CERERE. - Divinità romana della vegetazione cereale, affine a Tellure; alla quale trovasi unita sia nelle feriae sementivae, celebrate in genn. alla fine della semina, che nel sacrificio della porca praecidanea, al principio del raccolto (Catone, De Agr., 134). Aveva un suo proprio sacerdote, il flamen cerialis.
Oltre che a Roma e nel Lazio, C. il cui etimo è incerto sebbene non sia da respingere quello già supposto dagli antichi da «creare», era venerata anche in paesi dell'Italia centrale. Durante una carestia, scoppiata nei primi anni della repubblica, i Libri sibillini suggerirono di invocare la triade greca, Demeter, Dionysos e Kore, alla quale il dittatore Aulo Postumio votò nel 496 a. C., secondo la cronologia tradizionale abbassata dagli storici, un tempio sulle pendici del colle aventino che guardavano i carceres del Circo (H. Jordan-C. Hülsen, Topogr. der Stadt Rom., I, III, Berlino 1907, p. 117), o, meno probabilmente, presso la Statio Annone. La nuova triade, entrata forse dalla Magna Grecia, venne subito latinizzata coi nomi, rispettivamente, di C., Libero e Libera, fra i quali C. prese il posto d'onore. Dall'inizio del sec. V. a. C. l'edes Cereris fu in relazione con gli edili plebei, che pare ripetuto il nome dal tempio, come dimostrerebbe la denominazione Aediles plebei Ceriales, introdotta da Cesare.
CERERE
Bibl.: L. Preller, Römische Mythologie, II, Berlino 1883, p. 1 sgg.; U. Pestalozza, I caratteri indigeni di C., Milano 1897; G. Wissova, Religion und Kultus der Römer, 2a ed., Monaco 1912, pp. 191 sgg.; N. Turchi, La religione di Roma antica, Bologna 1939, p. 86.