PRUDENZIO

PRUDENZIO. - Poeta latino-cristiano (n. nel 348, m. dopo il 405). Fra Saragozza e Calahorra che si vantano d'avergli dato i natali la preferenza va a Calahorra perché il Valerianus, che P. saluta come sua guida (Peristeph. hymn., xi) è, secondo i codici Albel- dense ed Emilianense, un vescovo di Calahorra. Della sua opera poetica P. parla in una breve autobiografia, come di una purificazione e di un coronamento della sua vita: infatti rievoca la sua infanzia, ricorda l'arte sua nel mentire unita ad altri vizi appresi dalla toga, deplora le colpe dei suoi anni giovanili, rammenta incarichi avuti nel governo di nobili città, i suoi gradi militari e forse quello di comes primi ordinis cioè di conte al seguito dell'imperatore. Con i suoi canti intende espiare i suoi demeriti: Atqui fine sub ultimo - Peccatrix anima stultitiam exuat; - Saltem voce Deum concelebret si meritis nequit (Proem. 34-35); poi enumera in linea generale i suoi canti: Hymnis continet dies - Nec nox ulla vacet, quin dominum canat (Cathemerinon) - Pugnet contra haereses (Apotheosis) - Catholicam discutiat fidem (Hamartigenia) - Conculcet sacra gentium (Psycho- machia) - Labem, Roma, tuis inferat idolis (Contra

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PRUDENZIO - Prefazione ai Carmina: PL 59, 767-70. Codice scritto da Antonio Sinibaldi fiorentino, forse per conto di Vespaiano Bisticci, terminato il 20 nov. 1481. Biblioteca Vaticana, cod. Urb. lat. 666, f. 77.

Symmaconum) - Carmen martyribus devoevat, laudet apostolos (Peristephanon, Proem., 37-42).

L'opera di P. è lirica e didattica.

Lirici sono: 1) il Cathemerinon o innanzi del giorno con i 12 inni che misticamente poetizzano i varii momenti della giornata e dove si trovano strofe diventate giusta- mente celebri, come quelle dedicate ai ss. Innocenti: «Salete, flores martyrum» (vv. 125-32); 2) il Periste- phanon, o poema delle corone: 14 componimenti in 3500 versi, di vario metro. È l'opera più caratteristica di P., d'egli è veramente il cantore del martirio. P. non aveva precedessori nel genere e non reggono al paragone con il pathos della sua ispirazione gli stereotipati Tituli di Damaso, sebbene qua e là qualche passaggio P. ne ela- bori e trasfiguri. Poeta e non critico, ha preso molte volte l'argomento della sua lirica da leggende già molto lontane dall'obiettività dei primitivi documenti. Non sempre il tatto letterario e il buon gusto accompagnano l'autore in questa galleria di quadri brillanti di lirica esultante, appassionata, ricca di metri e di tecnicismo.

Didattici invece sono: 1) l'Apotheosis, difesa della Trinità e della divinità di Cristo contro le eresie e gli errori opposti dei patripassiani, dei sabbelliani e dei giudei. È la formulazione dogmatica della tradizione, soprattutto di Tertulliano, i cui concetti ottengono appurata plasti- cità in 1084 esametri degni di Lucrezio. 2) La Hamarti- genia, ossia origine del peccato, in 63 trimetri giambici e 666 esametri sul problema particolarmente cruciale a quel tempo. La dottrina è qui pure quella di Tertulliano Contra Marcionem; la forma poi è il maggior pregio di P., maestro nel poetizzare plasticamente le verità della fede e nell'animare le sue espressioni di ardore comunicativo. La presentazione del demonio come antagonista giurato della natura umana e la descrizione dell'inferno sono di una bellezza universalmente celebrata. 3) La Psycho- machia, o lotta per l'anima, è il primo poema allegorico

PRUDENZIO - PRUNER JOHANN EVANGELIST

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(per cortesia del p. d. Wulz O.P.)
PRÜMMER, DOMINIKUS. - Ritratto.

in grande stile rimasto dell'antichità. L'introduzione, di 68 trimetri giambici, descrive tipologicamente la vita di Abramo, la lotta della Fede (Cristo) contro i regni di Sodoma e Gomorra (i vizi) che tentano Lot (l'anima umana). Segue il grandioso quadro del poema in 915 esametri intensamente drammatici: la lotta tra la virtù cristiana e i vizi del paganesimo. Per quanto non manchino nell'antichità modelli parziali di questo genere di personificazione di entità astratte, tuttavia la concezione armonica di un'epopea allegorica col suo contorno secondo grafico, animata da una espressione poetica di nobiltà virgilian, è gloria autentica di P. Nessun'opera sua lasciò traccia più profonda e duratura. L'arte medievale si servì di questo allegorismo vivente: miniature, codici, capitelli romanici diedero forma al mondo fantastico del poeta spagnolo.

Un'eco tardiva della lotta di s. Ambrogio contro Simaco (m. nel 402), quando questo prefetto di Roma chiese che fosse restituita l'Ara della Vittoria in Senato, risuona (384) nei due libri di P. Contra Symmachum. Il Dittochaeum (duplice alimento) è una serie di 49 epigrammi tetrastici in esametri, per illustrare altrettanti quadri murali di qualche basilica cristiana in Spagna rappresentanti personaggi e scene del Vecchio e Nuovo Testamento.

Nel patrimonio letterario di P. sta la creazione della lirica cristiana e la sua indipendenza artistica, rompendo gli angusti limiti della metrica liturgica e della simmetria quasi matematico di s. Ambrogio e dando all'ispirazione nuove ali. Però P. è per esser letto; infatti il suo verseggiare travolge escluso le sue odi dalla liturgia, salvo qualche frammento. Meglio di ogni altro si servì dei classici: Lucrezio, Virgilio, Orazio, senza perdere nulla della sua originalità.

La pompa della sua retorica meridionale e il simbolismo mistico e prolungato delle sue opere oscura non è volto il fondo e lasciano indecisi i profili del suo contesto; nonostante i difetti rimane, però, un grande poeta lasciando una traccia profonda e duratura.

BIBL.: ediz.: F. Arevalo, M. Aurelii Clementis P. Carmina, 2 voll., Roma 1788-89 (di valore per la sua critica e ricco commento, ed. riprodotta in PL 59-60); J. Bergmann, in CSEL, LXII; M. Lavarenne, Cathemerinon, Parigi 1933; Psychomachia, ivi 1943 (con trad. franc.); M. José Bayon, Peristephanon de Aurelio P. Clemente (vers. spagnola), Madrid 1943; id., P. Himnos a los Mártires, ivi 1946; J. Guillén, Obras compl. de Aurelio P., in Bibl. de Autores Crist., LVIII, ivi 1950 (con trad. spagnola). Versioni italiane: del Peristephanon, a cura di C. Marchesi, Roma 1917; del Cathemerinon, a cura di U. Monti, Firenze 1925. Studi: A. Puech, P., étude sur la poésie lat. chrétienne au IVe siècle, Parigi 1888; P. Chavanne, Patriotisme de P., in Rev. d'hist. et littér. relig., 4 (1889), pp. 332-52, 385-413; F. Ermini, Studi prudenziani, Roma 1914; F. Arnaldi, Cristianismo e sensibilità moderna nell'arte di P., in Atene e Roma, nuova serie, 5 (1924), pp. 89-109; Morica, II (1928), pp. 877-965; Z. García Villada, Hist. ecles. de España, I, 11, Madrid 1929, pp. 155-209; R. J. Deferrari-J. M. Campbell, A concordance of P., Cambridge (U.S.A.) 1932; M. Lavarenne, Etude sur la langue du poète P., Parigi 1933; S. Colombo, Note critiche su P., in Studi dedicati alla memoria di P. Ubaldi, Milano 1937, pp. 171-176; I. Rodriguez Herrera, Poeta christianus, Monaco 1938; R. García Villoslada, Los orígenes del patriotismo español, in Razón y Fe., 116 (1939), pp. 341-57; M. Alamo, Un texte du poète P. «Ad Valerianum, episcopum», in Rev. d'hist. ecles., 35 (1939), pp. 750-56; P. De Labriolle, Hist. de la litt. lat. chrétienne, 3a ed., Parigi 1947, pp. 695-721; J. Madoz, P., in Hist. gener. de las literat. hispan., I, Barcelona 1949, pp. 95-103; B. Altaner, Patrologie, Friburgo in Br. 1950, p. 360 (con amplia bibli.). Giuseppè Madoz