PARNASSIANESIMO. - Movimento letterario della seconda metà dell'Ottocento. I poeti, che più o meno meritano il nome di parnassiani, cominciarono a raggrupparsi verso il 1860.
Il primo tentativo di documentare l'attività fu fatto da Catulle Mendès, nel 1861, con la rivista Revue fan- taisiste, durata solo nove mesi. Vi apparvero poesie di Gautier, Banville, Baudelaire, Villiers de l'Isle-Adam e di Mendès stesso, allora giovanissimo. Successivamente Le comte de Lisle appoggiò il movimento con numerosi arti-

Parmigianino, Francesco Mazzola, detto il - Circe offre da bere ai compagni di Ulisse. Disegno - Firenze, Uffizi.
Coli critici, che ne precisavano le finalità ancora oscure. Nel 1865, L'Art diretta da Xavier de Ricard definiva la poetica del gruppo nella necessità, per i nuovi poemi, di una fattura impeccabile, in opposizione ai sussulti «epilettici» del romanticismo, in nome di un'ispirazione più ferma e serena. Al posto de L'Art, che cessava le pubblicazioni, l'editore Lemerre nel 1866 raccoglie in un primo volume, dal titolo Le Parnasse contemporain, il meglio della produzione lirica di tale tendenza. Accanto ai maestri, già nominati, si raggrupparono i giovani poeti: Louis Ménard, Herédia, Coppée, Mendès, L. Dierx, Sully Prudhomme, Verlaine e Mallarmé. Alla prima serie del Parnasse, accolta con successo, segui nel 1871 un nuovo volume, dove figurano ancora dei giovani principianti, come France, Mérat, Plessis, Ch. Cros, e altri non sempre fedeli allo spirito «parnassiano». Quest'ultimo man mano si rese più teorico, come un corpo di precetti stabiliti: purezza della forma, impassibilità dell'anima del poeta, al cui travaglio creatore l'arte deve associarsi in maniera viva ma non tumultuosa e disgregatrice, e infine culto della parola, che finirà poi in Mallarmé per essere divinizzata.