PASCARELLA, CESARE. - Poeta, n. a Roma il 28 apr. 1858, ivi m. l'8 maggio 1940.
Esordì come poeta con sonetti romaneschi, apparsi sul Capitan Fracassa, nei quali si andava profilando una sua personalità pensosa e malinconica. Ma la tendenza al racconto, alla rappresentazione obiettiva e pur trasfigurata da un intenso lievito lirico, si accentrava e organizzava, sotto l'influsso carducciano, in tentativi di maggior impegno (Il morto di campagna, 1884), fino a sboccare nelle ampie visioni storiche di Villa Glori (1886) e La scoperta dell'America (1894): epica riportata alle sue fonti
più genuine e rimessa in bocca a un ingenuo rapsodo trasteverino, che, spogliandola di ogni aura leggendaria, le conferisce un rilievo realistico e la rende quasi contemporanea. Segni di stanchezza, oltre qualche lacuna nello svolgimento storico, si rilevano nei 350 sonetti di Storia nostra, epopea italiana dalla fondazione di Roma in poi.
L'anticlericalismo del P., che appare dichiarato e convinto in alcuni sonetti, si fonda, più che su motivi dogmatici o etici, sulla polemica, comune ad altri scrittori coevi, intorno al dominio temporale.