicamente in età romanica (S. Marco di Venezia); ma viene sempre più frequentemente sostituito dal portico. È però caratteristico della architettura romanica borgognona: nelle chiese più importanti è sormontato da due torri quadre (Autun, Paray-le-Monial, Vezelay), ed è spesso molto vasto.

NARTECE - Pianta della basilica (sec. V) di Tropaeum (Adam-Clissi) con n. - Romania.
BIBL. C. Diehl, Manuel d'art byzantin, Parigi 1910, passim: H. Leclercq, s. V. in DACL, XII, coll. 888-89. Mario Zocca
LITURGIA. - Dopo la soppressione del catecumenato e l'evoluzione dei riti penitenziali, il n. esterno sparì o si trasformò, e rimase il n. interno, che fu ed è adibito a vari usi liturgici, almeno nel rito bizantino: la prima parte dei riti battesimali (antichi riti del catecumenato) si eseguì, secondo sempre li; sacerdote e clero vi si recano, alla fine del vespro nella vigilia della domenica e delle feste maggiori, per fare la liti o supplica; finalmente, nei monasteri il n. è fornito di sedili perché generalmente i monaci recitano il le ore minori del divino ufficio, cioè il mesonicitico, le ore diurne e l'apodipnon (= compieta).