FRATELLI DI GESÙ

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FRATELLI DI GESÙ. - Consanguine di Gesù che nei Vangeli (Mt. 12,46; 13,55; Mc. 3,31; 6,3; Lc. 8,19-21; Io. 2,12; 7,3-5) c'Act. 1,14 sono detti «f. di Lui» e nelle epistole di S. Paolo (I Cor. 9,5; Gal. 1,19) «f. del Signore» (οἱ ἄλλαι τῶν Κυρίων). Mt. 13,55; Mc. 6,3, nominano 4 di questi fratelli: Giacomo, Iosé (Ἰωσήφ) o Giuseppe, Giuda (Simeone.

Due questioni si pongono: 1) quale grado di parentela esisteva tra Gesù e i suoi cosiddetti f. 2; 2) chi sono, storicamente considerati, questi f. di G.?

I. IL GRADO DI PARENTELA

Il termine «f.» assumeva spesso significato molto largo. Sia l'ebraico 'αθ, sia il greco ἀδελφός, come risulta dai molti testi sacri e profani, può indicare: a) f. nel vero e proprio senso (Gen. 4,8; Mt. 4,21; 17,1, ecc.); b) consanguineo di qualsiasi grado (Gen. 13,18; 28,2; 1 Par. 23,21); c) prossimo (Deut. 15,3; Ios. 22,2; Judg. 1,3; Ier. 7,15; Rom. 9,3; Iac. 1,9; Platone, Men., 8,239; Senofonte, Anab., 7,2, 25,38). Quindi si domanda: in che senso gli Evangelisti usano il vocabolo «fratelli», quando parlano dei f. di G.? Sono questi i suoi f. in senso strettissimo, cioè figli di S. Giuseppe e Maria s.m.a, o piuttosto suoi parenti in grado imprecisato?

Le varie risposte si possono classificare in 3 teorie:
1. La teoria «evidiana»: ritiene i f. di G. come figli di S. Giuseppe e di Maria s.m.a. Questa teoria, sostenuta da Elvido da pochissimi suoi aderenti, fu pronunciata da Padri (S. Girolamo, De perp. virg. adversus Helv.: PL 23,193-216), condannata (Denz-U, 9r) e finalmente da tutti abbandonata. Purtroppo fu risuscitata nel sec. XVIII da alcuni informatori, e oggi è sostenuta da tutti i protestanti.
2. La teoria «epifaniana»: considera i f. di G. come figli avuti da S. Giuseppe in un suo presunto matrimonio precedente. Questa teoria, che si basa sulle favole degli apostoli, è stata sostenuta poi dai Padri greci, e oggi è difesa da alcuni dottori scismatici.
3. La teoria «geronimiana»: sostiene che i f. di G. sono suoi cugini. Questa teoria, già propugnata da S. Girolamo sostenuta da tutti i Padri latini e alcuni greci, oggi può essere considerata come dottrina ufficiale della Chiesa cattolica.

Quest'ultima teoria trova la prova sia nel Vangelo, sia nella tradizione. I Vangeli insegnano chiaramente che né Maria né Giuseppe hanno avuto altri figli all'infuori di Gesù (Lc. 1-2; Mc. 6,3; Io. 19,27); la tradizione conosce cugini di Gesù, e precisamente Giacomo, Simone, Giuda, che sono indicati come figli di Clopa, fratello di Clopa, Giuseppe (Eu-sebio, Hist. Ecc., III, 11-20; 4,22; 2,22; PG 20,196, 252-61, 380). Io. 19,23 indica che la moglie di Clopa è sorella della Madre di Gesù, identica a Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, indicata dai Sinottici (Mt. 27,56; Mc. 15,40; Lc. 24,49).

Onde è probabile che i f. di G. siano i figli di Clopa fratello di Maria madre di Gesù: quindi cugini di Gesù. Per altre ipotesi, V. ALFEO, CLEOFA.

II. LA PERSONALITÀ STORICA

È necessario affrontare la questione dell'apostolicità o meno dei cugini del Salvatore.

Riteniamo più probabile che Gesù abbia chiamato a far parte del Collegio dei 12 Apostoli alcuni dei suoi f. Lo prova, sembra, s. Paolo in I Cor. 9,5. D'altra parte, l'argomento che gli avversari dell'apostolicità dei f. di G. credono trovare in Io. 7,3-5 non pare avere valore probatorio, perché Giovanini qui non parla d'incredulità assoluta, ma piuttosto relativi, conciliabile quindi con l'apostolato. Infatti gli Apostoli, fino all'avvento dello Spirito Santo, hanno avuto una fede imperfetta (Io. 14,1-22; Act. 1,8; Lc. 24,21).

Giacomo, f. di G., fu il primo vescovo di Gerusalemme; cf. Act. 15,13; 21,18; Gal. 1,19; I Cor. 15,7; di lui narra molte cose Egesippo (Eusebio, Hist. ecc., II, 4-6; PG 20,197 sq.).

Questo f. di G. con tutta probabilità è lo stesso che apostolo Giacomo d'Alfeo. All'identificazione di Giacomo f. di G. con l'apostolo Giacomo d'Alfeo non si oppone il fatto che il primo è detto figlio di Clopa e il secondo figlio d'Alfeo, perché il nome Clopa etimologicamente può essere considerato quale forma grecizzata dall'aramacico Ἀλφαί; d'altra parte il padre dei f. di G. poteva avere i nomi, Alfio e Clopa. S. Luca in Act. 12,15 ci presenta solo due Giacomi, cioè il figlio di Zebedeo e il f. di G.; anzi, dopo aver indicato la morte del primo, parla di quest'ultimo quasi egli fosse l'unico di questo nome tra i dirigenti della Chiesa nascente.

La tradizione non conosce un distinto Giacomo d'Alfeo, ma conosce molto bene Giacomo f. di G.: lo chiama apostolo, benché alcuni testi gli diano questo titolo in senso lato, i più antichi e più quotati.

FRATELLI DI GESÙ - FRATELLI DI S. PATRÍZIO

testi lo ritengono uno dei 12 Apostoli, identificandolo con Giacomo figlio d'Alfeo (cf. I Cor. 15, 5-7; Gal. 1, 19).

Giuda (v.), f. di G., autore dell'Epistola catolica, si presenta ai suoi lettori come fratello di Giacomo (Jud. 1), perché quest'ultimo era più noto di lui.

È quasi certo che questo f. di G. sia identico con l'apostolo Giuda di Giacomo (Lc. 6, 11; Act. 1, 13), congiunto Tadddeo o Lebbeo (Mt. 10, 3; Mc. 3, 18). Infatti la tradizione è quasi unanime a favore dell'apostolato di questo f. di G. A quanto si sa, solo Cirillo d'Alessandro si è risposto indirettamente tengono il contrario, appoggiandosi su ragioni ecceziche, non storiche.

Simone, f. di G., fu il secondo vescovo di Genusalemme. Se si dà fede a Egesippo (Eusebio, Hist. ecc., III, 32; PG 20, 255) visse a lungo e soffrì molto. Non è ben chiaro, ma probabile, che anche questo f. di G. facesse parte del Collegio dei 12 Apostoli; dev'essere lo stesso che Simone canone o zelote.

Su Giuseppe, f. di G., nulla si conosce.

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