VERGINITÀ

VERGINITÀ. - La v., in quanto virtù, consta di due elementi: materiale e formale. Intesa nel senso materiale è l'immunità da ogni soddisfazione sessuale completa; in senso invece formale è il fermo proposito di non consentire mai a queste soddisfazioni (Sum. Theol., 2a-2a, q. 152, a. 1).

Così intesa, la V. si distingue e aggiunge qualcosa di più perfetto alla castità ordinaria e comune; sua caratteristica, infatti, è di raggiungere un grado singolare e unico di perfezione e di eccellenza nel suo campo, perché rinuncia in maniera assoluta e a modo di voto infrangibile alle soddisfazioni suaccennate, mentre la castità comune evita semplicemente tutto quello che nella ricerca di tali soddisfazioni vi può essere di disordinato secondo lo stato di vita in cui la persona si trova, di celibato o di matrimonio o di vedovanza.

Conseguentemente la virtù della V. non s'inviera nella perfezione assoluta del suo duplice elemento materiale e formale, se non in coloro che si sono impegnati stabilmente ad astenersi per sempre dai piaceri inerenti all'uso dei sensi nell'ordine delle cose del matrimonio e non hanno mai di fatto ceduto (ibid., a. 1, ad 4°). Per coloro invece che di fatto non hanno mantenuto il proposito, cedendo deliberatamente alla tentazione, la V. non è più ricuperabile nel suo elemento materiale, ma solo nel suo elemento formale, mediante il pentimento della colpa e la rinnovazione del proposito.

V. e Matrimonio

Lo stato verginale così com

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(let. Alinari)
Vergini - V. S.ma le loro lampade accese. Particolare del monsico (sec. xili) sulla facciata della basilica di S. Maria in Trastevere - Roma.

preso è senza dubbio in se stesso superiore in eccellenza allo stato matrimoniale, come appare chiaramente, oltre che dall'esempio stesso di Gesù, anche dalla sua dichiarazione ai discepoli (Mt. 19, 12) e dalle parole di s. Paolo: «Rispetto alle persone vergini non ho nessun ordine del Signore e dò soltanto un consiglio... chi sposa la sua figliola fa bene, e chi non la sposa, fa meglio» (I Cor. 7, 25 e 35). Questo spiega come la V. sia stata tenuta in grandissimo onore fin dall'antichità cristiana e come ad essa i santi Padri abbiano consacrato opere ed elogi particolari, ad es. : s. Cipriano, De habitu virginum (PL 4, 451-58); s. Agostino, De sancta virginitate (PL 40, 397-428); s. Basilio, De vera virginitatis integritate (PG 30, 781-84); s. Girolamo, Contra Jovinianum (I. I, n. 12: PL 23, 226-48); e soprattutto s. Ambrogio, De virginitibus (PL 16, 108-244) e De virginitate (ibid., coll. 279-316).

La ragione si è che lo stato di V. meglio favorisce i beni superiori dell'anima, specialmente nella vita contemplativa, che non lo stato matrimoniale, rivolto maggiormente alla ricerca dei beni del corpo e alla vita attiva. Però questa superiorità di uno stato sull'altro non importa necessariamente superiorità di santità o di perfezione nelle persone che lo praticano, potendo benissimo una persona sposata essere più perfetta e più santa di una persona che vive nello stato verginale (ibid., a. 4 ad 2°).

Tanto onore attribuito alla V. degenerò persino nella tendenza a ritenere obbligatorio lo stato di V. essere e dimostrarsi vero cristiano, deprimendo così lo stato matrimoniale, che pure era stato istituito da Dio fin dagli inizi del genere umano. Questa tendenza, nata col nome di «cratismo» (v. ENCRATISTI), fu avversata dai santi Padri (cf. Ireneo, Adv. haer., I, 28: PG 7, 690-91; s. Epifanio, Haer., XLVI-XLVII: PG 41, 839-53) come eretica e gravemente pericolosa per la Chiesa e la società. Invece, contro le dottrine luterane opposte il Concilio di Trento anatematizzò coloro che insegnassero essere lo stato coniugale da anteporre allo stato di V. celibato e non essere cosa migliore e più beata rimanere nella V. e nel celibato che contrarre matrimonio (ssss. XXIV, De reform. matrim., can. 10).

Bibl.: A. Vermeersch, De castitate et vitiis contrariis, 2a ed., Roma 1921, nn. 135-66; R. Guardini, Ehe und Jungfräulichkeit, Magonia 1926; L. Dublanchy, Chasteté, in DThC, II, coll. 2319-31; P. Chrétien, De castitate, Metz 1938, p. 15 sgg.

Celestino Testore