PASCASIO, RADBERTO. - Teologo e abate benedettino, n. nella regione di Soissons ca. il 790, m. a Corbie nell'865 ca. Monaco e scolastico a Corbie, nell'822 partecipò con il suo abate Adalardo e con Wala alla fondazione dell'abbazia di Corwey (Nuova Corbie) in Germania. Eletto abate di Corbie nell'844, fu presente ai Concili di Parigi (847) e di Quierzy (849). Verso l'851, per difficoltà interne, si ritirò come semplice monaco a St-Riquier, donde ritornò in seguito a Corbie.
Per le sue numerose opere agiografiche, esegetiche e teologiche (PL 120) tiene posto eminente tra gli autori della rinascita carolingia. Degne di nota: Vita s. Adhalardi; Epitaphium Arsenii seu vita Vialae; Commentarius in Mt.: è, quest'ultima, l'opera più ampia di P., sintesi delle sue omelie e dei suoi corsi biblici nella schola monastica; intessuta di testi patristici, è tuttavia l'esegesi più personale fra quelle dei contemporanei; Expositio in Ps. 44 (pie elevazioni sulla vita religiosa); Expositio in lamentationes Ieremiae, sui mali della Chiesa nel decadente Impero carolingio; De fide, spe et caritate, importante per la storia del trattato delle virtù teologali; De partu Virginis, combatte la tesi di Ratrammo (v.) rivendicando la verginità di Maria in partu; Homilia de Assumptione B. V., nota come lettera di s. Girolamo a Paola ed Eustochio (PL 30, 126-47); Homiliae de Assumptione B. V., edite tra le opere di s. Ildefonso (PL 96, 239-68): le prime 3 sono probabilmente di P., le altre 4 sono discusse; Historia de ortu S. Mariae (tra le opere diubbe di s. Girolamo: PL 30, 308-15): rimaneggiamento del Protovangelo di Giacomo sull'infanzia della Madonna.
Il celebre Liber de Corpore et Sanguine Domini fu scritto nell'831 a richiesta di Warin, abate di Corwey, per i monaci sassoni e di cui alcuni estratti circolarono subito come testi di s. Agostino; nell'844 P. ne curò una 2ª ed. (dedicata a Carlo il Calvo), che diede origine a una nutrita controversia eucaristica (v. EUCARISTIA; MESSA), in cui oppositori furono soprattutto Ratrammo e Rabano Mauro (v.); P. accentuò il suo realismo nel cap. 26 del Commentarius in Mt. e nell'Epistola ad Frudegardum de Corpore et Sanguine Domini (cf. A. Wilmart, Analecta Regimensia, Città

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