FREER, TESTI di. — Manoscritti biblici greci (della versione dei Settanta e del Nuovo Testamento, facenti parte della collezione di Ch. L. F. (m. ii) 25 sett. 1919) a Detroit (U.S.A.) ed ora conservati a Washington (Smithsonian Institution). Di particolare importanza è il ms. W (2 014) acquistato dal F. ad al-Gizah (Egitto) nel 1906, riprodotto in fototipia e studiato da N. A. Sanders.
È un codice pergamenaceo di 26 quintieri e 374 pp. (mm. 215 x 145; 205 x 13) di cui due alla fine di Giovanni in bianco, scritte su un'unica colonna di 30 linee, di 27-30 lettere. Il testo è diviso in paragrafi e sembra emendato da 4 correttori. Le omissioni sono una dozzina. Comprende i Vangeli nell'ordine: Matteo, Giovanni, Luca, Marco. Manca solo 10, 14, 25-16, 7 Msc. 15, 13-38. La scrittura è unica, inclinata a destra e quella del primo quinterno (Io. 1, 1-5, 11) apparisce più antica. La data di composizione è controversa (sec. IV-VI [Gregory]; IV-V [H. A. Sanders]; IV [Grenfell]; V [Kenyon]). Presenta un testo ibrido: M. Lc. 8, 13-24 si avvicinano a (Antiochone) (in Matteo, su 135 varianti, 1205 concordano con A; le altre con B e D in Luca, 112 con A, 189 con D, 98 con B). Io. 5, 12-13, 6 Lc. 1, 1-8, 12 concordano con B (sec. esichiana; Giovanni 687 con B e 8 con A; in Io. 5-10 prevale prima B poi X. Luca. 347 con B, 126 con D + con A). Msc. 1, 1-5, 30 concorda con le Antiche Latine, specialmente con e; Msc. 5, 31-13, in minore misura (185 con le Antiche Latine, 116 con D, 24 con X e 16 con B). Io. 1-5, 11 concorda con le Antiche Latine come Msc. 1, 1-5, 30. Perciò A mista con D + B predomina in Msc. 1, 1-5, 13-13; B mista con D + A in Lc. 1, 8-12 e Io. 5, 12-13; D in Msc. 1, 5-30 e Io. 1, 5-11; la cessare non in Msc. 5, 31-13. Il P + 3 (Chester-Beaty) si avvicina a W per Marco e Luca. W testimonia la diffusione del testo occidentale (D) in Egitto e convalida l'opinione che le lezioni considerate proprie delle Antiche Latine provengono da un testo greco anteriore, e non da corruzione o parafrasi di esso. Caratteristica di W è la finale lunga dopo Msc. 16, 14, detta i di logion F. in una forma più ampia che in S. Girolamo (Ado. pelag., II, 15; PL 23, 576). È riprodotto in nota nelle edizioni critiche del Nuovo Testamento. Sebbene non autentico, ha origini antichissime (prima metà del sec. II, secondo Gregory). W contiene anche la I Cor. 10, 20; frammenti delle Epistole ai Corinii, ai Galati, agli Efesini, ai Colossesi, ai Tessalonicesi, agli Ebrei, a Timoteo, a Tito, a Filomene. Originariamente constava di 208-12 fogli e può datarsi ai sec. V-VI. Riproduce il 8-10 come ACP 17, 37.