TEMPSA (TEMPSA)

TEMPSA (TEMPSA). - Antica diocesi nella Calabria. Fu colonia della Magna Grecia, fondata nell'estremità settentrionale del Golfo di S. Eufemia, presso Lampetia o Clampetia.

Poiché Pausania la ricorda come città marittima, non si può accettare la tesi del Barrio e di altri, che la identificano con Malveto; ma si può ritenere come più fondata la sua ubicazione presso Niceto, ora S. Lucido, poco a sud di Paola. Per non cadere nelle mani dei Bruzi, che premevano dal retroterra silano, nel sec. IV accettò il protettorato di Sibari, poi quello di Crotone, al quale nel 460 subentrò quello di Lecri. Verso la metà del sec. IV cadde in potere dei Bruzi, ai quali la tolsero i Romani, che nel 194 vi stabilirono una loro colonia.

Come città marinara dovette essere una delle prime ad abbracciare la fede cristiana ed avere una sede vescovile. L. Duchesne, con altri, avanza l'idea che Maiorico, ricordato da una Decretale di papa Gelasio (492-96), sia

stato titolare di T. Poco dopo un Ilario « Tempsanus » intervenne ai Sinodi romani del 501 e del 504. Nel 599 s. Gregorio Magno al suo vescovo Stefano affidò la visita della Chiesa di Turio e nel 603 si rivolse allo stesso, perché favorisse il trasporto del legname dalla Sila, per la basilica di S. Pietro a Roma. Al Sinodo romano del 649 Sergio vescovo di T., tenne un discorso subito dopo il papa s. Martino e la sua firma apposta agli atti subito dopo quella del Pontefice. Ciò fa pensare che la sede avesse importanza o che il vescovo fosse uno dei più venerandi, intervenuti a quel Concilio. Il vescovo Abbondanzio, che sottoscrisse la Sinodica di papa Agatone nel 679, fu scelto come legato del Papa, insieme con Giovanni di Reggio, al Concilio ecumenico VI di Costantinopoli. In tutte le sessioni egli si firmò « Abundantius humilis episcopus Tempsanae Ecclesiae, provinciae Bruttorum », mentre negli atti venne ricordato come vescovo di Paterno. Per questo alcuni hanno pensato che Abbondanzio avesse trasferito a Paterno, cioè a Cremisa, ora Cirò, la sua sede, per sfuggire alle incursioni dei barbari.

In realtà si tratta solo di una variante di T., introdotta dai Notai del Concilio e passata nella traduzione latina. Dopo il 681 non si ha più notizia del vescovato di T.; Giovanni, « Episcopus Tampsi », che figura al Concilio ecumenico VIII dell'869, e che fu attribuito a T. dal De Meo, in realtà appartiene a Tampsi, città della Frigia. T. dovette essere distrutta dai Longobardi o dai Saraceni nel sec. VIII. La sede vescovile non poté essere trasferita a Malvito, come pensano alcuni, perché troppo lontana da essa; ma ad Amantea, come è più naturale perché questa città figura come suffraganea di Reggio nella Diatiposi di Leone VI il Filosofo.

BIBL.: per il periodo classico: L. Pagano, Di T. ossia Temesa Tirrena, in Atti dell'Accod. Cosentina, 2 (1842), pp. 277-327; F. Lenormant, La Grande Grèce, III, Parigi 1884, pp. 96 sgg.; E. Pais, La leggenda di Eutimio di Locri, in Ricerche di itor. e geogr., Bologna 1908, p. 43 sgg.; E. Ciaceri, Storia della Macura Grecia, 2ª ed., I, Città di Castello 1928, p. 256 sgg.; G. D'Inpolito, Urbs Malveti anandam Temesa Janica, in Atti dell'Accod. Cosentina, 14 (1929), pp. 139-83; E. Borrello, Sambiase, Roma 1948, pp. 39-42. Per il periodo cristiano: G. Minasi, Le Chiese di Calabria, Napoli 1886, pp. 16-17, p. 105 sgg.; L. Duchesne, Les Écithés de Calabre, in Mélanges Paul Fabre, Parigi 1902; Lanzoni, p. 331. Francesco Russo

#### TEMPUS LUGENDI: V. VEDOVANZA.

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“TEMPSA (TEMPSA).” Enciclopedia Cattolica, vol. XI (1953), p. 1150. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/tempsa-tempsa.