In essi V. è dato come sposo di s. Cecilia e T. come suo cognato, mentre M. è il «cornicularius» del prefetto Almachio, convertito da V. e sepolto da Cecilia in un sarcofago con l'effigie della fenice presso V. e T. (H. Delehaye, Etude sur le légendier romain, Bruxelles 1936, pp. 73-93, 194-220). Nel Sacramentario leoniano, che è mutilo, nel mese di apr. si ha un frammento di Messa in onore del solo T.; nel Sacramentario gregoriano e nel Calendario Marmoreo napoletano sono ricordati solo V. e T.; il Martirologio geronimiano indica i sepolcri dei tre martiri al 14 apr. sulla Via Appia, «in cimitero Praetextati»; al 21 apr. «in cimitero Callistii» e all'11 ag. 4. Martire deposto sulla Via Labicana «inter duas lauros» fu interpolato per errore anche V., insieme con Cecilia. Gli oli che ardevano sui sepolcri dei tre martiri furono portati alla regina Teodolinda al tempo di Gregorio Magno (R. Valentini-G. Zucchetti, Codice topogr. della città di Roma, II, Roma 1942, pp. 44-45). Nel sec. VII i sepolcri dei tre martiri sono indicati sulla Via Appia «in ecclesia» dagli itinerari dei pellegrini (ibid., pp. 86, 111, 149). Questo edificio so-praterra è ricordato dal Liber Pontificalis nelle biografie di Giovanni III che vi avrebbe consacrato anche vescovi (I, p. 305 sg.), di Gregorio III che lo restaurò (ibid., I, p. 420), come più tardi Adriano I (ibid., p. 509). Pasquale I (817-24) avrebbe traslato i corpi dei tre martiri e di s. Cecilia dal cimitero di Pretestato nella basilica di S. Cecilia in Trastevere, ed offrì per l'altare della stessa Basilica una stoffa con la scena di un angelo che porge la corona ai martiri Cecilia, V. e T. (ibid., II, pp. 56-57).
TIBURZIO VALERIANO E MASSIMO - TICHON DI ZADONSK
di Battesimo Basilio in T. e ricevette l'Ordinazione sacerdotale. Fu successivamente nominato rettore dei Seminari di Kazan e di Cholm, finché nel 1897 divenne vescovo di Lublino, ausiliare dell'Ordinario di Cholm. Dal 1898 al 1907 T. con il titolo di vescovo delle Aleutine (dal 1905 arcivescovo) ebbe la cura spirituale dei dissidenti orientali in America. Nel 1907 fu trasferito a Jaroslav in Russia e nel 1913 passò a Vilna. Il 23 giugno 1917 un'assemblea diocesana del clero e dei laici elesse T. arcivescovo di Mosca e Kolomna; il 13 ag. il S. Sinodo concesse a T. il titolo di metropolita. A T. toccò subito il delicato compito di ospitare a Mosca il Concilio parunso riunitosi il 28 ag. 1917, e l'assolse con tale fatto e modestia da guadagnarsi le simpatie di tutti.
Il Concilio ristabilì la dignità patriarcale soppressa da Pietro il Grande, e il 10 nov., in piena rivoluzione bolscevica, T. fu eletto patriarca di Mosca e di tutta la Russia. Sotto di lui, il Concilio tracciò un piano di profonde riforme nella Chiesa russa. Però la guerra civile costrinse il Concilio a sospendere le sessioni a Pasqua del 1918 e poi nell'ag. ad aggiornarsi indefinitamente. T. si recò in diverse città, anche a Pietroburgo, allora centro della rivoluzione, e dappertutto fu ricevuto con entusiasmo da tutti i ceti. Ma il 23 gen. 1918 il governo bolscevico, trasferitosi intanto a Mosca, emanò un decreto che proclamava la separazione della Chiesa dallo Stato e della scuola dalla Chiesa e sequestrava tutti i beni ecclesiastici compresi gli edifici ed arredi sacri. T. in una lettera aperta indirizzata al governo protestò contro tutti gli abusi e le violenze perpetrate dal regime bolscevico. Nel frattempo T. dovette lottare pure contro le scissioni interne della Chiesa patriarcale, fomentate dai bolscevichi. Finalmente nel maggio 1922 il patriarca, che continuava a combattere contro le vessazioni delle autorità bolsceviche, fu incarcerato e rilasciato solo nel giugno 1923, dopo aver riconosciuto formalmente la legittimità del governo sovietico, sperando con ciò, purtroppo invano, di mitigare la persecuzione della sua Chiesa. T. tentò poi di consolidare l'amministrazione ecclesiastica sconvolta dalle scissioni interne e dai continui arresti di vescovi e sacerdoti.