PASSAGLIA, CARLO. - Teologo e scrittore po-litico-ecclesiastico, n. a Pieve S. Carlo (Lucca) il 9 maggio 1812, m. a Torino il 12 marzo 1887.
Entrato fra i Gesuiti il 18 nov. 1827, fu in seguito prefetto degli studi al Collegio Germanico e professore di diritto canonico al Collegio Romano, dove dal 1844 al 1848 tenne la cattedra di teologia dogmatica, distin-guendosi per l'ampia erudizione, la ricca conoscenza pa-tristica, l'eloquenza classica e viva. I moti del 1848 lo costrinseco ad esulare in Inghilterra, Francia e Belgio, donde, tornato a Roma, riprese nel 1850 le sue lezioni. Fu attivissimo nella preparazione della definizione dell'Imma-coleta Concezione, per cui, coadiuvato dal p. C. Schröder, scrisse l'opera classica: De immaculato Deiparae Virginis conceptu (3 voll., Roma 1854). Difficoltà con l'Ordine a cagione delle sue idee politiche e molte disillusioni gli fecero domandare a Pio IX e ottenere (20 gen. 1854) la secolarizzazione. Il Papa allora gli diede una cattedra di filosofia alla Sapienza. Frattanto venne guadagnato alla causa del Piemonte; scrisse infatti: Il Pontefice e il Principe (s. I. 1860), in cui sosteneva la necessità rela-
tiva del potere temporale, al quale, perciò, il papa poteva rinunciare per interessi superiori. Messo a contatto con Cavour dal dottor D. Pantaleoni, suo corrispondente romano, difese l'unità italiana ed accettò di trattare con i card. Antonelli e Santucci, negoziatori della S. Sede, la rinuncia da parte del Papa alle Legazioni. Fallito il tentativo, pubblicò, anonimo, *Pro causa italica ad episcopos catholicos auctore presbytero catholico* (Roma 1861) per persuadere vescovi e clero a non mostrarsi nemici della patria ricostituita. L'opera, subito tradotta in italiano (Firenze 1861) e posta all'Indice (decr. 9 ott. 1861), lo costrinse a fuggire, travestito, da Roma a Torino, dove ebbe una cattedra di filosofia all'Università e dove continuò febbrimente la sua attività conciliativa, con varie pubblicazioni, tra cui la *Petizione di novemila sacerdoti italiani a S. Santità Pio IX e ai vescovi cattolici con esso uniti* (Torino 1862), con la quale si chiedeva al Papa di concedere Roma come capitale d'Italia. Allo stesso scopo fondò a Torino, nel 1862, il *Mediatore*, bisettimanale politico, religioso, scientifico, letterario, che diresse fino al 1866 (all'Indice, decr. 26 genn. 1863), affiancandogli nel 1863-64 il quotidiano *La pace* e nel 1867 il settimanale *Il Gerdi*. Sospeso a divinis, depose l'abito ecclesiastico, ma conservò intatta la fede e la morale; scrisse anzi contro il Renan: *La vita di Gesù scritta da E. Renan discussa e confutata* (Torino 1863); contro il divorzio: *Sul divorzio* (ivi 1881); e a commento della encic. *Aeterni Patris*: *Della dottrina di s. Tommaso secondo l'enciclica di Leone XIII* (ivi 1880), dove elogia quel documento e nello stesso tempo difende il Rosmini. Fu anche deputato del collegio di Montecchio al Parlamento italiano (1863-64), ma finì con rinunciare al mandato e vedersi ormai circondato di oblio. Poco prima di morire si pentì dei suoi errori e della sua attività contro l'autorità del Pontefice e ne fece pubblica ritrattazione nelle mani del card. arcivescovo Alimonda, morendo così riconciliato con la Chiesa.
Alle opere accennate, si devono aggiungere: la *ridizione dell'Enchiridion de fide, spe et caritate s. Augustini*, già curato dal p. J. B. Faure (Napoli 1847); *De praerogativa b. Petri* (Roma 1850); *Commentariorum theologorum partes tres* (3 voll., sui 5 progettati, ivi 1850-51); *Conferenze delle nella Chiesa di Gesù in Roma nella Quaresima del 1851* (pubblic. prima in *Civ. Catt.*, 1a serie, voll. v-VII, poi a parte, Roma 1851); *De Ecclesia Christi* (2 voll., Ratisbona 1853-56); *De aeternitate poenarum* (ivi 1854); coopero inoltre con il p. C. Schrader alla nuova ed. di D. Petau, *Opus de theologicis dogmatibus* (Roma 1857), ma l'opera si arenò dopo il vol. I.
C. Celestino Testore