TEMPORALE

TEMPORALE. - I. NELLA CHIESA LATINA. - Quella parte dell'anno liturgico che nei libri ufficiali della Chiesa latina porta il titolo Proprium de tempore.

Oggi il T. si inizia con l'Avvento, comprende le feste natalizie e dell'Epifania fino alla sua ottava, le domeniche dopo l'Epifania, di numero variabile secondo la data della Pasqua, con le tre domeniche della Settuagesima, Sessagesima e Quinquagesima fino al mercoledì delle Ceneri, con cui comincia il tempo quaresimale. Con la quinta settimana, domenica di Passione, si accentua la severità di questo periodo, mentre la «Settimana Santa» per eccellenza, conduce al Triduo Sacro: Giovedì, Venerdì e Sabato Santo. La veglia pasquale, la «pannychis» (veglia di tutta la notte) per antonomasia, contiene il trapasso (Passah = Transitus), dalla morte alla vita, dal sepolcro alla risurrezione, dalla penitenza e dal digiuno alla letizia della solennità pasquale che continua per tutta una settimana. Segue il tempo pasquale, cioè i 50 giorni fra Pasqua e Pentecoste, che hanno, al 40°, la festa della Ascensione. La domenica di Pentecoste chiude il grande ciclo pasquale. Segue la serie delle domeniche dopo Pentecoste, la quale, sempre secondo la data di Pasqua, oscilla fra 23 e 28 domeniche effettive. Il tempo che corre dall'ottava di Epifania fino alla Settuagesima (e, in certo senso, fino alle Ceneri), e dalla 1ª domenica dopo la Pentecoste fino alla 1ª dell'Avvento, si chiama semplicemente «tempus per annum».

Gli sviluppi delle feste poi hanno portato all'inserzione nel T. di alcune feste maggiori, di origine medievale o più recente: alla 1ª domenica dopo Pentecoste la festa della S.ma Trinità, al giovedì seguente quella del Corpus Domini, al venerdì dopo l'ottava di questa la festa del S. Cuore di Gesù. Fanno parte del T. anche, in quanto mobili, le feste: Nome di Gesù (1ª domenica dell'anno civile, che cade fra le date 2-5 genn.; se entro questi giorni non cade una domenica, la festa resta fissa per il 2 genn.); Dolori di Maria (venerdì della settimana di Passione); Solennità (prima Patrocinio) di s. Giuseppe (mercoledì della 2ª settimana dopo Pasqua, con la sua ottava); Cristo Re (ultima domenica di ott.). Le tre ultime feste accennate però, pur essendo legate al corso del T., nei libri liturgici non si trovano nel «Proprium de Tempore», ma fra le altre feste a data fissa, incongruenza che disturba realmente il ciclo festivo ordinario.

Certi periodi del T. hanno particolari prerogative o anche obblighi. Così nell'Avvento (tempo tanto importante dell'anno liturgico, che però manca di un Prefazio proprio) ogni feria ha, se non può essere celebrata come tale, almeno la sua commemorazione, inni, e un invitatorio proprio e, nell'Ora di Prima, un versetto particolare nel responsorio breve, il quale però, a sua volta, nella festa e ottava dell'Immacolata, viene soppresso. Tutto il tempo dell'Avvento ha quindi un suo colore proprio, molto cordiale e pieno di graziosi affetti e sentimenti. Questo carattere si accresce poi negli ultimi giorni che precedono immediatamente il Natale: è il tempo delle celebri antifone «O» o maggiori, e delle antifone particolari per le Lodi e le Ore minori, insomma una specie di ottavario di preparazione, interrotto soltanto (nel calendario universale) dalla festa di s. Tommaso apostolo, completamente fuori posto, quando la si consideri in relazione al tempo corrente. Anche il tempo natalizio e quello dell'Epifania hanno le loro proprietà. Prefazio e Communicantes nella Messa, inni, chiusura degli inni, versetti ecc. intonati alla letizia delle grandi solennità.

Il tempo che corre fra la domenica di Settuagesima fino alla 1ª domenica di Quaresima, quantunque distinto dal tempo ordinario dell'anno, ne conserva tuttavia le particolarità, come inni, lezioni o capitoli brevi: ma porta l'onere delle preci feriali, e il colore violaceo. Anzi, anche i primi giorni della stessa Quaresima, cioè i quattro giorni ad essa aggiunti più tardi (sotto Gregorio Magno?) dal mercoledì delle Ceneri fino al sabato seguente, hanno ancora tutte le caratteristiche delle ferie per annum, benché già godano di tutti i privilegi della Quaresima: commemorazione obbligatoria se non possono essere celebrate, grandi preci feriali, e il Prefazio proprio. La Quaresima e il tempo

di Passione hanno l'ufficiatura propria che viene spesso interrotta dalle feste dei Santi che si sono venute accumulando anche in questo tempo. Nell'antichità era legge inviolabile, o quasi, che durante la Quaresima non venisse ammessa alcuna festa, uso vigente ancora nella liturgia ambrosiana (che soltanto recentemente ha introdotto le feste di s. Giuseppe, 10 marzo, e dell'Annunciazione, 25 marzo). Sicché, ormai, la Quaresima è molto ridotta nella sua severità originaria, data anche la riduzione del digiuno.

Il tempo pasquale ha per caratteristica speciale l'Alleluia, ripetuto innumerevoli volte. Ha proprio Prefazio (per le feste più antiche di martiri anche antifone speciali di tipo gaudioso) invitatorio, e, a Prima, versetto e dossologia negli inni. Le feste e ottave poi delle solennità maggiori, inserite nel T. dopo Pentecoste, hanno le solite proprietà delle grandi ottave.

La sistemazione delle domeniche per annum, di quelle cioè che rimangono fuori dei due cicli, natalizio e pasquale, è relativamente semplice: esse vengono numerate progressivamente, dall'Epifania e dalla Pentecoste (i protestanti le contano dalla Trinità). Quelle domeniche che non trovano posto dopo l'Epifania e prima della Settuagesima, vengono ordinariamente trasferite dopo Pentecoste, e precisamente dopo la 23ª. Il formulario della domenica 24ª occupa sempre l'ultimo posto. Più complicato invece è il relativo sistema delle letture bibliche del Breviario, il quale fino all'ag. segue l'ordine progressivo regolare delle domeniche, ma da questo mese ha un ordine proprio, indipendente dalla numerazione delle domeniche, e legato invece ai singoli mesi. Ad ogni mese (dall'ag. fino al nov.) sono assegnate cinque domeniche, mentre alle volte le letture bibliche subiscono notevoli tagli.

Quanto alla storia del T. si vedano le esposizioni fatte alle singole voci: ASCENSIONE; AVVENTO; DOMENICA; EPIFANIA; LITANIA; NATALE; PASQUA; PENTECOSTE; QUARESIMA; QUATTRO TEMPI; QUINQUAGESIMA; SESSAGESIMA; SETTIMANA SANTA; SETTUAGESIMA. Qui basti dire che il nucleo primitivo di tutto il T. era costituito dalla celebrazione antichissima, anzi apostolica, della morte e Risurrezione di Cristo, nonché della missione dello Spirito Santo, cui venne poi ad aggiungersi l'Ascensione, e, più tardi, a Roma, il Natale, che in Oriente era celebrato all'Epifania. Il tempo fra Pasqua e Pentecoste fu sistemato molto presto (dopo il sec. IV); contemporaneamente si sviluppò la Quaresima, da un periodo di alcuni giorni (anzi, ore), fino a comprendere 40 giorni pieni. Lo sviluppo del T. era nelle sue linee principali terminato all'epoca di s. Gregorio Magno. Il T. Santorale (v.) uniti insieme formano l'anno liturgico, la cui celebrazione è di somma importanza per la vita interna della Chiesa e dei fedeli. Il movimento liturgico moderno ha fatto notevoli sforzi per rivalutarlo come fondamento della pietà liturgica del clero e del popolo. Messa e Ufficio divino sono strettamente legati all'anno liturgico, e formano con esso un tutt'unico indivisibile. Il Sacrificio eucaristico - a parte il suo valore intrinseco - era celebrato, primitivamente, in occasione delle ricorrenze liturgiche: domenica, grandi feste, poi feste dei santi, finalmente tutti i giorni, soprattutto da quando sopravvennero le Messe private come istituzione ordinaria e regolare. La preghiera liturgica ufficiale ben presto anch'essa si adattò alle ricorrenze liturgiche particolari formando quel meraviglioso insieme di salmi, letture, canti, che nell'antichità e nel medioevo fu presentato in splendidi codici e che oggi ancora l'arte tipografica cerca di stampare con un certo splendore. L'anno liturgico però non si esaurisce, come alcuni credono, in una sterile e monotona rievocazione di fatti o di persone storiche, ma è, invece, come tutta la Chiesa e le sue manifestazioni, cosa viva e attiva, foriera di grazia divina operante e trasformante, una delle più alte manifestazioni della vitalità della Chiesa. Infatti, i grandi cicli, natalizio e pasquale, i due perni dell'anno ecclesiastico, con il loro tempo di preparazione, e con le loro solennità centrali e secondarie, mentre da una parte fanno rivivere ai cristiani i fatti fondamentali dell'opera dell'umana Redenzione, dell'altra rendono operanti questi stessi fatti, attraverso le sacre celebrazioni, con tutto il mistero divino

che vi è contenuto di Cristo, Uomo-Dio e Redentore, che ha istituito la Chiesa come la continuatrice della sua opera salvatrice, nella rinnovazione ininterrotta, liturgico-sacramentale, di quegli stessi misteri. Da ciò si deduce la necessità, anzi l'obbligo, che incombe al clero, di curare con ogni mezzo e con costante impegno che la celebrazione dell'anno liturgico si svolga con un devoto apparato esterno e una profonda preparazione interna.

BIBL.: dell'immensa bibl. relativa al T. e all'anno liturg., si ricordano soltanto le opere più importanti e più recenti: P.-L.-P. Guéranger, L'année liturg., 15 voll., Le Mans 1844 sgg., poi Parigi 1871 sgg. (opera fondamentale più volte pubblicata e tradotta; voll. I-IX e parte del X del Guéranger, X-XV del benedettino L. Fromage); ed. franc. riveduta (5 voll., Parigi-Tournai-Roma 1948-52); vers. II. (5 voll., Torino 1884 sgg.), riduz. a cura di A. Mistrongo, Sulle orme di Cristo nell'anno lit., 2 voll., Vicenza 1940; N. Nilles, Kalendar, man. utrissque eccl. orient. et occid., 2ª ed., 2 voll., Innsbruck 1896-97; K. A. H. Kellner, L'anno eccles. e le feste dei santi, vers. it., 2ª ed., Roma 1914; L. Eisenhofer, Handb. der hath. Liturg., I, Friburgo in Br. 1932, pp. 473-607 (con ricca bibl.); J. A. Jungmann, Das Christusgeheimnis im Kirchenjahr, in Gewordene Lit., Innsbruck-Lipsia 1941, pp. 295-311; I. Schuster, Liber Sacram., 3ª ed., 10 voll., Torino 1941 sgg.; M. Righetti, Man. di stor. lit., II, Milano 1946, pp. 1-317 (trattat. stor.), pp. 362-414 (anno lit. ambros.); L. Eisenhofer - J. Lechner, Grundriss der Lit. des röm. Ritus, 5ª ed., Friburgo 1950, pp. 111-61, vers. II. Torino-Roma 1950; P. Parsch, L'Anno del Signore, 6ª ed., Milano 1950. Per la rivalutazione dell'anno liturg. nella sua funz. liturgico-pastorale, cf. O. Rousseau, Hist. du mouvement liturg., Parigi 1945; Th. Bogler, Liturg. Erneuerung in aller Welt, Maria Lasch 1950 (ambedue con ricchiss. bibl.). Giuseppe Löw

II. NELLA CHIESA ORIENTALE

Il primo nucleo dell'anno liturgico è stato costituito, in Oriente come in Occidente, dalla festa di Pasqua con la sua ottava e la Settimana Santa; presto vi si è premessa la Quaresima e più tardi un periodo preparatorio a questa, come pure si è prolungato il tempo dopo Pasqua fino alla Pentecoste e talvolta anche oltre questo termine. Tutto questo periodo del T. è legato alla festa di Pasqua che può cadere nello spazio di 35 giorni.

Il secondo elemento sorge dalla festa di Natale e dell'Epifania, anche esse precedute da un periodo di preparazione e seguite da una ottava. Questa parte del T. è legata a date fisse del calendario civile: 25 dic. e 6 genn.

Per chiudere l'anello dell'anno liturgico bisogna riempire il tempo dalla Pentecoste alla preparazione natalizia, e dall'ottava dell'Epifania alla preparazione quaresimale. A questo scopo diversi sistemi sono praticati in Oriente. Il primo è di basare tutto il T., eccetto il periodo centrale e mobile di Pasqua, sull'anno civile. Così il rito copto prevede testi liturgici per le quattro domeniche di ciascuno dei sei primi mesi dell'anno e per una quinta domenica che cade in quel tempo (Tot-Amshir, cioè sette febbr.); poi esso fornisce i testi del periodo pasquale (da Quaresima a Pentecoste); in terzo luogo propone i testi per le quattro domeniche di ciascuno dei sei ultimi mesi dell'anno e per una quinta domenica (Bashans-Mesre e Nissi, cioè apr.-ag. e Epagomenes; cf. S. C. Malan, The Holy Gospel and Versicles... in the Coptic Church, Londra 1874).

Un altro sistema consiste nel dividere il tempo dopo Pentecoste in serie consecutive ed ininterrotte di otto settimane, secondo gli otto toni musicali. Così fa il rito bizantino; teoricamente inizia la prima serie con il primo tono nella prima domenica dopo Pasqua; praticamente nella prima domenica dopo Pentecoste con il tono ottavo (lo stesso sistema è stato seguito in qualche parte della Chiesa antiochea di rito siro). Il rito bizantino divide, per le sue letture bibliche, lo stesso tempo in due periodi: quello del Vangelo di s. Matteo fino alla festa dell'Esaltazione della Croce, quello del Vangelo di s. Luca da quella data fino alla preparazione della Quaresima (cf. A. Stoelen, L'Année liturgique byzantine [Irenimon-Collection, 10], Amay 1928).

Negli altri riti orientali il T. è diviso in periodi i cui termini sono indicati da alcune grandi feste. Nel rito armeno il T., come anche il Santorale, comincia con la

festa dell'Epifania e la sua ottava, seguita da un periodo variabile di settimane. Tre settimane prima della Quaresima, cioè la decima prima di Pasqua, è la domenica di Aratšavor e il principio del periodo dipendente dalla data di Pasqua il quale, dopo la Quaresima, comprende 14 settimane, delle quali 7 fino alla Pentecoste, e finisce con la domenica di Vardavar, nella quale si celebra la Trasfigurazione di Nostro Signore. Da quel giorno alla domenica dell'Assunta (la più vicina al 15 ag.) sono previste 4 settimane, ma possono anche essere più o meno secondo la data di Pasqua; dalla domenica dell'Assunta a quella dell'Esaltazione della Croce vi sono 5 settimane, e da quest'ultima a quella dell'Avvento (cioè la più vicina al 18 nov.) 6 settimane; dall'Avvento all'Epifania 7 o 8 settimane. Le grandi feste della Trasfigurazione, dell'Assunta e della Croce indicano le diverse tappe del T., il quale è completo senza riferimento al calendario civile se non per la festa dell'Epifania (cf. C. Tondini de Quarenghi, Notice sur le Calendrier liturgique de la nation arménienne, in Bessarione, fasc. 90 [1906], pp. 275-94, e fasc. 91-92 [1906], pp. 71-114).

Il rito caldeo ha cercato ancora più strettamente di formare un sistema a periodi di 7 settimane ciascuno. Partendo dalla prima domenica dell'Annunciazione (= Avvento), che è la più vicina al 1º dic., si contano 4 domeniche fino a Natale e poi due fino all'Epifania; fra l'Epifania e la Quaresima sono previste 7 domeniche, ma possono di fatto essere in numero minore; la Quaresima conta sette domeniche; poi a quella di Osanna (= delle Palme) e di Pasqua si aggiungono 5 domeniche fino a Pentecoste; il periodo degli Apostoli che segue ha 7 domeniche; poi quello chiamato dell'estate ne ha 5 di Elia e 4 della Croce; per il periodo seguente, quello di Mosè, sono previste 4 domeniche, ma possono essere in numero maggiore o minore, e seguono 4 domeniche, chiamate dell'ingresso o della dedica della chiesa, di cui la prima è la domenica più vicina al 1º nov. (cf. A. J. Maclean, East Syrian daily Offices, Londra 1894, pp. 264-81; N. Nilles, Kalendarium manuale utrissque Ecclesiae orientalis et occidentalis, II, Innsbruck 1897, pp. 684-88).

Il T. del rito siro-occidentale differisce un poco da quello di rito caldeo. Qui il primo periodo del T. incomincia con la prima domenica della dedica della chiesa, la più vicina al 1º nov., e conta 8 domeniche, il periodo di Natale ne conta 2, quello dell'Epifania può averne da 1 a 8; la Quaresima ha 6 domeniche alle quali si aggiunge quella di Osanna (= delle Palme); il periodo di Pasqua conta 6 domeniche, dopo Pentecoste vengono le 7 domeniche degli Apostoli, poi da 5 a 11 del periodo dell'estate e, infine, dall'Invenzione della Croce alla dedica della chiesa ancora 7 o 8 domeniche. Nei riti siro dunque le grandi feste dei cicli dopo Pentecoste sono quelle degli apostoli Pietro e Paolo e quella della Croce (cf. A. Baumstark, Festbrevier und Kirchenjahr der syrischen Jakobiten, Paderborn 1910, pp. 166-94, 204-41, 247-57, 265-73 [con studio storico]; P. Hindo, Disciplina antiochea antica. Siri, IV. Lieux et temps sacrés... [Codificazione canonica orientale. Fonti, 2ª serie, fasc. xxviii], Roma 1943). Alfonso Raes

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“TEMPORALE.” Enciclopedia Cattolica, vol. XI (1953), p. 1149. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/temporale.