GIOVINIANO

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GIOVINIANO. - Erectio del sec. IV. Nessuna notizia si conosce sulla sua origine e prima educazione; sconosciuto è altresì il luogo e la data della morte. Verso il 385, dopo esser vissuto per qualche tempo nelle pratiche del più rigido ascetismo, di punto in bianco mutò vita dandosi alla vita gaudente ed ai bagordi. Per giustificare questo nuovo tenore di vita, scrisse delle opere che sono oggi perdute.

Il loro contenuto però si può conoscere dagli scritti di coloro che le confutarono, ed in modo particolare da Girolamo, e si può così sintetizzare: 1) non esiste

differenza alcuna tra i vari stati della vita sociale: vergini, sposati e vedovi, purché abbiano ricevuto il Battesimo, sono uguali; 2) chi è stato rigenerato con il Battesimo non può più peccare, né subire le suggestioni del demonio; 3) nessuna differenza di merito tra la vita astinente e il partecipare ad un banchetto, purché questo si chiuda con un rendimento di grazie al Signore; 4) nessuna distinzione di merito in cielo tra i vari gradi di virtù. Per questo sistema di dottrina che metteva in pericolo tutta la morale cristiana, G. fu accusato al papa Siriccio, il quale in un Sinodo tenuto nel 390 ne condannò le dottrine e lo scomunicò insieme ad otto seguaci. Per difendersi G. pubblicò allora un libello conosciuto con il nome di Commentarioli, in cui allegando una serie di passi scritti, e tracceva di convalidare le sue teorie. Intanto si trasferiva a Milano sperando di ottenere giustizia e protezione dall'imperatore Teodosio; questi però non solo non accolse l'eretico ma lo bandì anche da Milano. S. Ambrogio poi, cui papa Siriccio aveva comunicato la sentenza di scomunica, con l'approvazione di un Sinodo tenuto nel 391 confermava la condanna di Roma. Dalla lettera sinodale milanese appare che G. negava anche la perpetua verginità di Maria (s. Ambrogio, Epist. 42).

Da Roma poi Pammachio pensò di mandare i Commentarioli a S. Girolamo, che si trovava in Palestina, pregando di scrivere la confutazione. In due settimane, tra il 392 ed il 395, il solitario di Betleem compose i due libri Adversus Iovinianum nei quali seguendo passo spesso il libello, con un'abbondanza di citazioni sacre e profane ed in uno stile veemente e fortemente polemico, distruggeva le argomentazioni di G. ed in particolare esaltava la bellezza dello stato verginale e la sua superiorità su quello matrimoniale.

Nonostante le sentenze di scomunica di Roma e di Milano e la mordace confutazione di S. Girolamo, G. continuò a far propaganda e ad aver segnato i due monaci apostati milanesi ne sparsero gli errori anche a Vercelli.

Bibl.: S. Girolamo, Adversus Iovinianum: PL 23, 211-338; W. Haller, Iovinianus (Texte und Untersuchungen, 17, 11), Lipsia 1897; F. Cavallera, St. Férôme, sa vie et son oeuvre, I, Lovainio 1922, pp. 154-64; Morica, II, pp. 1357-61; F. Valli, Un eretico del sec. IV, G., Torino 1925.