CELTI

CELTI. - Con tale nome le fonti greche indicano un gruppo di popoli della famiglia arioeuropea, che, stanziati probabilmente fin dal neolitico, in una regione delimitata all'incirca dal mare del Nord e dalle Alpi, dal Reno e dal Danubio, iniziarono nell'età del bronzo la diaspora che li condusse a occupare quei territori nei quali sono rintracciabili in età storica.

SOMMARIO: I. Preistoria. - II. Religione. - III. Evangelizzazione. - IV. Liturgia. - V. Arte.

I. PREISTORIA

I C. si rendono apprezzabili in epoca relativamente tarda, quando cioè entrano in contatto con l'Europa culta del bacino del Mediterraneo. Ma allorché Ecateo (vi sec. a. C.) fa di loro la prima menzione, s'era già svolto un lunghissimo periodo di storia celtica, precisamente quello contrassegnato dalle grandi migrazioni, periodo che, non senza disparità di vedute da parte degli studiosi, può essere ricostruita in base ai reperti paletnologici e archeologici. Dai quali si può stabilire con sufficiente sicurezza che i C. si stanziarono nei primi secoli dell'età del bronzo (1800-800 a. C. ca.) nella Francia nord-orientale e orientale (forse anche con qualche puntata nell'arcipelago britannico), per occupare poi l'intera Francia (Gallia, secondo la generica denominazione dei latini), la Britannia e l'Irlanda, la penisola iberica fino alle pendici meridionali del Portogallo, e l'Italia settentrionale (Gallia cisalpina: fra le Alpi, i pendii settentrionali dell'Appennino e l'Adige). Il travaglio celtico non può dirsi concluso con queste prese di dimora, che anche in età storica i C. non cessarono di agitarsi, soprattutto a scopo di rapina: sacco di Roma nel 390 a. C., saccheggio di Delfi nel 278 a. C., seguito questo dal passaggio in Asia Minore, dove vennero Galazia (v.), che si mantennero indipendenti fino al 25 a. C. Alla mancanza di una letteratura celtica, s'aggiunge, a rendere ancor più problematica la ricerca su questi popoli, il fatto che i C. da un lato furono portati ad assimilarsi alle popolazioni autoctone dei territori nei quali si riversavano formando popolazioni ibride (C.-Traci, C.-Sciti, Celtiberi, ecc.) e che, dall'altro, entrarono ben presto nella sfera d'espansione romana, dalla quale civiltà finirono per essere totalmente assorbiti. Oggi solo la Scozia, l'Irlanda e l'isola di Man sono celtiche.

Per le notizie dei C. in età storica V. BRITANNIA, GALAZIA, GALLIA, IRLANDA.

BIBL.: G. Dottin, Manuel pour servir à l'étude de l'antiquité celtique, 2ª ed., Parigi 1915; H. Hubert, Les Celtes et l'expansion celtique jusqu'à l'époque de La Tène, ivi 1932; J. Pokorny, Zur Urgeschichte der Kelten und Illyrier, Halle 1938.

II. RELIGIONE

Le fonti per la conoscenza della religione dei C. sono paletnologiche, letterarie e archeologiche. Fra le prime, riguardanti le popolazioni autoctone dei paesi nei quali i C. si stanziarono in successive ondate, e le seconde (divisibili in due gruppi: uno rappresentato da scrittori dell'età romano-imperiale, Cesare, Diodoro Siculo, Strabone, ecc., l'altro rappresentato dagli evangelizzatori del primo medioevo, s. Gregorio di Tours, s. Patrizio,

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“CELTI.” Enciclopedia Cattolica, vol. III (1949), p. 744. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/celti.