CASTA. - Dal lat. castus con significato di «razza» pura »; voce adottata nel sec. XV dai Portoghesi colonizzatori del Malabar e corrispondente al sanscrito varṇa «colore » e jāti «razza ». Essa si riferisce a quella particolare forma di convivenza sociale propria dell'India e che è contraddistinta da queste tre caratteristiche: 1) specializzazione ereditaria, di padre in figlio, della professione e del mestiere; 2) interdizione rigorosa di contatti, specialmente connubio e mensa, con individui di altre c.; 3) rispetto della gerarchia brahmanica, come regolatrice e vindice suprema delle leggi della c. Se manca uno di questi elementi non si ha la c. in senso proprio.
Le quattro c. fondamentali dell'India: brahman (sacerdoti) kṣatriye (guerrieri), vaiṣya (commercianti), śādra (contadini) tuttora costituiscono l'impiantatura sociale del paese. Ma dall'incrocio di esse si sono formate diverse sottocaste (jāṭaya), la cui discendenza ha maggiore valore se il padre appartiene a una c. superiore, è invece disprezzata se a questa appartiene la donna.
Già nel sec. XVII documenti ufficiali intitolati jāṭi veka «distinzione delle sottocaste» (India Off. codd. 1638, 1639, parzialmente tradotti da R. Nobile, V. BIBLICA.), elenca-vano 60 sottocaste. Ma da allora ad oggi il numero è oltremodo aumentato; né l'azione livellatrice del governo inglese, pur unificando tanti aspetti della vita sociale (viabilità, commercio, accessione ai pubblici impieghi), è riuscita a sopprimere il quadro fondamentale della vita sociale indiana che la tradizione brahmane dice uscita dalle membra di Brahma consacrandone con ciò lo schema. Perché la differenziazione tra i gruppi e i sottogruppi con la conseguente interdizione di connubio e di commensalità con genti di gruppi non affini si riaffaccia sempre, determinata da vari motivi: l'emigrazione che rende gli emigranti stranieri ai gruppi dei rimasti; l'appartenenza a séte religiose diverse; l'accessione all'indulso di razze mar-ginali semibarbare che finiscono per costituire una nuova c. a sé. L'origine del sistema castale si spiega con il fatto che gli Arii, di razza bianca e bionda, invasori dell'India popolata di razze di colore, pur adattandosi a sposare donne dei vinti, non consentirono a dar le loro figlie ad uomini di colore anzi degradarono i frutti di questa unione. Si determinò così una rigorosa endogamia in seno alle c. superiori; ed è forse questa norma endogamica, che restringe per le fanciulle la possibilità del connubio, quella che spiega la proibizione del secondo matrimonio delle vedove e la preoccupazione di maritare le ragazze in ter-nera età.
La c. ha assicurato in India, tra gente che il clima rende facilmente infingardare, la continuità del lavoro; ha conservato la fisionomia del paese nonostante le varie dominazioni asiatiche ed europee succedutesi nel paese; ha garantito la legittimità dell'ordinamento sociale ponendolo sotto l'egida di un'origine divina in quanto le quattro c. si fanno uscire dalle membra del dio Brahma; ha legittimato e tuttora legittima gli'invietabili cambiamenti dovuti allo sviluppo sociale in quanto il sottopone al giudizio dei brahmani de-positarli della tradizione religiosa. Ora la caste sono state abolite; ed è un bene e una conquista, perché sotto l'aspetto della fraternità cristiana costituivano un danno grave sia per le conversioni, sia per i convertiti.
In senso più largo ma improprio, in quanto non vi concorrono i tre elementi ricordati a principio, ci adopera talora nel senso di «classe sociale». Solo in questo senso si deve intendere l'informazione di Erodoto (II, 164) sulla divisione del popolo egiziano in sette classi (sacerdoti, guerrieri, bovari, ecc.); sempre più specializzazione di mestieri che si ritrova nelle corporazione dei Romani e nelle gilde o corporazioni medievali.