CAPODANNO

CAPODANNO. - La festa del c. chiude presso
tutti i gruppi umani un periodo del tempo, in genere
calcolato sulla vicenda astronomica delle stagioni, e
ne apre uno nuovo. È preoccupazione dei gruppi che
la celebrano di eliminare, quasi ufficialmente, con op-
portune cerimonie, il passato con tutto il suo male,
e di iniziare con riti di buon auspicio il periodo che
incomincia. Le feste di c. hanno quindi il doppio
aspetto di allontanamento, di espiazione del male com-
messo o sofferto nel periodo che si è chiuso, e di buon
auspicio per l'avvenire, di cui si cerca anche con
pratiche divinatorie di squarciare il velo che lo occulta.
Riti eliminatori: battere con un bastone ogni angolo
della casa per cacciarne i mali spiriti e poi gettare il bastone
in un fiume; gettar via da casa tutti gli oggetti inservibili
o rotti; far rumore percorrendo oggetti di rame, suonar
trombe come nel c. giudaico (rôs has-šanâh), bruciar fan-
tocci di carta raffiguranti lo spirito del male; nell'antica
Roma cacciare a colpi di bastone. Mamurio Veturio rap-
presentante Marte Vecchio, cioè l'anno trascorso; in Ba-
bilonia nella festa dell'akîtu, detta anche zagmuk, sacrifi-
care un montone la cui testa spiccata dal corpo viene,
insieme con questo, dopo essere stata strofinata sulle mura
del tempio, gettata nel fiume; cui segue la confessione
dei peccati da parte del re, spogliato delle insegne reali
e inginocchiate: dopo di che, rivestite le insegne, rin-
nova la sacra provvista del suo potere regio toccando la
statua del dio Marduk. Pure durante l'akîtu, questo dio,
che era in possesso delle tavolette del destino, fissava per
tutto l'anno il destino della città. Nel giorno del c. ebraico
(rôs has-šanâh) anche la tradizione giudaica crede che Jahweh
giudichi le azioni degli uomini e fissi il destino dei singoli
per tutto l'anno.

Riti augurali e divinatori: parole di buon augurio,
scambio di doni (presso i Romani strenae, donde «strenas»)
caratterizzano dappertutto la festa di c., accensione del
nuovo fuoco, preghiere propiziastici, degustazione di cibi
che esprimano abbondanza (riso, lenticchie) o fecondità
(animali). I riti augurali sono spesso accompagnati da pra-
tiche divinatorie, ora rimaste soltanto nella tradizione po-
polare, e dirette a conoscere l'avvenire specialmente nei
riguardi del matrimonio, del raccolto, della morte. Una
usanza assai diffusa nel nord d'Europa celtico, anglo-sassone
e germanico, è quello di pronosticare gli eventi dei 12 mesi
del nuovo anno, osservando quelli dei 12 giorni dal Natale
all'Epifania. L'uso del pronostico tratto dall'osservazione
di un periodo di 12 giorni è antichissimo e si riscontra
anche nell'India vedica in cui si credeva che i Ribhus, i di-
vini artefici «donatori di tesori» rimanessero per 12 giorni
nella casa del Sole e che durante quel tempo, quali genii
delle stagioni, dessero alla terra irrigazione di acqua e rigo-
glio di vegetazione (Rg Veda, IV, 35, 7). Forse il numero
12 corrisponde ai 12 giorni che occorreva intercalare in In-
dia per riportare l'anno lunare, più corto, a concordare
con il solare.

L'anno cristiano essendo basato sulla vita del Fon-
datore Gesù non coincide con l'anno civile ma ha
inizio alla prima domenica dell'Avvento; tuttavia la
Chiesa, adattandosi all'uso civile, come ringrazia so-
lennemente Iddio con il canto del Te Deum dei be-
nefici ricevuti nell'anno che muore, così ne invoca
l'aiuto il primo giorno del nuovo anno con il canto
del Veni Creator (v. Anno, Inizio dell'; CALENDARIO).

BIBL.: H. Hirt, Die Indogermanen, II, Strasburgo 1905-
1907, pp. 537, 544; J. G. Frazer, The Golden Bough, 3a ed.,
Londra 1913, passim, ma specialmente il vol. IX, ivi 1913,
p. 306 seg.; J. A. Mac Culloch, Calendar, in Enc. of Rel. and
Ethics, II, p. 81 seg.
Nicola Turchi