PIETRO CANISIO

PIETRO CANISIO, santo, dottore della Chiesa. - N. a Nimega (Olanda) l'8 maggio 1521, m. a Fri
PIETRO CANISIO, santo, dottore della Chiesa. - N. a Nimega (Olanda) l'8 maggio 1521, m. a Fri

burgo il 21 dic. 1597. Figlio del borgomastro Jakob Kanis, P. fu inviato a 15 anni a Colonia a studiarvi diritto. Conseguito il grado di baccelliere in arti e di dottore in filosofia (1540), si diede alla teologia e nel 1543 entrò nella Compagnia di Gesù primo fra i tedeschi, dopo aver fatto gli esercizi spirituali sotto la guida del b. Fabro a Magonza. Nel 1546 fu ordinato sacerdote. Nel frattempo aveva pubblicato gli scritti di s. Cirillo d'Alessandria (1546) cui seguirono quelli di s. Leone Magno (1547). Dal 1547 al 1580 il C. tenne uffici, missioni, legazioni importanti e fruttuose per il rafforzamento della Chiesa cattolica attaccata dalla rivoluzione protestante. Intervenuto in qualità di teologo del vescovo di Augusta al Concilio di Trento nel 1547, vi restò fino alla sua sospensione e traslazione a Bologna, recandosi quindi a Roma, dove ebbe da s. Ignazio l'ultima formazione nello spirito.

Fu a Messina per la fondazione di quella Università (1549) e ne fu richiamato per volere di Paolo III, il quale, annuendo al desiderio del duca Guglielmo IV di Baviera, aveva deciso che i Gesuiti assumessero l'insegnamento della teologia nell'Università di Ingolstadt. Il C. prima di partire fece a Roma la professione solenne religiosa (4 sett. 1549). All'Università di Bologna conseguiti il dottorato in teologia. Giunto in Germania si trovò coinvolto nelle questioni più scottanti dell'epoca, svolgendo per più anni una multiforme attività di predicatore, catechista, scrittore, diplomatico, mediatore, delegato pontificio. Il 26 nov. 1549 cominciò le sue lezioni sui Sacramenti. Il 18 ott. 1550 fu eletto all'unanimità rettore dell'Università di Ingolstadt. Nel 1552 passò a Vienna. Le condizioni della Chiesa in Austria erano ancor più luttuose che in Baviera. Nel clero e nei chiostri la disciplina era scaduta, la nobiltà imponeva alla popolazione pastori apostati. Presto il C., con i compagni, apportò un profondo cambiamento a questo stato di cose. Intanto, invitato a concorrere alla fondazione del Collegio Germanico, che s. Ignazio aveva ideato a Roma, il C. vi inviava i primi 22 giovani nell'apr. 1544. Nel 1556 il Santo passò in Boemia e fondò a Praga il collegio dei Gesuiti ed una casa per studenti poveri. Divenuto provinciale della Germania superiore negli anni seguenti, fondò collegi a Monaco (1559), Innsbruck (1562), Dillingen (1563), Würzburg (1567). Non meno instancabile fu nel ministero della parola. Nei quattro anni che dimorò a Vienna, oltre che dalla cattedra universitaria, insegnò anche dal pergamo. Più di 260 parrocchie della bassa Austria mancavano di pastore; il Santo cercava di supplire e nella Quaresima del 1553 pellegrinò sul ghiaccio, predicando, dall'una all'altra chiesa. Nel 1558 fu ad Augusta, con im-

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menso frutto di conversioni alla fede e molte vocazioni di giovani, ricevendo allora un breve laudativo di Pio IV. Nel 1563 vi ritornò, tenendo, in 21 mesi, ca. 240 prediche. Il 20 giugno 1571 fu esonerato, dopo 13 anni, dalla carica di provinciale e destinato ad Innsbruck, come stabile predicatore di corte. Si conservano manoscritte più di 100 prediche che egli vi tenne fino al 1573. L'apostolato del C. come oratore fu considerevole; percorse la Baviera, la Franco-

nia, l'Alsazia, la Romania, la Vestfalia, la Boemia, l'Austria, la Svizzera, il Belgio, l'Olanda, l'Italia e vi tenne ca. 2000 prediche. Due volte si presentò a Carlo V per impedire che l'arcivescovo di Colonia, Ermanno di Wied, attirasse al protestantesimo i fedeli. Nel 1556 fu tra i teologi convocati dall'imperatore Ferdinando alla Dieta di Ratisbona per comporre le discorde religiose, nel 1557 e 1559 a Worms ed Augusta. Riapertosi nel 1562 il Concilio di Trento, vi fu richiamato dal card. Osio; nel 1566 si rendeva ad Augusta con il card. Commendone, legato di Pio V, e nel 1576, per ordine di Gregorio XIII, accompagnava il legato Morone alla Dieta di Ratisbona. Molto si dovette a lui, se l'esito di quelle trattative fu favorevole. Pio V lo scelse quale consigliere in rilevanti questioni e decise di crearlo cardinale. Ma la morte del Santo lo impedì. Il C. passò i suoi ultimi anni in Svizzera (1580-97) e fondò il collegio di S. Michele a Friburgo. Colpito nel 1591 da un violento attacco che gli tolse il libero uso delle membra, visse sempre più ritirato. Pio XI lo canonizzò il 21 maggio 1625 proclamandolo anche dottore della Chiesa universale. Festa il 27 apr. Delle 38 opere da lui scritte, la più diffusa è il Catechismo (1555) in latino, in tre stesse diverse: Summa doctrinae christianae (1555) per le persone colte. In 211 domande-risposte (più tardi 222) espone tutta la dottrina cattolica, con esattezza e lucidità, dando rilievo alle verità e costumanze cattoliche più osteggiate e combattute. Nel 1566 l'imperatore Ferdinando lo impose a tutti i suoi domini, Filippo II fece altrettanto per i Paesi Bassi. Presto venne tradotto in tutte le lingue del mondo cattolico ed adottato in moltissime diocesi; Cathechismus parvus catholicorum (1558) per gli studenti, con 122 domande-risposte; Cathechismus minor (1556) per i fanciulli e il popolo in 59 domande-risposte. Alla morte dell'autore le edizioni erano salite a più di 200 e le traduzioni fatte in 12 lingue. Nel 1571 uscì il primo volume delle sue confutazioni delle Centurie di Magdeburgo: Commentaria de verbi Dei corruptiis I. De Johannis Baptistis (Dillingen 1571); quindi il II. De Maria virgine incomparabili (Ingolstadt 1577) in cinque libri, che riscosse il plauso dei dotti del tempo. Tra le opere minori vanno ricordati: Notae in evangelicas lectiones, 2 voll., 1591-93, il suo libro di preghiere per studenti, e la prima stampa delle Litanie Lauretane (Dillingen 1558).

Tra le fondazioni ed opere sorte in onore del Santo, Innsbruck (v.); ed il Canisiuswerk, società austriaca per la formazione culturale dei sacerdoti e le vocazioni, fondato nel 1918 da Joseph Moser, con centrale in Vienna e propria rivista «Volkseele».

Bibl.: Sommervogel, II, 617-88; VIII, 1974-83; O. Braunbergs, in Gregorianum, 7 (1926), pp. 244-50. Fonti e studi: O. Braunbergs, B. Petri Canisii epistulae et acta, Friburgo 1866-1923; G. Bocc, Vita del b. P. C. detto l'Apostolo della Germania, Roma 1864; V. ALBERTI, Le b. P. C., Parigi 1865; anon., IVe centenaire de la naissance du b. P. C., Friburgo 1921; O. Huf, Der hl. P. C. und die Liturgie, Gladbach 1923; R. Allendesalazar, S. P. C., Sevilla 1925; J. Keller, Die Ungedruckte Lebensbeschreibung des hl. P. C., in Arch. hist. S. 7, 8 (1930), pp. 257-314; K. Hiss, Der hl. P. C. und die Priesterreform, Roma 1940. Bibl. completa nell'opera fondamentale di J. Brodrick, Peter Canisius, Londra 1935.

Parti, infatti, per la Colombia nel 1610, compì a S. Fé di Bogotá gli studi e fu ordinato sacerdote a Cartagena il 19 marzo 1616. La città era il centro del commercio degli schiavi e migliaia di negri, catturati a viva forza nel Congo e nell'Angola, vi sbarcavano ogni anno, miserevole gregge umano, in attesa di essere venduti ai coloni americani per le miniere o le fattorie. Ad essi si consacrò con voto speciale il C. con 40 anni di lavoro massacrante; si attendeva allo sbarco, li raccoglieva in capannoni, li assisteva nel loro duro lavoro, li visitava negli ospedali, li provvedeva di cibo, di vestiti e di denaro, soprattutto istruiva nella religione fino a condurli al Battesimo. Secondo la sua stessa confessione più di 300.000 furono i negri da lui battezzati. Il resto del tempo lo impiegava per il bene dei cittadini, tanto da meritarsi anche il titolo di «Apostolo di Cartagena». Quella sua vita impossibile, tanto che a giudizio comune fu interpretata come un miracolo, era alimentata di preghiere e di penitenza straordinaria, che gli fruttarono le più consolanti conversioni anche tra i maomettani e gli eretici, con cui veniva a contatto. Beatificato nel 1851, fu canonizzato da Leone XIII nel 1888 e nel 1896 dichiarato patrono delle missioni africane. Festa il 9 sett.

Dal suo nome è intitolata la Congregazione indigena dei Fratelli di S. P. C., nel Congo francese, e il Sodalizio di S. P. C., fondato dalla contessa M. Teresa Ladochiwska in favore e aiuto dei missionari d'Africa.

Bibl.: J. Fernandez-J. M. Jolà, Pelro C., Barcellona 1888; A. Astrain, Hist. de la Compañia de Jesús en la asistencia d'España, V. Madrid 1916, pp. 479-95; A. Lunn, A saint in the slave trade, Londra 1935; L. Gianniti, A cinquanta anni dalla canonizzazione di S. P. C., in Illustr. Vaticana, 9 (1938), pp. 259-61; M. Ferrer Maluquer, S. Pedro C., missione jesuíta, Barcellona 1944.