PASSAVANTI, Jacopo. - Domenicano, oratore, scrittore, n. a Firenze nel 1302 ca. da Banco e Francesca Tornaquinci, ivi m. il 15 giugno 1357. Entrò nel convento di S. Maria Novella nel 1317 ca.; studiò a Parigi dal 1330 al 133; fu lettore di filosofia a Pisa, maestro di teologia a Siena e a Roma; predicatore a Firenze nel 140; priore a Pistoia e S. Miniato nel 1341-45; alla fine del 45 priore a Firenze, dove venne nominato vicario generale della diocesi dal 50 al 52.
Fu religioso esemplare, audace e sicuro nel dire la verità, consigliere esperto e dotto nei casi difficili. Curò la biblioteca del convento e con gusto d'arte sovrintese all'Opera di S. Maria Novella, ne suggerì e diresse gli affreschi e per incarico di Niccolò Acciaiuoli si occupò anche del la costruzione della Certosa. Oratore fecondo e fervido, tanto piacque con le sue prediche, specie quelle sulla Confessione, della Quaresima 1354, che molti lo pregarono di ri-durle, a certo ordine per iscrittura volga-re. Compose perciò, ne

nel due anni precedenti la morte, in Specchio di vera penitenza (Firenze 1495; ed. a cura di F. L. Polidori, ivi 1864; a cura di M. Lenardon, ivi 1923) "per coloro che non sono letterati ", propon
i due anni precedenti la morte, lo *Specchio di vera penitenza* (Firenze 1495; ed. a cura di F. L. Polidori, ivi 1864; a cura di M. Lenardon, ivi 1925) «per coloro che non sono letterati», proponendosi, e forse cominciando, un parallelo trattato «in latino per li chierici» sul modo di udire le confessioni, che però non ebbe tempo di stendere.
Lo *Specchio* è diviso in 5 distinzioni: la I dimostra che cosa è Penitenza; la II gl'incentivi e la III gl'impedimenti alla Penitenza; la IV le parti della Penitenza (contrizione e attrizione); la V tratta della Confessione in 7 capp. riguardanti le disposizioni del penitente e i requisiti e i doveri del confessore. Alla V distinzione segnano trattatelli sulla superbia e l'umiltà, sulla vanagloria e vana scienza, sulla scienza diabolica (magia) e sui sogni. Sono pagine nutrite di solida dottrina, intessute di citazioni patristiche e scolastiche e punteggiate da «esempi» di fonti ben note (Elinando, Cesario, Beda, Jacopo da Vitry) che il P. sceglie tra i più foschi per impressionare il peccatore, e che la sua arte rende fosforescenti. Alcuni sono brevissimi, altri hanno nucleo e nerbo di forte novella (Beatrice, Thais, la caccia infernale, il vecchio romano tentato dal diavolo-femmina). Il P. sa toccare con la scatola concisione peccati nefandi, lasciandone intravvedere le gravità, senza suggestione malsana.
La musa del P. non è solo il terrore (De Sanctis) ma anche la speranza. I suoi racconti, prevalentemente in rosso e nero, hanno pure qualche margine dorato, specie dove interviene la Madonna. Il valore estetico dello *Specchio* è negli «esempi», però essi non possono essere staccati dal contesto dogmatico e precettistico di cui fanno parte, e che si distingue per nitore di osservazione, precisione di analisi psicologica, sobrietà di ragionamento, mestizia e qualche volta arguzia di morale austera, non rigida. Nei trattati gli esempi diradano, ma la rassegna delle superstizioni, magie, false interpretazioni di sogni offrono un interesse folkloristico di primo ordine. Lo *Specchio* è importante per i giudizi del P. sulla missione del dotto, sugli studi umanistici e sui dialetti italiani. Furono attribuite al P. traduzioni di un'omelia di Origene e di due concioni di Tito Livio, ma senza fondamento.
PASSAVIA (PASSAU), DIOCESI di - Facciata del Duomo. Architetto Carlo Lurago (1675). Le torri campanarie furono terminate nel 1896-97.