ANNO (CONSOLARE)

ANNO (CONSOLARE). - L'uso di denominare gli anni con i nomi dei consoli ordinari (non dei «suffetti»), donde il loro appellativo di «eponimi», risale al 509 a. C. e durò in Occidente sino al 534 e in Oriente sino al 541. Solo con l'anno 153 a. C. l'inizio dell'a. c. cominciò a coincidere con il 10° genn.; non sempre però l'a. c. ebbe la durata ordinaria: in certi anni fu talvolta solo scomestrale o anche più breve.

Dal 535 fino al 547 d. C. in Occidente si adoperò la formula: p(ost) c(onsultum) Paulini iunioris I (fino a XIII); in Oriente dal 542 al 565 si adoperò la formula: p. c. Basili iunioris I (fino a XXIV). Col 566, avendo Giustino II avocato all'imperatore il titolo di consolle, l'indicazione del p. c. venne aggiunta dopo agli anni di regno, meno un'unità: es. Data die X Kal. Augustarum, imperante d. n. Mauricio Tiberio piissimo Aug. an. XIV, p. c. eiusdem d. n. an. XIII, indicione XIV = 596 (S. Gregori, Reg., VI, 50: Jaffé-Wattenbach, 1434).

Anche nei monumenti cristiani e nei documenti ecclesiastici, la data consolare o postconsolare, fino al sec. VIII, è la più comune, come si rileva ad es. dalle iscrizioni datate che vanno dal sec. III al sec. VII (cf. elenco in E. Diehl, Inscriptions lat. christ. veteres, III, Berlino 1931, pp. 229-63). Il sopracitato formolario bizantino per la datazione, accolto in seguito nel Láber Diurnus (ed. Th. E. von Sickel, Vienna 1889: cf. ad es. form. VII), contribuì a far comparire gli anni postconsolari in un certo numero di documenti pontifici sino all'inizio del sec. X, attribuendoli agli imperatori carolingi, e, avendone perduto la vera nozione, uguagliandoli agli anni di regno.

Ecco com'è formulata la data del privilegio di Pasquale I per la Chiesa di Ravenna, dell'11 luglio 819: «quanto IIIudorico a Deo coromoto magno pacifico imperatore anno sexto, et [post] consulatum eius anno sexto (G. Batell, Exempla Scripturarum, fasc. III: «Acta Pontificum, Città del Vaticano 1933, p. 5 e tav. 1).

Ultimo testimonio di tale anomalia è la lettera di papa Sergio III, del 22 febb. 904, che ricorda l'a. IV e il p. c. IV di Ludovico III (Jaffé-Wattenbach, 3533). La data con il nome dell'imperatore bizantino e il suo p. c. figura per l'ultima volta nel privilegio di Adriano I per Farfa del 772 (Jaffé-Wattenbach, 2395).

BIBL.: Tra le edizioni manuali dei fasti consolari segnaliamo quelle di D. Vagliari, in Dizionario Epigrafico di E. de Ruzzerro, II, pp. 869-1181 (dal 509 a. C. al 613 d. C.); di W. Liebenam, nella coll. Kleine Texte, 41-43, Bonn 1909 (dal 30 a. C. al 566 d. C.); di A. Cappelli, Cronologia, 2a ed., Milano 1930, pp. 179-205 (1-566 d. C.). - E. Grossi Gondi, Trattato di Epigrafia Cristiana latina e greca, Roma 1920, pp. 205-27; H. Leclercq, Fustes consulaires, in DACL, V, coll. 1133-1212; S. Silva-Tarouca, Nuovi studi sulle antiche lettere dei Papi, in Gregorianum, 12 (1931), pp. 17-56.