ANNO, INIZIO dell'. - L'uso di cominciare gli a. dell'era volgare col 1º di genn., secondo lo stile (mos) moderno o della Circoncisione, oggi comunemente adottato presso tutti i popoli cristiani, non fu immediato, come potrebbe credersi, ma si andò imponendo gradatamente ed in epoche diverse fino a sostituirsi del tutto nei paesi europei agli altri stili. Tuttavia, precedentemente, anche in molti di quei luoghi dove vigeva altro sistema per l'inizio dell'a. legale, il 1º genn. veniva considerato come il primo giorno dell'a. corrente. Il processo di sostituzione dello stile moderno
in Italia cominciò a delinearsi dopo il 1450 (lo troviamo, però, già in uso a Reggio Emilia fino dal 1379); dal sec. XVI in poi nella restante Europa. La pratica costante di questo stile ha inizio per l'Italia nel 1459 a Milano nella cancelleria ducale; nel 1476 ad Alessandria, Como, Crema, Genova e Liguria, Novara, Pavia; nel 1486 a Modena, ma solo presso alcuni notai; nel 1510 a Lucca; nel 1582 a Roma sotto il pontificato di Gregorio XIII, il riformatore del calendario; nei primi a. del 1600 in Sicilia; nel 1750 in tutte le città toscane in forza di un editto promulgato il 20 nov. 1749 dal granduca Francesco I di Lorena per ovviare alla confusione provocata dall'impiego di differenti stili negli atti pubblici, come spiega lo Zobi nella sua Storia Civile della Toscana dal MDCCXXXVII al MDCCCXLVIII (I, Firenze 1850, pp. 294-95). Per la Francia l'uso incominciò nel 1568 in forza dell'editto di Parigi (art. 39) del 1563, emanato da Carlo IX: interrotto nel 1793 quando entrò in vigore il calendario repubblicano, fu ripristinato da Napoleone I il 31 dic. 1805; per la Germania dopo il 1560 durante il regno di Ferdinando I; per l'Inghilterra e l'Irlanda nel 1752, introdottovi da lord Chesterfield; per la Spagna e il Portogallo sulla fine del 1500; per l'Olanda dal 1576 con un bando del duca di Requesens del 16 giugno 1575; per la Russia nel 1725; per la Svezia nel 1559; per la Svizzera nel 1575; per la Danimarca nel 1700, soppiantando definitivamente l'uso invalso presso molti di iniziare l'a. l'11 ag., giorno di s. Tiburzio.
Comunque, prima che lo stile della Circoncisione fosse in Europa universalmente accettato, vari erano gli stili adoperati nei singoli paesi e città europee, cui corrispondevano diversi modi di dar principio all'a. I più noti sono:
1. Stile veneto (more veneto o semplicemente indicato con le sigle m. v.), così detto perché ufficialmente adottato per l'anno legale nei documenti della repubblica di Venezia fino alla sua caduta nel 1797. Computava l'anno cominciando col 1º marzo, per cui restava indietro di due mesi rispetto al moderno; occorre, infatti, riportare all'anno successivo tutti quegli atti datati dal 1º gen. al 28 o 29 febbr. Fuori di Venezia tale sistema s'incontra in Francia, una prima volta sotto i Merovingi e forse ancora nel sec. X durante il regno di Enrico I; a Benevento nel sec. XII ed in Sicilia nel corso della dominazione araba.
2. Stile dell'Incarnazione o dell'Annunciazione «anno dominicae incarnationis» o «ab incarnatione Domini», «anno
trabeationis»), diffusissimo nel medioevo, poneva l'inizio dell'anno al 25 marzo, festa dell'Annunciata, secondo il computo di Dionigi il Piccolo. Si usò calcolarlo in due differenti modi, che corrispondono ai due sistemi allora correnti, il fiorentino ed il pisano: il primo (calculus florentinus), considerando il 25 marzo posteriore al Natale, posticipa sul moderno di due mesi e venticinque giorni; il secondo (calculus pisanus), invece, partendo dal 25 marzo anteriore al Natale, anticipa di nove mesi e sette giorni, per cui si viene a stabilire tra i due sistemi un anno di differenza. Lo stile dell'Incarnazione secondo il calcolo fiorentino fu largamente impiegato in Italia a Firenze, Parma,

in Portogallo fino al 1420; in Inghilterra (noto come nos anglicus), soprattutto, saltuariamente dal 1066, poi costantemente ed unico dal 1200 al 1752; nella Spagna dal sec. XII al XIV; in Ungheria ed in diversi cantoni della Svizzera. Molto più ristretto, invece, fu l'impiego dello stile dell'Incarnazione secondo il calcolo pisano; lo si incontra, oltre che a Pisa sistematicamente fino a tutto il 1749, a Bergamo nel sec. XI, a Corneto fino al 1234, a Lodi fino al sec. X, a Milano saltuariamente nel secc. IX-X, a Padova fino al sec. XII, a Piombino nel secolo XIV; a Roma nella cancelleria dei papi da Urbano II (1088-99) a Innocenzo II (1130-43) promiscuamente col calcolo fiorentino; a S. Miniato al Tedesco fino al 1369.
3. Stile della Pasqua («anno a Paschate, a Resurrectione»), o stile francese (nos gallicus), fa iniziare l'anno con la festa di Pasqua o più frequentemente dal Sabato santo, comunque in modo assai instabile, potendo tale solennità cadere variabilmente tra il 21 marzo ed il 25 apr. Secondo un tale sistema, ogni anno presenta delle disuguaglianze rispetto agli altri a causa della diversa misura di ciascuno, per cui si possono avere talora anni di undici mesi, tal'altra addirittura di tredici, giuocando la durata annuale tra i trecentotrenta ed i quattrocento giorni. Difficile riesce, quindi, il rapporto di questo stile al moderno, che si può ottenere solo attraverso elaborate ricerche; a ciò si aggiunga ancora l'inconveniente di veder comparire due volte in taluni anni gli ultimi dieci giorni di marzo ed i primi ventiquattro di apr., oppure di vederli affatto esclusi, re-
standone così aggravata la comprensione, perché non sempre chi apponeva la data aveva cura di distinguere tale ripetizione con le formole ante Pascham o post Pascham. La pratica di questo stile trovò ampia diffusione in Francia fin da tempo molto antico, venendo impiegato più tardi, forse nel sec. XI, anche nella cancelleria reale; nella Fiandra francese, ad es., e nell'Artois lo incontrano già a partire dalla seconda metà del sec. IX. Fuori della Francia si trova usato principalmente nell'Olanda e nel Belgio; in Germania fu limitato alla sola città di Colonia; nella cancelleria apostolica si adottò unicamente sotto il pontificato di Niccolò IV (1288-92). Tracce isolate compaiono verso la fine del sec. XII anche in Inghilterra ed in Irlanda.
4. Stile bizantino, così detto da Ibananzo, ove cominciò ad essere usato, stabiliva l'inizio dell'anno al 1° sett., per cui anticipava sul computo moderno di quattro mesi. Molto usato nei paesi dell'Italia meridionale, in quella parte conosciuta col nome di Magna Grecia, specialmente nelle Pughe, in Calabria ed in Sicilia, per tutti i documenti in lingua greca ed anche per i documenti latini trattanti questioni con l'Oriente.
5. Stile della Natività (= anno a Nativitate o anno a Nativitatis Domini) fu lo stile maggiormente diffuso durante il medioevo, soprattutto in Italia, benché in concorrenza con gli stili già ricordati. Iniziava l'a. il 25 dic., festa di Natale, anticipando di sette giorni. Per il grande impiego fattone a Roma, sia da notai come da privati, e nella cancelleria dei pontefici, per quanto non continuativamente, fin da Giovanni XIII (965-72) è noto anche con la duplice denominazione di stile romano (nos romano) o stile pontificio (stiles romane curiae). Si incontra di massima ad Alessandria, Crema, Gallarate, Genova e città liguri, Vercelli fino al 1476, a Bergamo dal 1310, a Bologna dal 1073, a Brescia, Modena, Padova, Novara, Pavia dal sec. XII, a Chiavenna, Mantova, Napoli, Reggio Emilia, Rimini, Torino, Voghera dalla metà del sec. XIII, a Como nel sec. XIV, a Ferrara fino al sec. XV, a Milano dal sec. XI, in molte città toscane, nella stessa Italia meridionale, introdottoni dagli imperatori svevi, ed in Sicilia. Fuori d'Italia fu molto uscito in Francia e specialmente in Provenza dal sec. XI al XIII, a Foix nel XII, ad Avignone ed a Soissons nel XIII, in Linguadore nel XIII e XIV, nel Delfinato dal 1292; in Inghilterra e Irlanda venne impiegato in modo esclusivo fino al 1066, meno frequentemente fino al secolo XIII; in Germania, già adottato nella cancelleria degli imperatori carolingi, ebbe largo seguito fin verso il 1550; nella Spagna e nel Portogallo dalla fine del sec. XIV; nella Svizzera dal 1550 ca.; in Ungheria dalla metà del sec. XIII; in Danimarca e in Olanda fin verso il 1559.
Presso altre ore l'inizio dell'a. si presenta in modo più assoluto, cioè non frazionato in differenti stili o sistemi come nell'era volgare o cristiana, che volle tuttavia con ciò onorare le date più salienti della vita di Nostro Signore, eccezion fatta per il bizantino che solo accidentalmente rientra in questa. Così per l'Occidente l'era di Spagna o dei Cesari che ha inizio col 1° genn., l'era massonica o della vera luce col 1° marzo, l'era olimpica col 1° luglio, l'era della fondazione di Roma col 21 apr., l'era di Diocleziano o dei Martiri col 29 ag.; per l'Oriente l'era bizantina o costantinopolitana che inizia l'a. col 1° sett., l'era maomettana (egira) col 16 luglio.
Per i riti dell'inizio dell'a. vedi CAPODANNO.
Niccolò Del Re