PASSAVIA (PASSAU), DIOCESI di. - Diocesi nella Baviera, esistente, nell'estensione attuale, soltanto dal 1817 e 1821, ma anticamente una delle diocesi della Germania più estese e centro missionario di primo ordine.
La diocesi ha una superficie di 5442 kmq. e 497.535 cattolici e 52.512 non cattolici, comprendente 267 parrocchie in 24 decanati, con seminario, e una quantità di istituti religiosi di ogni categoria; gli Ordini religiosi e le congregazioni femminili fioriscono. Celeberrimo il santuario di Altötting, noto anche quello di Halbmeile, della Madre dolorosa.
I. Epoca antica
Antichissimi nuclei abitati s'intranno nel paese, soprattutto lungo lo sperone formato dalla confluenza fra il Danubio e l'Inn, dove i celti Boii costruirono Boidurum. Nel 15 a. C. i Romani portarono le frontiere di Roma fino al Danubio e l'Inn diverso linea di confine fra le provincie della Rezia e del Norico. Verso il 153 costruirono, sulla destra dell'Inn, di fronte a Boidurum, il castello che prese il nome di "Battavia castra", dalla coorte di Batavi che vi stazionò. Ai tempi di s. Severino (m. nel 488), la guarnigione era passata al centro principale, ormai Batavis, mentre l'ex-castro rientra il nome primitivo Boirto. Vi erano una chiesa e due monasteri, ma il centro ecclesiastico fu Laureacum (oggi Lorch), di cui si conosce anche il nome del vescovo contemporaneo a s. Severino, cioè Costanzio; la diocesi si estese fino alla frontiera pannonica. Nel 488 Batavis fu distrutta dai Turingi, anche Laureacum sparì, la Cattedrale antica continuò a servire come matrice per il nuovo centro, sulle vicine colline, che poi ebbe il nome di Enns.II. Epoca carolingia, primo periodo missionario
Durante i secc. VI-VII cominciarono a delinearsi le formazioni dei nuovi Stati germanici, fra cui la Baviera, retta da propri duchi, i quali dalla metà del secc. VIII stretto sotto l'egemonia franca. La Batavis era diventata Bazzawa e poi la Passau attuale; il cristianesimo fu diffuso fra le popolazioni bavaresi da vescovi missionari, senza sede fissa, che fondarono diversi monasteri come centri di irradiazione. Soltanto s. Bonifacio nel 739 poté costituire una gerarchia stabile, con Salisburgo per metropoli, e quattro sedi diocesane fra cui P., con territorio piuttosto modesto nella Baviera attuale, mentre all'oriente, verso l'attuale Ungheria, i confini dipendevano dalle vicende politiche della potenza germanica. Dopo i vescovi missionari Ercanfrido e Octaro (di epoca incerta), un certo Vivilone, ordinato dallo stesso Gregorio III, divenne il primo vescovo stabile della nuova diocesi. Egli era monaco e presso la cattedrale di S. Stefano eresse un monastero di cui il vescovo fu l'abate dei monaci. Solo dopo il 900 sorsero i Capitoli di canonici secolari e si ebbe la separazione fra vescovado e Capitolo. Nel 768 il duca Tassione III fece venire da Trento il corpo del vescovo missionario s. Valentino che diventò il patrono di P., città e diocesi. Carlomagno nel 791 diede inizio, dal campo presso Lorch, alla guerra contro gli Avari e, dopo la loro completa disfatta (796), istituì la marca orientale, aprendo a P. il campo ad una penetrazione missionaria e civilizzatrice, diretta a oriente lungo il Danubio. Ludovico il Pio delimitò poi le zone di azione fra Salisburgo e P. Questa si estese, come pare, fino sui territori slovacchi, per cui il vescovo di P., Ermarrico (866-74), si trovò in contrasto con i missionari bizantini guidati dai ss. Cirillo e Metodio. Nel 900 poi, quando Giovanni IX eresse una gerarchia indipendente in Moravia, tutto l'episcopato bavarese, con a capo Salisburgo, protestò a Roma; ma ben presto ogni attività politica, culturale ed ecclesiastica crollò sotto le tremende invasioni magiare che minacciarono seriamente per mezzo secolo la Germania e l'Italia. Monasteri, chiese e centri abitati nell'Ungheria fin nel cuore della Baviera sparirono di nuovo, e non tutti risorsero.III. Epoca medievale, secondo periodo missionario
Impedite con il 955 le invasioni magiare, la marca orientale fu restaurata, almeno in parte, e poi successivamente allargata verso la Pannonia, formando sotto il governo dei Babenberg (976-1246) quel territorio che poi doveva diventare l'Austria. In questo stesso tempo P. ebbe il vescovo più celebre della sua storia, Pilgrim (Pilgrim, 971-91), uomo dotto, energico e strenuo difensore dei diritti (veri e supposti) della sua sede. Leggenda allora diffusa era che P. continuasse l'antico vescovado di Lorch, diventato senz'altro arcivescovo e metropoli della Pannonia, da Vivilone trasferito a P. a causa delle migrazioni barbariche; si era formato anche un fittizio elenco di vescovi, con a capo s. Massimiliano di Celeia (secc. IV); ed ora, con l'occorrente del popolo magiario, Pilgrim rivendicava per la sua sede le presunte prerogative metropolitane di Lorch sopra tutta la Pannonia, cioè Ungheria. Con documenti falsi si fece riconoscere dalla corte imperiale i diritti sopra i monasteri risorti (Kremsmünster, St. Florian, St. Pölten, ecc.). Negli anni 972 e 974 chiese a Benedetto VI la conferma dei suoi pretesi diritti metropolitani, ma l'arcivescovo Federico di Salisburgo riuscì a sventare l'azione di Pilgrim con la conferma di un unico metropolita della Baviera e dei territori orientali fino alla Pannonia. Ma Pilgrim creò una serie di diplomi imperiali e papali, per provare la continuazione a P. della metropoli (inesistente) di Lorch (sono le celebri "Passauer" o "Lorcher Fälschungen"), ma senza riuscire nell'intento. Pilgrim intanto portò a celebrà la scuola della Cattedrale, celebrò vari sinodi nei luoghi più notevoli della marca orientale e spiegò un'attività mirabile di colonizzazione e di fondazioni ecclesiastiche (chiese, monasteri, celle, centri agricoli, ecc.). Nel 985 celebrò un sinodo proprio a Lorch e fece trasportare le reliquie di s. Massimiliano, creduto arcivescovo di Lorch, a P., ove è venerato come secondo patrono della diocesi. Da Ottone III il vescovo di P. ebbe diritti sovrani sopra alcuni territori della diocesi, per cui in seguito il vescovo diventò principe dell'Impero. I secc. XI-XIII sono per P. notevoli come i più fecondi di fondazioni monastiche ed ecclesiastiche (le parrocchie matrici) e di penetrazione culturale, sempre in collaborazione con la nobiltà e soprattutto con i marchesi, dal 1156 duchi d'Austria. Ottone di Lonsdorf (1254-65) introdusse e favorì glistudii superiori e riorganizzò l'amministrazione; fu molto caritatevole e lasciò la raccolta dei documenti della diocesi nel Codex Lonsdorfianus (ed. nei Monum. Boica, XVIII, 2, 40 sgg.). Nel contempo il canonico della Cattedrale, Alberto da Beham (1260), storico e uomo di azione politico-religiosa di vasto raggio, rimaniplò la favolosa storia di Lorch, facendone quasi perno di altre nuove aspirazioni dei vescovi di P. Si deve tener conto del fatto che il maggior territorio di P. apparteneva all'Austria, paese allora di grande importanza.
Sotto il vescovo Pietro (1265-80) l'Austria passò alla casa d'Ausburgo, e più tardi Vienna divenne capitale dell'Impero; perciò i reggenti austriaci ben presto mirarono a rendere indipendenti anche ecclesiasticamente la capitale e i loro paesi. Nel 1365 Rodolfo «lo Stifter» eresse a Vienna la prima università della Germania e ottenne l'elevazione della chiesa matrice di Vienna, S. Stefano, a collegiata. P. esercitò la sua giurisdizione nei territori austriaci mediante un «officialis» (specie di vicario generale), finché nel 1469 l'imperatore Federico III riuscì ad ottenere da papa Paolo II l'erezione di due modesti vescovati a Vienna e a Wiener-Neustadt, con grande disappunto di P. In questo periodo P. aveva spesso vescovi zelanti e operosi: sinodi furono celebrati con una certa regolarità; nel 1513 Viguleo Fröschl pubblicò un Rituale diocesano.
IV. Età della «Riforma» e della «Controriforma» fino alla fine dell'antica diocesi. La storia della «Riforma» e della «controriforma» nella diocesi di P. segue quella AUSTRIA (v.). I vescovi si mantennero tutti nel solco della tradizione cattolica: Volfango di Salm (1540-55) chiamò i Gesuiti (il p. Bobadilla), eresse un ginnasio a P. e introdusse il catechismo di S. Pietro Canisio; Urbano di Treunbach (1561-98) favorì moltissimo i Francescani e soprattutto i Cappuccini, come più popolari. Il governo di Vienna fece di tutto perché la sede di P. fosse occupata da ecclesiastici di origine austriaca; e ciò durò dal 1598 alla fine dell'antica diocesi; anzi per quasi un secolo furono addirittura arciduchi (1598-1664) i quali però esercitarono un governo veramente salutare ed efficace, in collaborazione con gli organi governativi. L'arciduca Leopoldo fondò nel 1613 un collegio diretto dai Gesuiti; l'arciduca Leopoldo Guglielmo nel 1638 il Seminario tridentino. Celebre fu il vescovo Giuseppe Domenico di Lamberg (1723-61) che visitò la diocesi 169 volte, istituì la Confraternita della dottrina cristiana, sul tipo di quella di Roma e di cardinale nel 1735. Sotto di lui, dopo l'unguento e contrasti, fu eretta la sede metropolitana di Vienna, con un cospicuo ingrandimento di territorio (1728) per cui la diocesi di P. perdette un buon terzo del suo. In compenso il Lamberg ottenne alfine l'esenzione dalla metropolitana di Salisburgo e il pallio, però senza il titolo di arcivescovo. Leopoldo di Firmin (1763-83), infetto da illuminismo, come molti altri prelati, del resto, era intento al profitto spirituale. Appena morto, l'imperatore Giuseppe II nel 1784 decretò la fine della giurisdizione di P. sui territori austriaci, ed eresse, con approvazione pontificia, i nuovi vescovati di S. Pölten e di Linz, quali suffragane di Vienna. Il territorio di P. rimase molto modesto e tutto nella Baviera; la secolarizzazione generale del 1803 pose fine anche alla sovranità ecclesiastica del vescovo di P. e l'ultimo principe vescovo, Leopoldo Leonardo Raimondo di Thun, si ritirò nei suoi beni personali in Boemia, dove morì nel 1825 mentre la diocesi fu retta dal Capitolo e da un vicario.
V. MODERNISMO. Gli sconvolgimenti napoleonici obbligarono la Baviera ad un totale riordinamento delle circoscrizioni ecclesiastiche, che fu fatto nel Concordato del 1817. L'8 sett. 1821 fu pubblicata la bolla di circoscrizione, per cui P. ebbe la parte orientale del

Passavia (Passau). Diocesi di - Veduta del Duomo con l'episcopio e la canonica.
Passerane, con qualche aumento preso da Salisburgo, divenendo suffragane di Monaco. Il nuovo ordine entrò in vigore l'8 dic. 1822, ma soltanto dopo la morte dell'ultimo titolare la diocesi ebbe un nuovo vescovo proprio. Nel 1828 fu di nuovo aperto il Seminario e un liceo; l'Accademia filosofico-teologica, fondata nel 1612, fu riapertà nel 1833, come facoltà teologica. La diocesi di P. seguì le vicende della vita cattolica della Baviera.
La cattedrale di S. Stefano, dopo vari rifacimenti, si presenta come costruzione gotica (1407), ricostruita dopo l'incendio del 1622 con le navate barocche (Carlo Lurago) e una ricchissima decorazione (G. B. Carlone), con uno dei più grandiosi organi della Germania. All'età carolingia, con avanzi paleocristiani, rimonta la chiesa di S. Severino; l'attuale edificio è del sec. XI-XII, con coro gotico. Sopra l'Innstadt si eleva la chiesa santuario di Mariahilf. Tutta la città, con i sobborghi sulle varie sponde, si presenta estremamente pittoresca.
