VERGINITÀ DI MARIA

VERGINITÀ DI MARIA. - Secondo la dottrina cattolica, Maria fu vergine prima del parto, nel parto e dopo il parto.

La V. di M. prima del parto significa che la concezione di Gesù non avvenne nel modo comune poiché l'elemento materiale in Maria fu reso atto a ricevere l'anima umana di Gesù da un intervento straordinario di Dio, senza il concorso dell'uomo.

Tale operazione, pur essendo comune alle tre divine Persone, viene appropriata allo Spirito Santo. Da ciò non segue che lo Spirito Santo o la S.ma Trinità possano esser detti in senso proprio padre di Gesù, perché la paternità suppone comunicazione della medesima natura (cf. Conc. lio Toledano XI, Denz-U, 282). Come uomo Gesù è senza padre (Lattanzio, Div. Instit., IV, 13, 4: PL 6, 482); ciò implica un miracolo. La V. di M. nel parto è un secondo miracolo: Maria diede alla luce il figlio senza violazione dell'integrità fisica e senza dolore. La verginità dopo il parto significa che tale integrità fu conservata anche in seguito, cioè che Maria non ebbe mai rapporti coniugali e perciò neppure altri figli.

I. S. SCRITTURA. - In Mt. 1, 16 il parallelismo della narrazione conservato nelle tre serie di genealogie degli antenati di Gesù viene troncato bruscamente al nome di Giuseppe: «sposo di Maria, dalla quale nacque Gesù detto Cristo». Lo stesso Evangelista sottolinea poco dopo che Maria fu trovata incinta per virtù dello Spirito Santo prima che venissero a coabitare. Giuseppe fu tranquillizzato da una rivelazione celeste: «Non temere di prendere con te la tua sposa Maria, perché ciò che in lei è stato concepito è opera dello Spirito Santo» (Mt. 1, 20). Luca riferisce che l'angelo «fu mandato a una vergine fidanzata a un uomo di nome Giuseppe del casato di Davide - il nome della vergine era Maria - ad annunziare: Concepirai e partorirai un figlio cui porrai nome Gesù. Egli sarà grande... figlio dell'Altissimo... regnerà in eterno sulla casa di Giacobbe» (ibid., 1, 26-33). Era una chiara identificazione del Messia attraverso il richiamo alla profezia di Is. 7, 14: «Una vergine concepita e partorita un figlio e il suo nome (» ed egli sarà l'Emmanuele (» Dio con noi)». Dalla domanda di Maria che seguì le parole dell'angelo («Come avverrà questo dal momento che non conosco [e non voglio conoscere, nel senso di avere rapporti coniugali] uomo?») si arguisce un mutuo impegno tra Maria e Giuseppe di non usare dei loro diritti coniugali. Il primo voto di verginità! (cf. Sum. Theol., 3ª, q. 28, a. 4). La risposta dell'angelo esclude evidentemente ogni concorso virile: «Lo Spirito Santo discenderà su di te e la virtù dell'Altissimo ti adombrerà» (1, 35).

La V. di M. nel parto è supposta dalla narrazione di Lc. 2, 27 dove è escluso ogni aiuto estraneo: «Partorì il figlio suo primogenito e lo ravvolse in panni e lo adagiò in un presepio». Il termine «primogenito» ha fatto pensare che Maria abbia avuto altri figli e si credette trovare una conferma nella qualifica di fratelli di Gesù, dato ad alcuni discepoli; ma l'obiezione non vale (v. FRATELLI DI GESÙ).

II. LA TRADIZIONE

Maria fu sempre considerata come la Vergine per eccellenza, in diretta dipendenza dal testo di Lc. 1, 26. Così è designata fin dai primi simboli di fede: «... natus de Spiritu Sancto ex Maria Virgine»; forma antichissima che contiene esplicitamente la fede della V. di M. prima del parto (per l'accostamento costante alla divina maternità) e dopo il parto, e male si concilierebbe con la negazione della verginità nel parto. Più tardi fu completata e riassunta nel titolo di «sempre Vergine». Nel sec. II s. Ignazio affermò energicamente contro i docenti la realtà del corpo di Gesù nato «da Maria e da Dio» (Eph. 7, 2: PG 5, 649; cf. Eph. 18, 2: ibid., 560; Trall., IX, 1: ibid., 681; Smyrn., I, 1: ibid., 708), definendo la concezione e il parto verginale un mistero sfuggito al diavolo stesso (Eph. 19, 1: PG 5, 660). Invece l'apocrifo Protovangelo di Giacomo ne fa l'oggetto d'una curiosa quanto sconveniente e leggendaria ispezione fisica (G. Bonaccorsi, Vangeli apocrifi, I, Firenze 1948, p. 101). S. Giustino propone tale verità senza restrizioni provandola con i testi di Luca, Matteo e Isaia (Dial. cum Tryph.,

nn. 43, 45, 48, 54, 63, 75, 78, 84, 100, 120; PG 6, 568-753; I Apol., nn. 22, 32-33, 46, 54; PG 6, 364-409. Contro le stravaganti teorie genealogiche degli gnostici, s. Ireneo ebbe occasione più volte di affermare la concezione verginale di Gesù (Adv. Haer., III, 9, 2; 16, 2; 19, 2; 21, 4; 10; 22, 4; IV, 22, 4; V, 19; PG 7, 870-1176) e abbastanza chiaramente anche la V. di M. nel parto (Adv. Haer., IV, 33, 11; PG 7, 1080). Tertulliano fu l'unico che, condotto dal suo esagerato realismo e da tesi preconcettate, cedette riguardo alla V. di M. nel parto e dopo il parto (De carne Christi, 20-23; PL 2, 785-90; De monog., VIII; ibid., 939); non però sulla V. prima del parto (De praese. haer., 26; PL 2, 49; Adv. Iud., 13; ibid., 635; De virg. vel., 1; ibid., 889; De carne Christi, 17-18; ibid., 782-83).

Origene è altrettanto esplicito sulla concezione verginale, quanto oscuro sugli altri due punti (De princ., I, 4; PG 11, 117; Contra Cels., I, 69; VI, 73; ibid., 1498; cf. C. Vagagnini, Maria nelle opere di Origene, Roma 1942, pp. 202-203). La V. di M. prima del parto fu sempre fuori discussione, data la chiara attestazione della S. Scrittura. Anche la V. di M. nel parto era comunemente esplicitamente ritenuta all'inizio del IV sec. Lo testimonianzo s. Ilario di Poitiers (De Trinit., III, 19; PG 33, 87), s. Efrem Siro (spesso negli Inni, editi dal Ricciotti, Torino 1939), s. Zenone di Verona (Tract., lib. I, tr. V. 3; PL 6, 303; lib. II, tr. viii, 2 sgg.; ibid., 414 sgg.), s. Ambrogio (De institut. virg., VIII, 54; PL 16, 320; Epist., LXII, 33; ibid., 1198; In Lc., lib. II, 57; PL 15, 1573). S. Girolamo (De perp. virg. adv. Helv., PL 23, 192; Adv. Iovin., I, 31; ibid., 254; Epist., 48, 21; PL 22, 510; In Io., III, 7; PL 24, 107; Adv. Pelag., II, 4; PL 23, 538; In Ezech. lib. XIII, 44; PL 25, 430), s. Epifanio (Adv. Haer., 78; PG 42, 729-36). Questi ultimi sono più preoccupati di difendere la V. di M. prima e dopo il ELVIDIO (v.), Gioviniano (v.) Bonoso (v.) e altri che la negavano per giustificare il loro disprezzo per lo stato verginale. Viceversa, molte affermazioni della V. di M. si trovano nelle opere dedicate alle vergini (già Tertulliano, lo Pseudo-Clemente, ma specialmente s. Ambrogio, s. Girolamo, s. Metodio). Se anche in seguito vi furono controversi sulla V. di M., esse non riguardavano mai il fatto ma la sua spiegazione (v. PASCASIO, RADBERTO; CORBIE): così Durado di St-Porçain (IV Sent., dist. 44, q. 6) che, pur dopo la brillante soluzione di s. Tommaso (Quodl., I, a. 22; Sum. Theol., 3ª, q. 28, a. 2), proponeva una spiegazione che i teologi posteriori non cessarono di rimproverargli.

Si può osservare che la V. di M. fu accolta integralmente nel Corano (sura 19) e non fu messa in dubbio dai primi protestanti. Solo nel sec. XVIII-XIX, con la negazione del soprannaturale e del miracolo, i razionalisti rinnovarono le vecchie obbiezioni, respingendo assolutamente il dogma e cercandone l'origine nel mondo delle idee pagane o giudaiche (v. BIBLICA).

III. IL MAGISTERO

La verginità in genere è affermata, oltre che nel Simbolo apostolico (Denz-U, 2-12), in quello di s. Epifanio (ibid., 13), nella formula detta di Damaso (ibid., 16), nel Simbolo antipriscillianista di Toledo (ibid., 20) e finalmente in quello costantinopolitano (ibid., 290), testimoni di una fede antica e costante. Essa è supposta nel Concilio di Efeso (ibid., 113), ripetuta esplicitamente da s. Leone nel Tomus ad Flavianum (acclamato nel Concilio di Calcedonia: ibid., 144) e solennemente dichiarata nel Concilio Lateranense del 649 (ibid., 256) che la definisce in tutte le sue fasi.
BIBL.: O. Bardenhewer, Maria Verkündigung, Fruborg in Br. 1905; E. Neubert, Marie dans l'Égl. antenc., Parigi 1908; L. Zarantonello, La V. di M., Vicenza 1909; J. M. Lagrange, La concept. surnatur. du Christ d'après st Luc, in Rev. bibl., 11 (1914), pp. 60-71, 188-208; A. Steinmann, Die Jungfrauengeburt und die vergliche Religionsgesch., in Theol. und Glaube, 10 (1918), pp. 433-66; A. D'Alès, Marie, Virginité perpétuelle, in DFC, II, coll. 199-206; E. Dubianchy, Marie, in DTC, IX, II, coll. 2341-2349, 2369-80; A. Médébiell, Annunciation, in DBS, I, coll. 262-297; L. G. Machen, The Virgin Birth, Nuova York 1930 (studio protestante che conclude in senso cattolico); J. M. Vosté, De concept. virgin. Jesu Chr., Roma 1933; K. Prümm, Der christl. Glaube und die altheid. Welt, I, Lipsia 1935, pp. 235-81; P. Botz, Die Jungfrauenschafte Mariens, Bottrop 1935; Fr. X. Steinmetzer, Empfangen vom Hl. Geiste, Praga 1938; B. H. Mirkelbach, Mariologia, Parigi 1939, pp. 216-63; G. Roschini, Mariologia, III, Roma 1948, pp. 239-78; D. Bertetto, Maria nel dogma cattolico, Torino 1950, p. 387 seq.